Post in evidenza

MiL ha bisogno di voi lettori: DONAZIONI

A sx (nella versione per pc) e su palmare (voce " Donazione ") troverete la possibiltà di donare. Vi speghiamo il perchè.  Potrete...

domenica 29 agosto 2021

La liturgia può soggiacere al Covid?

Vi proponiamo un interessante contributo di Angelo Pellicioli, coordinatore del Comitato permanente per il Rinnovamento liturgico nella Fede, che offre spunti sui tanti problemi liturgici sorti da tempo ed esplosi in occasione dell’epidemia di covid.

L.V.


Alcuni vescovi paiono intenzionati ad obbligare i celebranti, nonché i ministranti della sacre funzioni, ad essere in regola con i vaccini Covid ed a mostrare la relativa «certificazione verde COVID-19» prima di dare inizio ai sacri riti. Per ora ci si ferma qui, ma, considerato l’andazzo, si può facilmente prevedere che, quanto prima, l’obbligo verrà esteso anche ai fedeli praticanti.
Tale costrizione, sulla cui costituzionalità insigni giuristi hanno sollevato dubbi, balza all’occhio soprattutto per quanto concerne l’ambito religioso: è mai possibile – ci si chiede – che la Chiesa non solo sia succube di una legislazione laica (oltretutto piena di contrasti e riserve, nonché spesso sollevante dubbi di liceità e costituzionalità), ma addirittura fagociti l’applicazione di tali norme perdendo così ogni credibilità e, di conseguenza, consensi?
Benché abituati, oggi, ad ogni vessazione o coercizione in materia sanitaria da parte dello Stato, si fa veramente fatica a comprendere come il Magistero ecclesiale non prenda provvedimenti tali da impedire il sorgere di ulteriori inasprimenti (in ambito religioso) delle libertà personali in capo ai propri fedeli; inasprimenti già attuati da qualche vescovo ligio e prono a quanto viene propinato da politici e virologi ed enfatizzato dalla grancassa dei mass media; la quale diffonde, ormai a senso unico, in materia sanitaria senza peraltro fornire debiti dibattiti o riscontri scientifici.
Comprimere la sacra liturgia in tal modo, facendosi scudo di una legiferazione che risulta, già di per sé, molto opinabile non solo non ha senso ma ne distorce il suo significato più profondo. E, in un periodo di latitanza conclamata nelle chiese, ciò è del tutto irragionevole ed irresponsabile da parte delle gerarchie ecclesiali.
Non ci vuol molto a capire che modificando la liturgia si modifica una religione: c’era arrivato persino Martin Lutero qualche secolo fa, il quale aveva perfettamente capito che contenuto (liturgia) e contenente (religione) erano tra loro strettamente correlati e risultavano addirittura inscindibili. È notorio che la religione, trattando di cose mistiche, abbia bisogno di simboli, cioè di mezzi tangibili con i quali l’uomo possa avvicinarsi, al soprannaturale; in altre parole di strumenti che uniscano il cielo e la terra o, se si vuole, lo spirito alla materia. Se si tenta (così come è stato fatto in questi ultimi cinquant’anni) di modificare alcune regole fondamentali della liturgia, rendendo le celebrazioni sacre vuote e scialbe al solo fine di avvicinarle il più possibile al mondo, si corre il serio rischio di prestare una mano alle forze del male.
I sacerdoti cosiddetti «moderni» o «progressisti» che si spingono all’eccesso ed arrivano a vietare l’accesso alla sacre funzioni ai fedeli che non risultino debitamente vaccinati o muniti della «certificazione verde COVID-19» hanno perso, oltre all’equilibrio che li deve contraddistinguere, ogni senso del mistico o del religioso: essi giungono ad identificare la salvezza eterna come una semplice allegoria e nulla più e dimenticano che la Chiesa dei primi tempi è fiorita e si è rinvigorita col sangue dei martiri e che, durante le pestilenze più gravi, i sacerdoti erano a stretto contatto con i malati (sfidando i virus), così come le chiese, rimaste sempre aperte, erano spesso trasformate in ospedali e ricoveri.
Altro che chiusure per i lock-down, guanti di lattice e gel per la distribuzione della Santa Eucaristia in mano e quant’altro! Situazioni, queste, talmente ridicole non solo da non poter sopravvivere se stesse, ma che segneranno sicuramente un altro ulteriore duro colpo all’accesso dei fedeli alla Santa Messa ed all’accostamento alla Santa Comunione.
Possibile che nessuno, in ambito ecclesiale, se ne sia accorto? Certo è che le disinvolte, e spesso malevolmente interessate, interpretazioni fornite in merito ai precisi dettami del Concilio Vaticano II (peraltro molto chiari ed inequivocabili) da parte di una parte cospicua del clero modernista rahneriano, interessato solo ad accondiscendere i desideri mondani per andare incontro ad altre religioni prima ancora che mettere ordine in casa propria, hanno sicuramente contribuito all’opera di destabilizzazione dei principi morali, religiosi e liturgici del popolo di Dio. In tal guisa la Chiesa corre sempre più verso una sorta di assistenzialismo sociale, scevro di un qualsiasi senso del divino: si opta, in buona sostanza, per le opere di carità piuttosto che per la ricerca della verità e della salvezza delle anime, dimenticandosi che entrambi i concetti risultano essere fra loro concatenati: non ne può esistere uno senza l’altro e viceversa. Non esiste infatti carità senza la Parola di vita.
Cosa rimane dunque oggi? Sicuramente la certezza che le porte dell’inferno non prevarranno e che di conseguenza, alla fine, la giustizia (quella vera) trionferà. Intanto le palesi contraddizioni nel Magistero ecclesiale certo non si sprecano. È di questi giorni la notizia che Papa Francesco ha inviato un messaggio in occasione della 71ª Settimana Liturgica Nazionale, che si è svolta nella città di Cremona dal 23 al 26 agosto. Nel messaggio il Santo Padre auspica che essa possa «individuare e suggerire alcune linee di pastorale liturgica da offrire alle parrocchie, perché la domenica, l’assemblea eucaristica, i ministeri, il rito emergano da quella marginalità verso la quale sembrano inesorabilmente precipitare». Ma se il problema è questo, perché – ci si chiede – Papa Francesco si è precipitato ad abolire de facto il motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, che ripristinava la massima espressione liturgica vigente da secoli?

Angelo Pellicioli

2 commenti:

  1. Non so a quali liturgie partecipi l'estensore dell'articolo. Il green pass non è richiesto per accedere alle Messe né, tanto meno, sono richiesti guanti di lattice per la distribuzione dell'Eucaristia.

    RispondiElimina
  2. @ Alphiton: questo lo dice lei. Ad esempio, invece, nella mia Diocesi (Albano) alla prossima Messa di ingresso del nuovo Vescovo, l'8 settembre prossimo, potranno partecipare, per disposizione diocesana, solo i possessori di green pass. Lo so che è assurdo e illegittimo, ma questa purtroppo è la realtà. E vedrà che questo cattivo esempio sarà seguito da molti, purtroppo.
    Quanto ai guanti in lattice non so, ma ho visto diverse foto di preti, nel mondo, che distribuiscono la SS.Eucaristia esattamente con quei guanti, profanandola.
    don Andrea Mancinella, eremita della Diocesi di Alban

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.