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domenica 24 aprile 2022

Novus Horror Missae:Preti in parrucca, preti clown e altri “aggiornamenti”. Succede in Argentina

Altri orrori liturgici dall'Argentina.
Ina bella traduzione di Aldo Maria Valli.
E se la prendono con le liturgie tridentine.
Luigi


Come si suol dire nel gergo poliziesco, quando si tratta di denunciare determinati fatti, la collaborazione dei cittadini è solitamente molto importante. All’interno della Chiesa accade qualcosa di simile.
È arrivata alla redazione di Infovaticana la mail di un lettore argentino che denuncia gli abusi liturgici di un sacerdote della diocesi di Río Cuarto, provincia di Córdoba, il quale celebra la Santa Messa come se fosse uno “spettacolo” in cui i sacerdoti si travestono da clown o si mascherano da animali con l’obiettivo, secondo loro, di rendere la celebrazione più “adatta” ai bambini.

Questo lettore assicura che «alcuni di loro affermano che è necessario “aggiornare” la celebrazione, ma, a mio avviso, la sacralità è perduta». Aggiunge che «in più occasioni ho segnalato al vescovo Adolfo Urione la situazione di alcune parrocchie per richiamare la sua attenzione sul fatto che le norme liturgiche della Chiesa non sarebbero rispettate».

Di fronte a questa denuncia, il lettore assicura che il vescovo diocesano «non mi ha ascoltato né si è mai pronunciato in merito. Anzi, ogni volta reagisce male».

Il parrocchiano precisa: «Ho anche informato di questi abusi liturgici il vicario generale, il sacerdote Juan Carlos Giordano, ma tutti guardano e non fanno nulla».

Riguardo alla diocesi di Río Cuarto, il lettore afferma che «essa si presenta come una delle più “fraterne” dell’Argentina ma, anche di fronte ai fedeli, i sacerdoti si criticano l’un l’altro in modo spaventoso. Un’autentica messa in scena». Il denunciante lamenta che «molte parrocchie lasciano a desiderare non solo nel modo di celebrare i sacramenti, ma anche nel maneggiare i vasi sacri: sporchi, rotti, non curati».

Inoltre denuncia i seguenti abusi: «So che il parroco di Canals, Carlos Ricci, non usa l’ambone di marmo né l’altare, ma per officiare mette un leggio e un tavolo improvvisato davanti all’altare. Ignora che l’altare in marmo di Carrara è stato consacrato. Un altro sacerdote, padre Carlos Costale, indossa parrucche colorate durante la Santa Messa. Il sacerdote Jorge Reinaudo, parroco di Buchardo, vive sui social network: Facebook, Tik Tok, Instagram. Non parla di Dio, né è solito catechizzare. Fa mostra del suo corpo e delle sue danze. Questo sacerdote ha scritto a papa Francesco e sembra che per tali sciocchezze abbia ricevuto il placet, o almeno così l’ha interpretato lui. Si è rivolto al papa quando ha ricevuto migliaia di critiche e commenti negativi circa la sua esposizione sui media, poiché la maggior parte dei fedeli è d’accordo nel dire che non contribuisce con nulla di nuovo o di buono».

Un altro fatto segnalato è «un’invenzione chiamata “monastero” Nostra Signora del Segno, diretta da Gerardo Rivetti, un sacerdote che, stufo di essere parroco e rinunziando alla pastorale, ha istituito appunto un “monastero” con l’intenzione di dedicarsi alla vita di preghiera e al silenzio, ma in realtà ora vive sui social network e battezza, officia matrimoni e funerali. Viene da chiedersi: non è che per caso non voleva fare la pastorale da parroco? Il vescovo lo sa e non dice nulla».

«Il canonista della diocesi, il sacerdote Mauro Schwerdt, la domenica si traveste da mascotte della Disney, trascurando la liturgia e tutto ciò che riguarda il culto. A papa Francesco, l’arcivescovo di La Plata Víctor Fernández (suo amico e braccio destro), ha fatto credere che si tratta di una diocesi meravigliosa, fraterna e solidale». In realtà la sede vescovile non risponde mai, nemmeno ai sacerdoti, ma estorce contributi e riscossioni». A tutto questo, infine, si aggiunge l’atteggiamento di Ángel Ciappino, sacerdote de La Carlota, che celebra la Messa con una parrucca e travestito da clown.

Sicuramente l’intenzione non è quella di fare del male, ma di cercare davvero di rendere “la Messa più piacevole per i bambini”. È probabile che la mancanza di formazione dottrinale di questi sacerdoti non faccia loro capire che il fine non giustifica i mezzi.

2 commenti:

  1. L' importante è che non leggano la messa in latino, tutto il resto è lecito o comunque tollerato

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  2. Conosco preti tradi che rifiutano di indossare un paramento perché la tonalità di viola o di rosso non sono “giuste”.
    Non so chi è più fuori di testa delle due categorie.

    RispondiElimina

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La Redazione