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sabato 5 novembre 2022

Mons. Schneider. Perché disobbedire – anche al Papa – può essere un dovere.

Interessanti e dure riflessioni di Mons. Schneider.
Luigi

25 Ottobre 2022 Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra interessante offrire alla vostra attenzione questo articolo di Life Site News, che ringraziamo per la cortesia, nella nostra traduzione. Buona lettura.

Il vescovo Athanasius Schneider ha gentilmente fornito a LifeSite un’analisi (che potete trovare al link originale) in cui discute la natura e i limiti dell’obbedienza al Papa. Citando San Tommaso d’Aquino e altre fonti, spiega che ogni autorità e ogni obbedienza hanno dei limiti.
“L’obbedienza”, dice, “non è cieca o incondizionata, ma ha dei limiti. Quando c’è un peccato, mortale o di altro tipo, abbiamo non solo il diritto, ma anche il dovere di disobbedire”.

Il Papa, essendo il vicario di Cristo, è tenuto a servire la verità cattolica e a non alterarla. Pertanto, “si deve sicuramente obbedire al Papa, quando propone infallibilmente la verità di Cristo, [e] quando parla ex cathedra, cosa molto rara. Dobbiamo obbedire al Papa quando ci ordina di obbedire alle leggi e ai comandamenti di Dio [e] quando prende decisioni amministrative e giurisdizionali (nomine, indulgenze, ecc.)”.

Tuttavia, spiega il vescovo kazako, se “un Papa crea confusione e ambiguità riguardo all’integrità della fede cattolica e della sacra Liturgia, allora non si deve obbedire a lui, e si deve obbedire alla Chiesa di tutti i tempi e ai Papi che, durante due millenni, hanno insegnato costantemente e chiaramente tutte le verità cattoliche nello stesso senso”.

In tempi di crisi, quando i leader della Chiesa vengono meno ai loro doveri di pastori che conducono il gregge a Cristo, altri membri del Corpo mistico di Cristo sono chiamati a dare una mano e a difendere la fede. Dichiara il vescovo:

“Quando coloro che hanno autorità nella Chiesa (Papa, Vescovi), come accade nel nostro tempo, non adempiono fedelmente al loro dovere di mantenere e difendere l’integrità e la chiarezza della fede cattolica e della liturgia, Dio chiama i subalterni, spesso i più piccoli e semplici nella Chiesa, a compensare i difetti dei superiori, per mezzo di appelli, proposte di correzione e, soprattutto, per mezzo di sacrifici e preghiere vicarie”.

Con molta chiarezza e carità, il vescovo Schneider dà quindi a tutti i cattolici le linee guida per una risposta adeguata agli insegnamenti e ai gesti sbagliati che vengono da Roma in questi giorni, come la nomina di pro-abortisti alla Pontificia Accademia per la Vita e l’aperta promozione dell’agenda LGBT da parte dei funzionari.

Anche il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha recentemente chiarito che i prelati che promuovono tali insegnamenti errati non dovrebbero essere obbediti. Ha affermato che: “Non si deve obbedire a un vescovo palesemente eretico solo per ragioni di formalità, altrimenti l’obbedienza religiosa sarebbe un’obbedienza cieca che contraddice non solo la ragione ma anche la fede”. Il diritto di resistere è, ovviamente, strettamente legato alle verità rivelate”. Questa affermazione potrebbe naturalmente essere applicata anche al Papa, che non è al di sopra della legge di Dio e non ha un “potere illimitato”, contrariamente a quanto sembra aver suggerito uno stretto collaboratore di Papa Francesco durante la recente riunione del collegio cardinalizio a Roma. Nel frattempo, il cardinale tedesco ha definito il Sinodo sulla sinodalità “un’acquisizione ostile della Chiesa”.

Alla luce di questa crisi della Chiesa, la disobbedienza potrebbe addirittura diventare un dovere, ricordando la regola secondo cui bisogna obbedire a Dio più che agli uomini. Mons. Schneider scrive:

“All’autorità di un Papa o di un vescovo che supera i limiti della legge divina dell’integrità e della chiarezza della fede cattolica, bisogna opporre una ferma resistenza, che può diventare pubblica. Questo è l’eroismo del nostro tempo, la via più grave per la santità oggi. Diventare santi significa fare la volontà di Dio; fare la volontà di Dio significa obbedire alla sua legge sempre, in particolare quando questo è difficile o quando ci mette in conflitto con uomini che, pur essendo legittimi rappresentanti della sua autorità sulla terra (Papa, vescovo), purtroppo diffondono errori o indeboliscono l’integrità e la chiarezza della fede cattolica”.

Siamo profondamente grati a Sua Eccellenza per la sua chiarezza di insegnamento e per il suo incoraggiamento a quei cattolici che sono costernati per lo smantellamento della fede cattolica di tutte le epoche davanti ai nostri occhi, ma che non vogliono fare nulla che possa dispiacere a Nostro Signore.