venerdì 15 novembre 2019

William Barr, Procuratore Generale USA: «Chi sfida il secolarismo va al rogo, ma la crisi è spirituale»

I rischi del secolarismo militante in Occidente nell'analisi di William Barr, pubblicata da Il Timone.
Luigi

16-10-19
William Pelham Barr, che dal 14 febbraio scorso ricopre il ruolo di Procuratore generale degli Stati Uniti, in questi ultimi giorni ha fatto parlare di sé per via delle opinioni espresse presso l’ateneo cattolico Notre Dame Law School.
Nel primo discorso pronunciato davanti agli studenti di giurisprudenza, tenutosi venerdì 11, Barr ha portato avanti due tesi, secondo quanto riporta il Wall Street Journal: innanzitutto, il fatto che «il declino dell’influenza della religione nella vita americana ha lasciato molti dei suoi cittadini vulnerabili a quello che Tocqueville chiamava il “leggero dispotismo” della dipendenza del governo». In secondo luogo, la constatazione che «i secolaristi di oggi non sono decisamente della varietà “live-and-let-live”». Questo perché, ha affermato il Procuratore, «il progetto secolare è diventato esso stesso una religione, perseguito con fervore religioso»: tanto che coloro che osano sfidare questa nuova forma di fede «rischiano un rogo figurativo: ostracismo sociale, educativo e professionale ed esclusione intrapresi attraverso azioni legali e selvagge campagne sui social media».

In tutto questo, riporta la CNA, secondo Barr l’ambito in cui la libertà religiosa è più minacciata è quello dell’istruzione, ossia laddove gli studenti dovrebbero imparare ad «amare la verità»: invece, la realtà è che in molte scuole oramai vengono insegnate cose «incompatibili con i principi giudaico-cristiani», andando nel contempo anche a minare quello che è il primato educativo dei genitori sui propri figli e il loro diritto/dovere di istruirli nella fede. Barr ha quindi incoraggiato i cattolici a «fare tutto il possibile per promuovere e sostenere l’autentica educazione cattolica a tutti i livelli», assicurando – per quanto è in suo potere – l’impegno a far sì che «la più cara di tutte le libertà americane», la libertà religiosa, trovi piena attuazione. E questo anche alla luce del fatto che la storia degli Stati Uniti, così come rimanda la sua Costituzione, trova il proprio fondamento sui valori religiosi e sull’adesione alla legge naturale.

Queste affermazioni, di per sé già “forti” visto il contesto socio-culturale attuale, hanno avuto un ulteriore sviluppo e approfondimento allorquando Barr è arrivato ad affermare che tanti mali tipicamente odierni – come la tossicodipendenza, il disgregarsi delle famiglie… – trovano spiegazione nel fatto che siamo di fronte a una crisi spirituale mai conosciuta fino ad ora. Una crisi spirituale che si volge contro l’uomo stesso e alla quale il braccio del secolarismo, ossia lo Stato, sa fornire solamente delle risposte circostanziate, volte a porre un argine al degrado, ma che alla prova dei fatti non fanno altro che sottoscrivere e incentivare il perpetrarsi della crisi, con importanti conseguenze umane e sociali: per fare un esempio, la risposta fornita dallo Stato alla liberazione sessuale non è tanto una chiamata alla responsabilità sessuale, quanto la concessione del “diritto all’aborto”. Si tratta dunque di un castello di carta destinato, prima o poi, ad accartocciarsi su se stesso.

Un dato, in conclusione, appare interessante sottolineare del discorso di Barr: la pioggia di critiche che ha raccolto, a significare – come sottolinea lo stesso WSJ – «l’assolutismo degli oppositori secolaristi determinati a emarginare e distruggere chiunque osa dissentire dalla propria ortodossia senza compromessi». Eppure basterebbe uno sguardo onesto sulla realtà per rendersi conto di come, ha chiosato lo stesso Procuratore americano, «la campagna per distruggere il tradizionale ordine morale […] abbia portato con sé immense sofferenze e miserie».

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