domenica 26 febbraio 2017

Avvicinare o allontanare i fedeli alla Messa in rito antico?

Una serena e costruttiva riflessione sul nostro essere "missionari" della buona Liturgia veicolata dal Motu Proprio "Summorum Pontificum".
Aiutiamo quei, rari, Parroci che desiderano accostare i  fedeli alla ricchezza della Messa nel ritus antiquior! 
Le norme liturgiche ovviamente non hanno mai avuto nulla da eccepire se durante la S.Messa Cantata (in rito antico) siano presenti anche dei  canti devozionali, corali o popolari,  purchè ovviamente non sostituiscano quelli gregoriani del Proprium e dell'Ordinarium
Una sola cosa è necessaria: evitare il più possibile le contaminazioni  con tutto ciò che è oggettivamente brutto e che brutto rimane! 
Sappiamo bene che la povertà non si addice all'altare: diverrebbe sciatteria
I fedeli che in numero sempre maggiore ricorrono alla fresca e rigenerante sorgente della Liturgia antica attingono spirituali grazie all'ascolto delle melodie gregoriane;  della musica polifonica corale oppure possono esprimendo la propria fede  cantando i cosiddetti "canti popolari e/o devozionali".
Come non notare infatti in alcuni canti composti di recente la sana ermeneutica devozionale dei nostri padri?
Dobbiamo sempre tenere a mente che alla base di ogni  atto di "servi inutili" ci deve essere SEMPRE  il sacro vincolo della carità: la più grande di tutte le virtù
Dice infatti il Vangelo di Gesù :"Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono."  (Matteo 5, 20-26)
Buona lettura !

AC 

 Incoraggiare i fedeli a frequentare la liturgia tradizionale 

Anni fa, sul blog di un noto vaticanista, dissi che solo una parte dei cattolici ha la preparazione adeguata per poter assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato secondo l'antico “Missale Romanum” codificato da San Pio V. 

Del resto, anche Papa Benedetto XVI nella lettera accompagnatoria al Motu Proprio “Summorum Pontificum” ha affermato che l'uso dell'antica liturgia presuppone adeguate conoscenze liturgiche e linguistiche. 

In fondo si tratta solo di imparare alcune preghiere in latino (la maggior parte delle quali dovremmo già conoscerle in italiano), qualche canto gregoriano e capire che andare a Messa è come andare al Calvario, dove Cristo si è immolato per espiare i nostri peccati. Insomma, avevo detto che secondo me la liturgia tradizionale è indicata solo per quei fedeli con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa. 

Pensiamo ad esempio al momento della Consacrazione, mentre il sacerdote recita a bassa voce il Canone Romano, in quei lunghi minuti di apparente silenzio è difficile che un fedele che ignora l’essenza sacrificale della Messa e non ha un’intensa vita spirituale, si metta a fare orazione mentale sulla dolorosa Passione di Gesù Cristo e ad offrire all’Eterno Padre il
Santo Sacrificio per la salvezza delle anime. 

Un sacerdote intervenne sul blog facendo qualche distinguo circa la mia affermazione: “la Messa tridentina è adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa”

Egli ha affermato che se intendevo dire che la Messa tradizionale si “gusta” di più e se ne traggono maggiori frutti spirituali quando il battezzato possiede “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, in questo caso era d'accordo con me

Ma se invece intendevo dire che per ottenere un qualsiasi frutto il battezzato deve per forza parteciparvi solo quando già è in possesso di “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, come condizione “sine qua non”, in questo caso non era d'accordo, perché la Messa tradizionale non è un premio per i più buoni e non è nemmeno una specie di Master in Liturgia conseguito dopo anni di studio e quindi “adatta solo” a pochi

Essa, come tutta la Liturgia, è piuttosto causa e non effetto di “un’intensa vita spirituale e… di un’adeguata istruzione religiosa”. 

Ha affermato inoltre che la Messa tradizionale è come una sorta di Catechismo in immagini adatto a tutti, perché con la sua maestà e semplicità, i suoi gesti e le sue pause, i suoi canti e i suoi silenzi, eleva la nostra anima (dotta o incolta che sia) fortemente verso Dio, quasi suggerendole i più insondabili misteri della fede, quali ad esempio la Presenza Reale e il Sacrificio di Cristo per i nostri peccati, (è quindi fonte e non effetto di “istruzione religiosa”), oltre ad infondere rispetto vero e quindi amore vero (cioè desiderio del bene e non volatile sentimento) per il nostro prossimo, perché anche lui è realmente fatto partecipe della vita divina se Cattolico, o è almeno chiamato ad essa se non ancora cattolico. 

In secondo luogo, dunque, poiché la Messa tradizionale (e la Liturgia in genere perché “luogo teologico”) è una sorta di Catechismo adatto a tutti, essa è anche un nutrimento sicuro e nobile per una “vita spirituale intensa”, perché istituito da Gesù e trasmesso dalla Chiesa attraverso i secoli, seppur con modifiche accidentali e non sostanziali, cioè “eodem sensu et eadem sententia” come per il dogma. 

Infine il sacerdote ha terminato il suo intervento incoraggiando a frequentare la Messa tradizionale, la quale aiuta ad avere una fede solida e riempie le chiese di fedeli. 

Ripensandoci, ammetto di essermi espresso male. 

Non volevo dire che alla Messa tridentina non devono assolutamente assistere coloro che non sono sufficientemente preparati. 

In questo senso il prete ha chiarito la questione, evitando che qualche lettore del blog potesse pensare che l'usus antiquior della liturgia romana fosse un qualcosa che richiede troppe conoscenze. 

In fondo basta avere un po' di buona volontà nell'aprirsi al Mistero e al Sacro, poi ci pensa Dio a toccare i cuori e ad innamorare le anime al Santo Sacrificio della Messa.

Fonte: Cordialiter