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martedì 17 marzo 2009

Tosatti: E' Bertone il vero obiettivo delle critiche

Quale ideale prosecuzione dell'analisi dell'abbé Barthe e al tempo stesso allargamento di prospettiva attraverso la visione di un vaticanista certo non simpatetico con l'orientamento di Papa Ratzinger, pubblichiamo questo articolo di Tosatti su La Stampa, segnalatoci dal sempre gentile Alessandro:




Il giorno dopo la sua lettera in cui lamenta ostilità e ammette errori, il Papa riceve un coro di profferte di fedeltà. Anche dagli episcopati - tedesco, austriaco, francese, svizzero - in cui le riserve sulla revoca della scomunica ai lefebvriani erano state più forti e sonore, tanto da far parlare il cardinale Ruini di «indebolirsi e a volte praticamente all'estinguersi, del senso di appartenenza ecclesiale». E, in fondo, sono sinceri; perché per molti di loro non è il Pontefice, che si avvia al suo ottantreesimo genetliaco, il bersaglio; ma alcuni suoi collaboratori, e in particolare il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che a dicembre compie 75 anni, e di conseguenza deve affidare al Papa la sua disponibilità a lasciare l’incarico. Ci sono voci, molto solide, secondo le quali proprio negli episcopati di Germania, Austria, Svizzera e Ungheria si stiano raccogliendo consensi per un messaggio da far pervenire a Benedetto XVI, chiedendogli di accettare, a dicembre, la rinuncia del suo primo collaboratore. Ovviamente non propongono nessuno, ma un candidato sarebbe preferito: l’arcivescovo di Vilnius, Audrys Backis, diplomatico di carriera (cosa che Bertone non è), molto legato al cardinale Silvestrini, e al "Club di Villa Nazareth", l’istituzione creata dal cardinale Tardini per aiutare i ragazzi promettenti e privi di mezzi, che nel corso dei decenni è diventato il punto di riferimento della diplomazia in talare. Gli episcopati nordici avrebbero chi li ascolta anche a Roma, nella persona di monsignor Joseph Clemens, che è stato segretario del Papa fino a poco prima dell’elezione. Era (ed è) una delle persone che godono della familiarità del Papa (che va a cena da lui un paio di volte al mese) fino, dicono, a curarne la persona. «Con Bertone non c’è simpatia, e soprattutto il Segretario di Stato non amerebbe che il gioviale vescovo tedesco tornasse a un ruolo istituzionale vicino al Papa, per esempio nel ruolo di Prefetto della Casa Pontificia», dicono in Curia.
Ma le manovre dell’Europa del Nord non sono l’unica minaccia da cui il Segretario di Stato deve guardarsi. Anche il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Ferdinando Filoni, scelto proprio da Bertone, avrebbe da tempo cominciato a muoversi in maniera molto indipendente, allacciando rapporti stretti con l’arcivescovo Paolo Sardi, certamente non uno dei fan del Segretario di Stato, l’uomo che controlla i discorsi del Papa, e che da Benedetto XVI ha «ereditato» una figura molto importante: la ex governante del Pontefice, ora sua governante, Ingrid Stampa, che lavora in Segreteria di Stato; una delle poche persone che hanno accesso all’Appartamento. E qui si tocca un altro punto chiave, della crisi che sembra attraversare la Chiesa. Se sotto Wojtyla (finché è stato bene) l’Appartamento sembrava, secondo i critici, «una locanda», con gente che entrava e usciva continuamente, ora dopo le cinque, nei corridoi si sentono solo i passi del Papa, di don Georg e delle "Memores Domini" che lo accudiscono. «Rare le visite, persino dei cardinali di Curia: il Prefetto dei Vescovi, Re, che deve per ufficio andare dal Papa per portargli le proposte di nomina dei vescovi in tutto il mondo, viene ricevuto una volta al mese. Il cardinale Hummes, Prefetto del Clero, cioè responsabile delle centinaia di migliaia di sacerdoti, è stato ricevuto due volte in due anni», dicono persone vicine al Papa. Altri porporati, una volta o al massimo due, dalla nomina.Nel 1983, di ritorno da un viaggio nella Polonia di Jaruzelski, e dopo aver incontrato segretamente Lech Walesa imprigionato dal regime, Papa Wojtyla lesse sulla prima pagina dell’Osservatore Romano un fondo intitolato: «Onore al sacrificio», in cui si sosteneva che la Chiesa aveva sacrificato il leader di Solidarnosc alla realpolitik. Nel giro di poche ore il Papa accettò le dimissioni di monsignor Virgilio Levi, autore dell’articolo e vicedirettore del quotidiano.
La Chiesa vive oggi nel regno di un papa mite; tanto mite da scrivere una lettera ai vescovi di tutto il mondo per scusarsi di essere stato servito male dai suoi collaboratori. Forse però qualche responsabilità ce l’ha anche il Pontefice. Se è vero che alla riunione in cui si è messa a punto la revoca delle scomuniche erano presenti, oltre a Benedetto XVI: il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Fede; il cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente di "Ecclesia Dei", la commissione incaricata di occuparsi dei lefebvriani; e il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Ferdinando Filoni (nel verbale della riunione ci sarebbero tre suoi interventi) è evidente che nessuno di loro può chiamarsi fuori. Ma a quella riunione non era presente, perché non convocato, l’uomo certamente più importante per l’immagine del Papa nel mondo, e cioè il Direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi. Joaquin Navarro Valls - di cui forse oggi Benedetto XVI rimpiange un troppo frettoloso allontanamento - aveva un contatto continuo con l’Appartamento. Nella corte vaticana questa posizione «privilegiata» gli procurò una quantità infinita di nemici (fra l’altro era - orrore - un laico!) che non mancarono di fargli pagare il conto. Con l’elezione di Benedetto XVI si tornava - furono parole pronunciate in Segreteria di Stato - «alla normalità». Ma se la «normalità» è quella di un Papa che deve scrivere ai vescovi per chiedere scusa di gesti di riconciliazione mal gestiti e mal spiegati...

14 commenti:

  1. Quando si dice covare una serpe in seno! Tosatti si è prestato a far da cassa di risonanaza dei malumori dei diplomatici vaticani (Silvestrini in primis) e ha pubblicato una velina che, molto verosimilmente, è stata fatta uscire da ambienti curiali (Re? Sodano?) distanti anni luce dalla visione teologica ed ecclesiologica del Papa. Comunque cambia ben poco: alcuni episcopati del nord Europa (stranamente appare per la prima volta l'Ungheria) non essendo riusciti ad affondare la corazzata (Papa) ora ci provano con l'incrociatore (Bertone). La diplomazia vaticana non digererà mai che un non diplomatico, un religioso, un giuscanonista (Bertone) sia stato messo a capo della Segreteria di Stato. Questa sì che è stata una scelta dirompente, di grande rottura! Non è vero che Re è ricevuto dal Papa una volta al mese: codesta è una grandissima bufala scritta (in malafede?) da un vaticanista con più di 30 anni di professione. E' sufficiente consultare il bollettino della sala stampa della S. Sede per vedere che Re è ricevuto due volte al mese. Tosatti si lamenta di Re ma stranamente non dice una parola che Dias (Propaganda fide)venga invece ricevuto una volta al mese o anche ogni due mesi. Chissà perchè! Eppure Dias è stato fortissimamente voluto in quel dicastero proprio da Benedetto XVI. Tosatti tace sul fatto che il Papa riceva almeno quattro o cinque volte l'anno un cardinale non curiale: Meisner di Colonia. Tosatti ha raccontato quel che gli faceva comodo, è stato omertoso, pubblica solo le notizie che servono a mettere in cattiva luce i collaboratori (esterni o interni alla curia questo poco importa)fedeli del Papa. E' ridicolo che Tosatti abbia scritto che alla riunione fra il Papa, Levada, Filoni, Re e Castrillon mancasse p. Lombardi. Era compito della Segreteria di Stato, rappresentata da Filoni, dare le direttive del caso a p. Lombardi. Ognuno faccia il proprio mestiere. Il Papa non è stato eletto Papa per essere il superiore diretto del direttore della sala stampa della S. Sede. P. Lombardi risponde in prima persona, per quanto ne so, alla Segreteria di Stato, cioè in prima battuta al Sostituto e poi a Bertone. Con buona pace di Tosatti. Alessandro

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  2. Faccio un secondo commento: alcune conferenze episcopali del nord Europa (e Tosatti che è il loro corifeo) si preoccupano tanto del prossimo 75° genetliaco Segretario di Stato, card. Bertone, ma ... stranamente ... tacciono sul fatto che il Prefetto della Congregazione dei vescovi, card. Re, ha compiuto la stessa età lo scorso 30 gennaio. Di lui però, per quanto se ne sa, non hanno chiesto al Papa la testa. Che a volte le previsioni siano confermate dal caso? Alessandro

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  3. Secondo il mio modesto parere, Audrys Backs per il solo fatto che è legato all'ottantacinquenne Cardinale Achille Silvestrini, è tagliato fuori.

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  4. Il giornalsta vaticanista Tosatti, di cui fino ad oggi era da me considerato e seguito, con il suo articolo è scivolato molto in basso.
    Tosatti si capisce benissimo che non è farina del suo sacco...
    Non c'è dubbio: è un autogol, e che atutogol.

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  5. Il card. Bertone è da tutti considerato un fedelissimo di Benedetto XVI. Ricordiamoci però che su di lui pesa un gravissimo sospetto, più volte denunciato da Antonio Socci: aver occultato il III Segreto di Fatima laddove proprio pare si facesse riferimento all'attuale crisi della Chiesa.
    Questa sarà probabilmente una delle prossime "bombe" che si stanno preparando contro Bertone, una bomba dalla quale difficilmente potrà uscire bene.

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  6. Non sono esperto di cose Vaticane, ma questo articolista ci mostra quello che vuole lui. Dice che il papa ha scritto una lettera ai vescovi di tutto il mondo per scusarsi???? Ma ha letto bene la lettera? Poi dice che dopo le cinque si ritira nei suoi appartamenti...e allora? Un papa non deve avere una regola di vita? deve impelagarsi tutto il giorno e la notte in appuntamenti, incontri, telefonate, ecc.. come se già non facesse abbastanza? Non può ritirarsi magari a pregare, rivolgendosi direttamente al Principale (strano per un papa), al posto di pensare che tutto è frutto delle nostre azioni? Non è stato proprio Benedetto XVI citando Gregorio Magno a dire che la pausa dal lavoro è sacra? E' questo sarebbe un grave problema della chiesa? Il fatto di non ricevere abbastanza i suoi collaboratori? Ma va là! Poi non so che altre responsabilità avrebbe il pontefice, non si capisce di che parla. Uffa, basta con queste miserie, che il papa si riposi quanto vuole, che a guidare la chiesa ci pensa anche il Principale. Noel

    PS: la Stampa si conferma tra i peggiori e più subdoli giornali d'Italia. L'unica cosa che fa è attraverso le illazioni e le supposizioni, parlare male del papa e della chiesa.

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  7. attenzione: quando Socciha fatto capire che Bertone può non aver detto tutto sulla terza parte del segreto di Fatima, neppure tanto velatamente ha tirato di mezzo anche il precedente e l'attuale Papa. Sarebbe un gioco pericolosissimo per chiunque continuare con codesta storia. Mi rifiuto di pensare che Wojtyla, Ratzinger e Bertone, siano stati così disonesti da nascondere qualcosa. Non ci sto a prestare il fianco a Socci. Alessandro

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  8. Sig. Marco Bongi, per favore sia più realista e meno catastrofico.
    Ma quale bomba!

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  9. Di fronte ad una situazione del genere,percepisco che chi ha gettao la rete, rimarrà inesorabilmente impigliato. Chiaro!

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  10. Esprimo il mio pensiero sull'articolo di Marco Tosatti:
    non piace, non aiuta e non è per nulla avvincente.

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  11. Non sono catastrofico. Certo gli indizi sono tanti, tantissimi, troppi. Oltre al libro di Socci segnalo anche quello recentissimo di Cristopher Ferrara, un documentato giornalista canadese. Il libro si intitola "Il Segreto ancora Nascosto". Esiste anche un sito INTERNET con questo nome nel quale si possono trovare numerosi documenti per lo meno degni di attenzione.

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  12. Ma che cosa strana,un vaticanista che va contro il Vaticano.

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  13. Non si sottovaluti un Canavesano puro sangue, per lo più Salesiano e dunque del Piemonte che conta agli occhi di Dio.

    Con buona pace per gli altri

    State bene.

    il solito piemontese

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  14. Il vaticanista è un giornalista che si occupa di cose del Vaticano.
    La maggior parte non son cattolici o comunque son laicisti.
    Ce n'è qualcuno serio, altri raccattan lo sterco del primo mentecatto, magari minutante, o di qualche invidioso insoddisfatto monsignorino, e sparano le loro verità.
    Non so quanto Bertone possa esser ricattabile: di ricattabili tra cardinali, vescovi e qualche papa ce ne sono stati e certo ce ne sono.
    Bertone non ha scheletri nell'armadio di natura morale, magari di quelle deviazioni assai diffuse nell'alto come nel basso clero.
    Però Socci non è uno stupido: è un uomo serio che parla a ragion veduta ed ama la Chiesa. Quindi qualcosa ci dev'esser che non torna.
    Se il III mistero è tutto ciò ch'è stato pubblicato, si poteva fare a meno di chiamarlo mistero.
    Eppure ricordo bene che Paolo VI rifiutò, in Portogallo, un colloquio a suor Lucia, dicendole aspramente di rivolgersi al vescovo.
    Questo dà parecchio da pensare. Quando vedo le foto di Paolo VI con i rappresntanti della Bnai-Brith o di Giov. Paolo II che bacia Il Corano, mi chiedo sempre: ma questo mistero è stato davvero svelato? E non ho le fonti di Socci.

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