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lunedì 11 maggio 2009

Nel 2010, un quarto dei seminaristi francesi sarà “di forma straordinaria”


La caduta vertiginosa del numero dei seminaristi è, in Francia, uno degli aspetti più angosciosi della crisi religiosa. Alla fine del Concilio, nel 1966-1967, erano 4.536.Oggi, nel 2008-2009, sono circa 740, ossia un crollo dell’80%.

Per esser più precisi, erano nel 1966: 4.536; nel 1975: 1.297; nel 1977: 1.151; nel 1996: 1.103; nel 2000: 976 ; en 2005: 784 ; en 2006: 764 ; en 2007: 756. Gli ingressi che erano di 900 nel 1966 sono caduti a 200 negli anni del dopo Concilio e della riforma liturgica, per tentare poi una piccola rimonta negli anni ‘80 (234 nel 1990) e ridiscendere regolarmente dopo (133 nel 2007). Il numero dei seminaristi parigini che era rimontato a 100 negli anni ’80 passa appena i 50 oggi, così come il numero dei seminaristi del più prestigiosi seminario di Francia, quello di Issy-les-Moulineaux (vicino a Parigi) – con la precisazione che i seminaristi usciti dalla Comunità dell’Emmanuel resistono all’erosione, come fosse un “valore-rifugio” e costituiscono per esempio una parte importante dei seminaristi formati a Parigi.

Nello stesso tempo, è nata un’altra categoria di seminaristi destinati a diventare sacerdoti che celebrano la Messa tradizionale, in un primo tempo essenzialmente per la Fraternità San Pio X. Le cifre degli anni anteriori al 1980 non sono note. Tuttavia, dal 1980 al 1988, in virtù di un “effetto Giovanni Paolo II”, gli ingressi nei seminari della Fraternità hanno conosciuto una flessione sensibile, mentre i seminari classici, come quelli i Ars, Parigi, Aix-en-Provence, erano in crescita, pur senza impedire una inesorabile flessione globale.

Poi, all’epoca dell’indulto del 1988, mentre si creavano seminari tridentini ufficiali, gli ingressi nei seminari classici hanno cominciato a scendere (Ars: 20 nel 2007-2008 ; Aix: 9), mentre gli ingressi registrati nei seminari della Fraternità San Pio X restavano stabili. Poi, il motu proprio del 2007, perfino prima della sua apparizione, ha provocato un nuovo effetto di crescita delle vocazioni verso l’insieme dei seminari di rito tridentino (160 nel 2007-2008; circa la stessa cifra nel 2008-2009; non compresi, ovviamente, i novizi degli istituti religiosi tradizionali); anche il seminario diocesano di Tolone, che accoglie seminaristi per la forma straordinaria, ha beneficiato di questo movimento. Nel frattempo, gli altri seminari sono caduti al più basso livello mai toccato (Parigi: 63 nel 2007-2008 ; Lione: 19 ;Tolosa: 9 ; Agen, Pamiers, Belfort, etc.: 0). Tutti gli istituti Ecclesia Dei (riconosciuti da Roma) ma anche la Frat. San Pio X prevedono per settembre un numero di nuovi ingressi estremamente importante.

Nel 2008-2009, ci sono circa 740 seminaristi diocesani in Francia per la forma ordinaria e 160 per la forma straordinaria (di cui 40 circa per la Frat. San Pio X). Alcune correzioni devono essere fatte: per quanto concerne i seminari diocesani, il primo anno, detto propedeutico, non è contato, mentre lo è per i seminari di forma straordinaria. Ma i seminaristi formati nei seminari diocesani di Francia non sono sempre francesi (ad esempio i seminaristi asiatici formati a Ars) e un numero non trascurabile dei seminaristi della diocesi di Tolone – una quindicina su cinquanta – sono destinati a celebrare in forma straordinaria. Inoltre, numerosi seminaristi diocesani non nascondono la loro simpatia per la forma straordinaria del rito romano e dicono di voler applicare un domani nelle loro future parrocchie il motu proprio di Benedetto XVI.

Se è difficile quantificare questi seminaristi che intrattengono relazioni strette con le comunità Ecclesia Dei e che imparano e celebrare la messa tradizionale, resta il fatto che l’emergere di questo nuovo clero ampolificherà la tendenza. In altri termini, quasi un seminarista francese su quattro (e forse anche più, per le ragioni sopra evocate) è oggi destinato a celebrare in forma straordinaria.

Un seminarista francese su quattro formato per la forma straordinaria... mentre il numero di luoghi di culto ove si celebra in forma straordinaria non rappresenta nemmeno l’1% delle parrocchie... [in Italia, la percentuale è di gran lunga ancora inferiore]. Questa proporzione già significativa di uno su quattro non è dunque arrivata al suo parossismo e resta in piena crescita. Dato che l’immensa maggioranza dei giovani non conosce questa forma liturgica, non potendovi avere accesso nella propria parrocchia, la comparazione resta relativa. Più la messa tradizionale sarà celebrata, più i giovani la conosceranno e saranno in conseguenza nella possibilità di scegliere. Un’evoluzione da seguire...

20 commenti:

  1. I progressisti confondono passato e futuro. Accusano la messa gregoriana di essere qualcosa del passato. Non si accorgono che è qualcosa anche del presente e del futuro.

    Il futuro, infatti, è la "messa in latino".

    La "messa in italiano" mostra sempre più di essere un relitto ideologico del passato.

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  2. Oui, «del passato, del presente e del futuro», et aussi parce que, même d'un point de vue purement esthétique (comme l'a très bien vu Nietzsche), la messe grégorienne est une œuvre d'art, sans doute la plus belle et la plus grande des œuvres d'art ici-bas.
    Et à elle s'applique parfaitement le mot fameux d'Egon Schiele: «Kunst kann nicht modern sein; Kunst ist urewig» — l'art ne peut pas être moderne, l'art est éternel (au-dessus du temps)…

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  3. Si le prospettive sono ottime, se i trend di crescita verranno confermati nei prossimi anni. in pochi anni, una volta "regolarizzata" la posizione della FSSPX, la Chiesa francese avrà la metà dei suoi preti, di formazione ed impostazione tradizionale. Speriamo che quanto prima si attingsa a questo "bacino" per le prossime nomine episcopali, ma la dittatura dei progressisti credo sarà ancora lunga. Faranno di tutto per impedire elezioni episcopali tradizionali.

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  4. Deve passar qualche decennio, almeno 5.

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  5. Dante, il buongiorno si vede dal mattino. E in Francia è solo l'aurora dopo una lunghissima notte. Necessariamente la Francia influenzerà la Svizzera e l'Italia. Alessandro

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  6. possiamo forse dire che il Signore prende "per fame" la gerarchia. Però io noto che crollando il clero, da noi, ci si appresti a consumare definitivamente la protestantizzazione con una struttura di chiesa sempre più laicizzata.Milano docet e le chiese del nord continuano a seguire. in sostanza: preti non ce n'è più, vuol dire che il Signore vuole una chiesa più pura e laicale. Vescovi con laici, senza l'ingombro dei preti! Il gran finale del vaticano II! E si rivela così il progetto del demonio, la fine dei sacramenti. Non basta attendere, la chiesa deve chiedere perdono di questi quarant'anni.

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  7. Non credo che alimentare le contrapposizioni sia la strada migliore,a meno di non pensare che il buono sia da una parte e il male dall'altra.E' innegabile che forzature e colpi di mano(a volte veri e propri stravolgimenti) siano intervenuti nell'applicazione della liturgia post conciliare,ed è in questa ottica che bisognerebbe,secondo me,ragionare,non in quella di una semplice "restaurazione",come i vostri commenti sembrano suggerire.

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  8. Più che di restaurazione, ci vuole una corretta applicazione della Sacrosanctum Concilium che, fino ad oggi, non c'è stata. Alessandro

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  9. Caro Renato,
    la nostra non è semplice restaurazione ma è guardare all'autentico futuro. Rimettersi a tavolino cercando di migliorare il Novus Ordo sarebbe solo un "lifting" artificioso e destinato irrimediabilmente all'insuccesso.
    Una considerazione: non so in base a che cosa si dice nel post che i seminaristi in Francia della FSSPX sarebbero solo 40. In realtà in Francia c'è solo il seminario minore e l'anno propedeutico a Flavigny; la maggioranza dei seminaristi francesi giungono poi ad Econe che si trova però in Svizzera.

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  10. Squasimodeo, qualcosa pur si move!
    Accantoniam la Francia e le sue pruove,
    terra di foschi e reprobi massoni,
    di laici malvissuti e chierci guerci,
    di zotici e villanrinciviliti,
    di laide necromanti, di stregoni,
    d’esoteristi e sciovinisti lerci;
    e accantoniam gli elvetici storditi,
    i belgi e gli olandesi sodomiti,
    il crucco pennellone, e il torvo ispano
    balzato da la clava all'aeroplano,
    l’anglo dimone e quello americano,
    compresi a fare vile mercatura
    per sé di tutta quanta la Creazione;
    dimentichiamo l’empio scandinavo,
    che sol di Bacco e Fungo si pastura
    a spese del lanigero lappòne,
    e il sarmata infelice e ancor l’oscura
    stirpe d’Irlanda, e il nulla lusitano.
    Teniamoci all’Italia, patria eletta
    ad ospitare Pietro e in tutto l’orbe
    effonder civiltà (ma senza fretta):
    ier fui ne la basilica in Milano
    dove d'Ambrogio ambrosia più non spira,
    ma latte guasto di cadente Tetta-
    manzi, e ne la cagliata liturgia
    che strame fa d’avito capitale
    udii - squasimodeo! - sana omilia,
    e anco più sane note di corale;
    dal fondo de l’Altare laminato,
    dall’alto de la Croce “more graeco”
    per qualche istante parve balenare
    d’augusti fasti in screziatura un’eco.

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  11. Sì a volte se la cavano bene con i canti in Sant'Ambrogio. Talora propongono un buon gregoriano e un buon ambrosiano. E anche l'appoggio d'organo, quando c'è, è discreto, funzionale ai cantori e quasi inudibile all'assemblea. Pochi e buoni cantori riescono a trasformare in cibo commestibile persino il micidiale pastone dei canti postconciliari.

    Però a me risulta che in Sant'Ambrogio sia prassi onnimperante e incontrastata quella di ritirar le Sacre Specie brevi manu. Per non parlare della genuflessione dinanzi al Santissimo che, a quanto ricordo io, vi è sconosciuta.

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  12. Ah, dimenticavo: Bravo Raoul!
    Questa volta sono totalmente d'accordo con te (e con Schiele sulla "Urewigkeit" dell'arte). Il Vetus Ordo avrebbe dovuto essere preservato anche solo per l'onore che rende a questo piano, tutt'altro che marginale.

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  13. Il Novus Ordo è ormai vecchio.
    Non chiamiamo però Vetus Ordo la Messa di Tradizione, è una definizione fuorviante. Quella è la S. Messa e sempre lo sarà (San Pio V lo dice in maniera piuttosto esplicita, no?). Il Novus Ordo pian piano si consumerà, diamo tempo al tempo: il vecchio passa e lascia polvere, l'antico è sempre bello e rimane basta mantenerlo con cura.
    A.H.

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  14. Alessandro, io faccio i conti della serva, senza escludere ovviamente interventi divini.
    Da quanto ho letto, ove si escluda la S. Pio X, mi sapete dire quanti seminaristi diventeranno sacerdoti tradizionali nel giro di 10 anni in Francia? e fuori Francia? E, più in generale, quanti ragazzi entreranno in seminario e quanti arriveranno al sacerdozio?
    Quanti sacerdoti ordinano ogni anno gl'istituti tipo S. Pietro, Gricigliano ecc.? Salvo casi particolari, pochissimi. Quest'anno a Gricigliano credo che le ordinazioni saran due o tre.
    Poi facciamo proiezioni (chi le sa fare, non io, ma a lume di naso prima di aver un numero, sia pure modesto, il minimo sufficiente, di vescovi da queste fila una cinquantina di anni pur dovran passare. Pensate che nel giro di una decina d'anni, se si raggiungesse la conciliazione con Roma, qualche prete della S. Pio X potrebb'esser consacrato vescovo diocesano? I quattro che ci sono (sempre che tutti accettino la riconciliazione) saran considerati già un numero eccessivo. Uno o due potrebbero esser consacrati solo se un paio di loro restassero in situazione di irregolarità, per garantir una presenza episcopale nelle varie parti del mondo.
    Intanto dovranno nelle varie nazioni crearsi seminari d'impostazione tradizionale. Chi li erige? Dove sono vescovi così disponibili? Dove sono i professori teologicamente e moralmente sicuri?
    C'è un lavoro enorme da fare.

    Cerchiamo d'esser realisti e andiamo coi piedi di piombo. Non neghiamoci la speranza, ma non faciamoci facili illusioni. La lotta sarà lunga e dura.

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  15. Grazie fra' Lampredone delle rimate stanze. Una lettura deliziosa.

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  16. L'alma chiarina de la Redazione,
    per sònito gentil, d’ardore incende
    l'humile cetra di fra' Lampredone,
    sì che di Mediolan da le sue tende
    digne d’un patarin (vulgo “straccione”)
    a prophetar per signa ei, rapto, imprende:
    “Pria che l’albo furetto sia da’ bigi
    piranhi* spolto, partirà Dionigi”.

    * Hai da saper ch’è pisce brasiliano

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  17. Domine Lampredòn, ch'in rime sparse
    poetando vai, ingentilendo il sito
    di preziosi carmi e gentili farse,

    degnati d'esplicar per quale ordito
    d'oscure trame e qual furetto intendi,
    che il pingue cardinal ne faccia ito.

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  18. Se dichiarar per verba si porria
    ciò che per signa et per vision è detto,
    “to dístichon” non fora prophetia
    ma sol d’obscuri intrighi tesoretto.
    Eppur s’escuti la parola mia,
    saprai che santità d’albo furetto
    vien d’Allamagna e siede in alto soglio.
    Qui cogita lettor, dir più non voglio.

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  19. Il numero dei seminaristi tradizionali è in forte crescita e, questa è la dimostrazione, che mons. Lefebvre aveva ragione, a battersi per difendere la "messa in latino", inoltre, spero che adesso, la FSSPX ritorni alla piena comunione con Roma. Lo sò, che ci sono divergenze su alcuni documenti conciliari, ma sono convinto, che in questo momento ,la cosa principale, sia quella di sanare la posizione canonica della Fraternità, magari ottenendo una prelatura personale come l'OPUS DEI. Spero, che la riconciliazione avvenga al più presto e, che vi sia da parte di tutti, un'autentica volontà di superare le divisioni, per il bene della Chiesa.

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