giovedì 20 settembre 2018

Don Alfredo Morselli: "Il santo Giobbe e la crisi attuale nella Chiesa"


Riprendiamo, pubblicata il 5 settembre scorso   da Cooperatores Veritatis (QUI),  una bella riflessione del nostro amico don Alfredo Morselli.
L

Don Alfredo Morselli

Se anche a San Giovanni Battista – vista la piega che prendevano le cose – venne qualche dubbio (Vi ricordate quando, dal carcere, mandò i suoi discepoli a chiedere a Gesù se il Messia fosse Lui oppure se ne avrebbero dovuto aspettare un altro?), se anche la Madonna una volta chiese “perché” a Gesù… ebbene penso che qualche dubbio possa lecitamente venire anche a me, e che – sempre in spirito di obbedienza e di fede – anch’io possa piamente chiedere a Gesù il “perché” di questa tremenda crisi nella Chiesa. Specialmente dopo il puzzolentissimo campione di terreno estratto dall’impietosa opera di carotatura da parte di Mons. Viganò.

Da un po’ di giorni mi riecheggiavano in mente le parole di Geremia: “Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare”[1], oppure quelle di Isaia: “Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue. Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è nulla di sano, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite né fasciate”[2], oppure quelle del Salmista “Mentre gli empi si aggirano intorno, emergono i peggiori tra gli uomini”[3], oppure, quando David parla in nome della Chiesa: “Per il tuo sdegno, nella mia carne non c’è nulla di sano, nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato”[4]

Il tutto mentre gli insopportabili cacciatori di “profeti di sventura” – l’alibi su cui vengono scaricate tutte le colpe – ripetono, come ai tempi di Geremia: “la legge non verrà meno ai sacerdoti, né il consiglio ai saggi, né l’oracolo ai profeti”[5].

Devo confessare che, quando mi è venuto in mente il versetto “Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato qualche superstite, già saremmo come Sòdoma, assomiglieremmo a Gomorra”[6], mi sono persino lamentato: “O buon Dio, più Sodoma di così!, siamo già come Sodoma, ci fa un baffo a noi altri Isaia…”.

Devo dire che però mi ripetevo anche le promesse del Salvatore a San Pietro – promesse non fatte in campagna elettorale -: “Non praevalebunt”.

Ebbene, mentre in tutto questo sconforto mi lamentavo con il Signore, la sua Provvidenza mi ha fatto imbattere in un altro versetto, come se il Signore mi dicesse: “La Bibbia… leggila tutta”.

Le parole ispirate, che la Pietà celeste mi ha messo sotto gli occhi, sono quelle dette da Dio al demonio quando lo sfidava sulla santità di Giobbe: “Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita[7].

“Ah grazie Signore, certo Giobbe è ancora vivo… le piaghe ricoprono esternamente il corpo, la sua apparenza è repellente, ma dentro questo corpo c’è ancora un’anima, c’è un cuore che batte… i santi, il Cuore della Chiesa: i cuori dei santi nascosti nel Cuore Immacolato di Maria sono il Cuore della Chiesa (perdonatemi il gioco di parole)”.

Giobbe è figura di Gesù Cristo, ma, siccome non c’è un Cristo staccato dalla Chiesa, Giobbe è anche figura della Chiesa stessa (così S. Gregorio Magno[8]). E al demonio può esser lasciata nelle mani la Chiesa – in proporzione dei peccati di una certa epoca, ma mai fino a toglierle la vita.

San Gregorio ci insegna tante cose in proposito:

“…la vigile protezione accompagna il permesso di colpire e la divina disposizione abbandona, custodendolo, il suo eletto; abbandonandolo lo custodisce, mettendo in luce alcun virtù di lui e proteggendone altre. Se infatti avessi abbandonato del tutto Giobbe nelle mani del terribile avversario, che cosa sarebbe stato di quell’uomo? In questa giusta permissione si mescola una certa dose di bontà affinché in un unico e medesimo combattimento, il servo umile tragga profitto dall’oppressione e il nemico superbo soccomba per la permissione concessa.

E così, il santo viene consegnato nelle mani dell’avversario, e insieme viene trattenuto nel cuore del suo protettore. Egli apparteneva a quelle pecore, delle quali la verità nel Vangelo dice: Nessuno le strapperà dalla mia mano[9]; e tuttavia al nemico che lo richiede, viene detto: Eccolo nelle tue mani! Lo stesso uomo nelle mani di Dio lo stesso uomo nelle mani del diavolo! Infatti dicendo: eccolo nelle tue mani, e subito aggiungendo: Soltanto risparmia la sua vita, il buon protettore fa intendere chiaramente che trattiene colui che concede, e dandolo nelle mani non dà colui che, mentre espone, nasconde ai dardi del suo avversario”[10].

Ecco dunque come inquadrare la fase attuale della storia della Chiesa. Adattiamo un po’ le parole di San Gregorio: “Per una giusta permissione (“in ipsa ergo iustitia permissionis”) il buon Dio abbandona sì la Sua Chiesa, ma custodendola; e abbandonandola, la custodisce (“custodiendo deserit, deserendo custodit”): in questa permissione si mescola una certa dose di bontà perché la Chiesa tragga profitto dall’oppressione e il nemico superbo soccomba per la permissione concessa. La Chiesa viene consegnata nelle mani del suo avversario, ma insieme trattenuta nel cuore del suo Protettore (“in intimis adiutoris sui manu retinetur”). La stessa Chiesa nella mani di Dio, la stessa Chiesa nella mani del diavolo! Ma aggiungendo le parole Soltanto risparmia la sua vita, il buon protettore ci dice che trattiene nel suo Cuore la stessa Chiesa che concede (“tenuit quem concessit), e che la nasconde ai dardi del suo avversario”.

Questa dunque è la pur sempre misteriosa risposta al nostro perché: “Perché Signore questa situazione?”

Perché la Chiesa (quindi anche noi) tragga profitto dall’oppressione e il diavolo soccomba per la permissione concessa: ovvero perché il fuoco diabolico sia per gli eletti il crogiolo di fusione dell’oro fino della santità, l’oro di chi generosamente accetta di caricarsi assieme a Cristo dello stendardo insanguinato della Croce. Ed è con questi santi che il Signore sconfigge il diavolo.

Così si possono intendere le parole del santo profeta Isaia…

“Stenderò la mano su di te, purificherò nel crogiolo le tue scorie, eliminerò da te tutto il piombo”[11].

… e quelle di San Pietro:

“perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo”[12].

Attorno alla Chiesa-Giobbe ci sono oggi un’analoga moglie e degli analoghi consolatori molesti. E allora troviamo chi si perde per lo scoraggiamento (il Benedici Dio e poi muori[13] della moglie di Giobbe che diventa oggi Maledici la Chiesa!). Troviamo anche chi si perde attribuendo alla Chiesa delle colpe (come i consolatori molesti le attribuivano a Giobbe): sono quelli pronti a sparare sulle “colpe della Chiesa”, quando invece la storia della Chiesa è una storia di santità[14], e il peccato è degli uomini, non della Sposa Immacolata. E allora diventa facile e comodo deporre Papi e invalidare Sacramenti, senza rispettare il mistero più grande di un pur terribile quadro e dimenticando la custodia divina.

Infine ci sono quelli che come Giobbe, pur elevandosi di gran lunga sopra le obiezioni stupide, rimangono inevitabilmente scossi dal mistero, se ne lamentano con Dio, ma poi gli si abbandonano sperando contro ogni speranza, seguendo il Maestro tradito dai suoi, ma, alla fine – ripeto, alla fine – risorto.

Questa prospettiva non deve però scadere in un certo quietismo. Le piaghe, esternamente, ci sono, e sono grandi. Nella Chiesa-ospedale da campo a volte i malati sono i cattivi pastori, e si trae profitto dall’oppressione – come dice San Gregorio – difendendo la verità, opportune et importune, ma nel contempo rispettando sempre il mistero di questo abbandono amorevolmente sempre custodito.

NOTE

[1] Ger 14,18.

[2] Is 1, 5b-6.

[3] Sal 12,9.

[4] Sal 31,4.

[5] Ger 18,18.

[6] Is 1,9.

[7] Gb 2,6.

[8] “Si ad sanctae Ecclesiae typum trahatur…” Moralia in Job, III, XIII, VI, 8, vol. III, Roma 1994, p. 316.

[9] Gv 10,28.

[10] Moralia in Job, I, III, V, 6. Vol I, Roma 1991, p. 247.

[11] Is 1,25.

[12] 1 Pt 1,7.

[13] Gb 2,9.

[14] “In verità, tutta la storia della Chiesa è storia di santità, animata dall’unico Amore che ha la sua fonte in Dio”; Benedetto XVI, Angelus, 29-1-2006.

3 commenti:

  1. Le solite chiacchiere dei preti. Siamo nati per soffrire. Soffrite ed andrete in Paradiso. Dio ti sta sottoponendo ad una prova difficile ma in premio avrai il Paradiso. Dio sta sottoponendo la sua Chiesa ad una prova terribile.
    Ok benissimo finchè le prove riguardano me, Giobbe o la Chiesa.
    Ma qui le prove non riguardano me o Giobbe o la Chiesa. Qui ci sono migliaia di bambini e ragazzi violati. Seminaristi circuiti. Giovani generazioni abbandonate dai loro pastori. Gerarchi (si gerarchi) ecclesiastici che coprono misfatti.
    Insomma finchè Dio sottopone me, Giobbe o la sua chiesa a prove terribili va bene. Ma che c'entrano le vittime innocenti ?.
    Don Morselli perché per la purificazione della Chiesa i danni ed i tormenti li devono soffrire pene immense gli innocenti ?.
    Un fulmine su San Pietro indicò il disastro prossimo venturo. Ma un fulmine sulla testa dei preti pedofili e del Cardinale Mc Carrick e di chi lo ha coperto ed onorato quando arriva ?

    RispondiElimina
  2. A me sembra imboccata la via del non ritorno....

    RispondiElimina
  3. Con tutto rispetto per Don Morselli, sinceramente mi aspettavo una presa di posizione meno...tiepida! Questo continuo atteggiamento di un colpo alla botte e uno al cerchio è proprio cio' che Gesu' vomita. E i risultati sono lì da vedere....che tristezza!

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.