Post in evidenza

mercoledì 12 febbraio 2020

NEWS: Esortazione Apostolica post-sinodale “Querida Amazonia” . No ai ai viri probati. IN AGGIORNAMENTO



Da una prima veloce lettura della Esortazione Apostolica sul Sinodo sull' Amazzonia "Querida Amazzonia" ci pare che non ci siano aperture all'ordinazione di viri probati. Il testo ne tratta nei numeri 85-95.
Il testo originale è  in spagnolo.

"3. Nello stesso  tempo voglio presentare  ufficialmente quel Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me  e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con  29 passione. Ho  preferito non citare tale Documento in  questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.” 

(Un possibile cavallo di Troia, una back door, per riaprire il tema al celibato potrebbe essere letto nel n.3. Anche il relazione alla Costituzione Apostolica sul Sinodo Episcopalis communio)

“L’inculturazione della ministerialità 85. L’inculturazione deve anche svilupparsi e  riflettersi in un modo  incarnato di attuare l’organizzazione ecclesiale e la ministerialità. Se si
incultura la spiritualità, se si incultura la santità, se si incultura il Vangelo stesso, come  fare a  meno di pensare a una inculturazione del modo in cui si strutturano e si vivono i ministeri ecclesiali? La pastorale della Chiesa ha in Amazzonia una presenza precaria, dovuta in parte  all’immensa estensione  territoriale con molti luoghi di difficile accesso,  alla grande diversità culturale,  ai gravi problemi  sociali, come  pure alla scelta di alcuni popoli di isolarsi. Questo non può lasciarci indifferenti ed esige dalla  Chiesa una risposta specifica e coraggiosa. 86. Occorre far sì che la ministerialità si configuri in modo tale da essere al servizio di una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia, anche nelle comunità più remote e nascoste. Ad Aparecida si invitò ad ascoltare il lamento di tante comunità dell’Amazzonia «private dell’Eucaristia domenicale per lunghi periodi  di tempo».[124]  Ma nello stesso tempo c’è bisogno di ministri che possano comprendere dall’interno  la sensibilità e le culture  amazzoniche. 87. Il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra. Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote,  ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita  lui solo a presiedere l’Eucaristia.[125]  Questa è la sua funzione specifica,  principale e non delegabile. Alcuni pensano che ciò che distingue il sacerdote è il potere, il fatto di essere la massima  autorità  della comunità. Ma San Giovanni Paolo II ha spiegato che, sebbene il sacerdozio sia considerato “gerarchico”, questa funzione non equivale a stare al di sopra degli altri, ma  «è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo».[126]  Quando si afferma che il sacerdote è segno di “Cristo capo”, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa «perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa».[127] 88. Il sacerdote è segno di questo Capo che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia,  fonte e culmine di tutta la vita cristiana.[128]  Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale. Per questo lui solo può dire: «Questo è il  mio  corpo». Ci sono altre parole che solo lui può pronunciare: «Io  ti assolvo dai tuoi peccati». Perché il perdono sacramentale è al servizio di una degna celebrazione eucaristica. In questi due Sacramenti c’è il cuore della sua identità esclusiva.[129] 89. Nelle circostanze specifiche dell’Amazzonia,  specialmente nelle sue foreste e luoghi più remoti, occorre trovare un  modo per assicurare il  ministero sacerdotale. I  laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni  Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà  popolare e sviluppare i molteplici doni che  lo Spirito riversa su di loro. Ma hanno bisogno della celebrazione dell’Eucaristia, perché essa «fa la Chiesa»[130], e arriviamo a dire che «non è possibile che si formi una comunità  cristiana se non assumendo come  radice e come cardine  la celebrazione della sacra Eucaristia».[131]  Se crediamo veramente che è così, è urgente fare in modo che i popoli amazzonici non siano privati del Cibo  di nuova vita e del Sacramento del perdono.”

“90. Questa pressante necessità mi  porta ad esortare tutti i Vescovi,  in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma  anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia.[132]  Nello stesso tempo, è opportuno rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia 4 7 della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri,  in modo che acquisiscano gli atteggiamenti e le  capacità necessari per  dialogare con le culture amazzoniche. Questa formazione dev’essere eminentemente pastorale  e favorire la crescita della misericordia sacerdotale.[133] Comunità piene di vita 91. L’Eucaristia, al tempo stesso, è il grande Sacramento  che significa e realizza l’unità  della Chiesa,[134]  e si celebra «perché da estranei, dispersi e  indifferenti gli uni agli altri, noi diventiamo uniti, eguali ed amici».[135]  Chi presiede l’Eucaristia deve curare la comunione, che non è un’unità impoverita, ma  che accoglie la molteplice ricchezza dei doni e dei carismi  che lo Spirito riversa nella Comunità. 92. Pertanto, l’Eucaristia, come  fonte e culmine,  richiede  che si sviluppi questa multiforme ricchezza. C’è necessità di sacerdoti,  ma  ciò non esclude che ordinariamente i diaconi  permanenti – che dovrebbero essere molti di più in Amazzonia –, le religiose e i laici stessi  assumano responsabilità importanti per la crescita delle comunità e  che maturino nell’esercizio di tali funzioni grazie ad un adeguato accompagnamento. 93. Dunque, non si tratta solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati che possano celebrare l’Eucaristia. Questo  sarebbe un obiettivo molto limitato  se non cercassimo anche di suscitare una nuova vita nelle comunità. Abbiamo bisogno di promuovere l’incontro con la Parola e la maturazione nella santità attraverso vari  servizi laicali, che presuppongono un processo di maturazione – biblica, dottrinale, spirituale e pratica – e vari percorsi di formazione permanente. 94. Una Chiesa con volti amazzonici richiede la presenza stabile di responsabili laici maturi e dotati di autorità,[136]  che conoscano le lingue, le culture, l’esperienza spirituale e  il modo di vivere in comunità dei diversi luoghi, mentre lasciano spazio alla molteplicità di doni  che lo Spirito Santo semina in tutti. Infatti, lì dove c’è una necessità particolare, lo Spirito ha già effuso carismi  che permettano di rispondervi. Ciò richiede nella Chiesa  una capacità di aprire  strade all’audacia dello Spirito, di avere fiducia e concretamente di permettere lo  sviluppo di una cultura  ecclesiale propria, marcatamente laicale. Le sfide dell’Amazzonia esigono dalla Chiesa uno sforzo speciale per realizzare una presenza capillare che è possibile solo attraverso un incisivo protagonismo dei laici. 95. Molte persone consacrate hanno speso le loro  energie e buona parte della loro vita per il Regno di Dio in Amazzonia. La vita consacrata, capace di dialogo, di sintesi,  di incarnazione e di profezia, occupa un posto speciale in questa configurazione plurale e armonica della Chiesa amazzonica. Le manca, però, un nuovo sforzo di inculturazione, che metta in gioco la creatività, l’audacia missionaria, la sensibilità e la  forza peculiare della vita comunitaria.“

“100. Questo ci invita ad allargare la visione per  evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a  strutture  funzionali. Tale  riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno  status  e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione  limiterebbe le prospettive, ci  orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto  esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo.”

Diaconesse? "103. In una Chiesa sinodale le  donne, che di fatto svolgono un ruolo centrale nelle comunità amazzoniche, dovrebbero poter accedere a funzioni  e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l’Ordine sacro e permettano di esprimere meglio  il posto loro proprio. È bene ricordare che tali servizi comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del Vescovo. Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità,  ma  senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile."

Vi teniamo aggiornati!




6 commenti:

  1. Cosa vuol dire, al numero 89, "i laici potranno celebrare alcuni sacramenti"?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. significa che potranno celebrare la Messa, dopo avere ricevuto l'ordinazione sacerdotale ����������

      Elimina
    2. Già battezzano e danno l'eucarestia, una Chiesa è stata "donata" a una famiglia che fanno tutto loro, a celebrare "cerimonie simili a messe" (invalide) manca ormai poco...

      Elimina
  2. Da quel che ho letto sui vari giornali, tutte buone notizie, al momento "modernisti" a bocca asciutta.

    RispondiElimina
  3. Linguaggio vago e non chiaro che procede su una strada che permette facilmente di imboccare scorciatoie e che cerca di nascondere le 'aperture', che hanno suscitato tante critiche, perché mettono in discussione il sacerdozio ministeriale già minato alla riforma liturgica. Fate il confronto con la chiarezza dottrinale del discorso di papa Benedetto tenuto ai sacerdoti e seminaristi il 2 giugno 2012 nel duomo di Milano, riportato nell'Oss.Rom. del giorno 3, in un articolo dal titolo:" L'anima e la ragione del ministero del sacerdote". Prego MIL di riportarne almeno i passi salienti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo delle 13:42, io la penso come te, ma considera il contesto in cui siamo, quello che temevamo era molto peggio. Dobbiamo essere pragmatici e procedere per piccoli passi, evitando dapprima gli eventi più catastrofici e poi, gradualmente, direzionarci verso la perfezione (che comunque non sarà mai di questo mondo). In ogni caso aspettiamo l'ufficialità delle decisioni. Un saluto.

      Elimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.