venerdì 11 marzo 2016

I chierici progressisti non difendono neppure le loro Diocesi dal rischio"soppressione-accorpamento"!

C'era una volta l'orgoglio di essere Vescovo, prete o fedele di una  Diocesi  :  la  storia e la santità dei suoi più illustri figli assunti alla gloria degli Altari giustificavano quel nobile sentimento.
Nell'attuale massificazione banalizzante, globalizzata e globalizzante che affligge ed umilia anche il mondo ecclesiastico, esposto alle intemperie mondane, quei nobili sentimenti antichi sono buttati nel dimenticatoio ed  irrisi dagli stessi chierici "à la mode".

Non parliamo poi dei fedeli a cui oramai sta più a cuore la sorte della "squadra del cuore" piuttosto che la loro Diocesi!
Ma chi ha portato, in buona parte, i fedeli a disinteressarsi della vita e delle sorti delle Diocesi d'appartenenza favorendo la secolarizzazione della società?
Quante chiese e quanti oratori, un tempo frequentatissimi, sono stati chiusi solo per  calcoli economici nonostante il pianto e le suppliche dei fedeli?
Quante istituzioni autenticamente cattoliche, Confraternite, Scuole, Bande musicali ecc. ecc, sono state illegalmente sciolte nel nome degli "adeguamenti conciliari" pur di incamerare i loro possedimenti?
Poi ci si lamenta se la società è secolarizzata...
Due mesi dopo l’elezione al Soglio di Pietro, il Papa , davanti ai vescovi della CEI aveva osservato che le Diocesi italiane erano “tante” e “un po’ pesanti”. 
Quel "pesanti" aveva fatto interpretare che  fosse rivolto a quelle  sedi episcopali che non sono capaci di reggersi autonomamente. 
Una questione economica dunque e non di numero come aveva prontamente ribadito il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, che parlando della “capillarità delle nostre chiese” ne aveva esaltato l'inviolabile retaggio storico. 
La Storia insegna che solo le forze avverse alla Santa Madre Chiesa hanno cercato di imporre nel corso dei secoli sia in Italia che nel mondo  la riduzione del numero delle Diocesi . 
"Piccolo è bello e buono" si dice spesso per esaltare l'operosità e la tracciabilità dei prodotti nazionali schiacciati ora dalla fredda e sterile globalizzazione mondialista. 
"Piccolo è bello e buono" dissero inutilmente i Vescovi che nel 1986 furono profeticamente contrari alle soppressioni di un centinaio di Diocesi italiane. 
Cosa ha portato di buono in trenta anni la riduzione nel territorio nazionale italiano di 99 Diocesi?
Niente : solo rovine su rovine !
Un'inaccettabile algida buracratizzazione curiale; l'inarrestabile diminuzione delle vocazioni sacerdotali e la chiusura di tantissime chiese con perdita del patrimonio artistico ecclesiastico superiore persino alle perniciose soppressioni napoleoniche e sabaude messe insieme!
Dai frutti si riconosceranno gli alberi.
Siamo molto preoccupati: "una voce poco fa..." dice che anche la Prelatura territoriale di Loreto ( istituita da Pio XI nel 1935 ; dal 2000 suffraganea - sic!- di Ancona-Osimo) potrebbe essere a rischio soppressione e accorpamento... 
Secondo qualche zelante "mente moderna" "al passo con i tempi" persino Fermo, la più  vasta Arcidiocesi Metropolitana marchigiana, potrebbe essere sottoposta ad un' innaturale "cura di snellimento" per "adeguare" i suoi confini a quelli artificiosi delle province...
La cosa non ci stupisce perchè la Storia ci insegna che le forze anticattoliche, fortemente annidate fin dal secolo XIX nel territorio marchigiano, hanno nutrito sempre un particolare odio nei confronti delle Arcidiocesi storicamente più "tradizionaliste" : Fermo e Camerino.
Questo post potrebbe essere facilissimamente "traslato"  in tante altre località italiane da Sud a Nord: basta cambiare il nome della diocesi... ed il senso non cambia : nessuna forza clericale progressista, che prospera e bivacca da decenni all'ombra dei troni vescovili , sente il bisogno di difendere, anche nelle recenti riunioni specifiche, la propria Diocesi e i suoi confini storici che invano le forze anti-cattoliche cercarono di sfigurare ed annientare mediante l'istituzione delle province statali
Complimenti dunque ai tanti ( troppi) esponenti del progressismo ecclesiastico che collezionano onori e incarichi di prestigio: hanno anche abbandonato  l'amore per le loro stesse Diocesi! 
Questo tipo di voltagabbana non è nulla rispetto al tradimento che i progressisti han fatto e stanno facendo nei confronti della Dottrina, della Morale e della Liturgia ma ci piace sottolineare anche questo insano modo di fare meramente calcolatore che ha sempre come fine ultimo l'umiliazione della Santa Madre Chiesa e della Sua splendente storia. 
Ad perpetuam rei memoriam.
AC

30 commenti:

  1. Non sul contenuto ma sulla forma. Dovremmo cercare di coniugare l'amore per la tradizione col rispetto per l'italiano. Bivacchia e Opportunistamente non sono parole italiane. Lo dico da lettore affezionato e grato: ci vorrebbe maggiore sorveglianza su questo aspetto.

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    1. Concordo assolutamente. Senza considerare l'altro articolo pubblicato oggi 11 marzo con scritto "pò" nel titolo...

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    2. Che post sarebbe ???

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  2. Non ci si può fidare mai dei progressisti: dobbiamo farlo sapere a tutti!

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    1. Alle banche soprattutto.
      Comunque invece di sopprimere gloriose Diocesi si potrebbe imporre una penitenza di euro 800 per ogni comunione ai divorziati risposati ed una di euro 250 +iva per ogni comunione sulla mano.
      Dare una leggera ritoccatina al tariffario per la stola bianca e cioè:3.000 euro battesimo,5.000 matrimonio e 12.000 cresima.
      Per la stola nera si paga il doppio della tariffa del becchino e la Messa a suffragio la si porta da un 1/4 dell'eredità del defunto altrimenti altrimenti rimane allo Purgatorio a fare la cura del sole...
      Se poi vuoi sistemare il figlio diversamente etero devi ammollare 250.000 euro direttamente però alla Sede Apostolica che provvederà all'imposizione delle mani.

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  3. In effetti portare a far, grossomodo, coincidere i confini delle suddivisioni ecclesiastiche, con quelle civili era un capitolo, mai attuato, già del concordato del '29, recepito da quello dell'84.

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    1. Interessante il fatto che, proprio quando si parla di soppressione delle province, negli ambienti ecclesiali si prenda in considerazione di "far coincidere i confini delle suddivisioni ecclesiastiche con quelle civili"...Bel tempismo!

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    2. Ottima riflessione del lettore delle 15:05!
      In alcuni casi gli "accorpamenti" dell'86 si sono rivelati un fallimento (es. Orvieto-Todi; Fossombrone-Fano; Salerno.Castellammare ecc ecc ecc)
      I novatori progressisti hanno dalla loro solo la grande arma del disinteresse totale della gente nei confronti delle cose ecclesiastiche... quindi pensano di far quel che vogliono.
      Ma tutto avrà un termine, un fine e il conto finale sarà salatissimo!

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    3. Qui c'è non poca confusione! In realtà si riduzione ecclesiale delle diocesi se ne parla da moltissimo tempo, sicuramente da ben prima del recentissimo tema della soppressione civile delle province!
      Delle province come "enti inutili" se ne parla da un decennio circa...
      Della riduzione delle diocesi se ne parlava già con Giovanni Paolo II, Paolo VI, addirittura anche nel Concilio Vaticano II! E come ha fatto notare l'anonimo prima di me anche nella Chiesa preconciliare, come evidentemente risulta dai Patti del Laterano originali del '29, la riduzione delle diocesi italiane è un tema non ignorato

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    4. Se i Papi e la Chiesa hanno ritenuto per tanti anni di non procedere alla soppressioni delle diocesi italiane ci sarà stato sicuramente un motivo validissimo per la pastorale pratica per aumentare la fede nelle popolazioni. Chi ha detto che un vescovo debba essere una specie di prefetto o di un manager? Si ritorni alla semplicità dei primi tempi delle comunità cristiane in cui il vescovo era un pastore incardinato nella realtà locale. Se osserviamo le mappe delle diocesi nei primi secoli del cristianesimo vedremo come i vescovi siano stati degli autentici pastori di piccole comunità.

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  4. Io tornerei alla suddivisione medievale delle diocesi pensa un po'!

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  5. Io suddividerei certi preti...

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  6. Fermo sarebbe "una delle più importanti arcidiocesi italiane"? Credo che la maggioranza degli italiani non sappia neppure che Fermo esista, con tutto rispetto.
    Vorrei far notare che nel Triveneto, così come in Lombardia, le Diocesi sono, e sono sempre state, in numero quasi uguale alle province civili, a parte qualche eccezione come Chioggia e Vittorio Veneto: proprio per questo nessuna diocesi veneta, friulana, giuliana, trentina, alto-atesina e lombarda mi risulta sia mai stata soppressa in passato. D'altra parte, la storia ecclesiastica di queste regioni fu spesso imparentata con quella civile: le diocesi nell'alto medioevo spesso corrispondevano, grossomodo, ai ducati longobardi, alle contee franche, ai comuni e alle signorie basso-medievali. Se questo va bene per il Nord Italia, non capisco perchè non possa andare bene per il Sud, che oltretutto è, dal punto di vista etnico-culturale, molto più monolitico e assai meno variegato. Forse anche nel campo ecclesiastico si vogliono conservare prebende, onori e privilegi come in quello politico-aministrativo: la moltiplicazione dei centri di potere.

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    1. Concordo: una cura snellente ridurrà il giro di denaro e di ambizioni che ruota intorno a diocesi francamente ridicole (come ridicolo è il giudizio su Fermo dell'autore dell'articolo). Un minimo di "intelligenza" (nel senso di comprensione e di capacità autonoma di giudizio sulla realtà), per favore!

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    2. x il lettore delle 17:02 ( con risposta del lettore delle 18:52) che ha scritto" D'altra parte, la storia ecclesiastica di queste regioni fu spesso imparentata con quella civile: le diocesi nell'alto medioevo spesso corrispondevano, grossomodo, ai ducati longobardi, alle contee franche, ai comuni e alle signorie basso-medievali. Se questo va bene per il Nord Italia..." Beh... in altre parti d'Italia le cose sono andate e vanno diversamente. Chi sono io per giudicare che "anche nel campo ecclesiastico si vogliono conservare prebende, onori e privilegi come in quello politico-aministrativo: la moltiplicazione dei centri di potere" ?

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    3. L'importanza di una città non può essere misurata col metro dell'ignoranza della gente. Per me è più significativo che la conosceva Carlomagno piuttosto che la ignorino i settentrionali di oggi. L'idea che il Sud sia monolitico può valere solo per osservatori molto lontani e, non me ne voglia, un po' superficiali.

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    4. Caro Francesco delle 17.22, a quanto pare lei conosce davvero poco la storia del Mezzogiorno italiano.

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  7. Ma perché i confini delle province sono artificiosi e innaturali, mentre quelli delle diocesi sono gloriosi e storici?

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    1. Perchè le diocesi esistevano secoli prima delle province risorgimentali. L'Italia come realtà politica è una invenzione recente...

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    2. In primis. Il solo fatto che un qualcosa venga dopo un'altra cosa non significa assolutamente che questa sia automaticamente artificiosa o innaturale.
      In secundis. Solo l'Italia UNITA come realtà politica è un'invenzione recente. Tutto il resto no. Sa che la maggior parte delle province hanno origine dalle contee rinascimentali? Dai feudi carolingi? Dai Ducati longobardi?
      Parliamo solo con cognizione di causa per favore, altrimenti taciamo

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    3. In primis, ma chi sei? Il nipote di Garibaldi? Il figlio di un prefetto? L'italia unita è un'invenzione risorgimentale, ispirata dai massoni e dall'interesse dei Savoia, subita dai popoli che non sapevano nemmeno cosa era successo (vedi Gattopardo). Studiati un po' di storia di cosa era la Serenissima, per esempio: mille anni di storia gloriosamente autonoma fino a Napoleone- poi Austria (1797-1866) e Italia (1866- oggi). Altre regioni d'Italia hanno la loro storia, prima dell'unità. Non venire a fare il catechismo dei garibaldini qui per favore... questo del tutto a prescindere dalla riduzione delle diocesi, che lascio a chi di competenza

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  8. La responsabilita vienne da zn episcopato progressista...di vescovi che non hanno piu fede.
    Il vrro popolo cristiano deve adesso rifiutsre l'obbefienza a quest falsi pastori...e non dare piu doldi a una istituzione falsa e fallita.
    I veri sacerdoti sono perseguitati da questi pastori modernisti e liberali...

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  9. A mio parere il punto non è tanto se la suddivisione in province sia più o meno artificiosa della suddivisione in diocesi, quanto il fatto che non si debba perseguire e rincorrere l'adeguamento dell'une alle altre. Devono rimanere due cose separate. Gli accorpamenti sono la causa di dispersione del patrimonio artistico ed ecclesiastico, come detto nel bell'articolo. Inoltre sono la causa di scollamento da parte dei fedeli, con gravi ripercussioni sul piano spirituale. Basti vedere cosa succede con gli accorpamenti delle parrocchie. Posso citare il caso di una parrocchia vicino alla mia. Fino agli anni 80 era una parrocchia prepositurale. Vi era un prevosto e 1 coadiutore. Nella prepositura si celebravano 2 messe quotidiane e 4 festive. Negli anni 90 il prevosto rimase solo, senza coadiutore, e il numero di messe scese a 1 feriale e 3 festive. Infine negli anni 2000 il prevosto fu trasferito e ci fu l'accorpamento con altra parrocchia. Nella ex-prepositura attualmente si celebrano 2 messe settimanali, 1 il martedì e 1 la domenica. Gli altri giorni la ex-prepositura è chiusa. La canonica abbandonata. Un bellissimo trittico che si trovava all'interno è stato ceduto ad un museo.. I fedeli rimasti sono 2 gatti..
    Ciò che succede a livello di accorpamenti di parrocchie, succede anche in modo amplificato a livello di accorpamenti di diocesi. Se al clero stesse a cuore la sorte della Chiesa, eviterebbe simili iniziative, ma come ha ben evidenziato qualcuno, al clero progressista pare non interessi più di tanto...

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  10. Il problema è che i fedeli non possono decidere nulla. anche in questo caso specifico sono solo le autorità che artificialmente decidono le sorti territoriali delle diocesi.i fedeli non possono ne debbono dire una sola parola.

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  11. Il concordato con i regolamenti attuativi del 1986 stabiliva che di norma le diocesi dovevano essere simili , per numero, alle province

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  12. Qui in Liguria, con l'eccezione di Chiavari, i confini diocesani risalgono alla dioecesis Romana. Certo paciughi furono fatti dell'Ottocento vedi Chiavari eretta ex-novo, Sarzana e Brugnato accorpati, una parte di Albenga ceduta a Ventimiglia. Ma invece di accorpare che per noi liguri vuol dire tornare sotto il metropolita milanese, non sarebbe ora di smembrare Milano almeno in tre diocesi, Milano, Monza e Varese. Circa gli accorpamenti del 1986, ricordo che furono accorpate anche alcune Parrocchie, cu ed è un disastro a 30 anni di distanza, la gente, il popolo di Dio non ne vuole sentire parlare.

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    1. Bravissimo Daniele !!!

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  13. "La Storia insegna che solo le forze avverse alla Santa Madre Chiesa hanno cercato di imporre nel corso dei secoli sia in Italia che nel mondo la riduzione del numero delle Diocesi" Idiozie sesquipedali e vagamente blasfeme! La storia (perché mettere la maiuscola?) al contrario trabocca di esempi in cui le diocesi vennero erette per motivi meramente politici (territori che passavano di mano) e/o di nepotismo. La stessa storia ci insegna che dall'inizio dei tempi che molte diocesi furono soppresse quando hanno perdevano di funzionalità, divenendo sedi titolari. Se ciò non fosse accaduto, oggi avremmo in Italia oltre mille diocesi con l'episcopio in paesini da poche decine di abitanti o addirittura disabitati.

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