giovedì 14 novembre 2013

Esclusivo su NLM e MiL: intervista postuma al compianto Card.Bartolucci. I veri intenti dei Padri conciliari sulla riforma liturgica (musica sacra), sugli errori di applicazione e sulle manipolazioni in mala fede


Esclusivo per New Liturgical Movement e, in italiano per MiL, (per cui ringtaziamo gli amici di NLM) un intervista postuma al Card. Bartolucci in cui svela i retroscena, la mala fede, gli errori e le manipolazioni della riforma liturgica, e gli impatti che questa ha avuto sulla musica sacra.
Gli intenti dei Padri conciliari, dice chiaramente, furono travisati e accantonati, per dare spazio alle ideologie personali di Bugnini.


Lunedì scorso (11.11.13) con tristezza abbiamo appreso e diffuso la notizia della morte del M. Domenico cardinale Bartolucci, direttore emerito della Cappella Sistina Coro, che è stato per molti anni uno strenuo difensore della grande tradizione cattolica della musica sacra. 
Pubblichiamo ora, postuma, un'intervista al compianto Direttore, che risale all'inizio di quest'anno per opera e merito del Sig. Wilfrid Jones, studioso di musica al New College di Oxford. 
L'intervista intervista fa parte della ricerca del Sig. Jones "su una tesi sugli effetti del Concilio Vaticano II sulla musica nella Basilica di San Pietro." 
Siamo estremamente grati per il suo permesso di pubblicare questa intervista, e auguriamo in tal modo anche per onorare l'eredità del cardinale Bartolucci. Anche se è un po 'lungo, siamo certi che i nostri lettori troveranno estremamente interessante dall'inizio alla fine.

Intervista con S.Em.za Rev.ma M° Domenico Cardinale Bartolucci, Giugno 2013

Condotta da Wilfrid Jones, studente di musica a New College, Oxford


1 – Quale fu l’intenzione dei Padri del Concilio Vaticano II? Come hanno cambiato la musica liturgica?

I Padri conciliari non avevano alcuna intenzione di mutare la liturgia e di conseguenza la musica sacra nelle proporzioni e nei modi che di fatto si sono affermati nell’epoca postconciliare. Già Papa Pacelli aveva iniziato la Riforma della Settimana Santa, ma nella Mediator Dei aveva anche espresso chiare indicazioni e orientamenti per l’autentica comprensione della liturgia che purtroppo successivamente sono state disattese. Conoscendo anche Papa Giovanni XXIII, sono sicuro che egli non avrebbe permesso tutti i cambiamenti che hanno estremamente impoverito la vita liturgica della Chiesa. Personalmente ricordo che la Sistina cantava spessissimo in occasione delle assemblee dei Padri e gli applausi e i consensi che riceveva erano la testimonianza più viva di come fossimo apprezzati nel nostro ruolo liturgico.

2 – Trattando della musica, come e’ stata realizzata la richiesta del Concilio per la actuosa participatio?

La actuosa participatio purtroppo è stata fraintesa. L’autentica comprensione e l’obiettivo che si volevano perseguire attraverso questa espressione, che peraltro non è nata col Concilio, non erano affatto quelli esteriori di coinvolgere le persone nel fare qualche cosa durante le celebrazioni, sentendosi per questo più protagonisti, leggendo, cantando o facendo chissà che. Purtroppo però questo significato distorto e “pragmatico” ha prevalso, sostenuto anche da molti liturgisti impreparati che lo hanno per primi frainteso e, nei fatti, proposto. Parole chiare e definitive al riguardo sono quelle espresse dall’allora cardinale Ratzinger nel libro Introduzione allo spirito della liturgia, che condivido totalmente e che richiamano sul senso autentico della partecipazione dei fedeli all’azione di Dio che si fa presente nella liturgia attraverso la sua parola e soprattutto attraverso il suo corpo e il suo sangue. È a quella azione che i fedeli sono chiamati a partecipare attivamente unendosi al mistero celebrato.

3 – Secondo Lei, può essere corretto dire che paragrafo 121della Sacrosanctum Concilium dovrebbe essere letto ecompreso  contestualmente al paragrafo 14?

Direi che si tratta di due contesti diversi. Il § 14 pone l’accento sulla formazione liturgica del clero e dei fedeli, formazione necessaria per partecipare alla liturgia e alla vita cristiana in modo consapevole e facendo seguito all’impegno battesimale. L’obiettivo di questa formazione è essenziale soprattutto per il clero, ma ci sono ancora molte carenze. È noto che i documenti del Magistero non vengono sempre assimilati e seguiti. Ci sono ad esempio molte difficoltà nell’educazione che i candidati al sacerdozio ricevono nei seminari.
Il § 121 rivolge un'esortazione specifica e condivisibile ai musicisti, ma riguardo al coinvolgimento di tutta l’assemblea dei fedeli bisogna fare le dovute precisazioni e soprattutto non comprenderlo come un criterio di discernimento della musica adatta o non alla liturgia. Ci sono infatti momenti in cui tutto il popolo canta assieme, ad esempio: le antifone mariane o alcuni canti gregoriani molto noti. Ma d'altro canto ci sono momenti in cui il canto deve essere riservato alle Scholae per esprimere un livello di arte, di solennità e di bellezza adeguato al rito che viene celebrato. Questo non è affatto a detrimento dell’assemblea, ma giova alla sua edificazione spirituale e dà risalto al dono che il Signore ha fatto ad alcuni e che viene messo a beneficio di tutti. Io stesso ho scritto molte musiche in italiano destinate alle parrocchie e ho sempre amato il canto del popolo, ma alcuni contesti, come le liturgie papali dove c’è la Sistina devono esaltare e dare gloria a Dio attraverso la grande arte.  

4 – Si può capire il paragrafo 114  della Sacrosanctum Concilium senza perdere il senso della actuosa participatio ?

Il § 114 rivolge una chiara esortazione ad incrementare il patrimonio della musica sacra e a promuovere le scholae cantorum soprattutto nei contesti ai quali già prima facevo riferimento. Nella pratica però dopo il Concilio si è palesato un certo disprezzo nei confronti di quelle scholae cantorum che il Concilio stesso desiderava mantenere e promuovere. Una lettura lineare del documento sulla liturgia evidenzia come nella pratica ciò che si è fatto non risponde ai desideri dei Padri. C’è stata una grande banalizzazione del culto favorita da una ermeneutica pragmatica e parziale.

– Nell’implementazione dei precetti  musicali della Sacrosanctum Consilium, che cosa e’ andato bene, oppure male

[Sua Eminenza ha declinato di rispondere a questa domanda.]

6 – Potrebbe parlare della musica alle liturgie Papali nella Basilica di San Pietro prima del Concilio Vaticano II?

Prima del Concilio la musica aveva un ruolo fondamentale nelle celebrazioni liturgiche e questo soprattutto nelle cerimonie presiedute dal Papa. La Sistina eseguiva il grande repertorio gregoriano e polifonico tramandato nei secoli con al centro le messe di Palestrina. Lo spazio della musica nella liturgia antica era molto ampio e il nostro ruolo non era quello di dilettare i fedeli, ma era un vero ministero liturgico. Siamo stati spesso accusati di voler fare concerti nelle celebrazioni, ma chi condivide questa posizione non credo abbia capito il ruolo della musica sacra nella liturgia.

7 – Che impatto hanno avuto il Concilio e la Costituzione Sacrosanctum Consilium sulla musica durante le liturgie papali?

In realtà né il Concilio, né la Costituzione sulla liturgia hanno avuto delle conseguenze pratiche sulla musica sacra. Seguendo veramente le idee dei Padri e della Sacrosanctum Concilium i risultati sarebbero stati molto diversi e molto in linea con la tradizione. In realtà direi che tutti i cambiamenti che si sono prodotti, e che a mio giudizio sono negativi, sono stati determinati dal lavoro di applicazione dei documenti del Concilio, fatto da una commissione (il Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia) non all’altezza del suo ruolo e nella quale operavano persone che volevano imporre il loro pensiero, distanziandosi da quello ufficiale dei documenti. Il modo con cui lavorava questa commissione è stato analizzato da uno studio molto puntuale fatto da Nicola Giampietro, O.F.M. Cap. in base ai diari del card. Ferdinando Antonelli che analizza gli sviluppi della riforma liturgia dal 1948 al 1970. Questo contributo ha gettato molta luce sull’operato della Commissione, sulla scarsa formazione dei suoi membri e sulla poca serietà con la quale si procedeva a smantellare tutto il patrimonio liturgico che la chiesa aveva sempre custodito gelosamente nella sua vita liturgica. Come osservava il cardinale nei suoi appunti personali: “la legge liturgica che fino al Concilio era una cosa sacra, per molti non esiste più. Ciascuno si ritiene autorizzato a fare quel che vuole e molti giovani fanno così. […] Nel Consilium ci sono pochi vescovi che abbiano una preparazione liturgica specifica, pochissimi che siano veri teologi. La carenza più acuta in tutto il Consilium è quella dei teologi. […] Siamo nel regno della confusione. E mi dispiace, perché le conseguenze saranno tristi.”

8 – Durante il Concilio, si facevano pressioni per modificare le liturgie papali?

No, non direi che durante i lavori del Concilio ci fossero pressioni per modificare le liturgie papali. Certo, qualche elemento di troppo a livello estetico era giusto che cadesse e questo risponde ad un cambiamento naturale che procede assieme al gusto e alla sensibilità propria del tempo, ma nessuno pensava di modificare le liturgie o banalizzarle nel modo che poi si è imposto.

9 – Finito il Concilio, che impatto ha avuto l’attuazione della SC sulle liturgie papali nel periodo 1964-1997?

Dopo il Concilio e le varie sperimentazioni che purtroppo furono permesse, come se la liturgia della Chiesa fosse qualcosa da sperimentare o decidere a tavolino, si è prodotta una liturgia sostanzialmente nuova. Le conseguenze per la musica sacra sono state nefaste. La Sacrosanctum Concilium al § 112 afferma che la tradizione musicale della chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Mi sa dire lei oggi dove si trova più questo patrimonio di inestimabile valore? Le grandi messe polifoniche, i nobili canti gregoriani: tutto archiviato. Erano queste le intenzioni del Concilio? Assolutamente no. Io stesso in prima persona ho lottato duramente per mantenere qualcosa nelle liturgie papali, ma con pochi risultati: qualche mottetto e ogni tanto una benevola concessione di eseguire un Gloria in polifonia. Ricordo che una delle prime richieste che mi vennero fatte fu quella di scrivere i canti in italiano... Poi Mons. Noè volle le messe alternate al gregoriano da sostituire a quelle polifoniche. Dopo qualche tempo anche queste vennero archiviate per cantare sempre la Messa de angelis in gregoriano da alternarsi con una assemblea che in realtà era costituita da un gruppo di suore e sacerdoti… A questo sono stato obbligato nel mio ruolo di direttore della Cappella Sistina. Ho potuto salvare il nostro grande repertorio solo nelle esecuzioni concertistiche.

10 – Papa Paolo VI ha avuto a che fare con la musica?

Paolo VI era stonato e non era un grande conoscitore di musica sacra. Una volta, quando ancora era cardinale, eseguimmo in San Pietro la Missa Papae Marcelli. Dopo la celebrazione che lui stesso aveva presieduto ci incontrammo e mi fece molti complimenti per la bellissima esecuzione di cui si era nutrito. Poi mi disse: “Maestro, ma perché non ci dà anche della musica pastorale!” Confesso che rimasi gelato dalla sua espressione e replicai: “Eminenza, ma non mi ha appena detto di aver goduto della bellissima esecuzione di questo capolavoro palestriniano?” Idee del genere riguardo alla musica sacra si andavano diffondendo e Paolo VI si rese conto troppo tardi di quanto accadde.

11 – Dal 1969 al 1976 Bugnini era il segretario della Congregazione per il Culto DivinoHa avuto egli qualche impatto diretto sul Suo lavoro come direttore della Sistina.

Io e Bugnini eravamo su due linee diverse, direi opposte, e abbiamo avuto vari scontri. Lui ha molta responsabilità di quanto è accaduto nella liturgia dopo il Concilio e spesso ha lavorato per promuovere le sue idee personali. La grande confidenza che aveva con il Papa giocò certamente a suo favore anche se alla fine Paolo VI lo nominò pronunzio in Iran….

12 E’ cambiato qualcosa sotto Mons. Noé?

Mons. Noè era più moderato, ma anche lui ricordo che accompagnava il Papa nelle parrocchie dove celebrava Messa in italiano cantando le melodie gregoriane tradotte nella nostra lingua: una cosa ridicola e indegna. Come ho già detto, per le liturgie papali mi chiese le messe alternate, ma anche quelle durarono poco. Una volta poi voleva che cantassimo il Requiem aeternam e io gli fece presente che anche quello era stato eliminato. Si figuri a che punto le cose erano ormai compromesse.

13 – Potrebbe raccontare il Suo rapporto e il
suo coinvolgimento con il Consilium?

Come Maestro della Cappella Musicale Pontificia non sono stato incluso tra i membri del Consilium; lo stesso dicasi per Mons. Lavinio Virgili che era Direttore della Cappella di San Giovanni in Laterano. Noi musicisti eravamo visti con sospetto dai riformatori. Ci consideravano ancorati al passato, e giustamente, con noi presenti non avrebbero avuto strada facile nel loro lavoro. A me arrivò la nomina quando tutto era finito e a quel punto volevo rimandarla indietro, ma mi convinsero ad accettare per non creare malumore. Di fatto le poche indicazioni che diedi non furono prese in considerazione. Ad esempio, assieme al Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, Mons. Angles, cercammo di salvare almeno la messa domenicale nelle basiliche, nelle cattedrali e nei monasteri iuxta veterem consuetudinem. Ma questo articolo che sembrava fosse stato accolto, tanto che Mons. Angles voleva ringraziare il Papa, sparì dall’Instructio. (de Musica Sacra, 5 marzo 1967.)

2 commenti:

  1. MAESTRO..MA SE NEANCHE AL SUO FUNERALE HANNO ESEGUITO LA SUA MUSICA....RIPOSI IN PACE E PERDONI CHI HA CERCATO DI EMULARLA E SI È DOVUTO ARRENDERE!....

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  2. Ma non e' vero...la sua musica e' stata eseguita...il peggio e' tutto il resto...ma non vedete nelle nostre chiese succede? Anzi sentite...chitarrine e chitarroni...bonghi e bongoni...ma sti' preti che non studiano piu' la musica in seminario...cosa fanno? Povero gregoriano e polifonia...in particolare quella romana...povero Palestrina...sprecare tutto quel tempo per comporre le sue messe o i mottetti...tutto nell'archivio e dimenticato...e poi si da colpa al Vaticano Ii ? no no...il maestro lo dice....sono i suoi compari confratelli che hanno fatto pulizia...il 68 della chiesa....il maestro stesso aborrisce alle sue messe alternate...gia'...!! ma Paolo VI anticipo' Francesco I..... poi Givanni Paolo Ii e le sue liturgie da stadio...un fiore nel deserto Benedetto XVII ma appunto nel deserto, ben presto mori' anzi fu' strappato...maestro dal paradiso faccia qualche cosa....PAX

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