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domenica 13 febbraio 2022

Guerangér: il Tempo di Settuagesima

Una riflessione sulle origini e il senso del Tempo di Settuagesima, che inizia oggi, di dom Prosper Guerangér, tratta da Una Voce Venetia.
Foto.: gli amici svizzeri del Collegium Caronensis.

Stefano

Dom Prosper Guerangér, L'anno liturgico – Settuagesima:


Il Tempo di Settuagesima abbraccia la durata delle tre settimane che precedono immediatamente la Quaresima e costituisce una delle parti principali dell'Anno Liturgico. È suddiviso in tre sezioni ebdomadarie, di cui solamente la prima porta il nome di Settuagesima; la seconda si chiama Sessagesima; la terza Quinquagesima.

È chiaro che questi nomi esprimono una relazione numerica come la parola Quadragesima, donde deriva la parola Quaresima. La parola Quadragesima sta ad indicare la serie dei quaranta giorni che dobbiamo attraversare per arrivare alla festa di Pasqua. Le parole Quinquagesima, Sessagesima e Settuagesima ci fanno quasi vedere tale solennità in un lontano ancora più prolungato; però non è meno importante il grande oggetto che comincia ad assillare la santa Chiesa, la quale lo propone ai suoi figli quale mèta verso cui devono ormai tendere tutti i loro desideri e tutti i loro sforzi.

Orbene, la festa di Pasqua esige per preparazione quaranta giorni di raccoglimento e di penitenza. È il tempo più propizio, il mezzo più potente che adopera la Chiesa per ravvivare nel cuore e nello spirito dei fedeli il sentimento della loro vocazione. Nel loro più alto interesse, essi non devono lasciar passare questo periodo di grazie, senz'averne approfittato per il rinnovamento dell'intera loro vita. Perciò conveniva disporli a questo tempo di salute, ch'è di per se stesso una preparazione, affinché, spegnendosi a poco a poco nei loro cuori i rumori del mondo, fossero più attenti al grave monito che la Chiesa farà loro, imponendo la cenere sul capo.

[...] Sappiamo da Amalario, che, dall'inizio del IX secolo, alla Settuagesima si sospendeva l'Alleluia e il Gloria in excelsis Deo.

Anche i monaci si conformarono a quest'uso, sebbene la Regola di san Benedetto formulasse una disposizione contraria. Secondo alcuni fu san Gregorio VII (1073-1085) che, alla fine dell'XI secolo, soppresse l'officiatura alleluiatica, in uso fino allora, alla domenica di Settuagesima. Si tratta delle antifone alleluiatiche delle Lodi, che san Gregorio VII avrebbe sostituite con quelle dell'ufficio della domenica di Settuagesima, fornendo quest'ultima di nuove antifone. Tale fatto è attestato dall'Ordo Ecclesiae Lateranensis del XII secolo. È dunque da ritenere che fu quel Papa ad anticipare la soppressione dell'Alleluia al sabato avanti la Settuagesima (Mons. Callewaert, Sacris erudiri, p. 650).

Così questo tempo dell'Anno Liturgico, dopo vari esperimenti, finì per stabilirsi definitivamente. Fondato sull'epoca della festa di Pasqua è, per ciò stesso, soggetto a ritardo o ad anticipo, secondo la mobilità di quella festa. Il 18 gennaio e il 22 febbraio vengono chiamati chiave della Settuagesima, perché la domenica che porta questo nome non può essere collocata né prima del 18 gennaio, né dopo il 22 febbraio.

Fonte: Una Voce Venetia

3 commenti:

  1. "Collegium Caronensis"? Meno male che amano la tradizione e il latino! Brrrrrr....

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    1. Dovrebbe essere caronense, neutro.

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  2. Ahahahah! La sepoltura dell'alleluia, ho visto il rito in internet. Coi paramenti da funerale scavano una fossa e seppelliscono il cartello con scritto alluia, dopo averlo incensato come un morto. Poi se la prendono con le buffonate dei modernisti. Ahahahahah!

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