giovedì 22 giugno 2017

don Nicola Bux: "Urge una dichiarazione di fede da parte del Pontefice per correggere la sua ambiguità e sanare la Crisi della Chiesa"

Lo avevamo visto anche noi la notte scorsa, nella versione in inglese, ma, vinti dalla stanchezza non siamo riusciti a tradurlo. Il buon Tosatti è stato più lesto di noi a tradurlo e a darne notizia.
Riportiamo qui di seguito la notizia che ha del sensazionale: il teologo don Nicola Bux ritiene necessario che il Papa faccia una dichiarazione di fede per correggere l'ambiguità causata da sue frasi o documenti e risolvere la crisi della Chiesa.
Roberto
di Marco Tosatti, da Stilum Curiae del 22.06.2017
Il National Catholic Register pubblica un’interessante intervista di Eward Pentin a don Nicola Bux, un noto teologo italiano, scrittore (l’ultima sua opera è “Con i sacramenti non si scherza”) docente di teologia e consultore alla Congregazione per le cause dei Santi e per la Dottrina della Fede.
In essa si afferma che per risolvere la crisi in corso nella Chiesa relativa all’insegnamento e all’autorità del papa, il modo migliore sarebbe una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica. Secondo Bux la Chiesa è “in una piena crisi di fede”, e le tempeste che la attraversano sono causate dall’apostasia, “l’abbandono della fede cattolica”.
Solo pochi giorni orsono è stata resa pubblica la lettera in cui il cardinale Caffarra, a nome anche di altri tre porporati, chiedeva (il 25 aprile) udienza al Pontefice per parlare dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni opposte. La lettera non ha mai ricevuto risposta. Mons. Bux commenta che “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali”. “Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina”.
Traduciamo qui un brano molto pregnante dell’intervista.

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come
Papa della Chiesa cattolica. Per essere chiari: il Papa può esprimere le sue idee come uno studioso privato su argomenti di discussione che non sono definiti dalla Chiesa, ma non può fare affermazioni eretiche, nemmeno privatamente. Altrimenti ciò sarebbe egualmente eretico:
Credo che il papa sappia che ogni credente – chi conosce le regole della fede o il dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quella che è la fede della Chiesa, quello che ciascuno deve credere e ciò che ciascuno deve ascoltare – può vedere se sta parlando e agendo in un modo cattolico, o è andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo credente può chiedergliene conto. Così chiunque pensi che presentare dubbi (Dubia) al papa non sia un segno di obbedienza, non ha capito, 50 anni dopo il Vaticano II, la relazione fra il papa e l’intera Chiesa. Obbedienza al Papa dipende solamente dal fatto che lui è legato dalla dottrina cattolica, alla fee che deve continuamente professare davanti alla Chiesa.
Siamo in una piena crisi di fede! Quindi, per fermare le divisioni in corso, il Papa, come Paolo VI nel 1967, di fronte a teorie erronne che circolavano poco dopo la conclusione del Concilio, dovrebbe fare una dichiarazione o professione di fede, affermando ciò che è cattolico e correggere quelle parole e quei gesti ambigui ed erronei – i suoi e quelli dei vescovi – che sono interpretati in maniera non cattolica.
Altrimenti sarebbe grottesco che mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici e persino intese con i non cristiani, l’apostasia e la divisione siano alimentate all’interno della Chiesa cattolica. “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali. Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina. Come disse Giovanni Paolo II, anche il Papa ha sempre bisogno di conversione, per essere in gradi di rafforzare i suoi fratelli, secondo le parole di Cristo: ‘Et tu autem conversus, confirma fratres tuos’”.

27 commenti:

  1. Cita come modello Paolo VI che ha portato il "fumo di Satana" nella Chiesa? L'ha demolita grazie a un conciliabolo modernista eretico protestante e adesso viviamo sotto le macerie di quei Padri che dettero i picconi ai novatori? Non ho parole....

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  2. Ma per favore....

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  3. Non ha portato il fumo di satana Paolo VI, l'ha trovato già in gran quantità, ma si è dimenticato di aprire le finestre per farlo uscire e permettere allo S.S. di entrare.

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    1. Le finestre sono state aperte da Roncalli che voleva distruggere l'operato del suo predecessore, Montini che voleva la rivoluzione francese nella Chiesa e nonostante si accorse del fumo di Satana non fece nulla per fermarlo ma si lavo' le mani como Ponzio Pilato e sospese e perseguito' chi era rimasto nella Tradizione.
      La sua responsabilita' e' ENORME!

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  4. consiglio al signor anonimo delle 19:08 di non dire fesserie a proposito del Beato Paolo VI e di risentirsi la allocuzione del Pontefice di cui segnalo questo link:
    https://www.youtube.com/watch?v=4zuXxEhaboQ&index=12&list=PL66CmKqcPgS7rxxHndk13pdxbEs9nLwVJ
    Professione di Fede del Santo Pontefice che mi sembra cosi fresca e odierna per i problemi di cambiamenti e novita'.

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    1. Consiglio a Fodde, che già ne ha sparate delle sue, di darsi una svegliata. Il "beato" Paolo VI, come tutti (tutti!) i papi post-conciliari ha fatto del suo per incentivare la deriva vaticanosecondista, compreso il "capolavoro" del "novus ordo missae" che ha dato la stura a ignobili spettacoli teatrali nel Tempio di Dio.


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    2. Il problema dei motupropriani....vedono la superficie (amoris tristitia) e non la radice (50 anni di ecumenismo selvaggio e gesti eretici)...fate finta di nulla..basta che avete la Messa nel vostro eremo..

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    3. Nel discorso di Montini dice di "non intaccare la tradizione Cristiana"....perche' il Concilio e la riforma liturgica cosa hanno fatto?

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    4. Se la rilegga lei visto che poi nei fatti ha stravolto e minato la Chiesa. Io mi rileggo il giuramento antimodernista del Santo Pio X

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    5. Anonimo 15:01. Il suo intervento è schizofrenico.
      Anonimo 15:04. Da come scrive non si capisce se lei sostiene che il Concilio e la riforma liturgica hanno intaccato la Tradizione Cristiana oppure che non l'hanno intaccata. Vuol chiarire?

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    6. Anonimo 15.01 - 15.0429 giugno 2017 10:13

      La riforma e il Concilio hanno intaccato e cambiato il Magistero della Chiesa (quindi le parole di Montini non valgono nulla, da bravo modernista qual era un colpo al cerchio e uno alla botte per non scandalizzare i tradizionalisti).

      Non sono schizofrenico, dico che i motupropriani dovrebbero prendere atto della distruzione dei modernisti e prendere posizione, invece di pensare alla loro messa privata e ai pizzi e merletti, come vedo in molti Istituti Ecclesia Dei!

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  5. "Una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica"??? Francesco Bergoglio che si corregge??? Se quella di don Nicola Bux è una provocazione va bene, ma se è davvero una richiesta siamo nel mondo delle nuvole!!!

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  6. Il numero degli illusi non diminuisce. Anche questo Reverendo non ricorda che Bergoglio ha già dichiarato da tempo il suo programma. Non quello di dare soluzioni, ma di innescare processi di cambiamento. Cioè lasciare discutere per fare emergere pareri nuovi che un domani potrebbero segnare delle svolte e intanto fare credere che tutto e il suo contrario resta possibile senza figurare di cambiare nulla... al momento. E' chiaro come il sole che non risponderà MAI ai quattro cardinali: è troppo furbo.
    TEOFILATTO

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  7. bravo Bux, come sempre

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  8. Il testo integrale del Credo del popolo di Dio pronunciato solennemente da Paolo VI il 30 giugno 1968, nella traduzione ufficiale in lingua italiana:
    PROFESSIONE DI FEDE

    Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli (Cfr. Dz.-Sch. 3002), e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.

    Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè (Cfr. Ex. 3, 14); ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni (Cfr. 1 Io. 4, 8): cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» (Cfr. 1 Tim. 6, 16) è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di Lui a partecipare, quaggiù nell’oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l’eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le tre Persone, le quali sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono le beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l’umana misura (Cfr. Dz-Sch. 804). Intanto rendiamo grazie alla Bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

    segue :
    http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/motu_proprio/documents/hf_p-vi_motu-proprio_19680630_credo.html

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    1. Giuramento Antimodernista

      prescritto di San Pio X

      1 settembre 1910

      Il presente Giuramento Antimodernista venne prescritto da Papa San Pio X col Motu Proprio Sacrorum Antistitum del 1 settembre 1910,
      col quale stabilì le norme atte a respingere il pericolo del modernismo.

      Oltre ai professori che già insegnavano nei seminarii, nelle Università e nelle scuole, questo giuramento dovevano prestarlo poi:

      I. I chierici che stanno per essere promossi agli ordini maggiori; si dovrà consegnar loro in precedenza una copia tanto della professione di fede quanto della formula del giuramento da pronunciare, affinché ne siano accuratamente informati, compresa la sanzione prevista in caso d’infrazione, come sarà detto più avanti.

      II. I sacerdoti destinati ad udire le confessioni ed i sacri predicatori prima che sia loro accordata la facoltà di esercitare tali funzioni.

      III. I Parroci, i Canonici, i Beneficiari prima di prendere possesso del loro beneficio.

      IV. Gli ufficiali delle Curie episcopali e dei Tribunali ecclesiastici, ivi compresi il Vicario generale ed i giudici.

      V. I predicatori della Quaresima.

      VI. Tutti gli ufficiali delle Congregazioni romane e dei Tribunali ecclesiastici di Roma, in presenza del Cardinal Prefetto o del Segretario della Congregazione o del Tribunale.

      VII. I superiori ed i docenti delle famiglie e delle Congregazioni religiose prima di assumere l’incarico.

      Venne abolito da Paolo VI nel 1966, dopo il Vaticano II, senza che, a quanto ne sappiamo, esista alcun documento in proposito.

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    2. FORMULA DEL GIURAMENTO

      «Io, ……..., accetto e credo fermamente tutte e ciascuna le verità che la Chiesa, col suo magistero infallibile, ha definito, affermato e dichiarato, principalmente quei capi di dottrina che si oppongono direttamente agli errori del nostro tempo.
      E per primo credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e perciò anche dimostrato col lume naturale della ragione per mezzo delle opere da Lui compiute (cfr. Rm. 1, 20), cioè per mezzo delle opere visibili della creazione, come la causa per mezzo dell’effetto.
      Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine divina della Religione cristiana; e questi stessi argomenti io li ritengo perfettamente proporzionati all’intelligenza di tutti i tempi e di tutti gli uomini, anche del tempo presente.
      Terzo: credo anche con fede ferma che la Chiesa, custode e maestra della parola rivelata, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso, vero e storico, durante la sua vita tra noi, e che è fondata su Pietro capo della gerarchia apostolica, e sui suoi successori attraverso i secoli.
      Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della Fede trasmessa fino a noi dagli Apostoli per mezzo dei Padri ortodossi, sempre nello stesso senso e nella stessa sentenza, e rigetto assolutamente la supposizione eretica dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, differente da quello che la Chiesa ha tenuto dall’inizio; e similmente condanno ogni errore che pretende di sostituire al deposito divino, affidato da Cristo alla Sposa perché fedelmente lo custodisse, un ritrovato filosofico o una creazione della coscienza umana, formatasi lentamente con sforzo umano e perfezionantesi nell’avvenire con progresso indefinito.
      Quinto: ritengo in tutta certezza e professo sinceramente che la Fede non è un sentimento religioso cieco che erompe dalle latebre della subcoscienza per impulso del cuore ed inclinazione della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell’intelletto alla verità acquisita estrinsecamente con la predicazione; assenso per il quale noi crediamo vero, a causa dell’autorità di Dio la cui veracità è assoluta, tutto ciò che è stato detto, attestato e rivelato dal Dio personale, creatore e Signore nostro.

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    3. Mi sottometto anche, con tutto il dovuto rispetto ed aderisco di tutto il cuore a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni contenute nell’Enciclica Pascendi e nel Decreto Lamentabili, specialmente per ciò che concerne la cosiddetta storia dei dogmi.
      - Così pure riprovo l’errore di coloro che pretendono che la fede proposta dalla Chiesa possa essere in contraddizione con la storia, e che i dogmi cattolici, nel senso in cui oggi sono intesi, siano incompatibili con le origini più autentiche della religione cristiana.
      - Condanno pure e rigetto l’opinione di coloro che affermano che il cristiano erudito si rivesta di una duplice personalità, del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito sostenere ciò che contraddice la fede del credente, o porre delle premesse da cui conseguisse che i dogmi sono falsi o dubbi, così che essi non siano negati direttamente.
      - Riprovo allo stesso modo quel metodo per giudicare e interpretare la Sacra Scrittura che, mettendo da parte la tradizione della Chiesa, l’analogia della Fede e le regole della Sede apostolica, ricorre ai metodi dei razionalisti e, con non minore audacia quanta temerità, accetta come suprema ed unica regola solo la critica testuale.
      - Inoltre rigetto l’opinione di coloro i quali ritengono che gli insegnanti delle discipline storiche e teologiche, o coloro che ne trattano per iscritto, debbano anzitutto sbarazzarsi di ogni idea preconcetta sia sull’origine soprannaturale della tradizione cattolica sia sull’assistenza divinamente promessa per la perenne salvaguardia dei singoli punti della verità rivelata, per interpretare poi gli scritti di ciascuno dei Padri, al di fuori di ogni autorità sacra, solo con i principii della scienza e con quella libertà di giudizio ammessa per l’esame di un qualunque documento profano.
      - Mi dichiaro infine del tutto estraneo a quell’errore dei modernisti che pretende che non vi sia, nella sacra tradizione, nulla di divino o, ciò che è ben peggio, che ammette ciò che vi è di divino in senso panteista; così che non rimane nulla di più del fatto puro e semplice, assimilabile ai fatti ordinarii della storia: e cioè che degli uomini, col loro lavoro, la loro abilità, il loro talento, continuino nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo ed i Suoi Apostoli.

      Mantengo pertanto fermissimamente e manterrò fino al mio ultimo respiro, la fede dei Padri nel carisma certo di verità che è, è stato e sarà sempre nell’episcopato trasmesso con la successione Apostolica [1]: non in modo che sia mantenuto quello che può sembrare migliore e più adatto al grado di cultura proprio di ciascuna epoca, ma in modo che la verità assoluta ed immutabile, predicata in origine dagli Apostoli, né mai sia creduta, né mai sia intesa in un altro senso [2].

      Mi impegno ad osservare tutte queste cose fedelmente, integralmente e sinceramente, a custodirle inviolabilmente e a non allontanarmene sia nell’insegnamento sia in una qualunque maniera con le mie parole ed i miei scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.»



      NOTE

      [1] Ireneo, Adversus haereses, 4, 26, 2.
      [2] Tertulliano, De praescriptione haereticorum, c. 28.

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  9. Cosa potrebbe rispondere Bergoglio a chi contesta la sua equivoca ideologia sovversiva contro la millenaria dottrina e sulla morale cattolica? Se solo aprisse la sua subdola bocca sarebbe sommerso di critiche e sbugiardato come un soggetto in totale mala fede.

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  10. @Raphael. Molto furbo anche il Beato Paolo VI. Da perfetto modernista ora professa e ora sconfessa, ma più furbo ancora perché confessa le cose che nessuno ormai mette più in dubbio e tace quelle di cui lui stesso fa dubitare. Bravo, bravissimo.
    TEOFILATTO

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  11. Dire ad un Papa, vicario di Cristo in Terra a cui il buon don Nicola dice di dover dare obbedienza, oltre che presuntuoso e arrogante e' poco cattolico.
    Attenzione e non sto difendendo Bergoglio ma mi rifaccio al Magistero della Chiesa (Concilio Vaticano I).
    E' Bergoglio che celebra coi luterani, e' Bergoglio che ai vescovi argentini scrivi che la comunione ai divorziati risposati si puo' dare....quindi questi finti difensori della Fede dicano meno chiacchiere e facciano piu' fatti concreti

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    1. Il vicario di Cristo è il primo che deve testimoniare il figlio di Dio, morto per noi e risorto e, guarda caso, il suo Vangelo, custodito intatto nei secoli anche da papi umanamente peccatori! Le imprese di Bergoglio le sembra corrispondono a questi compiti? O è sordo e non sente Cristo che gli chiede: " mi ami tu "?

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    2. NO...infatti non lo riconosco come Pontefice, la sede è chiaramente vacante.
      Ma che semplici pretini dicano cosa deve fare il Papa è quanto di più protestante esista.

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  12. È chiaramente una richiesta retorica, perché mai Bergoglio dovrebbe affermare concetti in cui non crede? Se per caso, ma non penso, tale "richiesta" non fosse retorica, questo Bux si rivelerebbe un ingenuo, o una persona che è stata ibernata negli ultimi anni e non ha mai sentito cos'ha detto Bergoglio. Continuiamo a illuderci, sperando sempre che dalla bocca di questo pontefice esca qualcosa di cattolico, ma è appunto un'illusione, prima ne prenderemo atto e meglio sarà per tutti.

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  13. Tornare subito al pre-concilio

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  14. Cosa aspettarsi da Bux, un povero modernista che pensa di non esserlo, un nemicoi della Chiesa che si da arie da difensore? Non san più che pesci pigliare: questa è la verità!

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    1. Bux, "un povero modernista che pensa di non esserlo": non ci avevo pensato. A parte gli scherzi, mi sa che è vero che molti preti, vescovi e cardinali "non sanno più che pesci pigliare". Il "cantiere aperto", come lo ha definito il vaticanista Svidercoschi riferendosi alla "riforma" di Bergoglio, è un bailamme spaventoso. Viva il "rinnovamento"!!!

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