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lunedì 19 luglio 2021

I «professionisti dell’informazione» e la bufala della prima statua di una donna a Milano

«Le notizie sono una cosa seria: fidati dei professionisti dell’informazione»: un anno fa il video di questa comunicazione imperversava in TV e martellava continuamente gli spettatori, e all’invito «scegli gli editori responsabili, gli editori veri, scegli la serietà» scorrevano i loghi di dodici testate giornalistiche tra le più diffuse e note dell’editoria italiana.
Oggi vogliamo mettere alla prova la serietà di questi autoproclamatisi «editori seri e veri» con una notizia – apparentemente di «costume» – praticamente riportata con un copia/incolla da gran parte degli organi di informazione:

- Margherita Hack, a Milano una statua dedicata alla «signora delle stelle» […] La prima scultura sul suolo pubblico di Milano, nel nome di una figura femminile (Corriere della Sera, 15 luglio 2021);
- Margherita Hack: Milano le dedica una statua. La “Signora delle stelle” sarà la prima donna ricordata da una scultura sul suolo pubblico cittadino (Il Giorno, 15 luglio 2021);
- Milano dedica una statua a Margherita Hack per centenario della nascita. Sarà la prima statua dedicata ad una donna sul suolo pubblico della città (Sky TG24, 15 luglio 2021);
- Milano: in città una statua dedicata a Margherita Hack. Sarà la prima scultura su suolo pubblico della città dedicata a una storica figura femminile (Affaritaliani.it, 16 luglio 2021).

In questa ubriacatura gender-correct (a proposito, «uomo» e «donna» improvvisamente non sono più due stereotipi da superare?), la notizia è data come certa, sicura, non ammette repliche: lo dicono e scrivono i «professionisti dell’informazione», gli «editori seri e veri»!
A noi, però, è sorto un dubbio e – approfondendo senza grande fatica di ricerca – abbiamo scoperto che sul suolo milanese già esiste una statua dedicata ad una donna (anzi quattro statue): realizzata dallo scultore Giuseppe Perego, è stata posata nel 1774 (che la notizia non sia ancora giunta nelle redazioni dei «professionisti dell’informazione»?) a 108,50 metri dal suolo, è alta 4,16 metri ed è rivestita da 33 lastre di rame con 6750 fogli d’oro zecchino (non dovrebbe passare inosservata, tanto è vero che, durante la Seconda Guerra mondiale, i Milanesi la ricoprirono di teli, per celarla ed impedire che diventasse un riferimento di navigazione per i bombardieri alleati… ma questi erano Americani, non gli «editori seri e veri»!).
E, se non bastasse, da quasi novant’anni la statua di questa donna è protagonista di una canzone milanese celebre in tutto il mondo (tranne che nelle redazioni dei «professionisti dell’informazione»):

O mia bella Madonnina, che te brillet de lontan
tutta d’ora e piscinina, ti te dòminet Milan
sòtt a ti se viv la vitta, se sta mai coi man in man
canten tucc “lontan de Napoli se moeur”
ma poeu vegnen chi a Milan.

Suvvia! Quella dedicata all’astrofisica non è dunque la prima statua di una donna su suolo milanese, ma è la seconda: un peccatuccio veniale dei «professionisti dell’informazione»! Be’, la storia racconta altro: la tradizione dei Milanesi vuole che nessun edificio della città possa superare in altezza, per rispetto, la loro Madonnina, così, quando negli anni Sessanta fu inaugurato il famoso Grattacielo Pirelli (già sede delle Regione Lombardia, quindi un luogo pubblico sotto tutti i punti di vista), una copia della statua fu posta sulla sua cima (e siamo a due), poi nel 2010 la stessa operazione fu compiuta sulla sommità del Palazzo Lombardia (nuova sede della Regione) (e siamo a tre) ed infine nel 2015 sulla Torre Isozaki nel moderno complesso di CityLife (e siamo a quattro).
Non sappiamo se questi autoproclamatisi «professionisti dell’informazione» ed i loro «editori seri e veri» faranno qualche autocritica (sempre con il metodo del copia/incolla): noi ci immaginiamo la Madonnina lassù, che brilla e continua a proteggere i Milanesi, incurante di queste diatribe primaziali tutte umane: lei alle stelle e ben oltre è già arrivata, la dott. Hack – per tutta la sua vita – si è limitata ad osservarle.

L.V.

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