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giovedì 7 dicembre 2023

Pianeta patriarcato: il mito del differenziale salariale femminile #300denari

In una (complessivamente apprezzabile) udienza generale in Piazza San Pietro, il 29 aprile 2015 Papa Francesco sosteneva: “
Per questo, come cristiani, dobbiamo diventare più esigenti [...]: sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro; perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo!”. Il Santo Padre ha rilanciato il tema il 13 settembre 2022 mentre, lo scorso 24 novembre, il Cardinale di Siena Paolo Lojudice lo vediamo sul Resto del Carlino lanciare strali sul patriarcato (foto sotto).

Di questi tempi, tra i maschi dilaga la sodomia, l'abitudine a vestirsi da femmine, a mettersi lo smalto e addirittura anche fisicamente risultano sempre meno maschi (in termini di fertilità, quindi di numero di spermatozoi). Tuttavia, ciò sembrerebbe non contenere un machismo non solo assassino (per la verità, ben poco macho, visto che il principale accusato, dormiva abbracciato a un peluche) ma che addirittura si tradurrebbe in un sadismo misogino anche sui luoghi di lavoro: prova ne sarebbero i famigerati “differenziali salariali” (o gender gap). Questi differenziali sarebbero figli di un accordo, di un cartello segreto tra gli uomini (malvagi) finalizzato a mantenere i salari delle femmine a livelli più bassi.

Se il differenziale retributivo in Italia viene stimato attorno al 20%, si chiederanno i lettori con maggiore senso degli affari: perché non aprire un’azienda di sole femmine e sbaragliare la concorrenza maschilista grazie a un costo del lavoro più basso di 1/5?
Forse perché quel 20%, in realtà, non esiste. Vediamo il perché.


1) Per alcune mansioni il gender gap è a favore delle femmine (esempio nutrizionisti o assistenti occupazionali),

2) Lo stesso vale per diverse città americane per le quali lo stesso Huffington Post riporta un vantaggio per le femmine (New York, Atlanta e San Diego),

3) Le femmine laureate non sposate negli USA guadagnano mediamente di più dei maschi laureati,

4) Addirittura si riporta che negli USA le lesbiche guadagnino più delle eterosessuali ma evidentemente si tratta di un differenziale che non interessa: nel mondo politicamente corretto la donna eterosessuale pesa meno; ha meno valore,

5) I lavoratori maschi tendono a scegliere lavori più stressanti e più rischiosi. Il 93% delle morti sul lavoro, negli USA riguardano maschi. In Italia, gli infortuni riguardano i maschi 2 volte su 3: a casa vostra i lattonieri che montano le grondaie sono maschi o femmine?

6) I maschi prediligono studi scientifici a cui, mediamente, corrispondono salari maggiori,


7) Infine… [rullo di tamburi] pare che alle madri interessi di più dedicare tempo ai figli: cediamo quantomeno alla constatazione materialista secondo la quale le donne hanno più confidenza con i piccoli (li hanno tenuti in grembo per 9 mesi) e secondo la quale l'armamentario fisico per allattare, l'hanno loro. Infatti, in un ulteriore studio riportato da Ryan McMaken nel 2019, si conferma che analizzando i dati di alcuni settori molto sindacalizzati (in cui gli scatti avvengono sulla base di regole molto oggettive) si dimostra che i differenziali hanno luogo per via di scelte oggettivamente diverse in termini di ore lavorate, flessibilità e poca disponibilità agli straordinari.

Diversi studiosi caratterizzano il femminismo in due fasi: quello della prima metà del ‘900, come “lotta di classe” e quello post ’68 come “istanza individualista”. In ogni caso, troviamo entrambe le fasi incompatibili con la Dottrina Sociale della Chiesa.

La tutela dei congedi di maternità da parte dello Stato è un obiettivo ragionevole. Tuttavia vale la pena constatare che nei paesi in cui il mercato del lavoro è molto dinamico (come nel caso USA), è frequente che le madri presentino le dimissioni in occasione del parto, salvo ritrovare un nuovo lavoro senza difficoltà qualche anno dopo, quando i figli sono sufficientemente grandi.
La deregolamentazione e detassazione del part-time potrebbe aiutare concretamente nel cercare quell'equilibrio lavoro-famiglia che potrebbe realizzare quelle che sono le vere, intime e sublimi ambizioni naturali di tante donne: generare la vita ed educare i propri figli.
Alzi la mano chi sostiene che queste ambizioni valgano meno di un lavoro in ufficio o su una catena di montaggio.


Gabriele

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La Redazione