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lunedì 4 gennaio 2021

Orrori architettonici… e dove trovarli #17 a Zakrit (Libano)

Chiesa di San Charbel dell’arch. Walid Ghantous (anno 2018).

Lorenzo

Descrizione del progetto: «Situata in un sito ricco di storia, la sfida consisteva nell’implementare una nuova chiesa più grande senza oscurare la cappella più piccola del XVIII secolo con la sua struttura a volta in pietra calcarea.
Riconoscendo il valore storico e la preminenza di quella vicina, la nuova chiesa adotta umilmente un profilo basso all’ingresso che si alza man mano che raggiunge la parete dell’altare. Costituisce contemporaneamente un fondale e un anfiteatro esterno che evidenzia e integra l’antico edificio all’interno dei rituali delle cerimonie sacre.
Con la sua altezza interna che va da 3 metri a 10 metri, la chiesa consente un’esperienza spaziale trascendentale che è ulteriormente valorizzata da un grande lucernario situato all’apice dove una luce del tramonto di varia intensità bagna la parete di fondo sopra l’altare e crea l’atmosfera della chiesa.
Una croce è scolpita in questo grande muro come un’impronta negativa che apre la chiesa alla luce del sole nascente a est.
Il tetto della chiesa, un anfiteatro all’aperto che scende a cascata verso l’edificio storico, è sospeso tra due scheletri monolitici di cemento a vista, punteggiati da due grandi ulivi, pronti per essere ricoperti da strati di verdi rampicanti.
Innalzandosi autonomamente al centro della corte, un campanile in acciaio si mostra tra la struttura in cemento e la cappella in calcare con una campana inserita al centro della croce.
Protagonista, sopra ogni altra cosa, resta la vecchia cappella che definisce la nuova chiesa.» (trad. it.)

Foto esterni:





Foto interni:






1 commento:

  1. Beh, certo...chi non vorrebbe pregare (?) di fronte ad un'opprimente e spoglia parete megalitica fatta da lastre prefabbricate di cemento?
    Sembra che il nuovo corso di cose per questi "luoghi sacri" sia l'inevitabile vuotezza, lo squallore di superfici grigie o bianche dove non ci sia niente su cui si possa fermare lo sguardo, le forme sempre più ardite non riconducibili a nulla che non sia il parto momentaneo del tal o tal altro architetto. Sembrano più che altro luoghi di tortura psicologica, asettici ed estranianti, che niente hanno a che vedere con alcun luogo sacro (diciamo pure di nessuna religione) in alcuna epoca storica. Non sono affatto luoghi accoglienti, né, tanto meno, offrono il ristoro di una simbologia chiara e condivisa da tutti per secoli che faccia sentire a suo agio e come a casa il fedele. E non sto parlando di questo progetto in particolare, ma dell'andazzo generale.

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