lunedì 25 febbraio 2019

Summit sugli abusi: si parla del nulla? E' solo una questione di procedure o invece una crisi della fede?


"Quindi veramente si può dire che questi giorni abbiano vendicato l’ex Nunzio [Viganò] delle sofferenze patite. Anche se alcune contraddizioni sfiorano il paradosso. Gli abusi nella Chiesa hanno come vittime almeno nell’80 per cento dei casi giovani maschi dai quattordici ai diciotto anni, quindi post-puberi, molestati da altri maschi. Ma la parola “omosessualità” non è mai stata pronunciata. Ci vuole del genio – o dell’improntitudine straordinaria - per convocare un Congresso mondiale sul Caffè senza mai nominare la Caffeina… Giù il cappello davanti a tanti Maestri"

Dai discorsi che vedrete a seguire è sembrato un mix tra un convegno giuridico, delle belle statistiche sugli abusi degli insegnanti di ginnastica e dei genitori, e non un drammatico incontro sugli abusi a minorenni e maggiorenni deboli da parte di preti, vescovi e cardinali. E dove i due temi principali del gravissimo problema, omosessualità e perdita di fede, non sono stati praticamente  trattati.
Per chiarire ai nostri lettori lo status questionis (QUI altri post di MiL sul Summit) alleghiamo:
  1. un importante editoriale di Riccardo Cascioli (anche QUI). 
  2. Una riflessione di Magister (anche QUI).
  3. Un'interessante articolo della Bussola sul fatto che Viganò, sempre di più, è il vero protagonista su tutto quello che sta saltando fuori (anche QUI).
  4. Un altro articolo della Bussola di analisi generale del Summit (anche QUI).
  5. Il discorso finale del Papa sul tema (anche QUI). Giudicherà il lettore se gli articoli sopra hanno analizzato adeguatamente Discorso e atteggiamenti del S. Padre e del Summit stesso.
Luigi


1. Vertice abusi, perché non può avere soddisfatto le vittime

25-02-2019
Ascoltare le vittime, ha tante volte ripetuto papa Francesco, non solo in questi giorni. E il Vertice vaticano sulla protezione dei minori, chiuso ieri, è iniziato proprio con la testimonianza di alcune vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Ascoltare le vittime: giusto, perché quando si parla di abusi sessuali – soprattutto su minori, ma anche su adulti - troppo spesso se ne parla in modo astratto, come di un problema sì, ma che in fondo non c
i tocca da vicino e soprattutto è una grana da risolvere. Dopo questi giorni, avendo ascoltato diverse testimonianze, è auspicabile che i presidenti delle Conferenze episcopali tornino nei loro paesi con una consapevolezza diversa sia delle conseguenze degli abusi sia della gravità degli atti commessi da sacerdoti e vescovi. E da qui almeno potrebbe nascere qualcosa di buono se questa maggiore consapevolezza si tradurrà in azioni concrete.

Ma detto questo, e mettendoci dalla parte delle vittime, potremmo essere soddisfatti da quanto è stato detto e fatto in questi giorni di incontri? Ne dubitiamo fortemente. Abbiamo sentito tante parole, soprattutto tante parole d’ordine: clericalismo, sinodalità, collegialità, trasparenza. Abbiamo già argomentato sulla erroneità o parzialità di questi concetti. Ma soprattutto l’impressione forte è che siano state parole che più che rivelare e spiegare siano servite a nascondere, a gettare fumo, a dare l’idea di un cambiamento radicale mentre invece si fa resistenza a quel cambiamento avviato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Una sorta di gioco di prestigio, insomma, dare l’impressione che accada qualcosa mentre in realtà sta succedendo tutt’altro.

Si parla di azioni concrete, di trasparenza: ma la prima cosa che ci si aspetterebbe allora è fare chiarezza sulla vicenda dell’ex cardinale Theodore McCarrick, il cui caso è anche all’origine di questo summit. Invece si sta facendo di tutto per evitare che si faccia luce su quella rete di complicità che ne ha permesso la lunga attività di abusi e nello stesso tempo una grande carriera ecclesiastica. Non solo, i vescovi e cardinali che sono tali grazie all’amicizia con McCarrick vengono addirittura promossi. Cosa dovrebbero pensare le vittime di McCarrick – che sono tante – vedendo che il cardinale Cupich organizza il vertice sugli abusi sessuali; che il cardinale Wuerl viene omaggiato di un messaggio dal Papa che ne esalta le qualità personali e quasi lo descrive come un martire; che il cardinale Farrell – che con McCarrick ha convissuto diversi anni – è stato appena nominato Camerlengo di Santa Romana Chiesa? E che cosa dovrebbero dedurre dal fatto che alla Conferenza episcopale americana non è dato di svolgere un’indagine approfondita su tutta la vicenda, compreso l’accertamento delle complicità nella Curia Romana?

Si parla di clericalismo, di abuso di potere, come origine del problema. Ma è puro buon senso constatare che l’abuso di potere è una conseguenza di un disordine precedente, e si può esprimere in diversi modi. Anche il mobbing è abuso di potere, anche il “nonnismo” lo è, e anche l’uso della violenza sulle persone più deboli. Se si esprime con la violenza sessuale è la causa di questa che va ricercata; e se l’80% degli abusi sono atti omosessuali non si può eludere il problema affermando – come ha fatto monsignor Scicluna, uno dei protagonisti del summit – che l’orientamento sessuale non predispone al peccato. Nessuno vuole affermare che le persone con tendenze omosessuali siano tutte potenziali abusatori, ma allo stesso tempo se la stragrande maggioranza delle violenze sono commesse da persone che hanno queste tendenze un motivo ci sarà. Nasconderlo, fare finta di niente non è di grande consolazione per le vittime di questi predatori.

Nella lettera aperta pubblicata alla vigilia del summit, i cardinali Raymond Burke e Walter Brandmüller spiegavano che gli abusi sui minori e «l’agenda omosessuale» sono parte di «una crisi ben più vasta»: «Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione». In altre parole la grave colpa dei preti sta «nell’essersi allontanati dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa». In qualche modo le relazioni e gli interventi di questi giorni hanno confermato questo giudizio. Si è parlato dell’argomento senza mai fare riferimento al Vangelo o al sesto comandamento, nessun riferimento a Padri e Dottori della Chiesa, neanche si è guardato a modelli di santi della castità.
Possono delle vittime sentirsi rassicurate dal fatto che dei pastori che dovrebbero indicare la strada del Paradiso, affrontano questi problemi come farebbe un amministratore delegato di un’azienda?

E poi la sinodalità, le giuste procedure per far sì che le denunce delle vittime vengano rapidamente accertate. Ma di questo si è parlato come se finora non ci fosse stato nulla. Non è vero, le procedure già ci sono. Certo, possono essere migliorate, possono essere rese più rigide, ma i casi più clamorosi sono quelli dove le procedure sono state seguite e poi, arrivate a un certo punto, si sono interrotte perché certi “amici” hanno fatto in modo di far sparire i dossier: non solo il caso McCarrick, ma anche padre Marcel Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, il cardinale britannico Cormac Murphy O’Connor. E il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, un caso di estrema attualità: sono emerse in questi giorni le prove che ci dicono che la Santa Sede ha mentito non più di un mese e mezzo fa. E come si fa a dare credito a chi da una parte parla di trasparenza e dall’altra cerca di coprirsi?

Non solo, ma in Vaticano c’è già un ufficio che lavora per esaminare tutte le denunce che arrivano a Roma: è una sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede, che aveva 10 funzionari; sarebbero dovuti aumentare di almeno tre unità per fare fronte in modo scrupoloso a tutti i casi da affrontare; c’era la promessa, ma invece nel 2017 ne sono stati mandati via tre, senza fornire spiegazioni, e quella sezione si trova tuttora con una diminuzione di personale.
Poi non si può biasimare le vittime se perdono la fiducia nella volontà di mettere a posto le cose.

Invece di creare nuove commissioni, che sono soltanto fumo negli occhi e poi sono causa di ulteriori discussioni e spaccature, basterebbe rafforzare le strutture che già esistono per accelerare i processi e accertare con scrupolo i fatti contestati a preti e vescovi.


2. Abusi sessuali per troppo potere, dice Francesco. Che intanto però perde potere e “accountability”


Dopo che il summit del 21-24 febbraio tra papa Francesco e i capofila dei vescovi di tutto il mondo sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali era da poco terminato, il moderatore dell’incontro, padre Federico Lombardi, ha informato che “seguiranno presto iniziative concrete”.

In particolare le seguenti quattro:

1. “Un nuovo Motu Proprio del papa ‘sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili’, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano. Esso accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e delle Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento”.

2. “La pubblicazione da parte della congregazione per la dottrina della fede di un ‘Vademecum’ che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti”.

3. “Inoltre, nello spirito della comunione della Chiesa universale, il papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di ‘task force’ di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”.

4. “Lunedì 25 febbraio il comitato organizzatore si incontrerà con i responsabili della curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.

Fin qui padre Lombardi. Ma naturalmente, per una valutazione complessiva del summit, va tenuto presente il discorso che papa Francesco ha tenuto al termine dei lavori.

È un discorso insolito per la nutrita dose di dati statistici che ne occupano la prima parte e le note, finalizzati a evidenziare le dimensioni universali degli abusi sessuali sui minori, in tutte le loro forme e in tutti i loro contesti.

Ciò che accade nella Chiesa cattolica – sottolinea il papa – è parte di questo fenomeno di dimensione estesissima e multiforme, con una sua gravità specifica proprio perché compiuto da ministri consacrati per fare l’opposto di ciò che invece fanno.

Ma andando alla radice del fenomeno, di nuovo Francesco generalizza a suo modo. Gli abusi sessuali sui minori, sia dentro che fuori la Chiesa, dice, “sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere”. E ciò vale “anche nelle altre forme di abusi di cui sono vittime quasi ottantacinque milioni di bambini, dimenticati da tutti: i bambini-soldato, i minori prostituiti, i bambini malnutriti, i bambini rapiti e spesso vittime del mostruoso commercio di organi umani, oppure trasformati in schiavi, i bambini vittime delle guerre, i bambini profughi, i bambini abortiti e così via”.

Abuso di potere che per Francesco – come egli ribadisce anche in questo discorso – è nella Chiesa sinonimo di “clericalismo”.

Sull’andamento del summit Settimo Cielo ha già pubblicato in due precedenti post alcune valutazioni, intuibili già nei titoli:



Il caso del vescovo argentino Gustavo Óscar Zanchetta, molto vicino a Jorge Mario Bergoglio e da lui sempre protetto e infine promosso ad “assessore” dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica nonostante contro di lui pendessero accuse di malefatte sessuali denunciate fin dal 2015 alle autorità ecclesiastiche competenti, in Argentina e a Roma, è stato chiamato in causa da una domanda nella conferenza stampa conclusiva del summit, alla quale è stato risposto che “sono in corso indagini”.

Va comunque notato che il caso Zanchetta, al pari del caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, pesa direttamente sulla persona di papa Francesco, che non ha mai risposto a chi gli imputa d’averli entrambi sostenuti e promossi nonostante fosse a conoscenza dei loro riprovevoli comportamenti.

E questo inevitabilmente inficia la credibilità di Francesco nel contrastare la piaga degli abusi sessuali e nell’esigere dai vescovi quella “accountability” – quella prontezza a rendere conto delle proprie azioni – a cui lui stesso si sottrae.

Negli Stati Uniti si definisce “lame duck”, anatra zoppa, un presidente che pur essendo in carica ha di fatto il suo potere dimezzato.

È questo il rischio che sembra ora incombere su papa Bergoglio.

3. La rivincita di monsignor Viganò

25-02-2019
Pur con tutti i limiti già evidenziati del summit in Vaticano, si deve comunque riconoscere che se si è svolto è grazie al memoriale dello scorso agosto di monsignor Carlo Maria Viganò, che ha costretto il gruppo che gestisce la Chiesa a cercare una risposta mediatica alla sfida lanciata dall'ex nunzio negli Usa.

Nel suo esilio l’arcivescovo Carlo Maria Viganò potrebbe, e dovrebbe, essere soddisfatto. La sua coraggiosa testimonianza dell’agosto scorso – mai smentita da nessuno dei personaggi chiamati in causa, a cominciare dal Pontefice regnante – ha obbligato il vertice della Chiesa a convocare un summit di tutte le conferenze episcopali. Non esaminiamo ora i dettagli di questo appuntamento, anche se qualche noticina ci sarà da fare. Ma non si può non riconoscere che senza il drammatico memoriale delle sue esperienze personali in Segreteria di Stato e come Nunzio negli Stati Uniti per quanto concerne fortuna e coperture di un cardinale abusatore, e legami dello stesso non solo in loco, ma anche a Roma, il gruppo di potere che gestisce la Chiesa non si sarebbe sentito obbligato a trovare una risposta mediatica e di immagine per superare la sostanziale afasia di fronte alla crisi.

Quando più di un anno fa è esplosa la crisi cilena, con lo scandalo e l’imbarazzo delle risposte di papa Bergoglio sull’aereo, in cui criticava le vittime, comunque l’affaire è stato trattato come una questione dell’episcopato locale. E nello stesso modo il silenzio ha quasi subito coperto lo scandalo di Tegucigalpa, dove il vescovo ausiliare Pineda, braccio destro del braccio destro del Pontefice, il cardinale Maradiaga, è stato costretto a dimettersi dalla denuncia pubblica di decine si seminaristi molestati. E anche il Report del Grand Jury della Pennsylvania, con il quadro desolante di scandali e coperture che giungevano a toccare l’arcivescovo di Washington, il cardinale Wuerl, sarebbe stato derubricato a un problema americano. Ma la testimonianza di Viganò ha scombinato tutti gli abituali giochi al ribasso, e ha reso imperativa una risposta. Non quella, auspicabile ma evidentemente impossibile, alle accuse dirette. Ma una risposta abbastanza sontuosa da essere ostentata agli occhi del pubblico come momento corale e teatrale.

L’ironia delle cose è che mons. Viganò, ovviamente assente dal consesso dei vescovi, comparsa silenziose dello spettacolo, è apparso qua e là nel corso delle vetrine stampa della manifestazione. 

Lo è stato quando il card. O’Malley, incredibilmente escluso dall’organizzazione per far posto al manovratore Cupich, è stato ripescato (vergogna? Resipiscenza? Opportunismo?) per una conferenza stampa, dove ha ripetuto il motto di Giovanni Paolo II: «La gente deve sapere che nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per chi potrebbe far del male ai giovani». E ha chiesto che la storia di McCarrick non si concluda con la decapitazione, ma vengano alla luce complicità e amicizie. Esattamente quello che mons. Viganò ha cercato di fare con la sua testimonianza.

Poi, inaspettatamente è stata la volta del cardinale Reinhard Marx, uno degli uomini forti della squadra di Bergoglio, che, indirettamente, ha assolto da una delle colpe che gli vengono attribuite e rinfacciate l’ex Nunzio negli Stati Uniti. Mi riferisco a quando ha chiesto che si lavori per una modifica della “Definizione del fine e dei limiti del segreto pontificio":

«I mutamenti sociali del nostro tempo - ha detto Marx - sono sempre più caratterizzati da modelli di comunicazione in cambiamento. Nell’era dei social media, in cui è possibile per tutti e ognuno di noi stabilire quasi immediatamente un contatto e scambiare informazioni attraverso Facebook, Twitter, e così via, è necessario ridefinire la confidenzialità e il segreto, e distinguerli dalla protezione dei dati. Se non ci riusciremo, sprecheremo l’opportunità di mantenere un livello di autodeterminazione riguardo all’informazione oppure ci esporremo al sospetto di insabbiare». Allora mons. Viganò ha fatto bene? 

E infine c’è stata la relazione di Valentina Alazraki, corrispondente di Televisa (Messico) e vaticanista storica. Parlava del silenzio: «Il rischio è molto alto e il prezzo di questo tipo di condotta è ancora più alto. Il silenzio dà la sensazione che le accuse che possono essere: totalmente false, o nel migliore dei casi mezzo false e mezzo vere, ma se si risponde con il silenzio tutti resteranno con l'idea che queste accuse sono vere. E se non rispondono, pensiamo che abbiano paura di rispondere perché hanno paura di essere smentiti subito dopo».

Certo parlava in generale. Ma c’è un silenzio che pesa sulla Chiesa dal 26 agosto, ed è quello del Pontefice, che non ha mai detto se è vero che mons. Viganò il 23 giugno 2013 gli ha spiegato chi e cosa ha fatto McCarrick, e come Benedetto XVI l’avesse punito. E non ha mai detto perché, se è vero che era stato informato, abbia utilizzato McCarrick, negli Usa e fuori, fino a quando la denuncia di un ex minore ha reso la situazione ingovernabile nel 2018. 

Quindi veramente si può dire che questi giorni abbiano vendicato l’ex Nunzio delle sofferenze patite. Anche se alcune contraddizioni sfiorano il paradosso. Gli abusi nella Chiesa hanno come vittime almeno nell’80 per cento dei casi giovani maschi dai quattordici ai diciotto anni, quindi post-puberi, molestati da altri maschi. Ma la parola “omosessualità” non è mai stata pronunciata. Ci vuole del genio – o dell’improntitudine straordinaria - per convocare un Congresso mondiale sul Caffè senza mai nominare la Caffeina… Giù il cappello davanti a tanti Maestri.


4. «Abusi sui minori sono come i sacrifici umani»
25-02-2019

Gli abusi sui minori sono un problema universale e trasversale paragonabile ai sacrifici umani nei riti pagani. Lo ha detto papa Francesco nella messa che ha chiuso il vertice sugli abusi dei minori, in cui è tornato a parlare di clericalismo. In vista un Motu Proprio sul tema della protezione dei minori.

Con la Santa Messa celebrata ieri nella Sala Regia del Palazzo Apostolico è terminato il Summit sulla protezione dei minori nella Chiesa apertosi in Vaticano lo scorso giovedì. Papa Francesco ha tirato le somme dell'Incontro da lui convocato con un discorso conclusivo che, prima di entrare nello specifico dei "mea culpa" e delle soluzioni avanzate dalla Chiesa, ha voluto analizzare il problema degli abusi sui minori a livello generale.

Bergoglio ha paragonato questa piaga ai sacrifici umani nei riti pagani e ne ha voluto sottolineare l'entità, menzionando alcuni dati statistici diffusi da una serie di organismi nazionali ed internazionali. Il papa ha ricordato come quello degli abusi su minori sia "un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque", sottolineando, però, che la sua universalità "non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa". Quei sacerdoti e religiosi che si macchiano di crimini così tremendi si lasciano "soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia" e diventano "uno strumento di satana".

"Dobbiamo riconoscere - ha proseguito Francesco - che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù". Poi, ancora una volta, il Pontefice è tornato a riproporre la sua lettura sulle cause della piaga più dolorosa che affligge la Chiesa, affermando che gli abusi su minori sono "sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità dell’indifeso abusato che permette la manipolazione della sua coscienza e della sua fragilità psicologica e fisica". Dietro a questi atteggiamenti, che portano alla mente "l'esempio di Erode", "c'è Satana", ha insistito il papa. 

Ma nel discorso conclusivo non c'è stato spazio solo per il riconoscimento delle responsabilità della Chiesa: lo dimostra, ad esempio, il passaggio in cui il Papa ha menzionato "le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che spesso strumentalizzano, per vari interessi, gli stessi drammi vissuti dai piccoli". In questo quadro è da inserire anche il richiamo a "dare direttive uniformi" capaci di evitare quelli che Bergoglio ha chiamato i "due estremi": "un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico", così come "un'autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti".

Direttive che dovranno nascere sia dai lavori del Summit, sia dal lavoro precedente realizzato dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori guidata dal cardinal O'Malley. Tra le linee-guida indicate per questa produzione legislativa in materia di protezione dei minori, Francesco non ha dimenticato di citare anche una maggiore attenzione nella formazione dei candidati al sacerdozio. Su questo punto, però, il papa ha chiesto di adottare "criteri non solo negativi, preoccupati principalmente di escludere le personalità problematiche, ma anche positivi nell’offrire un cammino di formazione equilibrato per i candidati idonei, proteso alla santità e comprensivo della virtù della castità".

Nessun riferimento esplicito, dunque, alla questione dell'ammissione delle persone con tendenze omosessuali al seminario e agli ordini sacri. Un argomento su cui Francesco, in passato, ha espresso la sua opinione in più di un'occasione, dimostrando di condividere il contenuto dell'Istruzione apposita della Congregazione per l'Educazione Cattolica approvata da Benedetto XVI il 31 agosto del 2005. Lo ha fatto anche recentemente nel libro-intervista "La forza della vocazione", affermando: "la Chiesa raccomanda che le persone con questa tendenza radicata non siano accettate nel ministero o nella vita consacrata. Il ministero o la vita consacrata non sono il loro posto". 

Affrontando il capitolo degli abusi su minori in termini generali, il Pontefice ha inserito in questa categoria anche il turismo sessuale e la diffusione della pornografia. "Occorre assolutamente - ha detto il papa - (...) vigilare e lottare affinché lo sviluppo dei piccoli non venga turbato o sconvolto da un loro accesso incontrollato alla pornografia, che lascerà segni negativi profondi nella loro mente e nella loro anima". C'è, poi, il fenomeno della pedopornografia che in diversi episodi ha coinvolto anche membri del clero. Bergoglio ha ricordato come, su decisione di Benedetto XVI nel 2010, il possesso di materiale pedopornografico rientri tra i "delitti più gravi" nell'ambito dell'ordinamento canonico. "Allora - ha spiegato Francesco - si parlava di 'minori di anni 14', ora pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti". 

Nella conclusione del suo discorso, ribadendo uno dei concetti più "in voga" nel corso dei quattro giorni di Summit, il Santo Padre è ritornato a puntare l'indice contro il "clericalismo", presentato ancora una volta come una causa del fenomeno degli abusi su minori: sarà il "Santo Popolo di Dio - ha detto Francesco - a "liberarci dalla piaga del clericalismo, che è il terreno fertile per tutti questi abomini". Aprendo l'incontro, il Papa aveva chiesto "concretezza". 

Ora bisognerà capire quando e come le dichiarazioni d'intento e i buoni propositi che hanno animato questi quattro giorni di lavoro troveranno concreta applicazione nella vita ordinaria delle diocesi di tutto il mondo. Un'esigenza - come ha raccontato monsignor Scicluna, il membro più rilevante del comitato organizzativo, nel briefing di sabato - sentita da molti vescovi che si sono avvicinati a lui, chiedendo in che modo fattivamente si potrà e dovrà intervenire alla luce di quanto si è discusso in questi giorni in Vaticano. E' già stato chiarito che l'impegno della Chiesa sulla protezione dei minori al suo interno non si esaurirà con un evento di così breve durata. E i primi passi in tal senso dovrebbero arrivare, come annunciato dal moderatore padre Lombardi a termine della Messa, dalla pubblicazione di un "Motu Proprio" del Papa proprio sul tema della protezione dei minori e dei soggetti più vulnerabili.


5. Discorso conclusivo del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

nel rendere grazie al Signore che ci ha accompagnato in questi giorni, vorrei ringraziare tutti voi per lo spirito ecclesiale e l’impegno concreto che avete mostrato con tanta generosità.

Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani. Tuttavia, ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali (Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri), non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati[1], in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare.

Di rado, infatti, le vittime si confidano e cercano aiuto[2]. Dietro a questa riluttanza ci può essere la vergogna, la confusione, la paura di vendetta, i sensi di colpa, la sfiducia nelle istituzioni, i condizionamenti culturali e sociali, ma anche la disinformazione sui servizi e sulle strutture che possono aiutare. L’angustia purtroppo porta all’amarezza, addirittura al suicidio, o a volte a vendicarsi facendo la stessa cosa. L’unica cosa certa è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali.

Sarebbe importante qui riportare i dati generali – a mio avviso sempre parziali – a livello globale[3], poi Europeo, Asiatico, Americano, Africano e dell’Oceania, per dare un quadro della gravità e della profondità di questa piaga nelle nostre società[4]. Vorrei, per evitare inutili discussioni, evidenziare anzitutto che la menzione di alcuni Paesi ha l’unico obbiettivo di citare i dati statistici riportati nei suddetti Rapporti.

La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori. Inoltre, secondo i dati Unicef del 2017 riguardanti 28 Paesi nel mondo, su 10 ragazze che hanno avuto rapporti sessuali forzati, 9 rivelano di essere state vittime di una persona conosciuta o vicina alla famiglia.

Secondo i dati ufficiali del governo americano, negli Stati Uniti oltre 700.000 bambini ogni anno sono vittime di violenze e maltrattamenti, secondo l’International Center For Missing and Exploited Children (ICMEC), un bambino su 10 subisce abusi sessuali. In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali[5].

Se prendiamo l'esempio dell'Italia, il rapporto di “Telefono Azzurro” del 2016 evidenzia che il 68,9% degli abusi avviene all'interno delle mura domestiche del minore[6].

Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport[7] e, purtroppo, anche quello ecclesiale.

Dagli studi effettuati, negli ultimi anni, sul fenomeno degli abusi sessuali su minori emerge altresì che lo sviluppo del web e dei mezzi di comunicazione ha contribuito a far crescere notevolmente i casi di abusi e violenze perpetrati on line. La diffusione della pornografia sta dilagando rapidamente nel mondo attraverso la Rete. La piaga della pornografia ha assunto dimensioni spaventose, con effetti deleteri sulla psiche e sulle relazioni tra uomo e donna, e tra loro e i bambini. È un fenomeno in continua crescita. Una parte molto considerevole della produzione pornografica ha, tristemente, per oggetto i minori, che così vengono gravemente feriti nella loro dignità. Gli studi in questo campo – è triste – documentano che ciò avviene in modi sempre più orribili e violenti; si arriva all’estremo degli atti di abuso su minori commissionati e seguiti in diretta attraverso la Rete[8].

Ricordo qui il Congresso internazionale avvenuto a Roma sul tema della dignità del bambino nell’era digitale; come pure il primo Forum dell’Alleanza interreligiosa per Comunità più sicure, che ha avuto luogo, sullo stesso tema, nel novembre scorso, ad Abu Dhabi.

Un’altra piaga è il turismo sessuale: secondo i dati 2017 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, ogni anno nel mondo tre milioni di persone si mettono in viaggio per avere rapporti sessuali con un minore[9]. Significativo il fatto che gli autori di tali crimini, nella più grande parte dei casi, non riconoscono che quello che stanno commettendo è un reato.

Siamo, dunque, dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società[10], non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa.

La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini. Umilmente e coraggiosamente dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci.

Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle: infatti nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso.

È difficile, dunque, comprendere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità dell’indifeso abusato che permette la manipolazione della sua coscienza e della sua fragilità psicologica e fisica. L’abuso di potere è presente anche nelle altre forme di abusi di cui sono vittime quasi ottantacinque milioni di bambini, dimenticati da tutti: i bambini-soldato, i minori prostituiti, i bambini malnutriti, i bambini rapiti e spesso vittime del mostruoso commercio di organi umani, oppure trasformati in schiavi, i bambini vittime delle guerre, i bambini profughi, i bambini abortiti e così via.

Davanti a tanta crudeltà, a tanto sacrificio idolatrico dei bambini al dio potere, denaro, orgoglio, superbia, non sono sufficienti le sole spiegazioni empiriche; queste non sono capaci di far capire l’ampiezza e la profondità di tale dramma. Ancora una volta l’ermeneutica positivistica dimostra il proprio limite. Ci dà una vera spiegazione che ci aiuterà a prendere le misure necessarie, ma non è capace di darci una significazione. E noi oggi abbiamo bisogno di spiegazioni e di significazioni. Le spiegazioni ci aiuteranno molto nell’ambito operativo, ma ci lasceranno a metà strada.

Quale sarebbe, dunque, la “significazione” esistenziale di questo fenomeno criminale? Tenendo conto della sua ampiezza e profondità umana, oggi non è altro che la manifestazione attuale dello spirito del male. Senza tenere presente questa dimensione rimarremo lontani dalla verità e senza vere soluzioni.

Fratelli e sorelle, oggi siamo davanti a una manifestazione del male, sfacciata, aggressiva e distruttiva. Dietro e dentro questo c’è lo spirito del male il quale nel suo orgoglio e nella sua superbia si sente il padrone del mondo[11] e pensa di aver vinto. E questo vorrei dirvelo con l’autorità di fratello e di padre, certo piccolo e peccatore, ma che è il pastore della Chiesa che presiede nella carità: in questi casi dolorosi vedo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei piccoli. E ciò mi porta a pensare all’esempio di Erode che, spinto dalla paura di perdere il suo potere, ordinò di massacrare tutti i bambini di Betlemme[12]. Dietro a questo c’è satana.

E così come dobbiamo prendere tutte le misure pratiche che il buon senso, le scienze e la società ci offrono, così non dobbiamo perdere di vista questa realtà e prendere le misure spirituali che lo stesso Signore ci insegna: umiliazione, accusa di noi stessi, preghiera, penitenza. È l’unico modo di vincere lo spirito del male. Così lo ha vinto Gesù[13].

L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano. La Chiesa, per raggiungere tale obiettivo, deve sollevarsi al di sopra di tutte le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che spesso strumentalizzano, per vari interessi, gli stessi drammi vissuti dai piccoli.

È giunta l’ora, pertanto, di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità, adottando tutte le misure necessarie già in vigore a livello internazionale e a livello ecclesiale. È giunta l’ora di trovare il giusto equilibrio di tutti i valori in gioco e dare direttive uniformi per la Chiesa, evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti.

In tale contesto desidero menzionare le “Best Practices” formulate, sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità[14], da un gruppo di dieci agenzie internazionali che ha sviluppato e approvato un pacchetto di misure chiamato INSPIRE, cioè sette strategie per porre fine alla violenza contro i bambini[15].

Avvalendosi di queste linee-guida, la Chiesa, nel suo itinerario legislativo, grazie anche al lavoro svolto negli anni scorsi dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e al contributo di questo nostro incontro, si concentrerà sulle seguenti dimensioni:

1. La tutela dei bambini: l’obiettivo primario di qualsiasi misura è quello di proteggere i piccoli e impedire che cadano vittime di qualsiasi abuso psicologico e fisico. Occorre dunque cambiare mentalità per combattere l’atteggiamento difensivo-reattivo a salvaguardia dell’Istituzione, a beneficio di una ricerca sincera e decisa del bene della comunità, dando priorità alle vittime di abusi in tutti i sensi. Dinanzi ai nostri occhi devono essere presenti sempre i volti innocenti dei piccoli, ricordando le parole del Maestro: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» (Mt 18,6-7).

2. Serietà impeccabile: vorrei qui ribadire che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso» (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018). Per la sua convinzione «i peccati e i crimini dei consacrati si colorano di tinte ancora più fosche di infedeltà, di vergogna e deformano il volto della Chiesa minando la sua credibilità. Infatti, la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima di queste infedeltà e di questi veri e propri reati di peculato» (ibid.).

3. Una vera purificazione: nonostante le misure prese e i progressi fatti in materia di prevenzione degli abusi, occorre imporre un rinnovato e perenne impegno alla santità dei pastori, la cui configurazione a Cristo Buon pastore è un diritto del popolo di Dio. Si ribadisce dunque «la ferma volontà di proseguire, con tutta la forza, la strada della purificazione, interrogandosi su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari […] Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società» (ibid.). Il santo timore di Dio ci porta ad accusare noi stessi – come persone e come istituzione – e a riparare le nostre mancanze. Accusare sé stessi: è un inizio sapienziale, legato al santo timore di Dio. Imparare ad accusare sé stessi, come persone, come istituzioni, come società. In realtà, non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà.

4. La formazione: ossia le esigenze della selezione e della formazione dei candidati al sacerdozio con criteri non solo negativi, preoccupati principalmente di escludere le personalità problematiche, ma anche positivi nell’offrire un cammino di formazione equilibrato per i candidati idonei, proteso alla santità e comprensivo della virtù della castità. San Paolo VI nell’Enciclica Sacerdotalis caelibatus scrisse: «Una vita così totalmente e delicatamente impegnata nell’intimo e all’esterno, come quella del sacerdote celibe, esclude soggetti di insufficiente equilibrio psico-fisico e morale, né si deve pretendere che la grazia supplisca in ciò la natura» (n. 64).

5. Rafforzare e verificare le linee guida delle Conferenze Episcopali: ossia riaffermare l’esigenza dell’unità dei Vescovi nell’applicazione di parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti. Norme, non solo orientamenti. Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. In particolare sviluppare un nuovo approccio efficace per la prevenzione in tutte le istituzioni e gli ambienti delle attività ecclesiali.

6. Accompagnare le persone abusate: il male che hanno vissuto lascia in loro delle ferite indelebili che si manifestano anche in rancori e tendenze all’autodistruzione. La Chiesa ha il dovere dunque di offrire loro tutto il sostegno necessario avvalendosi degli esperti in questo campo. Ascoltare, mi permetto la parola: “perdere tempo” nell’ascolto. L’ascolto guarisce il ferito, e guarisce anche noi stessi dall’egoismo, dalla distanza, dal “non tocca a me”, dall’atteggiamento del sacerdote e del levita nella parabola del Buon Samaritano.

7. Il mondo digitale: la protezione dei minori deve tenere conto delle nuove forme di abuso sessuale e di abusi di ogni genere che li minacciano negli ambienti in cui vivono e attraverso i nuovi strumenti che usano. I seminaristi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli operatori pastorali e tutti devono essere consapevoli che il mondo digitale e l’uso dei suoi strumenti incide spesso più profondamente di quanto si pensi. Occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori. Fratelli e sorelle: il reato non gode del diritto alla libertà. Occorre assolutamente opporci con la massima decisione a questi abomini, vigilare e lottare affinché lo sviluppo dei piccoli non venga turbato o sconvolto da un loro accesso incontrollato alla pornografia, che lascerà segni negativi profondi nella loro mente e nella loro anima. Occorre impegnarci perché i giovani e le giovani, in particolare i seminaristi e il clero, non diventino schiavi di dipendenze basate sullo sfruttamento e l’abuso criminale degli innocenti e delle loro immagini e sul disprezzo della dignità della donna e della persona umana. Si evidenziano qui le nuove norme “sui delitti più gravi” approvate dal Papa Benedetto XVI nel 2010, ove era stata aggiunta come nuova fattispecie di delitto «l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione» compiuta da un membro del clero «in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori». Allora si parlava di «minori di anni 14», ora pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti.

8. Il turismo sessuale: il comportamento, lo sguardo, l’animo dei discepoli e dei servitori di Gesù devono saper riconoscere l’immagine di Dio in ogni creatura umana, a cominciare dalle più innocenti. È solo attingendo a questo rispetto radicale della dignità dell’altro che potremo difenderlo dalla potenza pervasiva della violenza, dello sfruttamento, dell’abuso e della corruzione, e servirlo in modo credibile nella sua crescita integrale, umana e spirituale, nell’incontro con gli altri e con Dio. Per combattere il turismo sessuale occorre repressione giudiziaria, ma anche sostegno e progetti di reinserimento delle vittime di tale fenomeno criminale. Le comunità ecclesiali sono chiamate a rafforzare la cura pastorale delle persone sfruttate dal turismo sessuale. Tra queste, le più vulnerabili e bisognose di particolare aiuto sono certamente donne, minori e bambini; questi ultimi, tuttavia, necessitano di una protezione e di un’attenzione speciali. Le autorità governative diano priorità e agiscano con urgenza per combattere il traffico e lo sfruttamento economico dei bambini. A tale scopo è importante coordinare gli sforzi a tutti i livelli della società e collaborare strettamente anche con le organizzazioni internazionali per realizzare un quadro giuridico che protegga i bambini dallo sfruttamento sessuale nel turismo e permetta di perseguire legalmente i delinquenti[16].

Permettetemi adesso un sentito ringraziamento a tutti i sacerdoti e ai consacrati che servono il Signore fedelmente e totalmente e che si sentono disonorati e screditati dai comportamenti vergognosi di alcuni loro confratelli. Tutti – Chiesa, consacrati, Popolo di Dio e perfino Dio stesso – portiamo le conseguenze delle loro infedeltà. Ringrazio, a nome di tutta la Chiesa, la stragrande maggioranza dei sacerdoti che non solo sono fedeli al loro celibato, ma si spendono in un ministero reso oggi ancora più difficile dagli scandali di pochi (ma sempre troppi) loro confratelli. E grazie anche ai fedeli che ben conoscono i loro bravi pastori e continuano a pregare per loro e a sostenerli.

Infine, vorrei sottolineare l’importanza di dover trasformare questo male in opportunità, di purificazione. Guardiamo alla figura di Edith Stein – Santa Teresa Benedetta della Croce, con la certezza che «nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato». Il santo Popolo fedele di Dio, nel suo silenzio quotidiano, in molte forme e maniere continua a rendere visibile e attesta con “cocciuta” speranza che il Signore non abbandona, che sostiene la dedizione costante e, in tante situazioni, sofferente dei suoi figli. Il santo e paziente Popolo fedele di Dio, sostenuto e vivificato dallo Spirito Santo, è il volto migliore della Chiesa profetica che sa mettere al centro il suo Signore nel donarsi quotidiano. Sarà proprio questo santo Popolo di Dio a liberarci dalla piaga del clericalismo, che è il terreno fertile per tutti questi abomini.

Il risultato migliore e la risoluzione più efficace che possiamo dare alle vittime, al Popolo della Santa Madre Chiesa e al mondo intero sono l’impegno per una conversione personale e collettiva, l’umiltà di imparare, di ascoltare, di assistere e proteggere i più vulnerabili.

Faccio un sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società.

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[1] Cfr María Isabel Martínez PÉrez, Abusos sexuales en niños y adolescentes, Ed. Criminología y Justicia, 2012: sono denunciati solo il 2% dei casi, soprattutto quando gli abusi sono nell’ambito familiare. Calcola dal 15% al 20% di vittime di pedofilia nella nostra società. Soltanto il 50% dei bambini rivela l’abuso che ha subito e, di tali casi, solo il 15% è effettivamente denunciato. Solo il 5% è alla fine processato.

[2] 1 caso su 3 non ne parla con nessuno (Dati 2017 raccolti dell’organizzazione no-profit THORN).

[3] Livello globale: nel 2017, l'Oms ha stimato che fino a 1 miliardo di minori di età compresa tra i 2 ed i 17 anni ha subito violenze o negligenze fisiche, emotive o sessuali. Gli abusi sessuali (dal palpeggiamento allo stupro), secondo alcune stime dell'Unicef del 2014, riguarderebbero oltre 120 milioni di bambine, tra le quali si registra il più alto numero di vittime. Nel 2017 la stessa organizzazione Onu ha riferito che in 38 Paesi del mondo a basso e medio reddito, quasi 17 milioni di donne adulte hanno ammesso di aver avuto un rapporto sessuale forzato durante l'infanzia.

Europa: Nel 2013, l’Oms ha stimato oltre18 milioni di abusi. Secondo l'Unicef in 28 Paesi europei, circa 2,5 milioni di giovani donne hanno riferito di aver subito abusi sessuali con o senza contatto fisico prima dei 15 anni (dati diffusi nel 2017). Inoltre, 44 milioni (pari al 22,9%) sono stati vittime di violenza fisica, mentre 55 milioni (29,6%) vittime di violenza psicologica. E non solo: nel 2017, il Rapporto Interpol sullo sfruttamento sessuale dei minori ha portato all'identificazione di 14.289 vittime in 54 Paesi europei. Con riferimento all'Italia nel 2017, il Cesvi ha stimato che 6 milioni di bambini hanno subito maltrattamenti. Inoltre, secondo i dati elaborati da Telefono Azzurro, nel periodo 1 gennaio-31 dicembre 2017, i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti dal Servizio 114 Emergenza Infanzia sono stati 98, pari a circa il 7,5% del totale dei casi gestiti dal Servizio. Il 65% dei minori richiedenti aiuto era composto da vittime di sesso femminile ed oltre il 40% era di età inferiore ad 11 anni.

Asia: In India nel decennio 2001-2011, l'Asian Center for Human Rights" ha riscontrato un totale di 48.338 casi di stupri di minori, con un aumento pari al 336%: dai 2.113 casi del 2001, infatti, si è arrivati ai 7.112 casi nel 2011.

Americhe: negli Stati Uniti i dati ufficiali del governo riscontrano che oltre 700mila bambini, ogni anno, sono vittime di violenze e maltrattamenti. Secondo l'International Center for Missing and Exploited Children (Icmec), un bambino su 10 subisce abusi sessuali.

Africa: in Sudafrica i risultati di una ricerca condotta dal Centro per la giustizia e la prevenzione dei crimini dell'Università di Città del Capo, ha rivelato, nel 2016, che un giovane sudafricano su tre, maschio o femmina, è a rischio di abusi sessuali prima di avere raggiunto i 17 anni. Secondo lo studio, il primo del genere su scala nazionale in Sudafrica, 784.967 giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni hanno già subito abusi sessuali. Le vittime in questo caso sono in prevalenza ragazzi maschi. Neanche un terzo ha denunciato le violenze alle autorità. In altri Paesi africani gli abusi sessuali sui minori si inseriscono nel contesto più ampio delle violenze legate ai conflitti che insanguinano il continente e sono difficilmente quantificabili. Il fenomeno è anche strettamente collegato alla pratica dei matrimoni precoci diffusi in diverse nazioni africane e non solo.

Oceania: in Australia, secondo i dati diffusi dall'Australian Institute of Health and Welfare (Aihw) a febbraio 2018 e riguardanti gli anni 2015-2017, 1 su 6 donne (16%, ovvero 1,5 milioni) hanno riferito di aver subito abusi fisici e/o sessuali prima dei 15 anni, e 1 su 9 uomini (11%, ovvero 992.000) hanno riferito di aver sperimentato questo abuso quando erano ragazzi. Nel 2015-16, inoltre, circa 450mila bambini sono stati oggetto di misure di protezione dell'infanzia, e 55.600 minori sono stati allontanati dalle mura domestiche per curare gli abusi subiti e prevenirne altri. Infine, da non dimenticare i rischi che corrono i minori nativi: sempre secondo l'Aihw, nel 2015-2016, i bambini indigeni hanno avuto 7 volte in più la probabilità di essere oggetto di abusi o di abbandono rispetto ai loro coetanei non indigeni (cfr http://www.pbc2019.org/it/protezione-dei-minori/abuso-dei-minori-a-livello-globale).

[4] I dati riportati si riferiscono a Paesi campione scelti in base all'affidabilità delle fonti disponibili. Le ricerche diffuse dall'Unicef su 30 Paesi confermano questo fatto: una piccola percentuale di vittime ha affermato di avere chiesto aiuto.

[5] Cfr https: //www.repubblica.it/salute/prevenzione/2016/05/12/news/maltrattamenti_sui_minori_tutti_gli_abusi - 139630223.

[6] Nello specifico, il presunto responsabile del disagio patito da un minore è, nel 73,7% un genitore (la madre nel 44,2% e il padre nel 29,5%), un parente nel 3,3%, un amico nel 3,2%, un conoscente nel 3%, un insegnante nel 2,5%. I dati mettono in luce come il responsabile sia un estraneo adulto in una piccola percentuale dei casi (2,2%) (cfr ibid.).

[7] Una ricerca inglese del 2011, realizzata dall'Nspcc (National Society for the Prevention of Cruelty to Children), ha riscontrato che il 29% dei soggetti intervistati riferiva di aver subito molestie sessuali (fisiche e verbali) nei centri dove praticava uno sport.

[8] Secondo i dati 2017 dell'IWF (Internet Watch Foundation), ogni 7 minuti una pagina web spedisce immagini di bambini abusati sessualmente. Nel 2017, sono stati individuati 78.589 URL contenenti immagini di abuso sessuale concentrati in particolare nei Paesi Bassi, seguiti da Stati Uniti, Canada, Francia e Russia. Il 55% delle vittime ha meno di 10 anni, 1'86% sono bambine, il 7% bambini, il 5% ambedue.

[9] Le mete più frequentate sono Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, oltre a Tailandia e Cambogia. A questi, ultimamente, si sono aggiunti alcuni Paesi dell'Africa e dell'Est Europa. I primi sei Paesi di provenienza di chi perpetra gli abusi, invece, sono Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Giappone e Italia. Da non trascurare anche il numero in crescita delle donne che viaggiano in Paesi in via di sviluppo, in cerca di sesso a pagamento con i minori: in totale, esse rappresentano il 10% dei turisti sessuali nel mondo. Inoltre, secondo uno studio condotto da Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism) tra il 2015 ed il 2016, il 35% dei turisti sessuali pedofili è stato costituito da clienti abituali, mentre il 65% da clienti occasionali (cfr https://www.osservatoriodiritti.it/2018/03/27/turismo-sessuale-minorile-nel-mondo-italia-ecpat).

[10] «Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?» (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018).

[11] Cfr. R.H. Benson, The Lord of the World, Dodd, Mead and Company, London 1907.

[12] «Quare times, Herodes, quia audis Regem natum? Non venit ille ut te excludat, sed ut diabolum vincat. Sed tu haec non intelligens turbaris et saevis; et ut perdas umum quem quaeris, per tot infantium mortes efficeris crudelis […] Necas parvulos corpore quia te necat timor in corde» (S. Quadvultdeus, Sermo 2 de Symbolo: PL 40, 655).

[13] «Quemadmodum enim ille, effuso in scientiae lignum veneno suo, naturam gusto corruperat, sic et ipse dominicam carnem vorandam presumens, Deitatis in ea virtute, corruptus interitusque sublatus est» (Maximus Confessor, Centuria 1, 8-13: PG, 1182-1186).

[14] (CDC: United States Centers for Disease Control and Prevention; CRC: Convention on the Rights of the Child; End Violence Against Children: The Global Partnership; PAHO: Pan American Health Organization; PEPFAR: President's Emergency Program for AIDS Relief; TfG: Together for Girls; Unicef: United Nations Children's Fund; UNODC: United Nations Office on Drugs and Crime; USAID: United States Agency for International Development; WHO: World Health Organization).

[15] Ogni lettera della parola INSPIRE rappresenta una delle strategie, e la maggior parte ha dimostrato di avere effetti preventivi sui diversi tipi di violenza, oltre a benefici in settori come la salute mentale, l'educazione e la riduzione della criminalità. Le sette strategie sono le seguenti. Implementation and enforcement of laws: attuazione e applicazione delle leggi (ad esempio, vietare discipline violente e limitare l'accesso a alcool e armi da fuoco); Norms and values: norme e valori da cambiare (per esempio, quelli che perdonano l'abuso sessuale sulle ragazze o il comportamento aggressivo tra i ragazzi); Safe environments: ambienti sicuri (ad es. identificare nei quartieri i “punti caldi” per la violenza e affrontare le cause locali attraverso una politica che risolva i problemi e altri interventi); Parent and caregiver support: genitori e sostegno dell’assistente familiare (ad esempio, fornendo formazione ai genitori per i giovani, ai neo-genitori); Income and economic strengthening: reddito e rafforzamento economico (come il microcredito e la formazione sull'equità di genere); Response and support services: servizi di risposta e supporto (ad es. garantire che i bambini esposti alla violenza possano accedere a efficaci cure d'emergenza e ricevere un adeguato sostegno psico-sociale); Education and life skills: istruzione e abilitazione alla vita (ad es. garantire che i bambini frequentino la scuola e fornire le competenze sociali).

[16] Cfr Documento Finale del VI Congresso Mondiale sulla Pastorale del Turismo, 27 luglio 2004.

[00319-IT.02] [Testo originale: Italiano]



    4 commenti:

    1. 'Vertice', inutile e solo nominale, che ha reiterato il poco credibile battersi il petto di Bergoglio in giro per il mondo visto che ha promosso prima McKarrick, che è stato costretto a cacciare sommerso dalle critiche poi, scandalosamente, l'eminenza suo convivente. Nessun esame critico per capire perché si è arrivati a questo punto nell'ultimo mezzo secolo dopo il CVII i cui tromboni dichiaravano che la Chiesa aveva finalmente considerato se stessa per la prima volta dopo duemila anni ( !?!). Con rigore, la gerarchia lo faccia, invece, ora per mettere in luce i suoi errori e le sue disattenzioni e apostasie che hanno permesso ad una folla di degenerati viziosi di entrare nel sacerdozio, campo fertile per le loro perversioni, fino ad arrivare ad alte cariche. Durante il lungo pontificato di GPII, teso all'esterno, non vi è stata sufficiente osservazione della vita interna della Chiesa.

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    2. Non si capisce perché vi chiediate se quanto sta accadendo sia dovuto a crisi della fede che la storia dimostra essere sempre alla base di ogni male della Chiesa, Un esercito di teologi ed esegeti stanno separando il Cristo della storia da quello, secondo loro inventato, della fede. Ma già, quell'insistenza di Cristo che invita alla fede deve essere stato interpolata da qualche buontempone!

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    3. È una cosa ridicola, e fanno bene le associazioni delle vittime ad essere arrabbiate: troppi prelati attaccati alla poltrona che non ne vogliono sapere di mollare il potere, né il proprio né quello degli amici (paura che poi tocchi a loro). Questo summit ha deluso in due sensi: in quello dei rimedi "tecnici" e in quello della critica all'omosessualità e alla violenza. D'altro canto, cosa potevamo aspettarci in questo momento storico e con questo pontificato? La Chiesa è intrisa di moralismo e di ipocrisia, la battaglia per la verità è dura, ma ne verremo fuori come sempre. Occorre però iniziare ad agire, anche attaccando certi prelati, i quali sono ormai totalmente delegittimati: non abbiano paura i fedeli, la lotta comincia dal basso.

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    4. Intanto il Cardinal Pell, consigliere finanziario di Bergoglio, è stato giudicato colpevole per abusi su minori (due tredicenni molestati in sacrestia, subito dopo la Messa). Questi sono gli uomini dell'attuale Papa.

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