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lunedì 6 aprile 2020

Coronavirus. Padre Spadaro e il ritorno della devozione liturgica "come insegna la tradizione"

La puntata del 2 aprile scorso la trasmissione televisiva Rete di speranza, che va in onda alle ore 19:30 sulla rete televisiva Tv2000, è stata   "dedicata al rapporto tra liturgia e digitale. Come si coniuga la Messa online?"  ed ha avuto come ospite il celebre teologo Padre Antonio Spadaro S.I. , Direttore della prestigiosa La Civiltà Cattolica.
Abbiamo trascritto una  parte della sua interessante intervista.

"Al minuto 7:39 ( v.video) il conduttore televisivo si rivolge al teologo.
Domanda: Padre Antonio qual è il valore di una messa in qualche modo senza il popolo con il popolo che rischia un po’ come essere solo spettatore come suggerirebbe questa immagine (un fotomontaggio dell’ultima cena di Leonardo con Gesù da solo con gli apostoli “videocollegati” n.d.R. ) 
Padre Antonio Spadaro: La Messa è la Messa ed ha il suo valore , evidentemente il suo valore proprio: su questo non c’ alcun dubbio. 
Per quanto riguarda la partecipazione dei fedeli a me piace definire come la “partecipazione di devozione” che è una forma di partecipazione. 
Allora è vero che c’è, come dire, una logica di apparizione cioè la messa “appare” sullo schermo, quindi è chiaro che la Liturgia non ha quella tridimensionalità: non ha la carne, non ha la materia di fatto, ecco, del pane e del vino dell’Eucaristia questo è fondamentale... però chiaramente ci si può unire come ci dice la tradizione della chiesa ad una preghiera ma anche ad una preghiera liturgica con un sentimento di devozione che crea una partecipazione che è assolutamente reale. 
In fondo il grande problema anche teorico se vogliamo di questo momento della grande partecipazione via rete è la presenza: che significa presenti ad un avvenimento, ad una liturgia, ad un incontro che significa essere presenti scopriamo che nella rete è possibile una forma di presenza che non è una presenza in carne ed ossa, diciamo così, ma è presenza. Quindi se io prego insieme ad altre persone che stanno pregando in quello stesso momento con me è questo straordinario… presenza di devozione e dobbiamo riscoprire tutto questo anche la comunione spirituale...." 
***

Bentornata l'espressione lessicale "devozione" , da non confondere con devozionismo e devozionalismo, cacciata via con ignominia dalla liturgia e dalle preghiere comunitarie ( un tempo dette appunto "devozionali" che erano l'ossatura della chiesa orante e la congiunzione catechismo-fede vissuta quotidianamente ). 
Fra le "accuse" infamanti che determinarono l'allontamento  della devozione c'era quella di  avere provocato il mutismo dei fedeli nelle azioni liturgiche.
Non appena fu resa obbligatoria la "nuova messa" ci fu a Roma un parroco che si "distinse" nella lotta contro la devozione : rimase impreso il suo gesto di  strappare dalle mani dei fedeli le corone del santo rosario  "questo non conta più nulla! Dovete rispondere alla messa!"
Nel nome del "ripetiamo insieme"... inevitabilmente si arrivò alla sterilità cultuale di stampo razionalista:"questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me".
La pandemia sta ora provocando  uno shock talmente grande da consigliare la ripresa della sana devozione che per secoli ha caratterizzato la lex orandi del popolo cattolico.
AC

Il video

7 commenti:

  1. Le recenti reazioni apparentemente pro traditione del padre Spadaro, di Andrea Riccardi, del p.Enzo Bianchi ecc ecc mettono in luce la diversa impostazione in tempo di corona virus in quota Basssetti & compagni. Rimane ambiguamente distante fra i due il card.Zuppi.
    Una cosa è certa: tutti i detentori del potere chiesastico hanno paura dellla sollevazione dei preti e dei laici che ricordano la cattiva collocazione in Vaticano delle pachamame delle statue di Lutero e degli insulti alla Madonna e a Gesù...

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  2. "Il modernismo genera confusione e smarrimento, proprio perché eresia stessa" (cit. San Pio X)

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  3. Di Spadaro & Company non c'è da fidarsi nella maniera più totale. Questa gente approfitta della situazione di pericolo per deporre (momentaneamente) la pelle (e la carne) da lupo.

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  4. "... Come dice la tradizione..."
    Quando l'aereo precipita non esistono atei...

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  5. Vorrei fare una domanda: se tra i lettori di questo diario in Rete ce n’è qualcuno che sa di teologia, gli sarei molto grato se mi volesse rispondere, anche brevemente.
    La mia domanda non riguarda tanto la messa quanto quel particolare, e efficacissimo, sacramentale ch’è la benedizione.
    Se io, per esempio, seguo – nel Tubo, poniamo – la messa, o la benedizione eucaristica, IN DIRETTA, io ricevo la benedizione del sacerdote, conseguendone l’efficacia (nella misura delle disposizioni che ho), essendo unito al sacro rito nel momento in cui il sacerdote pronunzia la formula. Questo mi parrebbe chiaro. Il sacerdote, o in ogni modo la Chiesa, avrà, suppongo, l’intenzione almeno implicita di benedire tutti quelli che IN QUALUNQUE MODO s’uniscano al sacrificio o al rito o alla preghiera; e chi segue la messa o il rito o la preghiera mentre si fanno, anche a distanza, senza dubbio s’unisce e partecipa a essi.
    Bene. Ma che si deve dire di chi senta una messa o un rito o una preghiera DOPO che si son fatti? Riceve, in particolare, la benedizione?
    Fo un esempio. A volte recito il santo rosario colla Santità emerita di Benedetto decimosesto, ascoltando certi video nel Tubo; alla fine, il papa imparte la benedizione, e io mi segno: ricevo, in qualche modo, il sacramentale? La registrazione è stata fatta diversi anni fa.
    Che ne pensate?
    Io sarei piuttosto incline a risponder di no. Ma non ne sono sicuro.
    Infatti, la benedizione è, se non isbaglio, essenzialmente una preghiera; non una preghiera qualunque però, ma una preghiera efficacissima, per essere una preghiera della Chiesa. I sacramentali, è noto, agiscono non certo “ex opere operato”, come i sacramenti, ma d’altra parte nemmeno solo “ex opere operantis”, come le preghiere private dei fedeli: agiscono “ex opere operantis Ecclesiae”. Mi pare dunque che ricevano la benedizione tutti quelli che, con quel rito, il sacerdote che benedice, o piuttosto la Chiesa autrice del rito stesso, intende che la ricevano: tutti quelli insomma per cui la Chiesa intende pregare, implorando la benedizione di Dio. Queste persone, incluse nel “vos” della formula (“Bene dicat vos omnipotens Deus...”), sono, certo, anzitutto e soprattutto, quelli che son presenti, anche in ispirito, “hic et nunc”; ma posson forse essere, e perché no?, anche quelli che s’uniranno al rito o alla preghiera in futuro. Si può supporre, mi pare, che l’intenzione della Chiesa sia la più larga possibile. Né vedo limitazioni evidenti nel diritto divino.
    Penso a certe formule di cancelleria, come “Omnibus haec visuris, salutem et benedictionem”: nella loro stessa forma (“visuris”), esse si riferiscono al futuro. Sicché, si può forse pensare che, anche chi oggi lègge quelle parole, sia benedetto dal papa che le firmò, secoli fa. Sbaglio?
    Io posso certo pregare (e lo fo), oltreché pei vivi e i morti, anche pei futuri, cioè per gli uomini che nasceranno domani, o tra mille anni, sino alla fine del mondo. Similmente, il papa o un prete può, sempre salvo errore, benedire chi nascerà domani o tra mille anni; o, appunto, chi avrà l’intenzione di ricever la benedizione, domani o tra mille anni o quandochessia.
    È certo che per la benedizione, diversamente dai sacramenti, non si richiede punto la presenza fisica della persona che la riceve: lo dimostra l’uso generale di benedire a distanza, per esempio per lettera. Si richiede però in qualche modo una contemporaneità? E, se si risponde di sì, in che senso si deve intendere questa contemporaneità?
    La questione mi sembra interessante, e anche pratica. Fra l’altro, può contribuire a gettare un po’ di luce anche sulla liturgia in differita: anche la liturgia infatti (quando non si tratti di sacramenti in senso stretto) agisce “ex opere operantis Ecclesiae”.
    Scusate la lungagnata.
    C’è qualche teologo (o liturgista) tra chi mi lègge? Grazie di cuore.
    Che Dio ci benedica tutti sempre, noi e la nostra amata Italia. Preghiamo l’un per l’altro.
    Masone

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    Risposte
    1. "Ricordiamo che il 1° precetto della Chiesa, che obbliga di assistere alla Santa Messa la domenica e le feste di Precetto, richiede una presenza fisica. Chi guarda la Messa in televisione o su internet non adempie in sé a questo precetto.
      Ma chi non può assistere alla Santa Messa per una ragione grave può recitare la corona del S. Rosario, leggere i testi della Messa o anche unirsi in preghiera ad una S. Messa che si guarda su internet. L'essenziale è dedicare un tempo della domenica o della festa al Signore."

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    2. Interessantissimo quesito Wiseman6 aprile 2020 16:09, secondo alcuni uomini di chiesa l'effetto della benedizione tramite l'apparecchio televisivo o radiofonico in diretta è valida e così la raggiungimento delle Indulgenze papali.
      Grazie per la domanda!

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