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lunedì 9 febbraio 2009

Il Rabbino di Roma: il problema non è Williamson, ma il Concilio



Petrus ha intervistato il Rabbino-Capo di Roma. Ne riportiamo un ampio stralcio, rinviando a questo link per il testo integrale


- Dottor Di Segni, prima il Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ per la liberalizzazione della Messa pre-conciliare, poi la preghiera del Venerdì Santo per la conversione dei giudei, a seguire la paventata beatificazione di Pio XII, infine le dichiarazioni di Richardson [sic]: in questi anni non sono mancate le critiche da parte del mondo ebraico nei confronti di Benedetto XVI. Qualcuno sostiene che gli ebrei siano prevenuti verso il Papa tedesco…
“E’ una falsità. Noi giudichiamo di volta in volta, in modo imparziale, ciò che ci riguarda. Ci atteniamo ai fatti, non partiamo con dei preconcetti contro il Papa”.


- Beh, intanto ogni situazione vi sembra utile per spargere benzina sul fuoco e per minacciare lo stop al dialogo interreligioso con i cristiani. Moltissimi Rabbini hanno addirittura denunciato un ritorno indietro di mezzo secolo, cioè a prima del Concilio, da parte di Benedetto XVI. Non Le sembra esagerato?
“Veda, il mondo ebraico è variegato, e ognuno dice la sua, senza per forza rappresentare tutti. Prenda me, ad esempio: io non mi sono in alcun modo allineato alle dichiarazioni fin troppo semplificanti di un Papa che arretra il dialogo. Il problema non è il Papa, è ciò che storicamente sta accadendo sotto il suo pontificato”.
[..]

- Di Segni, c’è da sottolineare che quando Williamson ha parlato dell’Olocausto, la scomunica ai suoi danni non era stata ancora revocata e quindi non apparteneva alla Chiesa di Roma. E, comunque, le sue erano delle affermazioni personali, che in alcun modo rappresentavano il pensiero del Papa. Per il mondo ebraico non significa nulla?
“Cosa dovrebbe significare? Ora Williamson fa parte a pieno titolo della Chiesa cattolica ed è inammissibile che non ci sia una condanna esplicita del suo modo di pensare e di parlare della Shoah. Comunque sia, in questo caso, il problema principale non è Richardson…” [sic].


- E chi o cosa, allora?
“E’ la Fraternità ‘San Pio X’, quella dei cosiddetti lefebvriani, a preoccupare di più. Le loro posizioni anti-conciliari sono note e sappiamo bene che non vogliono neanche sentire pronunciare il termine ‘dialogo interreligioso’. Con loro sì che si rischia di tornare indietro”.


- Permetta, Di Segni: i membri della Fraternità sono appena quattro Vescovi e qualche centinaia di sacerdoti. Non è forse troppo azzardato pensare che così pochi elementi, per giunta appena perdonati dalla Chiesa per le famose ordinazioni episcopali illecite di Monsignor Lefebvre, possano condizionare addirittura Benedetto XVI e l’intero apparato della Santa Sede su un tema tanto delicato copme il dialogo con voi ebrei?
“Io mi attengo ai fatti, e i fatti dicono che la Fraternità ha già chiarito, malgrado la revoca della scomunica, che non accetterà neanche questa volta il Concilio e, quindi, il dialogo interreligioso”.


[..]

- A questo punto, cosa potrebbe riportare la calma?
“Una visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma sarebbe, senza ombra di dubbio, un chiaro ed inequivocabile segno di distensione”.


- Pensiamo che per il Papa non sarebbe affatto un problema: durante i suoi numerosi viaggi apostolici all’estero, ha sempre visitato delle Sinagoghe.
“Sì, ma non a Roma”.


-Lei ha inoltrato un invito ufficiale al Pontefice e al Vaticano?
“Più di uno, per la verità, ma non ho mai ricevuto nessuna risposta, né positiva né negativa. Ma, chissà, magari questa è la volta buona”.


Permettete qualche nostro commento. Il primo lo diciamo in onestà e sincerità agli esponenti del popolo ebraico (popolo che, tra l'altro, ha tutta la nostra ammirazione: sia per il destino storico - sono perseguitati da sempre, eppure è l'unico popolo che esiste fin dall'Antichità - sia per i meriti scientifici: hanno comparativamente più premi Nobel di chiunque altro): non pensate che rinfocolino di più l'antisemitismo dichiarazioni come questa del Dott. Di Segni (o quell'altra sua contro il Crocifisso negli edifici pubblici - v. qui - o quelle del rabbino di Venezia che fa 'na buriana perché si prega per la loro conversione: v. qui) che non tutte le scriteriate dichiarazioni dei Williamson di questo mondo? Noi, ad esempio, siamo filosemiti, ma a legger queste cose...

Altra osservazione: "S'io fossi Papa...", come dice la poesia di Cecco Angiolieri, non ci metterei piede in 'sta benedetta sinagoga finché il padrone di casa è Di Segni. Altro che il Rabbino Toaff, ben altra pasta d'uomo! Andare da Di Segni e magari sentirsi pure la sua paternale su quel che deve fare e non fare la Chiesa? Si è già fatto l'errore di invitare al sinodo sulla Parola quel rabbino che poi, in quella sede, ha fatto mattane per l'ipotizzata beatificazione di Pio XII. Il Papa è entrato in sinagoghe di mezzo mondo, quindi le sue patenti di affezione al popolo ebraico le ha già date. La puerile insistenza di Di Segni si direbbe quasi motivata dalla voglia di apparire un po' in televisione... Ce lo fa pensare la petulanza con cui si ostina a rilasciare dichiarazioni a stampa e TV su questo e su quello che concerne i cattolici (mica gli ebrei!) ogni giorno sì e l'altro pure.

Terza osservazione, la più importante. Il Dott. Di Segni è adamantino nel riconoscere che la questione Williamson interessa poco (il che, tradotto, significa che è pretestuosa tutta l'enorme bagarre mediatica creata per Williamson): "E' la Fraternità S. Pio X, quella dei lefebvriani, a preoccupare di più". Ecco la vera posta in gioco. E' il pericolo di una revisione di idee postconciliari (ché nei testi del Concilio di quelle idee non v'è traccia) per cui si deve rinunziare alla missione di evangelizzare, tanto tutte le religioni vanno egualmente bene (cavallo di battaglia di molti "teologi delle religioni", molti dei quali gesuiti). E Di Segni sa bene che il Papa, il clero più giovane e le generazioni immuni dalla schizofrenia del 1968 non seguono certo quelle tesi suicide e antievangeliche. Gli Ebrei dell'ala liberal (perché in realtà essi non rappresentano che una fetta dell'opinione israelitica) vengono quindi in aiuto dei "martiniani" e progressisti d'ogni genere nella Chiesa, che non dimentichiamolo, benché anziani sono ancora saldamente nei posti di potere ecclesiale. Col vantaggio tra l'altro che quei non estemporanei alleati godono di maggior libertà di attacco e dell'argomento persecutorio che a volte (non ci riferiamo all'affare Williamson, beninteso) viene davvero usato a sproposito.

9 commenti:

  1. la dichiarazione del rabbino di segni, si colloca in linea con quanto detto dai suoi poco illustri colleghi ultimamente.
    non prendiamoci in giro, gli ebrei ortodossi o meno, sin dai tempi della prima Chiesa hanno sempre visto come il funo negli occhi noi "nazareni",o meglio, noi "animali parlanti".
    io personalmente non mi ritengo filosemita, non per ragioni di razzismo biologico, ma perchè ritengo una sciagura per l'umanità il loro talmud (tra l'altro prodotto da ebrei che di semita hanno ben poco)

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  2. Caro Barbalbero (bel nome, per inciso!),

    non è questa la sede, né - scusaci
    - il modo, di affrontare questioni di duemila anni di storia.

    Gli Ebrei sono un grande popolo (già solo per il disperato, tenace attaccamento alle loro tradizioni: qualcosa a cui noi per primi siamo sensibili, no?)e se non ci hanno mai visto di buon occhio gliene abbiamo anche dato ottime ragioni, considerati tutti i pogrom, i ghetti e le persecuzioni (o arriverà qualche Williamson a negare anche quelli?).

    L'intervento del rabbino Di Segni fa saltare la mosca al naso anche a noi; ma non è questo un buon motivo per fare di tutta l'erba un fascio, anzi... E' proprio il momento di ragionare, pensare, argomentare e, soprattutto, cercare di lavare via dai nostri ranghi, con discorsi pacati e sensati, la macchia immonda di antisemitismo che per le farneticazioni di Williamson ci è piovuta addosso.

    Perfino mons. Fellay ha parlato degli Ebrei come nostri fratelli maggiori. E allora, come cadetti, vediamo di mostrare loro il dovuto rispetto, pur nella divergenza di pensiero.

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  3. L'intervento del rabbino Di Segni fa saltare la mosca al naso anche a noi; ma non è questo un buon motivo per fare di tutta l'erba un fascio

    ..Sono d'accordo. Come, del resto, riguardo la Fraternità San Pio X!

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  4. E allora, come cadetti, vediamo di mostrare loro il dovuto rispetto, pur nella divergenza di pensiero.


    Lo stesso che dovrebbe esserci da parte degli ALTRI (non solo ebrei) nei nostri confronti.

    Ma tale rispetto, difetta molto.

    Se vogliamo rimanere nell'ambito delle forme.

    Poi, dire che il Cristiano è CHIAMATO per Vocazione a sopportare mancanze di rispetto, ingiurie e calunnie, offrendole al Signore per le mani di Maria Santissima, questo è un altro discorso più profondo e "religioso"...

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  5. Però se i fratelli sbagliano e sono arroganti, lo si deve poter dire. L'arroganza è tale che Di Segni si spinge a parlar di imparzialità sua e di tanta parte del mondo ebraico, mentre, e lo si nota anche in questa intervista,gli ebrei mortificano in continuazione la Santa Chiesa. Insomma si deve dir loro che non possono dettar essi il cammino della Chiesa.
    La Shoà con quest'atteggiamento e questa volontà di sopraffazione morale e mediatica non c'entra niente.

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  6. La Shoà con quest'atteggiamento e questa volontà di sopraffazione morale e mediatica non c'entra niente

    Parole sacrosante. E' un pretesto. Ripeto, che ignora e USA le Vittime della tragedia nazista

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  7. Abbiamo letto parole ben più serie e rispettose pronunciate da esponenti dell'ebraismo mondiale: questi sì, uomini imparziali ed intellettualmente onesti.
    Cominci, il signor Di Segni, a tappar la bocca a tutti i suoi correligionari, anche e soprattutto rabbini, che non tralascia occasione di esibirsi in spregevoli manifestazioni d'anticristianesimo ed in ispecie d'anticattolicesimo.
    Se il mondo ebraico è variegato, perché non lo può essere la Chiesa? L'accettazione o meno del concilio non è affar di ebrei, ma problema interno alla Chiesa.
    La posizione della Chiesa, e quella della Fraternità S. Pio X, sul nazismo è chiara. Williamson si è impegnato a studiare il problema della Shoà, che peraltro in sé non nega. Cominci anche lui a studiare e ad esser più civile.
    Noi siamo così onesti da rimproverare un nostro fratello vescovo che tanto dolore ha procurato al Papa ed alla Chiesa. E lui? Ci dia qualche prova di umiltà ed effettiva onestà. La prepotenza non paga.

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  8. Il problema, a mio avviso, è che negli ultimi anni sembra che nei confronti degli ebrei non si possa dire "nihil nisi bene". E chi si azzarda a muovere loro una critica, su qualunque argomento, è in pratica costretto a premettere una professione di riconoscimento dello sterminio nazista e di ripudio dell'antisemitismo.

    Nessuno nega che gli ebrei abbiano subito gravi torti nel corso della storia, anche se a me pare che essi siano stati talvolta sovradimensionati nella storiografia degli ultimi decenni. E nessuna persona di buon senso nega la gravità e l'orrore del genocidio nazista.

    Detto questo, le disgrazie degli ebrei di ieri non possono costituire una giustificazione sistematica alle azioni degli ebrei di oggi né, tanto meno, costituire un ostacolo ideologico nei rapporti che gli altri intrettengono con loro.

    Ecco perché a me piacerebbe che non si usassero termini generalizzanti come "antisemita" o "filosemita", ma si cercasse di adottare nei confronti degli ebrei un atteggiamento "normale", né più né meno rispettoso di quello che avremmo verso qualunque altro popolo.

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  9. Concordo con Daniele. Il problema è la cultura dell'essere "contro" e non "a favore" (guardate storicamente quante manifestazioni ci sono state "contro la guerra" e quante meno "a favore della pace"). Personalmente credo che integralismo, tradizionalismo, ortodossia in qualsiasi fede o credo finiscano sempre inesorabilmente per diventare sinonimi di intolleranza e violenza (la storia su questo dovrebbe ammonirci tutti).

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La Redazione