mercoledì 17 ottobre 2018

I gradi e i colori della celebrazione liturgica

Pubblichiamo da Riscossa Cristiana un post di catechesi liturgica.
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CULMEN ET FONS – – di Andrea Maccabiani,  5 ottobre 2018 

La grande ricchezza del calendario liturgico, forgiato e arricchito dalla sapienza dei secoli, ha avuto bisogno di alcune regole che dessero il giusto ordine alle varie celebrazioni. Anzitutto stabilendo una gerarchia di classi: non tutte le celebrazioni hanno infatti la stessa importanza. I tempi liturgici sono inoltre caratterizzati da usi e sfumature che li rendono diversi l’uno dall’altro. Possiamo dividere le celebrazioni in 4 classi, secondo la divisione classica del messale tradizionale:

1° classe: sono le feste più importanti dell’anno liturgico. Per maggiore precisione si può tracciare un’ulteriore divisione tra feste del Signore, della S. Vergine e dei Santi:

Feste del Signore: Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Natale, Epifania, Santissima Trinità, Corpus Domini, S. Cuore, Preziosissimo Sangue, Cristo Re;

Feste della Santa Vergine: Immacolata Concezione, Annunciazione, Assunzione;

Feste dei Santi: San Michele Arcangelo, San Giuseppe, Natività di S. Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, Tutti i Santi, Santa Caterina e San Francesco (patroni d’Italia), il santo patrono della diocesi e della parrocchia di pertinenza.

Queste feste andrebbero celebrate con il dovuto risalto e con il maggior coinvolgimento di popolo.

2° classe: sono feste di minore importanza ma che comunque hanno un certo risalto liturgico:

Alcuni esempi: Battesimo del Signore, Esaltazione della S. Croce, Trasfigurazione del Signore, Divina Maternità di Maria, Feste dei Santi apostoli durante l’anno liturgico, San Lorenzo, Sant’Anna…

Sono di II classe le domeniche di Avvento, Quaresima, Tempo di Natale, Tempo di Pasqua, Tempo dopo l’Epifania e Tempo dopo Pentecoste.

3° classe: sono memorie dei Santi o celebrazioni votive di qualunque tipo celebrate durante i giorni della settimana in cui, naturalmente, non incorrono feste di I o II classe. In queste celebrazioni si omette il Credo e talvolta anche il Gloria.

Commemorazioni: sono ricorrenze dei Santi che però non godono di un’autonoma celebrazione liturgica, ma di una semplice commemorazione all’interno di una diversa celebrazione. Nel messale tradizionale era infatti possibile inserire fino a 3 orazioni per “unire” diverse memorie che a volte possono sovrapporsi.

Oltre al grado della celebrazione la liturgia si è sempre servita dell’uso del colore per differenziare le diverse ricorrenze. I colori liturgici nascono spontaneamente e subiscono una codificazione ufficiale soltanto nel messale di San Pio V, che cerca di unificare usi e costumi liturgici nell’Orbe cattolico, prima frammentato in numerosi riti regionali. Essi sono:

Il bianco: è il colore della luce e della gioia ed è da sempre associato alla festa. E’ utilizzato nelle feste natalizie e pasquali, nelle feste di Maria Santissima e dei Santi non martiri. E’ inoltre il colore della seconda parte del rito del Battesimo, dei riti eucaristici e della liturgia nuziale. Il colore oro rappresenta una variante del bianco e può sostituire anche il rosso e il verde.

Il rosso: erede dell’antico e prezioso color porpora, richiama la regalità e il martirio di sangue. E’ utilizzato per la celebrazione della Pentecoste (richiamando l’immagine del fuoco), nella festa dell’Esaltazione della S. Croce, nelle feste dei Santi martiri.

Il viola: è colore di penitenza e di attesa. E’ utilizzato per il tempo di avvento e di quaresima. I più attenti cercando di distinguere però questi due tempi che sono profondamente diversi, utilizzando un viola più chiaro per l’avvento e uno più scuro per la quaresima. E’ inoltre utilizzato per le vigilie delle festività, per la liturgia penitenziale, per la prima parte del S. Battesimo, per le quattro tempora.

Il rosaceo: è utilizzato per la III domenica di Avvento e per la IV di Quaresima e rappresenta un’attenuazione della penitenza (=viola) in vista delle solennità ormai prossime.

Il verde: è utilizzato per le domeniche dopo l’Epifania e dopo la Pentecoste.

Il nero: è utilizzato per la Commemorazione dei Fedeli Defunti, per le liturgie esequiali, il venerdì santo e per le messe dei defunti.

L’azzurro: anticamente riservato ad alcuni luoghi dell’Orbe cattolico ma in uso pressochè ovunque, pur non essendo ufficialmente codificato è il colore che si riserva alle festività della Santa Vergine in alternativa al bianco.

Cambiano colore: i paramenti del sacerdote, del diacono e del suddiacono, il conopeo che copre il tabernacolo, il paliotto che riveste l’altare, il velo e la borsa del calice, eventuali tappezzerie che rivestono la chiesa.

Gradi e colori liturgici sono sempre indicati nei messali e nei messalini ad uso dei fedeli sotto l’intestazione della festa o ricorrenza.

4 commenti:

  1. La divisione in quattro classi è classica e tradizionale quanto la divisione in Solennità, Feste, Memorie e Memorie facoltative.

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  2. Le domeniche di Avvento e Quaresima sono di I classe, non di II.

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  3. Sarebbe opportuno riportare anche i commenti agli articoli di Culmen et Fons, che aggiungono materiale e precisazioni non trascurabili. Nel caso in esame:

    "Una nota: nel Messale tradizionale in realtà si possono dire anche più di tre orazioni.
    Il limite di tre è fissato per le cosiddette “orazioni del tempo”, orazioni votive che si aggiungono nei giorni di minor rango liturgico solo e soltanto se non ci sono già tre orazioni e comunque per un massimo di tre.
    Quando invece ci sono più di tre commemorazioni, secondo le rubriche del messale tridentino, non va omessa alcuna di queste. Domenica 7 ottobre, per esempio, in una messa privata, ci sono state quattro orazioni: la prima (autonoma, con Oremus e conclusione) della Madonna del Rosario, e poi insieme (cioè, sotto uno stesso Oremus e una stessa conclusione) quella della XX Domenica dopo Pentecoste, di S. Marco Papa e dei Ss. Sergio, Bacco, Marcello e Apuleio."

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  4. Interessante. Grazie per aver riportato il post.

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