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giovedì 20 aprile 2023

Roche e Cantalamessa: la Messa di Paolo VI appartiene a un'altra religione?

Senza alcun pudore, due cardinali della Chiesa appoggiano pubblicamente le tesi di due dei più radicali neo-modernisti francesi viventi: la Messa tradizionale apparterebbe a "un'altra fede". Quindi una delle due religioni non sarebbe quella cattolica. Tirate da soli le somme!
Questa traduzione è stata realizzata grazie alle donazioni dei lettori di MiL.
Luigi

José Antonio UretaRorate Caeli, 11/04/2023

I cardinali Arthur Roche e Raniero Cantalamessa hanno indirettamente riconosciuto (forse involontariamente) ciò che i critici del Novus Ordo Missae di Paolo VI hanno detto per oltre cinquant'anni: il nuovo rito corrisponde a una nuova teologia che "rappresenta, sia nel suo insieme che nei suoi dettagli, un sorprendente allontanamento dalla teologia cattolica della Messa come è stata formulata nella XXII sessione del Concilio di Trento". [1]

Il 19 marzo 2023, quando i compatrioti britannici alla radio della BBC hanno messo in discussione le restrizioni alla celebrazione del tradizionale rito latino, il cardinale Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino, ha dichiarato: "Sapete che la teologia della Chiesa è cambiata. Mentre prima il sacerdote rappresentava, da una certa distanza, tutto il popolo. Il popolo era canalizzato, per così dire, attraverso questa persona che da sola celebrava la Messa. Non è solo il sacerdote che celebra la liturgia, ma anche coloro che sono battezzati con lui. E questa è una dichiarazione enorme da fare". [2]

Pochi giorni dopo, durante la quarta predica quaresimale per la Curia Romana, il cardinale Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ha detto:

"La liturgia cattolica ha subito una trasformazione, da un'azione con una forte impronta sacra e sacerdotale a un'azione più comunitaria e partecipativa, dove tutto il popolo di Dio ha la sua parte, ciascuno con il proprio ministero.
All'inizio della Chiesa e per i primi tre secoli, la liturgia era veramente una "liturgia", cioè l'azione del popolo (laos – popolo – è tra le componenti etimologiche della parola leitourgia). Da san Giustino, dalla Traditio Apostolica di sant'Ippolito e da altre fonti del tempo, otteniamo una visione della Messa certamente più vicina a quella riformata di oggi che a quella dei secoli alle nostre spalle. Cos'è successo? La risposta è una parola imbarazzante alla quale però non possiamo sottrarci: clericalizzazione! In nessun'altra sfera è stato più evidente che nella liturgia.
Il culto cristiano, e specialmente il sacrificio eucaristico, subì una rapida trasformazione, sia in Oriente che in Occidente, da azione del popolo ad azione del clero!" [3].

È secondo il dogma cattolico dire che il sacrificio eucaristico è un'azione del popolo e che è diventato un'azione del clero attraverso una "clericalizzazione" impropria? No, non lo è. Nella Santa Messa, il celebrante non è un semplice "presidente dell'assemblea", ma l'unico sacerdos che offre il sacrificio in persona Christi.

Per fugare ogni dubbio, basta leggere quanto insegna Pio XII nella sua enciclica Mediator Dei:

"Solo agli apostoli, e d'ora in poi a coloro ai quali i loro successori hanno imposto le mani, è concessa la potestà del sacerdozio, in virtù del quale essi rappresentano la persona di Gesù Cristo davanti al loro popolo, agendo insieme come rappresentanti del loro popolo davanti a Dio" (n. 40).

Pertanto, nella Santa Messa, "il sacerdote agisce per il popolo da solo perché rappresenta Gesù Cristo, che è Capo di tutti i suoi membri e offre se stesso al loro posto. Per questo egli va all'altare come ministro di Cristo, inferiore a Cristo ma superiore al popolo (San Roberto Bellarmino, De missa II c.l.). Il popolo, invece, non rappresentando in alcun modo il divino Redentore e non essendo mediatore tra sé e Dio, non può in alcun modo possedere il potere sacerdotale" (n. 84).

Indubbiamente, i fedeli presenti devono partecipare al sacrificio del sacerdote all'altare con gli stessi sentimenti che Gesù Cristo aveva sulla croce, e "insieme con Lui e per mezzo di Lui facciano la loro oblazione, e in unione con Lui offrano se stessi" (n. 80).

A scanso di equivoci, Pio XII ribadisce: "Il fatto però che i fedeli partecipino al sacrificio eucaristico non significa che siano anche dotati di potestà sacerdotale" (n. 82). L'insistenza di Papa Pacelli era necessaria perché già allora alcuni sostenevano erroneamente "che il comando con cui Cristo diede potere ai suoi apostoli nell'Ultima Cena di fare ciò che Egli stesso aveva fatto, si applica direttamente a tutta la Chiesa cristiana. [...] Pertanto, essi considerano il sacrificio eucaristico come una 'concelebrazione', nel senso letterale del termine" (n. 83).

Per contrastare questo errore, la Mediator Dei ha insegnato che "l'immolazione incruenta alle parole della consacrazione, quando Cristo è reso presente sull'altare nello stato di vittima, è compiuta dal sacerdote e da Lui solo, come rappresentante di Cristo, e non come rappresentante dei fedeli" (n. 92). Pertanto, non possono essere condannate le Messe private senza la partecipazione del popolo, né la celebrazione simultanea di più Messe private presso altari diversi, sostenendo erroneamente "il carattere sociale del sacrificio eucaristico" (n. 96). [4]

Questi stralci della grande enciclica liturgica di Pio XII mostrano che, nonostante il lamento del cardinale Cantalamessa, la derisa "clericalizzazione" della Santa Messa non è il risultato di un deterioramento umano attraverso la storia, ma di un disegno divino. Gesù istituì contemporaneamente il sacrificio eucaristico e il sacerdozio ministeriale e concesse ai suoi ministri il privilegio esclusivo di rinnovarlo sugli altari in modo incruento fino alla fine dei tempi.

Il predicatore cappuccino della Casa Pontificia è ulteriormente sprofondato nelle sabbie mobili quando ha affermato che le prime comunità cristiane avevano "una visione della Messa che è certamente più vicina a quella riformata di oggi che a quella dei secoli alle nostre spalle". Se questo fosse vero, ci sarebbero due possibilità:

• Nella migliore delle ipotesi, la visione della Messa rappresentata dalla nuova Messa di Paolo VI rappresenterebbe una regressione teologica, perché dall'inizio del terzo alla seconda metà del XX secolo ci sarebbe stato uno "sviluppo organico" del deposito della fede riguardante il sacerdozio e il sacrificio dell'altare, cioè una loro migliore comprensione teologica. Infatti, «risalire da un passato relativamente recente a uno più antico e originale» non è un «arricchimento» [5], come affermava il cardinale Cantalamessa, ma un impoverimento, poiché priva la Chiesa della visione riguardante la Messa luce proveniente dalle definizioni dogmatiche dei Concili ecumenici di Nicea II, Laterano IV, Firenze e (soprattutto) Trento, così come delle intuizioni di molti giganti della teologia e della devozione eucaristica, come i santi Tommaso d'Aquino, Roberto Bellarmino, Leonardo da Porto Maurizio e Pietro Giuliano Eymard.

• Nel peggiore dei casi, la visione della Messa incarnata dal Novus Ordo Missae di Paolo VI rappresenterebbe un allontanamento teologico da quei dogmi di fede definiti durante "i secoli dietro di noi" e che sono alla base della presunta visione "clericalista" del sacerdozio e dell'Eucaristia, che informa la Messa Tradizionale in latino – la cui struttura, fino al Novus Ordo Missae di Papa Paolo VI del 1969, rimase praticamente inalterata dopo le modifiche apportate da Papa San Damaso I (m. 384) e Papa San Gregorio I (m. 604).

Il cardinale Arthur Roche sembra adottare questo scenario peggiore. Per lui, "la teologia della Chiesa è cambiata". Purtroppo, la nuova Messa di Paolo VI incarna un cambiamento nella teologia non solo per questo aspetto della presunta "clericalizzazione" dell'antica liturgia. Seguendo Desiderio desideravi, ho scritto che i princìpi invocati da Papa Francesco per difendere la riforma liturgica si scontrano con la Mediator Dei sotto diversi aspetti (vedi qui per l'articolo completo). Ho evidenziato in particolare quanto segue:

1. Un'inversione sistematica tra il fine primario dell'adorazione di Dio e il fine sussidiario della santificazione delle anime [6];
2. Oscurare la centralità della Passione redentrice a beneficio della risurrezione gloriosa [7];
3. Enfatizzare il memoriale a scapito del sacrificio[8];
4. Abbassamento dello status del sacerdote da celebrante a "presidente dell'assemblea". [9]

Alla luce di questi cambiamenti radicali, mi sono chiesto se la nuova Messa di Paolo VI corrisponda alla fede di tutti i tempi. [10] I cardinali Roche e Cantalamessa hanno riconosciuto che essa incarna una diversa "visione" della liturgia perché la teologia della Messa della Chiesa sarebbe presumibilmente cambiata.

Prima di questi illustri cardinali, due cospicui rappresentanti del progressismo francese, Alain e Aline Weidert, hanno dichiarato la stessa cosa. Hanno scritto una rubrica sul quotidiano La Croix elogiando il motu proprio di Papa Francesco Traditionis custodes, che hanno espressamente intitolato "La fin des messes d'autre 'foi', une chance pour le Christ!" ("La fine delle Messe di un'altra fede [!!!], una possibilità per il Cristo!").

Non hanno affrontato il problema della presunta "clericalizzazione" della liturgia perenne a scapito del popolo. Invece, si sono concentrati sul passaggio della Messa da un sacrificio propiziatorio a una celebrazione eucaristica e giubilante dell'Alleanza:

"Senza discernimento, lo spirito della liturgia di un'altra "fede", la sua teologia, le norme della preghiera e della Messa di ieri (la lex orandi del passato) non possono più continuare ad essere le norme della fede di oggi, o il suo contenuto (la nostra lex credendi).
[...] Una fede che deriverebbe ancora dalla lex orandi di ieri, che ha fatto del cattolicesimo la religione di un dio perverso che fa morire suo figlio per placare la sua ira, una religione di perpetuo mea culpa e riparazione, porterebbe a una contro-testimonianza di fede, un'immagine disastrosa di Cristo."

Purtroppo, le nostre Messe [tradizionali] sono sempre impregnate di un forte carattere sacrificale "espiatorio", avendo lo scopo "propiziatorio" di annientare i peccati (menzionati venti volte), di realizzare la nostra salvezza e salvare le anime dalla vendetta divina. "Propiziazione", una parola che le comunità di Ecclesia Dei difendono con le unghie e con i denti insieme ai loro sacerdoti-sacrificatori, formati per usare le parole "Santo Sacrificio della Messa", una vera immolazione...

I Weidert continuano:

"Se vogliamo essere in grado di offrire una fede e una pratica cristiana appetibili per il futuro, dobbiamo avventurarci, attraverso la riflessione e la formazione, a scoprire una fonte di salvezza ancora inesplorata (non sfruttata) aperta da Gesù, non partendo dalla sua morte contro i peccati, ma dalla sua esistenza come Alleanza. 'La sua umanità, unita alla persona del Verbo, infatti, è stata lo strumento della nostra salvezza' (Vaticano II, Sacrosanctum concilium, n. 5). La scelta è chiara! Non è tra diverse sensibilità religiose ed estetiche, ma tra i sacrifici infiniti per cancellare i peccati e le Eucaristie [sic] che sigillano l'Alleanza/Cristo." [11]

Papa Francesco aveva ragione quando scriveva nella sua lettera apostolica Desiderio desideravi che "sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti intorno alla celebrazione, come una semplice divergenza tra gusti diversi riguardanti una particolare forma rituale". [12] I cardinali Roche e Cantalamessa hanno appena concordato, volenti o nolenti, con i modernisti radicali come la coppia Weidert nel considerare il tradizionale rito latino di San Pio V come la Messa di "un'altra fede".

Pertanto, il Vaticano non può sorprendersi se la fedeltà al deposito della fede obblighi i cattolici tradizionali a resistere a una legislazione liturgica senza mezzi termini illegittima che mira a imporre un costrutto liturgico artificiale (secondo le parole del cardinale Ratzinger) e che si discosta su punti essenziali dai dogmi definiti nel Concilio di Trento, mentre consegna alla graduale estinzione un santo rito della Messa che si è sviluppato organicamente nel corso dei secoli.

NOTE

1] "Lettera dei cardinali Ottaviani e Bacci a Sua Santità Papa Paolo VI" (che presenta la Critica del Novus Ordo Missae), 25 settembre 1969, consultato l'8 aprile 2023, https://lms.org.uk/ottaviani-intervention.

[2] "Domenica", B.B.C., 19 marzo 2023, https://www.bbc.co.uk/sounds/play/m001k7kb, ore 10:37—11:02.

[3] Raniero Cantalamessa, "Mysterium fidei! Sulla liturgia – Quarto sermone quaresimale 2023", Cantalamessa.org, 24 marzo 2023, http://www.cantalamessa.org/?p=4080&lang=en.

[4] Pio XII, enciclica Mediator Dei (20 novembre 1947), Vatican.va, https://www.vatican.va/content/pius-xii/en/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20111947_mediator-dei.html

[5] Cantalamessa, "Mysterium fidei!"

[6] José Antonio Ureta, "Il primato dell'adorazione", OnePeterFive.com, 8 agosto 2022, https://onepeterfive.com/primacy-adoration/.

[7] José Antonio Ureta, "Togliere la centralità della Passione redentrice", OnePeterFive.com, 9 agosto 2022, https://onepeterfive.com/removing-centrality-redemptive-passion/.

[8] José Antonio Ureta, "Dal sacrificio del Calvario al memoriale della presenza", OnePeterFive.com, 10 agosto 2022, https://onepeterfive.com/sacrifice-calvary-memorial-presence/.

[9] José Antonio Ureta, "Dai sacerdoti del sacrificio ai presidenti delle assemblee", OnePeterFive.com, 11 agosto 2022, https://onepeterfive.com/priests-sacrifice-presidents-assemblies/.

[10] José Antonio Ureta, "Il Novus Ordo armato per 'un'altra fede'?" OnePeterFive.com, 11 agosto 2022, https://onepeterfive.com/the-novus-ordo-weaponized-for-another-faith/.

[11] Aline e Alain Weidert, "La fin des messes d'autre 'foi,' une chance pour le Christ!" La Croix, 10 febbraio 2022, https://www.la-croix.com/Debats/fin-messes-dautre-foi-chance-Christ-2022-02-10-1201199636. (La nostra traduzione.)

[12] Papa Francesco, Lettera apostolica Desiderio desideravi (29 giugno 2022), n. 31, Vatican.va, https://www.vatican.va/content/francesco/en/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html, corsivo dell'autore.

10 commenti:


  1. Purtroppo, le nostre Messe [tradizionali] sono sempre impregnate di un forte carattere sacrificale "espiatorio", avendo lo scopo "propiziatorio" di annientare i peccati (menzionati venti volte), di realizzare la nostra salvezza e salvare le anime dalla vendetta divina.

    è un modo veramente grezzo di presentare il fine espiatorio-propiziatorio del Sacrificio del Calvario e di riflesso di quello Eucaristico: spero non parli mai di 'vendetta divina' a dei bambini o ragazzi del catechismo, sennò li perdiamo il prima possibile
    quanto è diversa questa rappresentazione dell'Espiazione compiuta da Gesù da quella che possiamo trovare nel capitolo 9 della lettera a Diogneto

    'Egli non ci ha odiati nè respinti, nè ha pensato di vendicarsi, ma fu longanime, ci sopportò e nella sua compassione prese su di sè i nostri peccati. Egli stesso consegnò il proprio Figlio in riscatto per noi [...] Cos'altro avrebbe potuto coprire i nostri peccati, se non la sua giustizia?'

    una rappresentazione di un Padre assetato di sangue che riversa il proprio sdegno sul Figlio ha portato a creare una 'teologia negativa' che è stata rifiutata in toto dopo il Concilio, con conseguente sparizione del tema del sacrificio espiatorio da omiletica e catechesi

    vedi anche https://churchlifejournal.nd.edu/articles/diagnosing-the-modern-aversion-to-a-theology-of-atonement/

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  2. in secondo luogo la teologia del sacrificio espiatorio-propiziatorio è ben presente nel Novus Ordo. l'esempio più evidente è la seconda Epiclesi della preghiera Eucaristica III, che riporto nel testo latino e nelle traduzioni italiana e inglese

    Réspice, quæsumus, in oblatiónem Ecclésiæ tuæet, agnóscens Hóstiam,cuius voluísti immolatióne placári

    Guarda con amore e riconosci nell'offerta della tua Chiesa, la vittima immolata per la nostra redenzione

    Look, we pray, upon the oblation of your Church, and, recognizing the sacrificial Victim by whose death you willed to reconcile us to yourself

    oppure l'anamnesi della Preghiera Eucaristica IV

    ti offriamo il suo Corpo e il suo Sangue, sacrificio a te gradito e fonte di salvezza per il mondo intero

    o la preghiera di ordinazione del vescovo

    Egli ti serva notte e giorno, per renderti sempre a noi propizio e per offrirti i doni della tua santa Chiesa


    quindi Ureta di cosa si sta lamentando? del fatto che oltre a parlare di questo tema il Novus Ordo tratta il Sacrificio anche sotto altri aspetti?
    lo stesso Canone Romano ha altri temi oltre a quello espiatorio-propiziatorio, come quello dello scambio di doni in Cristo tra noi e il Padre che crea una relazione

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    1. Sei un neocatecumenale?

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    2. Ogni giorno si inventano epiteti a caso. Se uno non la pensa al 100% come voi è un protestante, un neocat, un ariano, un donatista, un ateo, un cattocomunista…

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    3. No, è il pensiero espresso a definire colui che lo esprime, non un ipotetico "noi".

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    4. perchè sarei un neocatecumenale?

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    5. 13.15, puoi cortesemente tradurre in italiano?

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  3. Hanno ragione. Il Vaticano II è un'altra religione, che in comune con il cattolicesimo ha solo qualche forma.

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  4. Quei cotali Weidert hanno scritto d'autre foi, che non vuol die Altra Fede, ma vuol dire Del Passato.
    Ciò precisato, per tutto il resto è del tutto ovvio che se la Messa "pre-bugniniana" non vale nulla, allora neanche la Messa bugniniana vale, e se non vale la Messa non esiste la Chiesa. Che me ne faccio di un'insulsa ONG fondata da pochi decenni ?

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    1. Nessuno ti obbliga a restare membro di un’istituzione che non condividi.

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