lunedì 3 ottobre 2016

Il Vescovo di Forlì Mons.Lino Pizzi sa che esistono il Motu Proprio "Summorum Pontificum" e la parola "grazie"?

Forlì.  Sabato scorso abbiamo per primi dato notizia ( QUI ) che dopo l'annunciata decisione dei Frati Minori di lasciare la Chiesa di San Francesco di Forlì alcuni "devoti fedeli che fanno parte dell'Associazione "Amici della Tradizione Cattolica" avevano espresso al loro Vescovo l’assicurazione che avrebbero regolarmente sostenuto “ i costi della manutenzione ordinaria della chiesa impegnandosi a far celebrare regolarmente la S.Messa, nell'antico rito , la recita del Santo Rosario, l’Adorazione Eucaristica Notturna e ( cosa mirabile soprattutto per i giovani ) a "stabilirvi un coro polifonico e gregoriano". 
In tutta sincerità, considerata la miope preclusione, tutta ideologica, che ancora in taluni ambienti ecclesiali  ostina a negare “l’esperienza della Tradizione”,  non ci saremmo aspettati una positiva reazione alla generosa collaborazione delle Famiglie dell'Associazione "Amici della Tradizione Cattolica" che si erano offerte di mantenere a proprie spese la Chiesa di San Francesco. 
Leggendo e rileggendo l’email (v.sotto) che l’Ecc.mo Vescovo Diocesano di Forlì-Bertinoro ha prontissimamente indirizzato al Presidente di quell'Associazione cattolica abbiamo invano ricercato la parola “grazie”. 

Com’è possibile che il Vescovo Diocesano non abbia voluto far precedere il Suo ringraziamento di Padre e di Pastore alle Famiglie e ai singoli individui dell’Associazione che con tanto zelo avevano espresso la loro volontà di mantenere a proprie spese i costi dell’insigne chiesa di San Francesco?
Il “grazie” del Vescovo a quei suoi figli così generosi avrebbe fatto tanto male?
Perchè mai il Vescovo Diocesano ha negato la sua benedizione, chiesta espressamente dai suoi figli, preferendo ricorrere alla solita laica formulazione asettica dei “cordiali saluti”?

Eppure recentemente il Papa aveva ammonito: “Il mondo è stanco di preti e vescovi “alla moda”: la Chiesa … sia vicina alla gente per trasmettere la misericordia di Dio… il popolo di Dio ha il fiuto di Dio … riconosce i narcisisti, i manipolatori, i difensori delle cause proprie, i banditori di vane crociate. Piuttosto, cercate di assecondare Dio, che già si introduce prima ancora del vostro arrivo”.

Preti e vescovi “alla moda”  succubi delle  ideologie che si rifiutano di ascoltare la saggia voce della Chiesa : “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto”.

Anche se il loro Padre-Pastore non l’ha voluto esprimere noi invece ribadiamo il nostro ammirato 
GRAZIE
 a quelle Famiglie di Forlì che con tanto zelo e generosità si sono offerte di mantenere a proprie spese la Chiesa di San Francesco .

AC

La risposta di Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Lino Pizzi , Vescovo Diocesano, alla Lettera aperta dell'associazione "Amici della Tradizione Cattolica" di Forlì.
(Una “risposta" che sembra essere stata scritta negli anni '70 o '80… abbiamo letto decine e decine di quel tipo di “risposte”e mentre i conservatori si riciclavano negli anni nelle loggette seminariali   i fedeli si allontanavano, le chiese si svuotavano  e le vocazioni si perdevano nel ricordo... Quando quel tipo di lobby ecclesiale sarà ridotto definitivamente alla fame "l'esperienza della tradizione" sarà in grado di riportare i superstiti fedeli nelle chiese che nel frattempo non sono state distrutte e/o cambiate di destinazione d'uso - alias profanate.  
Allora trionferà il Cuore Immacolato di Maria ! N.d.R.)  

A: "Amici della Tradizione Cattolica - Forlì" 
Ogg: R: San Francesco a Forlì – Una chiesa per la Tradizione Cattolica 

Caro Daniele, probabilmente non sei a conoscenza della situazione. 
Debbo precisarti che la Chiesa di San Francesco a Forlì è dei Frati Minori di San Francesco e non resterà abbandonata perché ci sarà un Frate Minore: Fra Costantino Tamagnini, dei Frati Minori. 
Inoltre, anche per la mia formazione liturgica, da te non condivisa, finché non è chiarita e risolta pienamente la posizione della Fraternità di San Pio X col Papa e la Santa Sede, io non ho alcuna intenzione di concedere la celebrazione della Liturgia, in particolare Eucaristica, secondo il Rito di San Pio V: non lo ritengo necessario e nemmeno opportuno. 
So che è stato fatto senza il mio permesso all’ospedale, per cui ho ingiunto al Cappellano di non concederlo in avvenire. 
Ad ogni modo, per i motivi sopraesposti, per ora non se ne fa nulla. 
Cordiali saluti. "

 (Continua) 


Foto: La venerata Immagine della Madonna del Fuoco "Madre e Patrona" di Forlì ( QUI )

19 commenti:

  1. Più che altro questo vescovo è il solito aspirante ducetto, lui sì male informato. Sa o non sa questo vescovo che, da ormai 9 anni, della sua "concessione" di celebrare la Messa tradizionale qualunque prete dell'orbe cattolico può, anzi deve, farsene un sacrosanto baffo?

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  2. "... non ho alcuna intenzione di concedere la celebrazione della Liturgia" dice il vescovo di Forlì. Evidentemente, ritiene che la sua propria personale autorità sia superiore a quella del Pontefice che ha emanato il Summorum Pontificum con il quale qualsiasi sacerdote può, senza chiedere alcun permesso a nessuno, celebrare nella forma extra-ordinaria ...
    Ottimo esempio di prevaricazione ... "so che è stato fatto all'ospedale senza il mio permesso" ... Ma chi crede si essere costui? Poveri forlivesi ...

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  3. una risposta evidentemente piccata e settaria.. come se la messa fosse monopolio solo della s.Pio X.. fa veramente una figura meschina...

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  4. Di vescovi così ne faremmo assolutamente a meno. Ma tant'è

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  5. Come tanti, forse la maggiorparte, è un vescovo modernista...inutile stare a stupirsi di certe risposte...
    E' figlio del suo tragico tempo sia per formazione che per inclinazione.
    Noi invece siamo figli (cattolici) della Tradizione che non passa e che non cambia.
    Ditelo al vescovo che conformarsi alla mentalità di questo secolo è quanto di peggio possa fare un cristiano che dice di amare e seguire Nostro Signore Gesù Cristo.
    Kyrie eleison!

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  6. Ve lo dico con grande affetto, anch'io sono un fedele che ogni domenica partecipa alla S. Messa in rito antico, ma la risposta del Vescovo di Forlì, forma a parte, mi pare corretta: finché non viene risolta la situazione canonica della Fraternità San Pio X essi sono considerati canonicamente sospesi "a divinis" e non possono legittimamente esercitare un ministero nella Chiesa. Solo nell'anno del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco adoperando la misericordia giubilare nei confronti dei sacerdoti della Fraternità San Pio X, ha concesso loro il permesso di confessare, ma non di celebrare gli altri sacramenti. Questa è la situazione e noi come fedeli cattolici obbedienti alla Chiesa dobbiamo comportarci di conseguenza. Non c'è alcuna malevolenza nei confronti della Fraternità San Pio X che ha il merito storico di aver salvato la Messa antica, ma, come dice il Vescovo di Forlì dobbiamo aspettare che la situazione con la Santa Sede si normalizzi. Per quanto riguarda poi la celebrazione in rito antico con sacerdoti diocesani, il Vescovo non deve nemmeno essere informato (come non si informa il Vescovo per ogni Messa che viene celebrata). Dice infatti il Motu proprio all'art. 2 "Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario". Se la chiesa è adibita al culto, se il prete non è impedito a celebrare, la Messa si può celebrare a norma del motu proprio. Nella lettera accompagnatoria del Motu proprio il Papa, con una espressione che denota un certo umorismo, scrive di aver "liberato" i Vescovi dalla necessità di decidere ("queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni"). Ovviamente i Vescovi non avrebbero desiderato una tale liberazione, ma tant'è. Per celebrare la Messa antica non c'è bisogno di chiedere nessun permesso al Vescovo, ma solo al rettore della chiesa e trovare un sacerdote sufficientemente coraggioso (lo so, è difficile trovarlo) che decida di celebrarla e che resista ad eventuali pressioni dei colleghi che lo additeranno sicuramente come "tradizionalista". Quindi l'errore, a mio modo di vedere, è il rapporto con la Fraternità San Pio X: dobbiamo aspettare docilmente che i problemi con la Fraternità si risolvano, speriamo presto. E quindi non interrompere completamente rapporti e amicizia con quegli ottimi sacerdoti, ma la Messa e i sacramenti devono essere amministrati da un sacerdote diocesano o regolare che abbia il relativo permesso di celebrare (Art. 5 § 4 del Motu proprio: "I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti"). Dove abito ci sono 4 sacerdoti, tre diocesani ed uno regolare, che celebrano con varie modalità in rito antico: essi celebrano in entrambe le forme del rito romano e per la forma antica non hanno chiesto nessun permesso a nessuno, ma hanno cominciato a farlo, semplicemente, nella loro chiesa parrocchiale e nessuno, Vescovo compreso, lo ha loro impedito.

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    1. L'intervento del fedele delle 11:36 è ineccepibile per forma e per sostanza. Il post tuttavia desidera mettere l'accento sulla mancanza di quella pastoralità misericordiosa che vuole caratterizzare il presente momento ecclesiale. La pastorale, che assai spesso significa incontro sine qua non, con tutti spesso operando anche oscuramenti dottrinali, come se non fossero necessari, in questo caso specifico non è stata applicata. Il Vescovo avrebbe potuto rispondere in modo assai diverso a dei fedeli che con tanta generosità avrebbero messo mano al loro portafoglio per sopperire alle necessità pratiche della gestione della chiesa. Il vescovo avrebbe potuto con l'occasione operare un esperimento di valorizzazione del gruppo cattolico nell'interno della sua struttura diocesana. Tutto sommato i fedeli avevano ribadito per iscritto la loro fedeltà al romano pontefice e al vescovo diocesano. Gli amici di Forli non hanno saputo resistere alla vis polemica,probabilmente ben sapendo l'esito della loro richiesta:sono stati incauti. Anche tutta questa volontà di dare immediata eco pubblica alla vicenda, è la spia di una volontà tesa all'applauso del mondo tradizionalista,più che a una volontà di soluzione.
       Cosa pensano di risolvere in questa maniera non so'. Avranno qualche giorno di visione sui blog e social e poi?

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    2. Cosa pensano di risolvere?
      Decine e decine di messaggi di condivisione ed appoggio. Sussurri da tanti parroci che dicono: "Fra un anno Pizzi va via ed io vi dò la chiesa quante volte volete che di questa doppia morale non se ne può più!". Semplici cattolici o laici forlivesi che, usando solo la logica, non comprendono il senso di un rifiuto insensato. Si chiama "semina","apostolato", "testimonianza a nviso aperto", caro anonimo amico (delle parti di Ravenna, magari?)

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    3. Non condivido il commento di cui sopra. Splendido nella forma ma non nel contenuto.
      1. Se la docile obbedienza deve essere insincera e irragionevole il Sigore non ci avrebbe dato un anima dotata di memoria volontà e intelletto
      2. Le chiese cattoliche date agli ortodossi mi sembrano un valido motivo per non rifiutarle alla fraternità
      3. Allora non lamentiamoci di comunione ad adulteri,sodomiti oraticanti o altro, se la ratio è quella della docile obbedienza...e se a quanto sembra dai vescovi argentini,questa è l unica interpretazione possibile

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  7. Come cattolico sento vergogna di queste parole. E dopo quel disprezzo per la Messa di San Pio V che e' la Messa di San Gregorio Magno. Da qualle formazione liturgica parla Sua Eccellenza?
    Sono con voi cari amici italiani. Grazie.
    Jose Ricardo

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  8. I tempi sono maturi per proporre ad una comunità cittadina o diocasana l'esperimento della tradizione di lefebvriana memoria.
    Fra le tante pecche di questo altalenante pontificato c'è almeno il merito di avere operato lo spartiacque: non più le acque malsane d'ambiguità nella quale si sono riprodotte le zanzare falsamente moderniste e falsamente conservatrici ma tutte dotate di indole vampiresca.
    Nella confusione totale dei ruoli la gente è attualmente assai più propensa all'accettazione dell'esperimento della tradizione perchè è svuotata di ogni tipo di ideologia.

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  9. La necessità ed opportunità non la decide il vescovo, ma i fedeli che ne fanno comunicazione, la concessione poi non e' facoltativa, Sua eccellenza deve solo provvedere con zelo a fornire chiesa e sacerdote ai fedeli. Se viene meno a questi doveri si apre un bel ricorso in Ecclesia Dei, e con letterine come queste, il vescovo primadonna fa la fine del merlo.

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  10. Anonimo 11,36 di ieri,
    Mi sapete rispondere perché i preti ordinati dai vescovi come Lino Pizzi sono regolari e quelli ordinati da Mons.Lefebvre no? Perché i vescovi postconciliari sono veri vescovi e Lefebvre non è stato ordinato da PIO XII? E Lui stesso insieme a Mons. De Castro Mayer non hanno ordinato i 4 vescovi della PIO X? Li ha forse ordinati Lutero?
    Ma vi ricordate cosa stava succedendo nella Chiesa e nella Dottrina Cattolica dopo quel funereo concilio, ma lo vedete come siamo ridotti oggi dopo 50 anni? E ci dobbiamo chiedere ancora se ha fatto bene a ordinare 4 vescovi davvero cattolici contro la volontà postconciliare. E ancora dubbi sulla validità della S.Messa dei sacerdoti della Pio X? Io i dubbi c'è l'ho ma sulla validità dei vescovi come lino pizzi ed i sacerdoti postconciliare e quella liturgia che ancora chiamano messa. Messa di che cosa? Il,popolo sacerdotale.
    ,ma dalla morte di PIO XII in poi vi sembra tutto normale? Oppure bisogna fermarsi annullare tutto da quella morte e sperare che Dio provveda a restaurare la Sua vera Chiesa? Comunque per la mia salvezza cerco sempre una Messa Vo e possibilmente celebrata dai sacerdoti della Pio X anche se servo mesa anche ad altri sacerdoti che si attengono alla Summorum pontificum e in questo momento li tritengo eroi di fronte ai lino pizzi, che sono la parte maggioritaria pari al 99 x 100. Grazie se me lo pubblicate.

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    1. Caro Amico e Fratello,
      Semplicemente perché il Vescovo Lino Pizzi è stato ordinato con il mandato pontificio e, per questo, lo sono anche i sacerdoti da lui ordinati. I Vescovi della Fraternità San Pio X furono ordinati senza mandato pontificio e lo sono anche tutti i preti da loro ordinati. Il Tesoro di Grazia dei Sacramenti, che proviene da Nostro Signore Gesù Cristo, è affidato alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana ed è lei sola che lo può dispensare ai fedeli. Non ce n'è un'altra di Chiesa. Dovrebbe essere interesse della Fraternità San Pio X regolarizzare la loro posizione all'interno della Chiesa Cattolica Apostolica Romana che ha sede a Roma e non a Ecône e il cui capo visibile si chiama Papa Francesco. Queste sono le regole e lo sono sempre state, prima e dopo il Concilio Vaticano II. Come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI c'è un unico soggetto Chiesa che cresce nella storia progressivamente senza rotture. Questa è la parola "magica" che aveva dato Benedetto XVI: ermeneutica della continuità. Su questo tutti noi avremmo dovuto "buttarci" a pesce e sostenere l'azione di quel grande Papa, che davvero passerà alla storia per quel discorso del 22 dicembre 2005 e per il motu proprio SP, invece di stare a "spaccare il capello in quattro". Anche la Fraternità San Pio X avrebbe dovuto appoggiare l'azione del Papa, non alzando sempre più l'asticella per rendere impossibile l'accordo, dato che il Papa aveva liberalizzato la Messa Vetus Ordo è rimesso le scomuniche ai Vescovi. E invece no, sempre nuovi problemi, sempre nuove richieste. Come fa un Papa a dire che un Concilio, regolarmente convocato, a cui hanno partecipato oltre 2.000 Vescovi non è mai avvenuto? Che i suoi documenti non sono più validi? Invece il Papa aveva indicato la strada giusta, buona e ragionevole, ritornare alla lettera del Concilio Vaticano II e leggerlo in continuità con tutti gli altri concili. La Fraternità San Pio X avrebbe dovuto aiutarlo rientrando nella Chiesa e quanto bene dall'interno avrebbe potuto fare! Ora Papa Francesco con vera carità e liberalità ha teso loro la mano concedendo loro il permesso di confessare per l'Anno Santo, ma il Giubileo sta per finire e ancora non si hanno notizie di un accordo. Anonimo delle 11:36

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  11. Non smanio, nè sono un cultore della Messa Tridentina, anche se amo e rispetto la Tradizione, ma non posso fare a meno di rimarcare. cosa già fatta da altri che mi hanno preceduto, come il vescovo abbia mancato di "pastoralità" chiuso in una difesa del proprio "potere", come dimostra la sua piccata risposta! E' anche scandaloso per me (con tutto il rispetto dovuto) che un vescovo si rivolga ai suoi fedeli come fosse il manager di un'azienda verso i suoi sottoposti. Questo è un Padre? Questo è un Pastore? Preghiamo sia per lui che per tutti i vescovi perchè sappiamo davvero essere "discepoli di Cristo" e servitori inutili (come ha ricordato a tutti il Vangelo della scorsa domenica XXVII del Tempo Ordinario). L'umiltà di Maria, sia per tutti (vescovi per primi!) modello di vita!

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    1. Stupendamente bello l'intervento di Mario !

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  12. Il linguaggio usato è sbagliato, inopportuno, disgustoso e servile. I pretarchi del tipo del signorino Lino Pizzi vanno trattati con un linguaggio del tutto diverso. Forme letterarie come la "supplica" vanno assolutamente escluse quando si ha a che fare con gente di quella risma, e mi riferisco a tutto il pretame modernista, sia quello pedofilo che quello sodomita e connivente. Basta con il linguaggio scivoloso e basta con la deferenza. Avete rotto le scatole con l'ossequio. Vanno escluse tutte le forme di riguardo. Non le vogliono dicono, e non le meritano. Quello che meritano è una scarica di bastonate, ma per quello i sarà tempo si spera. I monaci e i santi del Medioevo usavano ben altro linguaggio: usavano L'INVETTIVA, un genere letterario che occorre rispolverare alla svelta.
    Qualcosa del genere.

    Signorino Lino Pizzi,

    pretarca nominato a capo degli altri preti suoi compari della diocesi di Forlì, nella sua letterina di risposta alla Lettera aperta dell'associazione "Amici della Tradizione Cattolica" di Forlì, lei sostiened i non voler concedere il permesso di celebrare la Messa secondo il rito antico. Lei è un prete ignorante e in mala fede. Il Motu Proprio "Summorum Pontificu" non prevede affatto che un vescovo da strapazzo conceda un bel niente, tanto meno il suo permesso. La Messa secondo ilrito antico è liberalizzata e qualsiasi sacerdote cattolico la può dire in qualsiasi momento. E se arriva una letterina di un vescovello da quattro soldi chepretende di "concedere","non concedere" o "proibire" la Messa, tale letterina è buona per pulircisi il culo, o per appuntarla sulle natiche del pretarca che la avesse scritta o di uno qualsiasi dei preti modernisti e ruffiani della sua corte, sia quelli pedofili che quelli non.
    Nella viva speranza che i modernisti eretici e traditori della Religione cristiana come lei finiscano in una discarica, speriamo in una sua conversione alla Religione cattolica e nelle sue dimissioni dall'incarico del quale sta gravemente abusando.

    Ecco, qualcosa del genere.

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  13. Domanda: qual'era, al tempo in cui risiedevano uno a Buenos Aires e l'altro a Montevideo, la natura del rapporto fra Bergoglio e mons. Giovanni Battista Ricca, il dispendioso prete dichiaratamente omosessuale che il vescovo argentino si è portato appresso come amministratore della residenza di Santa Marta? Altra domanda: quale è ADESSO la natura del rapporto fra i due amichetti di Santa Marta? Svegliatevi, perché Dio chiude gli occhi a coloro che vuole perdere.

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  14. Non Metuens Verbum8 ottobre 2016 05:53

    Il signor vescovo confonde i termini. A lui spetta di concedere o non concedere l'uso di un edificio sacro, e può dire di non volerlo concedere a un'associazione legata alla Fraternità (anche se non si capisce come abbia fatto a concederne a non cristiani). Invece NON gli spetta CONCEDERE la celebrazione della Messa secondo il rito di San Pio V.

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