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venerdì 25 novembre 2022

Card. Müller: “Le opinioni personali del Papa regnante non sono né più né meno da accettare di quelle di qualsiasi altra persona colta o anche solo decente”

Importantissima intervista del card. Müller: "L’infallibilità non è una qualità privata né un diritto incondizionato di comando, come sostengono gli autocrati megalomani di questo mondo, ma un umile servizio alla Chiesa nel nome del suo Signore Gesù Cristo, che non è venuto “per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto di molti”. (Mc 10,45)".
Luigi


Ha suscitato interesse l’ultima intervista di Kath.net al card. Müller, Prefetto Emerito della Congregazione della Dottrina della Fede, che avevamo riportato nel nostro blog (qui) traducendo un breve articolo di Lifesitenews al riguardo. Dal momento che la rivista online americana aveva concentrato la propria sintesi quasi esclusivamente sui punti dell’intervista che riguardavano la Chiesa tedesca, offriamo qui ampli stralci del resto dell’intervista nella mia traduzione dal tedesco, omettendo i temi già toccati da Lifesitenews.

Il giornalista Lothar C. Rilinger ha cercato di approfondire la conoscenza del ruolo del papa e delle caratteristiche della sua sovranità e del suo servizio, richiamando i temi contenuti nel libro del cardinal Müller “Der Papst. Auftrag und Sendung” (Il Papa. Incarico e missione, ndr.), del 2017, “per discutere i limiti del potere legittimo concesso alla Chiesa dalla dottrina e dalla tradizione”, come lo stesso Rilinger chiarisce nell’introduzione (le sottolineature sono mie, ndr.).

Per prima cosa il cardinale risponde a una domanda sui compiti e i titoli papali:

Müller: La Chiesa cattolica consiste “in e di Chiese particolari” (Lumen Gentium 23) – di diocesi guidate da un vescovo. […] È una questione di storia, non di dogmatica, la quale invece riguarda la natura sacramentale della Chiesa. Il Vescovo di Roma, con il titolo ufficiale di “Papa”, è il garante dell’unità dell’episcopato in quanto successore di Pietro. Egli è a capo dei vescovi, così come Pietro era a capo degli apostoli in virtù della sua speciale chiamata da parte di Cristo stesso (Mt 10,2; 16,18). Così Cristo “ha istituito in lui un principio e un fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione [dei vescovi e delle loro chiese locali]”. (Lumen Gentium 18; cfr. 23). Il primato della Chiesa romana e l’infallibilità personale del Papa nell’interpretazione delle verità rivelate sono quindi di diritto divino e non derivano in alcun modo solo da una costellazione storica contingente né si devono semplicemente alla rivendicazione politicamente giustificata del potere del vescovo dell’allora capitale imperiale Roma. I titoli storici come Patriarca d’Occidente, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana o Arcivescovo della provincia ecclesiastica romana, cioè dei vescovati provinciali, invece, non appartengono di per sé al suo primato.

L’infallibilità non è una qualità privata né un diritto incondizionato di comando, come sostengono gli autocrati megalomani di questo mondo, ma un umile servizio alla Chiesa nel nome del suo Signore Gesù Cristo, che non è venuto “per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto di molti”. (Mc 10,45).

Nel contesto strettamente rivelativo-teologico, il carisma dell’infallibilità della dottrina in qualità di fede e di morale, di cui Dio ha dotato la sua Chiesa e conferito a lui (il Papa, ndr.) personalmente – e al Concilio ecumenico insieme a lui – dallo Spirito Santo, gli è affidato affinché “la Chiesa, fondamento e colonna della verità del Dio vivente” (1Tm 3,15), offra a beneficio della nostra fede la rivelazione – avvenuta una volta per tutte con Cristo – in modo integro e senza distorsioni dovute alla (modalità di) ascolto e insegnamento.

Con quello che abbiamo appena detto, il papa, nella sua qualità di “sovrano dello Stato Vaticano”, intrinsecamente non ha invece nulla a che fare. La Santa Sede come soggetto di diritto internazionale serve solo a proteggere dall’esterno l’indipendenza politica del Papa e della Curia romana dalle intromissioni dei politici, della qual cosa questi ultimi si sono resi colpevoli tante volte nella storia. Il Vaticano non è uno Stato come gli altri, a cui si possano o si debbano applicare pienamente i criteri della moderna forma di Stato. Ma lo Stato vaticano non è nemmeno una monarchia assoluta, come pensano i polemisti che si oppongono ad esso, bensì un’amministrazione indipendente dei beni materiali della Chiesa, al servizio del governo spirituale della Chiesa. Il Papa esercita la sua sovranità sulle persone con passaporto vaticano e sui collaboratori esterni in base al diritto naturale e allo stato della cultura giuridica esistente – attraverso organismi come la gendarmeria, la Guardia Svizzera, l’amministrazione immobiliare o il sistema bancario, che operano secondo criteri professionali, per citarne alcuni.

Rilinger si sofferma poi sulla questione dell’infallibilità papale, chiedendo quali siano le sue caratteristiche e i suoi limiti.

Müller: Come ho detto, le opinioni personali e le esperienze di vita del Papa regnante non sono né più né meno da accettare di quelle di qualsiasi altra persona colta o anche solo decente. Il Vaticano II, nella Lumen Gentium, spiega ancora una volta in dettaglio cosa si intende e cosa non si intende per infallibilità della Chiesa in materia di fede. Le dichiarazioni dogmatiche possono avere la qualità dell’infallibilità se derivano il loro contenuto dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione apostolica della Parola di Dio e se sono formalmente proposte di fede fatte dall’autorità magistrale competente del Papa e dei Vescovi, con l’assistenza dello Spirito Santo, come verità rivelata da Dio. Tuttavia, il romano Pontefice e i vescovi “non ricevono alcuna nuova rivelazione pubblica come appartenente al deposito divino della fede (depositum fidei)”. (Lumen Gentium, 25)

È quindi del tutto assurdo pensare che un concilio o un papa possano annullare un dogma precedente o, ad esempio, stabilire che la natura del sacramento dell’Ordine non include il requisito del sesso maschile di chi lo riceve o che due persone dello stesso sesso possano avere un matrimonio naturale, cioè un matrimonio tra non battezzati, o un matrimonio sacramentale, cioè tra due battezzati, o – per fare un altro esempio – che il gesto di benedizione su una coppia omosessuale abbia un effetto positivo presso Dio, che nella sua volontà creatrice ha benedetto l’uomo e la donna come coppia sponsale (Gen 1,28). In un caso estremo, un papa potrebbe diventare eretico come persona privata e quindi perdere automaticamente il suo ufficio se la contraddizione con la rivelazione e l’insegnamento dogmatico della Chiesa fosse evidente.

Rilinger si chiede poi quale sia il processo che porta a una decisione ex cathedra.

“È una decisione solitaria del Papa”, chiede, “o è il punto di arrivo di un lungo processo di confronto per la giusta valutazione di una verità di fede?”

Müller: La verità dei misteri della fede è rivelata e contenuta pienamente in Cristo, il Verbo di Dio fatto carne. Il confronto non può che riguardare la dimensione concettuale e concretizzata della dottrina rivelata. La natura divina del Figlio di Dio e il fatto che abbia assunto una natura pienamente umana sono il contenuto della rivelazione. Il fatto che i concili, da Nicea a Calcedonia (451), abbiano registrato questo con il concetto di „homoousion”, cioè Cristo consustanziale al Padre nella Divinità e uguale a noi nella natura umana, contro tutte le deviazioni e le diluizioni, è il risultato della storia del dogma. Ma in realtà non crediamo nei dogmi della Chiesa come in parole umane della Bibbia o delle definizioni di un magistero, bensì in Dio nelle sue verità rivelate, che sono solo espresse in linguaggio umano, ma non rappresentano semplici – fallibili – opinioni umane su Dio (cfr. 1 Tess 2, 13).

Chiara e diretta la seguente domanda di Rilinger: “Il primato del Papa è spesso percepito come un ostacolo, in quanto impedirebbe alle singole Chiese locali di seguire i propri percorsi di fede. Questa tendenza è visibile negli sforzi delle Chiese tedesche, che sembrano essersi unite al movimento di Los von Rom (movimento austriaco prettamente politico nato alla fine del diciannovesimo secolo, con lo scopo esplicito di spingere un esodo dalla Chiesa Cattolica a quella Evangelica o Veterocattolica, ndr.) attraverso la cosiddetta via sinodale. Il primato costituisce quindi la garanzia che la Chiesa cattolica possa agire come Chiesa universale e non come Chiesa nazionale?”

Müller: Una Chiesa nazionale con un proprio credo è un’assurdità. […] La Parola di Dio unisce i credenti nello spirito pentecostale del Padre e del Figlio attraverso la diversità delle culture nell’unica Chiesa. Contro la falsificazione fondamentale dei misteri cristiani dell’unità e della Trinità di Dio, dell’Incarnazione, della sacramentalità della Chiesa e della corporeità della salvezza, alla fine del II secolo Ireneo di Lione, contro gli gnostici del suo tempo e di tutti i tempi, sottolineò l’unità e la comunione della Chiesa universale sulla base della tradizione apostolica. “Questo messaggio che ha ricevuto, la Chiesa, pur essendo diffusa in tutto il mondo, lo conserva con la stessa cura che se abitasse in una sola casa. […] Perché anche se le lingue sono diverse in tutto il mondo, il contenuto della tradizione è uno e lo stesso ovunque. Le chiese che esistono in Germania non credono e non trasmettono nulla di diverso, né quelle in Iberia e quelle tra i Celti, né quelle in Oriente e quelle in Egitto, in Libia e in tutto il mondo”. (Contro le eresie I, 10, 2).

Rilinger: „Anche se il Papa annuncia una decisione ex cathedra solo in casi eccezionali, si pone la questione di come egli prepari le sue decisioni. Si affida a una cerchia di consiglieri? E questa cerchia come viene composta? Il Papa si consulta con amici personali o con consulenti professionali pagati per i loro servizi, o si affida al sostegno dei cardinali, che dovrebbero essere i consiglieri-nati del Papa?“

Müller: Anche se le decisioni dottrinali della Chiesa in casi particolari riflettono infallibilmente la rivelazione, perché sono portate dal carisma dello Spirito Santo, esse richiedono tuttavia la migliore preparazione umana possibile, affinché esse siano “debitamente indagate ed enunziate in modo adatto“ (Lumen Gentium 25). Questo è ciò che il Papa e i vescovi sono intimamente obbligati a fare. Anche per il governo generale della Chiesa, il Papa deve affidarsi in primo luogo al Collegio cardinalizio, che, dopo tutto, rappresenta la Chiesa romana e – così come il presbiterio consiglia un vescovo – consiglia il Papa collegialmente/sinodalmente. Come in tutti i contesti, un organo consultivo che fosse nominato dal responsabile ultimo, in base a criteri di conformità e clientelismo è poco utile e fa più male che bene a chi è in carica. Quest’ultimo non ha bisogno delle lodi che lusingano la vanità umana, ma della competenza critica di collaboratori che a loro volta non sono interessati a gesti benevoli del superiore, ma alla buona riuscita del suo ufficio, cioè del pontificato, per la Chiesa.

Rilinger chiede poi delucidazioni sul significato della „apertura in avanti“ in fatto di dogmi, come espressa da Karl Rahner. Müller sottolinea la differenza fra la verità sostanziale di un dogma e la sua esplicitazione linguistica:

Müller: Per Rahner, “apertura” non significa assumere un concetto „evolutivo“ della verità, ma coincide piuttosto con la ricerca più profonda possibile della comprensione concettuale e spirituale di essa da parte di un singolo cristiano o dell’intero popolo di Dio. Bisogna distinguere tra la verità creduta e la sua versione linguistica. La verità di Dio è completamente rivelata in Cristo, ma rimane il mistero più grande, il quale si fa conoscere nel nostro linguaggio, ma non può essere racchiuso dai nostri concetti e quindi non può essere razionalisticamente ridotto a una formula matematica. L’atto di fede non è diretto verso la formula della confessione – che è paragonabile alla preziosa montatura di un diamante infinitamente più prezioso – ma verso il contenuto, cioè verso Dio, che è la verità stessa (cfr. Tommaso d’Aquino, Summa theologiae II-II q. 1 a. 2 ad 2).

Rilinger: „J. Ratzinger parla addirittura del fatto che i papi potrebbero anche diventare fonte di scandalo, dal momento che essi, in quanto esseri umani, potrebbero voler stabilire un percorso che dal loro punto di vista logico mostra una legittimità apparente, ma che contraddice la parola divina. Anche questo è un limite dell’infallibilità?“

Müller: Non si tratta di limitare l’infallibilità della Chiesa nella piena rappresentazione della rivelazione, poiché essa è dovuta a un carisma dello Spirito Santo. Ogni Papa però deve distinguere con precisione tra il suo compito e se stesso come persona privata. Non deve imporre le sue preferenze agli altri cristiani, così come i cinesi devono studiare il Libretto rosso di Mao o la saggezza del loro “Grande Presidente”. Né un papa o un vescovo o un altro superiore ecclesiastico deve abusare della fiducia che viene prontamente riposta in lui in un’atmosfera fraterna per fornire ai suoi amici incompetenti o corrotti benefici ecclesiastici. Se c’è stato un traditore tra gli apostoli scelti da Gesù, e persino Pietro ha rinnegato Gesù nel corso della Passione, allora sappiamo che anche i titolari di cariche ecclesiastiche nella storia e nel presente possono fallire e abusare del loro ufficio in modo egoistico o ristretto.

Ne abbiamo un esempio anche in materia di fede, quando Paolo si oppose a viso aperto a Pietro che si permetteva una pericolosa ambiguità nella “verità del Vangelo” (Gal 2,11-14). Il nostro attaccamento affettivo ed effettivo al Papa e al nostro vescovo o pastore non ha nulla a che vedere con l’indegno culto della personalità degli autocrati secolari, ma è amore fraterno per un compagno cristiano a cui è stato affidato un alto ufficio. Può anche fallire in questo. Ecco perché la critica amorevole promuove la Chiesa più dell’ipocrisia servile.

Ma il mezzo migliore con cui possiamo stare al fianco del Papa e dei vescovi è la preghiera. Confidiamo in Gesù, il Signore della Chiesa, che prima della Passione disse a Simone, la roccia su cui avrebbe costruito la sua Chiesa (Mt 16,18): “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli”.”. (Lc 22,32).

Ringraziamo Kath.net per l’intervista e i nostri lettori per l’interesse dimostratoci.

1 commento:

  1. Quindi è lecito invocare : dona o Padre a Papa Francesco un lungo e sereno periodo di meditazione sulla tua Santa Croce, lontano dai clamori del mondo, alla SANCTA CRUZ, provincia argentina della Patagonia !

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La Redazione