Come avevamo anticipato qui, lo scorso 23 maggio si è tenuta a Trieste, nella centralissima, Piazza Sant’Antonio Nuovo, davanti al solenne pronao della chiesa di S. Antonio Taumaturgo, la recita del Santo Rosario in riparazione del Protocollo sottoscritto dal Governo e dalla CEI per la ripresa delle celebrazioni della S. Messa con concorso di popolo.
Inoltre, i fedeli triestini hanno voluto testimoniare come l’imposizione ai fedeli della Comunione sulla mano violi la legge universale della Chiesa che prevede la Comunione sulla lingua quale forma ordinaria di ricezione, e quale diritto inalienabile per il fedele, in ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni condizione. Da questo punto di vista, può apparire significativo che sulla piazza Sant’Antonio Nuovo, ove si è tenuto l’evento, si affacci anche il Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione: come si ricorderà (ved. qui e qui), alle comunità ortodosse è stato consentito di ricevere la Comunione nel rigoroso rispetto della loro tradizione liturgica, senza imposizioni di sorta, sicché la mole della chiesa orientale ha rappresentato come un monito marmoreo nei confronti di quei cattolici – e, così, ahimè, anche di quei pastori – che non sono stati in grado di difendere l’integrità del culto e, sopratutto, l’inviolabilità della Santissima Eucarestia.





