lunedì 15 aprile 2013

"Il prete, trasparenza di Cristo". Su l'Osservatore Romano la riflessione del Card. Burke all'A.S.S.P.

Il prete trasparenza di Cristo. Riflessione del cardinale Burke
al sodalizio Amicizia sacerdotale Summorum Pontificum (O.R.)
da l'Osservatore Romano del 11.04.2013

Riflessione del cardinale Burke al sodalizio Amicizia sacerdotale Summorum Pontificum

Il prete trasparenza di Cristo

L'eucaristia, la celebrazione dei sacramenti, il celibato, l'obbedienza: è stato dedicato alla riflessione e all'approfondimento delle peculiarità del sacerdozio ministeriale il corso di esercizi spirituali, giunto alla terza edizione, organizzato da Amicizia sacerdotale Summorum pontificum, il sodalizio che si richiama espressamente al motu proprio di Benedetto XVI, che, come è noto, nel 2007 ha ampliato l'uso del messale promulgato nel 1962 da Giovanni XXIII.
«Tu es sacerdos in aeternum» è stato il tema della riflessione dettata dal cardinale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Raymond Leo Burke. Oltre quaranta i chierici, tra cui due vescovi, che hanno partecipato alla settimana di esercizi che si è svolta a Roma presso la casa generalizia dei padri passionisti. Ogni giornata ha avuto inizio con la messa, secondo una precisa turnazione oraria che ha permesso a ciascun sacerdote di celebrare individualmente con il Vetus o il Novus Ordo.
E il continuo riferimento alla Vergine Maria, madre dei sacerdoti, attraverso la preghiera del Rosario, ha fatto da cornice all'intensa esperienza spirituale. Infatti, per il sacerdote è di fondamentale importanza ritirarsi in disparte con Dio. Si tratta di tornare alla fonte della vocazione e della missione, considerando che le aspettative del sacerdote non consistono nella realizzazione di un programma personale, bensì nel compimento del progetto di amore di Dio.
Il cardinale Burke, facendo leva anche sulla propria esperienza, ha enucleato le caratteristiche essenziali del sacerdozio: lo stretto legame con l'eucaristia, la configurazione al Sacro Cuore di Gesù, il dono del celibato, l'obbedienza, la misericordia, la guida morale. E non poteva mancare l'accostamento a Maria, quale faro vigile di ogni sacerdote. Una autentica dimensione spirituale della vita sacerdotale -- ha sottolineato il porporato -- trova fondamento nella carità pastorale di Cristo, anima del sacerdozio.
Il sacerdote, infatti, agisce in persona Christi in ogni tempo e in ogni luogo, riceve un “potere spirituale” che rende la sua vita trasparenza di tutti quei comportamenti propri di Gesù Cristo.
I presbiteri -- ha detto citando un passo della Pastores dabo vobis -- «sono chiamati a prolungare la presenza di Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di vita e facendosi quasi una trasparenza in mezzo al gregge loro affidato».
Così, se il sacerdote, con l'ordinazione, viene configurato a Cristo capo e pastore, la sua vita deve essere, come quella di Cristo, a esclusivo servizio della Chiesa. E il servizio di Cristo trova il suo culmine nel dono totale di sé sulla Croce. Quindi il sacerdote non solo deve fare rivivere ma deve anche ripresentare con la sua testimonianza, con la sua stessa vita, la carità incondizionata di Cristo. L'offerta del Sacrificio è l'espressione più piena della donazione di Cristo, della sua carità pastorale, e «l'eucaristia è la ripresentazione attualizzante del sommo Sacrificio».
Per il sacerdote l'esercizio della carità pastorale non deve perciò essere relegato in un mero attivismo funzionale, bensì deve essere il frutto di una vita costantemente alimentata a quell'amore, che è donato, consumato e rinnovato in modo incruento nell'eucaristia.
Se la carità pastorale di Cristo costituisce il riferimento assoluto e imprescindibile del sacerdote, ogni momento della sua vita deve essere un ritorno al mistero eucaristico. Soltanto con la devozione eucaristica, egli può approfondire il suo intimo rapporto con il Corpo e Sangue di Cristo.
La celebrazione eucaristica, inoltre, unita all'adorazione quotidiana, non solo alimenta la devozione eucaristica, ma prepara il sacerdote a essere più pienamente coinvolto nel Sacrificio e intimamente unito a Cristo. Così, se il paradigma insostituibile del sacerdote è la carità pastorale di Cristo, la testimonianza dei santi sacerdoti rappresenta il modello a cui egli si può ispirare come ad autentici testimoni della fede, che hanno incarnato l'amore oblativo di Cristo. Il cardinale Burke ha perciò desiderato evidenziare, con particolare allusione alla spiritualità eucaristica, i tratti sacerdotali della figura di san Giovanni Maria Vianney.
Il santo curato d'Ars si può definire modello di vera devozione eucaristica. Ha cercato sempre di attrarre i suoi fedeli a Cristo presente realmente nell'eucaristia. Infatti, la sua fede eucaristica era tale da riaccendere la devozione eucaristica dei fedeli al punto di avvicinarli al sacramento della penitenza. Questo lo conduceva dall'altare al confessionale.
Un'altra tessera che il prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ha aggiunto al prezioso mosaico del sacerdozio ministeriale è quella del celibato. La devozione al Sacro Cuore di Gesù aiuta i presbiteri a comprendere il celibato, non come rinuncia all'immenso dono del matrimonio bensì come offerta del cuore indiviso per il bene della Chiesa, amando i fratelli. Il celibato sacerdotale non significa repressione della sfera affettiva, ma offrire, con gioia nella perfetta continenza, tutte le inclinazioni sessuali e affettive per il bene del Regno dei cieli. Quale dono insito nella vocazione sacerdotale, l'amore celibe va rinnovato quotidianamente, altrimenti inizieranno ad affiorare delle carenze. Ogni dono di Dio va apprezzato attentamente, ma soprattutto curato, mantenuto e custodito nella sua integrità. Per questo la preghiera aiuterà il sacerdote a crescere nell'amore celibe per custodire la purità.
Una delle virtù caratterizzanti la statura spirituale del sacerdote è l'obbedienza. Lo sguardo va sempre rivolto a Cristo, che è venuto per fare la volontà del Padre. Anche la vocazione di ogni sacerdote deve essere segnata dall'obbedienza al Padre, ovvero unire la propria volontà a quella di Cristo. Con l'obbedienza si serve la Chiesa intera, senza l'obbedienza c'è confusione e caos, poiché la promessa di obbedienza non è il rifiuto della libertà umana, ma il compimento di essa, attraverso un atto libero per l'adempimento di una particolare missione di origine divina. L'obbedienza alla volontà dei superiori è finalizzata a fare emergere nella vita sacerdotale non la propria persona ma soltanto Cristo unico protagonista di ogni azione pastorale, perché unico Salvatore. Ciò comporta obbedienza alla fede della Chiesa e al suo magistero, alla disciplina ecclesiastica, alla sacra liturgia. (girolamo casella)

(©L'Osservatore Romano 11 aprile 2013)

18 commenti:

  1. Che Papa fantastico che sarebbe stato il Cardinale Burke....per riportare veramente la Chiesa alla sua funzione principale....

    RispondiElimina
  2. Sono d'accordo. Lui e O'Malley erano i migliori, speravo che uno di loro diventasse papa, invece le cose sono andate diversamente!.

    MAXX

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, O'Malley è nel gruppo di Cardinali per consigliare il Papa nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica “Pastor bonus” sulla Curia Romana.

      http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/13/governo-gia-fatto-a-un-mese-giusto-dallelezione-a-papa/

      meglio no? :)

      Elimina
  3. Il card. Burke tratteggia il profilo del vero sacerdote, del ministro di Cristo ormai rarissimo.
    La trasparenza inizia, e non gioco sulle parole, dalla visibilità. I segni del sacerdozio - talare o clergyman quando previsto - sono scomparsi dalle strade delle nostre città e dalle chiese, ove si eccettuino i preti degli istituti tradizionali. Nelle nostre strade non c'è più il richiamo a Cristo. Cristo è scomparso "fisicamente" dalla nostra società, perché i preti hanno voluto eliminarlo dalla loro vita. E chissà quante volte non si ripresenta sull'altare, se i sacerdoti non intendono fare ciò che la Chiesa vuole che si faccia.

    RispondiElimina
  4. E' una riflessione scandalosa: dice che Maria è madre dei sacerdoti, anziché dire che è Vergine Madre di Gesù! E proprio un cardinale degno del suo papa, che ci invita a confessare Cristo crocifisso anziché Cristo risorto!

    RispondiElimina
  5. Via, Anonimo delle 14,07, cerchiamo di essere un po', un pochino seri.
    Maria Madre di Cristo è anche Madre nostra, che in Cristo siamo stati redenti grazie alla mediazione di Maria. Nelle litanie La si invoca "Mater ecclesiae". Se è Madre della Chiesa è Madre di tutti gli uomini e quindi anche dei sacerdoti. Ancor di più: il sacerdote è l'alter Christus, per cui a maggior ragione Maria è Madre dei sacerdoti. Dalla Croce Cristo disse a Maria: "Questo è tuo figlio", e a Giovanni: "Questa è tua Madre".

    RispondiElimina
  6. Vedi, tra gli altri scritti sull'argomento, Udienza Generale, 12 agosto 2009, di Benedetto XVI, vaticanva

    RispondiElimina
  7. La cappa censoria degna del Sant'Uffizio è calata su questo blog i fedeli lo han capito e non vi scrive più nessuno...triste fine per un blog che voleva difendere la Tradizione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Embè? Se sei un vero tradizionalista deve piacerti la cappa censoria del Sant'Uffizio. La verità è che ai tempi della Chiesa che sognate di riesumare avreste avuto vita molto breve.

      Elimina
  8. E la cappa dell'ignoranza asfissa l'anonimo. Il quale afferma vergognosamente che il cardinale Burke è degno del suo Papa che invita a confessare Cristo crocifisso e non Cristo risorto. Tipica espressione del peggior neocatecumenalismo che professa il cosiddetto mistero pasquale che tende a spostare l'asse della redenzione dalla passione e morte alla resurrezione.
    E come può esserci resurrezione senza passione e morte?
    Il neocat farebbe bene a leggere non il p. Augè, ma S. Tommaso:
    S.Th. IIIª q. 56 a. 2 ad 4 4.
    "Nella giustificazione delle anime concorrono due cose: la remissione del peccato e il rinnovamento della vita mediante la grazia. Ora, rispetto alla causalità dovuta alla virtù divina, sia la passione di Cristo che la sua resurrezione sono causa della giustificazione per l'una e per l'altra cosa. Invece rispetto alla causalità esemplare, la passione e la morte di Cristo sono causa della remissione della colpa, per cui moriamo al peccato: mentre la resurrezione è causa del rinnovamento della vita, dovuto alla grazia, ossia alla giustizia. L'Apostolo infatti scrive, che "Cristo fu dato alla morte per i nostri peccati", cioè per toglierli, "ed è risuscitato per la nostra giustificazione". La passione di Cristo però è anche causa meritoria, come sopra abbiamo notato."
    Passione e morte - resurrezione sono insieme causa efficiente, ma passione e morte sono anche causa meritoria. Il primato resta pertanto alla passione e morte.
    In cima all'altare c'è il Crocifisso, non la statua di Cristo risorto, magari con la bandierina, nella quale, peraltro, è dipinta la croce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hahahahaha, Gaspero non ha capito che l'anonimo intendeva difendere papa Francesco, mostrando la natura demenziale delle accuse che gli sono state rivolte per avere esortato a confessare il Cristo crocifisso.

      Elimina
  9. Il S. Uffizio era un organismo eccellente grazie al quale la Chiesa veniva difesa dalle eresie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Placet Gaspero.

      Elimina
    2. Parole sante! Spero che l'Inquisizione ritorni per chi si oppone alla Riforma Liturgica di Paolo VI.

      Elimina
  10. Gaspero non avrà capito, ma la colpa è di chi non è in grado di scrivere in modo razionale. Inoltre l'accusa al Papa o comunque a chi esalta il Cristo crocifisso come redentore è tipica di certe sette interne alla Chiesa. Su questo non ci piove. Il succo del discorso non muta.

    RispondiElimina
  11. Qualcuno che finalmente parla di preti che non odorano di pecore ma che dice che sono sacerdoti di Cristo!

    RispondiElimina
  12. Penso che Cristo, l'Agnello immolato e immacolato, portasse "l'odore delle pecore". Peccato che qualcuno porta invece il puzzo dei capri e non solo sotto il suo naso...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. San Paolo non parla di odore di pecore. San Paolo dice che i sacerdoti devono avere il profumo di Cristo.

      Elimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.