giovedì 23 febbraio 2017

I matti non sono solo in manicomio, ma anche vicino al Vaticano: Gesù e i registratori


Sull'articolo di ieri di Magister (vedi QUI, QUI e QUI) con  brani dell'intervista al Generale dei gesuiti (di solito vestito in camicia e golfino come nella foto sopra) sull'Amoris laetizia siamo tra il surrealismo di Breton e un pensiero da TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
Dall'intervista si evince una sfiducia nelle parole di Gesù, che vengono recepite da uomini di Chiesa, che è eufemistico definire complessati, come fonte di grane.
Naturalmente il discorso è diverso quando Gesù parla contro i ricchi, di pace, di porgere l'altra guancia, etc. Lì, sine glossa, va preso sul serio, senza dubitare, interpretare, discutere. Sono enunciate esigenze assolute e perenni, valide per tutti sempre ed in ogni dove, fino ad ipostatizzarle in un sostantivo nuovo, "nonviolenza". 
Ed allora, se vale la regola del registratore, vale per tutto:  neppure le parole sul primato di Pietro - Vangelo di ieri , "Cattedra di San Pietro" - sono state registrate.
 Mi vien da dire che un pensiero del genere ha la sua genesi in menti fluide, gassose, incapaci di un rapporto forte con la realtà. Credo che, inevitabilmente, debba convivere, nella testa di chi lo pensa, con altri pensieri dello stesso tenore: snowflake, leggeri e sfavillanti, e, ovviamente, stupidi (e cattivi).
Per esempio, così, alla rinfusa: il Padreterno non avrebbe fatto meglio a incarnare Suo Figlio in un'era tecnologica come la nostra, che avrebbe garantito un'archiviazione multimediale della vita di Gesù (non solo delle Sue parole), anziché duemila anni fa, dove c'era solo il papiro? E poi, sul Tabor, che cos'hanno "veramente" visto i compagni del Signore? Erano, forse, in uno stato alterato di coscienza? Ma anche: non è che Mosé, qualche comandamento, lo abbia scolpito lui, sulle tavole (magari il VI o il IX)? Ecco la ragione dell'estenuante, millenaria contesa fra cristianesimo e sessualità, laddove sarebbe

bastato sciogliere questa da quello, come, forse, appunto, era nel progetto originario ...
E chi più ne ha più ne metta.
Tristan Tzara e i suoi amici dadaisti sarebbero molto contenti, ma i cattolici no:  non potendo più confidare sulla scomunica,  affidiamoci a Gesù. Forse non temono più il giudizio del Papa (pensando che è un loro "amico") ma un giorno dovranno temere il Suo. 
L

Settimo Cielo 22-2-17
Incredibile ma vero. Nel capitolo ottavo di "Amoris laetitia", il più scottante e controverso, quello in cui papa Francesco sembra "aprire" alle seconde nozze con il precedente coniuge ancora in vita, manca qualsiasi citazione delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio, riportate principalmente nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo:
«Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?". Egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". Gli domandarono: "Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?". Rispose loro: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio"».
È un'assenza che lascia sbalorditi. Così come hanno impressionato anche due altri silenzi di Francesco, sulla medesima questione.
Il primo avvenne il 4 ottobre 2015. Era la domenica d'inizio della seconda e ultima sessione del sinodo sulla famiglia. E proprio quel giorno, in tutte le chiese cattoliche di rito latino, a messa, si leggeva il brano del Vangelo di Marco (10, 2-9) parallelo a quello di Matteo 19, 2-12.
All'Angelus il papa tacque ogni riferimento a quel brano del Vangelo, nonostante la sua straordinaria pertinenza con le questioni discusse nel sinodo.
E lo stesso è accaduto lo scorso 12 febbraio, con un altro passaggio analogo del Vangelo di Matteo (5, 11-12) letto a messa in tutte le Chiesa. Anche questa volta, all'Angelus, Francesco ha evitato di citarlo e commentarlo.
Perché questo silenzio tanto insistito del papa su parole di Gesù così inequivocabili?
Uno spunto di risposta è nell'intervista che il nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, molto vicino a Jorge Mario Bergoglio, ha dato al vaticanista svizzero Giuseppe Rusconi per il blog Rossoporpora e per il "Giornale del Popolo" di Lugano.
Eccone i passaggi più attinenti al caso. Ogni commento è superfluo.
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D. – Il cardinale Gerhard L. Műller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ha detto a proposito del matrimonio che le parole di Gesù sono molto chiare e "nessun potere in cielo e in terra, né un angelo né il papa, né un concilio né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarle".
R. – Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito.
D. – Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto.
R. – Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù... Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane… Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù, ma bisogna sapere quale è stata!
D. – È discutibile anche l’affermazione in Matteo 19, 3-6: "Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto"?
R. – Io mi identifico con quello che dice papa Francesco. Non si mette in dubbio, si mette a discernimento…
D. – Ma il discernimento è valutazione, è scelta tra diverse opzioni. Non c’è più un obbligo di seguire una sola interpretazione…
R. – No, l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento.
D. – Però la decisione finale si fonda su un giudizio relativo a diverse ipotesi. Prende in considerazione dunque anche l’ipotesi che la frase "l’uomo non divida…" non sia esattamente come appare. Insomma mette in dubbio la parola di Gesù.
R. – Non la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata. Il discernimento non sceglie tra diverse ipotesi ma si pone in ascolto dello Spirito Santo, che – come Gesù ha promesso – ci aiuta a capire i segni della presenza di Dio nella storia umana.
D. Ma come discernere?
R. – Papa Francesco fa discernimento seguendo sant’Ignazio, come tutta la Compagnia di Gesù: bisogna cercare e trovare, diceva sant’Ignazio, la volontà di Dio. Non è una ricerca da burletta. Il discernimento porta a una decisione: non si deve solo valutare, ma decidere.
D. – E chi deve decidere?
R. – La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale.
D. – Quindi se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che posso fare la comunione anche se la norma non lo prevede…
R. – La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato. È nata, ha imparato, è cambiata. Per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo.
D. – Mi par di capire che per lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina.
R. – Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina.
D. – Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina.
R. – Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo.
*
Propriamente, vi sono esegeti cattolici che danno delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio un'interpretazione che ammette il ripudio e le seconde nozze.
È il caso del monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, biblista e patrologo di fama, docente alle pontificie università Gregoriana e Urbaniana.
La sua esegesi è stata integralmente ospitata da www.chiesa il 16 gennaio 2015:
È un esegesi che naturalmente può non essere condivisa ed è stata effettivamente contestata in radice.
Ma ha il pregio della trasparenza e della "parresìa", che invece latitano in chi cambia le parole di Gesù senza darlo a vedere e senza darne ragione.

1 commento:

  1. Un simile concentrato di eresie è raro trovarlo perfino tra i più virulenti nemici della Fede. Ma limitiamoci al testimonio dell'incredibile ignoranza: Non c'erano i registratori ! Costui non ha mai sentito parlare delle illimitate facoltà mnemoniche che i depositari del sacro hanno esercitate in tutte le civiltà antiche, e che hanno conservato e tramandato ad litteram testi lunghissimi e complessi, come anche appunto la Bibbia.

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