martedì 6 agosto 2013

Tendiamo insidie al giusto...

di don Alfredo Morselli
Dicono [gli empi] fra loro sragionando: «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta
[…] 
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. (Sap. 2, 1-3 passim)

Mi è capitata tra le mani il testo di un'intervista del Card. Jean Danielou, attualissima, sebbene datata al 1972.
Quella intervista significò l'emarginazione di Danielou nel suo ordine e l'abbandono della sede della rivista Etudes, che in seguito prenderà posizioni contro l'Humane vitae e il cui direttore lascerà la Chiesa Cattolica.
Senza entrare nel merito di alcune prese di posizioni teologiche del Danielou, le quali richiederebbero un approfondimento generale sulla questione della cosiddetta Nouvelle Théologie, questa intervista è ineccepibile, profetica e attuale; e il lettore non farà fatica a vedere molte analogie tra l'emarginazione di Danielou e le ragioni delle accuse che in questi giorni vengono rivolte ai Francescani dell'Immacolata. Basta proporre una forma di vita religiosa autentica…

Intervista del cardinale Jean Daniélou alla Radio Vaticana, 23 ottobre 1972
D. – Eminenza, esiste realmente una crisi della vita religiosa e può darcene le dimensioni? 
R. – Penso che vi sia attualmente una crisi molto grave della vita religiosa e che non si debba parlare di rinnovamento ma piuttosto di decadenza. Penso che questa crisi colpisca soprattutto l'area atlantica. L'Europa dell'Est e i paesi dell'Africa e dell'Asia presentano a questo riguardo una migliore sanità spirituale. Questa crisi si manifesta in tutti gli ambiti. I consigli evangelici non sono più considerati come consacrazioni a Dio, ma visti in una prospettiva sociologica e psicologica. Ci si preoccupa di non presentare una facciata borghese, ma sul piano individuale la povertà non è praticata. Si sostituisce la dinamica di gruppo all'obbedienza religiosa; col pretesto di reagire contro il formalismo, ogni regolarità della vita di preghiera è abbandonata e le conseguenze di questo stato di confusione sono anzitutto la scomparsa delle vocazioni, poiché i giovani chiedono una formazione seria. E, d'altra parte, vi sono i numerosi e scandalosi abbandoni di religiosi che rinnegano il patto che li legava al popolo cristiano. 

D. – Può dirci quali sono a suo parere le cause di questa crisi? 
R. – La fonte essenziale di questa cristi è una falsa interpretazione del Vaticano II. Le direttive del Concilio erano chiarissime: una più grande fedeltà dei religiosi e delle religiose alle esigenze del Vangelo espresse nelle costituzioni di ogni istituto e nello stesso tempo un adattamento delle modalità di queste costituzioni alle condizioni della vita moderna. Gli istituti che sono fedeli a queste direttive conoscono un vero rinnovamento e hanno delle vocazioni. Ma in molti casi si sono sostituite le direttive del Vaticano II con delle ideologie erronee messe in circolo da riviste, da convegni, da teologi. E tra questi errori si possono menzionare:
- La secolarizzazione. Il Vaticano II ha dichiarato che i valori umani devono essere presi sul serio. Non ha mai detto che noi entreremmo in un mondo secolarizzato nel senso che la dimensione religiosa non sarebbe più presente nella civiltà, ed è nel nome di una falsa secolarizzazione che religiosi e religiose rinunciano ai loro abiti, abbandonano le loro opere per inserirsi nelle istituzioni secolari, sostituendo delle attività sociali e politiche all'adorazione di Dio. E questo va controcorrente, tra l'altro, rispetto al bisogno di spiritualità che si manifesta nel mondo di oggi.
- Una falsa concezione della libertà che porta con sé la svalutazione delle costituzioni e delle regole ed esalta la spontaneità e l'improvvisazione. Ciò è tanto più assurdo in quanto la società occidentale soffre attualmente dell'assenza di una disciplina della libertà. Il ripristino di regole ferme è una delle necessità della vita religiosa.
- Una concezione erronea della mutazione dell'uomo e della Chiesa. Anche se i contesti cambiano, gli elementi costitutivi dell'uomo e della Chiesa sono permanenti e la messa in questione degli elementi costitutivi delle costituzioni degli ordini religiosi è un errore fondamentale. 
D. – Ma vede dei rimedi per superare questa crisi? 
R. – Penso che la soluzione unica e urgente è di fermare i falsi orientamenti presi in un certo numero di istituti. Occorre per questo fermare tutte le sperimentazioni e tutte le decisioni contrarie alle direttive del Concilio; mettere in guardia contro i libri, le riviste, i convegni in cui sono messe in circolo queste concezioni erronee; ripristinare nella loro integrità la pratica delle costituzioni con gli adattamenti chiesti dal Concilio. Là dove questo appare impossibile, mi sembra che non si può rifiutare ai religiosi che vogliono essere fedeli alle costituzioni del loro ordine e alle direttive del Vaticano II di costituire delle comunità distinte. I superiori religiosi sono tenuti a rispettare questo desiderio.
Queste comunità devono essere autorizzate ad avere delle case di formazione. L'esperienza mostrerà se le vocazioni sono più numerose nelle case di stretta osservanza o nelle case di osservanza mitigata. Nel caso in cui i superiori si oppongano a queste richieste legittime, un ricorso al sommo pontefice è certamente autorizzato.
La vita religiosa è chiamata a un grandioso avvenire nella civiltà tecnica; più questa si svilupperà, più si farà sentire il bisogno della manifestazione di Dio. Questo è precisamente lo scopo della vita religiosa, ma per compiere la sua missione occorre che essa ritrovi il suo autentico significato e rompa radicalmente con una secolarizzazione che la distrugge nella sua essenza e le impedisce di attirare vocazioni.
Concludo questo post con la citazione della fine del capitolo 2 del libro della Sapienza, già citato all'inizio:
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezzae saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile.

11 commenti:

  1. fratel Pacifico6 agosto 2013 23:16

    Con la sua morte nel letto di una prostituta Danielou rende non credibile quello che nelle parole pure appare credibile.

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    1. “Per sfatare qualsiasi «tentazione» soggettivistica nell’interpretazione della credibilità va anche sottolineato che a presupporre e trascendere questa caratteristica della persone c’è quel complesso di valori o principi etici naturali correlati ad essa e oggettivabili dalla ragione. Il fatto che la credibilità si fondi sull’adaequatio rei et personae non implica necessariamente la perfetta aderenza della vita del testimone alle sue argomentazioni: quando qui si parla di “certezza morale” si inende l’attestazione di una congruenza tra i contenuti della testimonianza con i valori etici fondamentali. È chiaro che un comportamento conforme alla parola detta avvalora ulteriormente la testimonianza ma non è l’essenza della credibilità: non solo bisogna sempre considerare la sproporzione antropologica tra volontà e azione, tra intenzione e realizzazione, ma talvolta può essere più importante l’etica ispiratrice della testimonianza rispetto a quella “esistenziale” del testimone. Ad esempio, se un uomo, coerentemente con le sue convinzioni e motivazioni, si fa esplodere compiendo una strage tra i suoi nemici, la sua testimonianza non è accreditata dalla coerenza dell’atto con le sue parole. Il problema è che i contenuti del suo sapere non offrono ragioni di credibilità, visto che contrastano in modo evidente con il più essenziale dei principi etici naturali: il rispetto della vita umana, sia propria che altrui. Sull’indubitabilità di questo valore preculturale in quanto riconoscibile universalmente dalla ragione naturale che trascende la diversificazione culturale, non sono ammesse ambiguità. La problematizzazione non si può applicare al fondamento: «I principi primi sono “indemonstrabilia“, proprio in quanto premesse di ogni possibile demonstratio: sono dunque la base pre-critica di ogni possibile critica» (vedi Livi, 2005c)

      Livi, Antonio; Silli, Flavia. Logica della testimonianza Quando credere è ragionevole, Città del Vaticano, Lateran University Press, 2007 pp. 31 – 32

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    2. Questo è un miscuglio di verità e falsità (la peggior falsità è infatti quando si affermano verità con falsità, con calunnie) sulla morte del cardinal Danielou. Fu appurata l'innocenza del cardinal Danielou, che voleva solo dare un aiuto economico alla signora in questione per aiutarla su questioni giudiziarie. Evidentemente Voi, signor "fratel Pacifico", prendete la falsificazione di un fatto di cronaca per tentare invano di screditare il suddetto articolo. Le parole del card. Danielou non "appaiono" ma "sono" credibili in conseguenza di tutto quello che sta succedendo nella Chiesa cristiana cattolica in questi inizi di XXI secolo, è la Vostra accusa infamante e falsificata al card. Danielou che non "è" ma tenta di "apparire" vera. Non ci sarà mai vera pace finché la verità sarà mischiata con la falsità.

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  2. Il Padre della Chiesa San Giovanni Damasceno si fà eco, in questo brano, d’una tradizione che lo precede e che egli collega direttamente agli Apostoli. Pregare verso Oriente in direzione della luce nascente significa, per il santo, coinvolgere il cosmo e rinvenire in esso un valore simbolico. Tutto viene unito intimamente nella misteriosa presenza di Dio. Nulla viene trascurato, allontanato e frantumato nella vita dell’uomo. Per questo macrocosmo e microcosmo, corpo e anima, individuo e comunità vengono concepiti “uno” nell’evento redentivo di Cristo.



    Noi non prestiamo venerazione volgendoci verso Oriente superficialmente o a caso. Ma poiché siamo composti di natura visibile e invisibile, ossia intellettuale e sensibile, presentiamo al Creatore anche una duplice venerazione: così come cantiamo con la mente e con le labbra, siamo battezzati con l’acqua e con lo Spirito, e siamo uniti al Cristo in modo duplice partecipando ai sacramenti e alla grazia dello Spirito.

    Quindi, poiché “Dio è luce” intellettuale e poiché Cristo è chiamato nelle Scritture “sole di giustizia” e “Oriente”, occorre dedicargli l’Oriente per la venerazione. Infatti bisogna dedicare ogni cosa bella a Dio, dal quale ogni cosa è resa buona. Anche il divino Davide dice: “Cieli della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, che cavalca sul cielo dei cieli, ad Oriente”. E ancora la Scrittura dice: “Dio piantò un giardino in Eden, ad Oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” ; ma poi lo scacciò dopo che aveva trasgredito, e “lo fece abitare di fronte al giardino delle delizie”, cioè ad Occidente.

    Perciò noi veneriamo Dio desiderando l’antica patria e volgendo gli occhi ad essa. E la tenda di Mosè aveva il velo e il propiziatorio ad Oriente. La tribù di Giuda, come più onorevole, si accampava ad Oriente. Nel famoso tempio di Salomone la porta del Signore era posta ad Oriente. Invece il Signore, quando era in croce, guardava verso Occidente e così noi prestiamo venerazione volgendo lo sguardo verso di lui. Mentre era assunto in alto fu portato verso Oriente, e così gli apostoli lo venerarono: e così egli verrà nel modo con cui fu visto andare in cielo, come il Signore stesso disse: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”. E quindi noi aspettandolo prestiamo venerazione verso Oriente.

    Questa è la tradizione non scritta degli apostoli: infatti molte cose essi ci hanno tramandato senza scriverle.

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  3. Ringrazio don Morselli per questa intervista.
    Ineccepibile card. Daniélou
    In Pace
    SdC

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  4. L'articolo è bello e condivisibile caro Don Alfredo. Ora però Le chiedo:
    Se come dice l'intervista profetica da Lei postato è necessario "rompere radicalmente con quella secolarizzazione che distrugge la vita religiosa e impedisce di attrarre vocazioni"
    allora che senso hanno le censure ex-audito di Bergoglio (perchè lui è il Papa che lo voglia dire o no) ai poveri fraticelli e ai fedeli che grazie a loro seguivano il Rito Romano non secolarizzato?
    A quale Santo Padre ricorrere con queste "strane" censure ex-audito di recente inaugurate?

    La crisi a cui sono giunti gli istituti religiosi
    in termini vocazionali è chiaramente terminale ma non mi pare che le gerarchie si sognino lontanamente di recepire l'urgenza di un ritorno
    alla "retta interpretazione del concilio" e quando vedo Bergoglio osannato da tutti i media perchè finalmente è arrivato il Papa rivoluzionario che apre ai gay, alla comunione ai divorziati e al diaconato femminile, dando bella mostra di sè col cappello di piume di pappagallo ma rifiutando mozzetta e croce del predecessore e quando vedo i vescovi balla re la salsa, sinceramente comincio a chiedermi chi sono gli accecati.

    Bertoldo

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  5. Ma è possibile pensare che alla Congregazione ci siano solo stupidi che abbiano agito senza avere nulla in mano? Padre Lombardi ha affermato che il motivo dell’intervento non è solo la liturgia ma che ci sono altri aspetti della vita dell’Istituto su cui il Commissario dovrà intervenire. Perché non vi limitate ad attendere le conclusioni concrete del commissario e volete chiaramente scavalcarlo con queste vostre illazioni poetiche e questi tentativi di depistare l’opinione delle persone dai veri e seri problemi interni all’Istituto?

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  6. Perchè prima di emettere un decreto così duro e ingiusto che colpisce anche chi non è nell'istituto e non può avere colpa alcuna (nè presunta nè desunta) presso le sapide ed intelligenti Congregazioni che hanno tutto in mano non si è provveduto a terminare puntualmente ogni approfondimento? Perchè nessuno ancora oggi risponde agli interrogativi posti da questo decreto che resta ufficialmente immotivato?
    Perchè nessuno presso le intelligenti Congregazioni ancora non si degna di rispondere agli appelli
    dei gruppi Summorum e del loro coordinamento nazionale? Perchè prima non si è concordato il provvedimento con la Ecclesia Dei che è l'unica competente in materia? Perchè ad oggi restano segrete e non dettagliate
    le ragioni del provvedimento e perchè viene negato ai frati il diritto a difendersi contro eventuali delatori o comunque per evitare fraintendimenti ed esagerazioni?

    Francescone non è nessuno per giudicare i gay che cercano Gesù e hanno buona volontà, ma i fedeli e i frati
    che seguono il Summorum li condanna senza processo... bel capolavoro di misericordia e di giustizia, evidentemente chi segue il Summorum o è amante della tradizione e del Rito Straordinario
    secondo Bergoglio non cerca Gesù, e/o non ha buona volontà e/o non è per bene, oppure si tratta della solita lobby???? eddaiiiiiii

    Padre Lombardi ha già dato in passato esempio di scarsa incisività e insufficente chiarezza, salvo vere pe proprie figuracce (compres questa).

    Se si trattava solo di questioni interne all'istituto bisognava colpire le eventuali mele marce e solo
    loro e non imporre un provvedimento indiscriminato e immotivato contro un diritto sacrosanto
    di tutti quelli che sono nella Chiesa.

    Qui non si vuole depistare nulla, si vuole invece evitare i depistaggi di chi pretende di far passare
    come un provvedimento interno ad un ordine per ragioni segrete un vero e palese attacco al mondo della tradizione e al Summorum di Benedetto XVI.

    La verità è che siamo di fronte ad una vera vigliaccata.

    Polimar

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  7. fratel Pacifico7 agosto 2013 22:54

    Il card. Danielou fu sepolto in fretta e furia senza alcun clamore. Le cronache del tempo parlarono delle condizioni in cui fu trovato. Invece di negare l'evidenza si continui a pregare per la sua anima.

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  8. fratel Pacifico9 agosto 2013 08:22

    No, no, nella Congregazioni romane non ci sono solo stupidi, ma ci sono molti membri intelligenti che, però, usano il grande dono dell'intelligenza a seconda della cordata di cui fanno parte, per interessi personali, ad esempio a fini di carriera.
    Richiedo qui quello che ho chiesto in altro commento: la madre del visitatore, si dice a Roma in ambienti curiali, era inserviente in casa Manelli. E' vero? Nessuno mi ha risposto e nessuno mi ha contestato. Allora? Perché scegliere una persona del genere? Cosa c'è dietro? Dietrologia? Forse. Ma io la penso come Andreotti: a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca.

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  9. fratel Pacifico9 agosto 2013 10:15

    Nelle congregazioni non ci sono soltanto stupidi,ci sono anche persone intelligenti ma che volgono questo dono al male, a seconda degli interessi di parte o di personale interesse, quale ad es. la carriera.

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