martedì 5 marzo 2013

"La funzione del Papa nella Chiesa" di Mons. Mario Oliveri. I parte


Dopo aver pubblicato la prima lezione che Mons. Oliveri dettò, nell'anno 1981, da Mons. Mario Oliveri, allora Primo Segretario presso la Delegazione Apostolica di Gran Bretagna, agli studenti universitari del "King's College" di Londra sulla "Infallibilità della Chiesa e nella Chiesa" (si veda qui), proponiamo ora la prima parte della seconda conferenza di Sua Eccellenza, dal titolo "Il ruolo del Papa nella Chiesa". 
Le parole di Sua Eccellenza  ben calzano in questo momento particolare e di sicuro portano luce e chiarezza sulla funzione -indiscussa e granitica- del ruolo del Papa, alla luce dei dubbi e delle speculazioni "progressiste" sparsi da taluni autori e da alcune frange estremiste (interne ed esterne alla Chiesa) sulla rinnovabile funzione del Pontefice per il futuro e del suo ministero petrino a seguito dell'abdicazione di Benedetto XVI.  



IL RUOLO E LA MISSIONE DEL PAPA NELLA CHIESA

di S. Ecc. R.ma mons. Mario Oliveri, 
vescovo di Albenga-Imperia


 I PARTE: Introduzione; Il Papa sintesi della Chiesa; La continuità della fede apostolica nella Chiesa;
II PARTEla costituzione gerarchica della Chiesa; Conclusioni. 

 Introduzione

In questa mia conversazione, che ha per tema la missione del Successore di Pietro, vorrei riuscire - se possibile - a darvi non tanto una esposizione scolastica o accademica delle funzioni che il Papa compie e deve compiere nella vita della Chiesa, ma a portarvi piuttosto alla consapevolezza di come il supremo ufficio pastorale del Vescovo di Roma si inserisce nel mistero di Cristo ed è quindi essenzialmente un ministero sacro e sacramentale di salvezza.
Vi accorgerete che nel corso della mia conversazione ripeterò più volte dei concetti identici, o simili; ripeterò delle stesse idee, con parole un tantino diverse. Lo faccio di proposito, affinché ognuno possa cogliere qualcuna delle espressioni - e la possa sviluppare con l'aiuto delle nozioni che egli già possiede - circa I'ufficio apostolico del Papa e lo veda finalmente ben inserito nell'opera salvifica della Chiesa e dunque nell'opera redentiva e salvifica di Cristo.
Non voglio, ripeto, sviluppare una esposizione scolastica, bensì dare alcuni spunti di meditazione, offrire qualche concetto fondamentale, che stimoli il vostro desiderio di approfondimento. Ecco, innanzitutto, due riflessioni preliminari:
A) non è possibile parlare appropriatamente di "ruolo" e di "funzioni", o di "missione", senza prima o contemporaneamente parlare di "natura"; non si può capire che cosa fa, o che cosa può fare, il Papa, senza comprendere primariamente chi è, che cosa è. Questo vale per qualsiasi realtà e qualsiasi altro discorso. Ci sono stati - e ci sono - dei movimenti filosofici e teologici che propugnano, almeno implicitamente, il primato dell'azione sull'essere, del fare sull'essere, del divenire sull'essere: così tutto rimane sconvolto. Per penetrare i misteri di Dio (nella misura in cui da Dio stesso ci sono stati resi intellegibili), per comprendere il mistero di Cristo, il mistero dell’ incarnazione; per capire l'uomo,la persona umana, occorre sempre conservare intatto il primato assoluto dell'essere. L'azione,la qualità e il valore dell'azione, dipendono dall'essere, dalla qualità e dalla natura dell'essere. Un esempio: l'azione sacerdotale nella Chiesa dipende dall'essere s4cerdotale di chi la compie; l'ordinazione sacra non significa conferire I'incarico ad uno di compiere certe azioni, ma è dargli una nuova, interiore capacità che non può provenire se non da un nuovo essere o modo di essere che egli acquista.
B) Il successore di Pietro si colloca al centro, al cuore del mistero della Chiesa, di quello che essa è e compie. Pertanto, quasi sempre quello che si riferisce alla Chiesa può essere riferito a lui e viceversa. Così, quantunque concettualmente si possa parlare di missione del Papa nella Chiesa e di missione al di fuori di essa (non tutto e tutti sono Chiesa; questa situazione continuerà fino alla fine dei tempi), nondimeno le due missioni sono strettamente connesse e talvolta si confondono, come quello che essa è e compie per coloro che ancora non sono suoi figli. Un esempio chiarificatore. In seguito dirò che il Papa è il supremo garante visibile della rivelazione: sarà ovvio che tale funzione vale sia per quelli che sono già Chiesa, così come per quelli che non lo sono ancora, o magari non lo diventeranno mai; egli è tale all'interno della Chiesa e per il mondo. Queste due considerazioni preliminari offrono il quadro dentro cui ci muoveremo. Infine, un chiarimento terminologico: il termine "papato" sta per "ufficio apostolico del successore di Pietro". Non si intende qui parlare della funzione politica e sociale che il Papa, per ragioni storiche e contingenti, ha svolto nel corso della storia, in modo particolare al tempo degli Stati Pontifici e all'epoca della "societas populorum christianorum", intesa - quest'ultima -come il particolare assetto della comunità internazionale europea, in un certo periodo storico. Veniamo ora specificamente al tema.

Il Papa sintesi visibile della Chiesa

Per comprendere chi è il Papa e qual è la sua missione, per la Chiesa e per il mondo, è opportuno tenere presenti questi concetti:
1.        la Chiesa è la continuazione nel tempo del mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio; è I'attualizzazione nella storia, nello spazio e nel tempo, della redenzione operata da Cristo.
2.        Pietro è, nella continuità dei suoi successori, il perpetuo visibile principio e "fondamento" della Chiesa (cfr. Mt 16,18). L'idea di fondamento, di roccia, non indica soltanto solidità della costruzione, ma sta a indicare pure una "parte costitutiva", senza della quale l'edificio non esiste. Pietro e i suoi successori sono realtà costitutiva della Chiesa; non c'è Chiesa senza il suo fondamento visibile.
Ne consegue che in Pietro si concentra già tutta la realtà della Chiesa. Dai Padri della Chiesa deriva l'idea che Pietro personifica o impersona la Chiesa, la rappresenta tutta, porta in se (gerit) I'intera sua realtà. Basti ricordare qui il famoso detto di Sant'Ambrogio: "ubi Petrus, ibi Ecclesia".
Badate bene: ciò non significa in nessun modo negare che anche altri siano Chiesa! Ma essi non lo sono - e non lo possono essere, almeno in modo pieno - se non sul fondamento posto da Cristo, se non su quella realtà che Cristo ha voluto, ha stabilito e costituito, per continuare nello spazio e nel tempo il mistero, o realtà divina, della sua incarnazione e della sua opera redentiva, salvifica.
Si può dunque dire, nel solco sicuro della Tradizione, che non è stabilito per la Chiesa nessun visibile fondamento e principio che non sia Pietro, o che non sia in vitale relazione e comunione con lui. Anche gli altri Apostoli hanno ricevuto da Cristo un essere e una missione che si identificano in molti aspetti, ma non affatto in tutti, con quelli di Pietro, ma ciò è perché formano, con lui a capo, un unico corpo, una sola realtà sacramentale, una esclusiva realtà costitutiva della Chiesa di Cristo. Non tutti nella Chiesa hanno la stessa funzione di Pietro, ma non esiste missione nella Chiesa che non sia collegata con quella di Pietro, secondo I'antico adagio: "nihil sine Petro, omnia cum Petro".
C'è, ovviamente, chi vorrebbe scoprire in simili affermazioni e concetti un tono trionfalistico, una esagerata retorica, I'influsso storico contingente di Roma capitale dell'impero; c'è addirittura chi vi vede un detrimento alla centralità assoluta di Cristo. Ma non è così, perché l'esaltazione del mistero della Chiesa e del ministero apostolico unico e costituzionale di Pietro e dei suoi successori, non è se non il riconoscimento del piano divino di salvezza, come è attestato dalle Sacre Scritture e dalla Tradizione; non è se non l'accettazione della realtà del mistero dell'incarnazione del Verbo, che da noi non è e non può essere percepita se non attraverso la realtà visibile della Chiesa, ed in particolare attraverso la continuità del ministero apostolico visibile di Pietro, che si attua nella successione ininterrotta di persone che nella Chiesa occupano il posto di Pietro. È evidente che tutto ciò che la Chiesa è, tutto ciò che la Chiesa, in quanto tale, ha o compie; tutto ciò che Pietro è per la Chiesa, tutto quello che egli ha o fa per la Chiesa, deriva da Cristo, promana dal Verbo di Dio Incarnato ed a lui conduce, perché in Lui si abbia - già ora, ma in maniera perfetta solo nell'eternità - la comunione con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo.
Desidero qui citare un'affermazione pronunciata dal Papa Giovanni Paolo II e rivolta ad alcuni Vescovi presenti a Roma in visita "ad limina apostolorum":
«Con lui [il successore di Pietro] i Vescovi desiderano confermare anche in questo modo una comunione di mente, di cuore e di disciplina. Essi sono consapevoli che il mandato giurisdizionale, di cui sono insigniti, proviene loro subordinatamente alla comunione gerarchica con Pietro, dalla cui scelta o approvazione è determinata in concreto la loro missione canonica. Tale atto di fede da parte dei Vescovi si radica nel più intimo nucleo della dottrina cattolica, per cui la sana e fedele tradizione afferma, con i Padri della Chiesa, "Nihil sine Petro"».
È ovvio - e la Chiesa Cattolica lo ha sempre insegnato, anche se taluni sembrano ignorarlo o contestarlo - che la funzione di Pietro e dei suoi successori - così come quella degli altri Apostoli e dei loro successori, i Vescovi e, del resto, anche quella di tutti i ministri della Chiesa - non è sostitutiva della realtà e della missione di Cristo, ma è una funzione rappresentativa, instrumentale-ministeriale. Né essi, né la comunità dei credenti e dei battezzati, sono all'origine della loro funzione sacra. Cristo è colui che opera attraverso i suoi ministri, siano essi il successore di Pietro, i successori degli Apostoli o qualsiasi altro dotato, appunto da Cristo, di funzione ministeriale sacra. Lo ripeto: non è la Chiesa, non è la comunità che crea o produce i ministeri. Solo Cristo, Figlio di Dio Incarnato, può creare ministeri sacri, nella sua continua e piena signoria su tutta la Chiesa e su tutto il creato. È Cristo che attraverso i ministeri costruisce, mantiene e sviluppa la sua Chiesa; è Lui che agisce nella Sacra Liturgia, attraverso I'opera strumentale-ministeriale di coloro che mediante la Sacra Ordinazione acquistano una nuova conformazione ontologica a Cristo sacerdote-mediatore e quindi diventano capaci di agire "in persona Christi". Questa è la fede della Chiesa Cattolica.
Se la missione dei ministri della Chiesa viene privata della sua origine sacramentale, divina, immediatamente cristologica, essa viene ridotta ad una pura funzione a condizione umana, a livello sociale, viene privata della sua vera e unica ragion d'essere, che è essenzialmente d'ordine soprannaturale. Se si perdono di vista queste verità, allora nascono le crisi di identità dei ministri della Chiesa; allora si cercano funzioni sostitutive; si diviene dei "sindacalisti", degli assistenti sociali, degli operatori a livello filantropico, si diventa fors'anche dei "cimbali squillanti", come afferma San Paolo. Nascono pure le crisi d'ordine morale e disciplinare, ed allora la missione della Chiesa perde la sua propria e reale efficacia, che è essenzialmente di ordine soprannaturale, che si colloca sui piani della rivelazione e della grazia, addirittura sul piano della vita trinitaria, che viene per partecipazione offerta alla creatura umana, attraverso i sacri ministeri, attraverso le realtà sacre della rivelazione. Val la pena di ricordare che tutto ciò è possibile affermarlo solo alla luce della fede, in una visione di fede.
La realtà vera della Chiesa e quindi, necessariamente pure del suo fondamento e di tutti i sacri ministeri che in essa esistono, non può essere scoperta e valutata alla luce di criteri umani e sociologici, o servendosi di concetti che valgono soltanto per le realtà terrene, per la società profana; può essere invece scoperta e stimata correttamente solo con criteri di fede, ossia con principi che accettano la realtà della rivelazione, che accolgono, senza alterarlo, il mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio, il quale supera ogni nostra possibilità di conoscenza intellettuale e scientifica.

La continuità della fede apostolica nella Chiesa

Procediamo nel discorso. L'uomo non può raggiungere la sua salvezza, o il fine per cui è creato, se non in Cristo, se non diventa partecipe del mistero del Verbo incarnato. Non c'è salvezza per I'uomo se non in Dio, che dalla rivelazione conosciamo essere Padre, Figlio e Spirito Santo. Ma Dio non può essere raggiunto se non in Cristo, nel quale la natura invisibile di Dio si è unita a quella umana e, quella umana, è diventata sacramento universale di salvezza. Cristo è la rivelazione di Dio, è la salvezza di Dio, è l'amore di Dio fattosi visibile.
Ma Cristo non si raggiunge e non lo si trova se non nella sua Chiesa, se non nella testimonianza dei suoi Apostoli, se non nelle realtà sacre che Egli ha stabilito perché in qualche modo ripropongano nello spazio e nel tempo la sua presenza visibile. L'umanità del Verbo di Dio,la quale è il sacramento universale di salvezza, non è ora visibile, ma essa è presente e opera nella Chiesa, nelle sue realtà sacre, nei suoi sacramenti e ministeri.
Ma è proprio qui che nasce la grande questione. Dove posso trovare con sicurezza la Chiesa di Cristo, affinché in essa trovi il Cristo stesso, la sua rivelazione, i suoi sacramenti, il suo insegnamento, la sua grazia,la vita divina? Dove posso trovare in tutta la loro pienezza la totalità degli elementi che costituiscono la Chiesa di Cristo?
Prima di rispondere, accennando a tali elementi essenziali, costitutivi della Chiesa, è necessario ricordare che non sarebbe possibile riconoscere nella Chiesa di oggi la Chiesa di Cristo se non fosse possibile trovare in essa la sostanziale identità con la Chiesa degli Apostoli; se non esistesse una fondamentale continuità nel tempo tra la Chiesa fondata da Cristo su Pietro: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18) e la Chiesa di oggi, una continuità tra gli elementi essenziali delle Chiese formate e fondate dagli Apostoli e quella attuale.
Possiamo dunque dire senza esitazione che gli elementi essenziali e costitutivi della Chiesa sono:
-        la sua fede, basata sulla predicazione degli Apostoli, gli unici autentici garanti della rivelazione;
-        i suoi mezzi soprannaturali di salvezza, i sacramenti, stabiliti da Cristo e promulgati dagli Apostoli;
-        i suoi sacri e sacramentali ministeri, attraverso i quali Cristo stesso realizza la salvezza degli uomini, dando loro la sua grazia,la sua vita e la possibilità di diventare partecipi della sua eterna gloria.
Pertanto, non vi può essere identità senza continuità e non può esservi continuità senza "Traditio", senza vera e legittima "successione apostolica". Abbiamo quindi fede, sacramenti e ministeri per la realizzazione della vita di comunione con Dio,la quale diventa definitiva non nel tempo, ma solo nell'eternità. A questo punto, ecco la questione che ci siamo posti prima: quale garanzia ho che la fede, i sacramenti e i ministeri della Chiesa di oggi sono in continuità con quelli della Chiesa degli Apostoli? Come posso essere sicuro che il pastore della Chiesa particolare, il Vescovo, che la personifica e la rappresenta, può dirsi con verità "successore degli Apostoli"?
Siffatta garanzia può derivare soltanto dalla concordanza della Chiesa particolare con quel modello di Chiesa nella quale la fede degli Apostoli e tutto ciò che appartiene all'essenziale natura della Chiesa di Cristo non può venire meno. Tale Chiesa può essere solamente quella costituita da Cristo come visibile e ultimo punto di riferimento, dal momento che essa fu fondata dall'Apostolo Pietro, il quale ricevette dal Signore questa promessa: "io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede " e che, di seguito, ha ricevuto la missione: "e tu... conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). Soltanto Pietro ricevette tale unica promessa e tale singolare missione. Solo la Chiesa di Roma costituisce tale visibile e supremo modello, poiché essa è fondata sulla predicazione di Pietro e sulla sua suprema testimonianza di fede e di amore per il divino maestro e divino pastore di tutto il gregge.
Nella Chiesa, in ogni chiesa locale, che voglia essere e rimanere la Chiesa di Cristo, una ed unica, non vi può essere autentica e vera fede che non sia la fede di Pietro e degli Apostoli, gli unici autentici testimoni della rivelazione, voluti da Dio; non vi possono essere altri sacri-soprannaturali e gerarchici ministeri, eccetto quelli voluti da Dio per l'eterna salvezza dell'uomo.
Credo che dovrebbe ormai risultare evidente che il fatto di essere il successore di Pietro conferisce al Vescovo di Roma una posizione singolare all’ interno del rapporto di comunione tra le chiese particolari; ciò gli conferisce anche una missione esclusivamente sua in riferimento all'universalità e alla totalità della Chiesa di Cristo, una ed unica. Ecco perché il Concilio Vaticano II, nella costituzione Lumen Gentium (n. 20), afferma: "rimane [nella Chiesa] I'ufficio affidato dal Signore al solo Pietro e trasmesso da lui ai suoi successori" . Le particolari prerogative di Pietro continuano a risiedere nel Vescovo della Chiesa di Roma fondata sulla sua suprema testimonianza di fede, di modo che tutta la Chiesa custodisce la fede dell'Apostolo al quale il Signore ha conferito il mandato, già riferito, di "confermare la fede dei fratelli". Ne consegue che:
1.        la custodia della fede della Chiesa è senza dubbio il primo compito inerente al primato del Vescovo di Roma e che ne fa, innanzitutto, una " primazia nella fede". L' insegnamento della fede, messo in atto dai Vescovi, trova il suo più alto punto di riferimento e di garanzia nel magistero del Vescovo di Roma. Egli è il garante della fede dei suoi fratelli e di tutta la Chiesa: egli salvaguarda la comunione di fede.
2.        L’unità della Chiesa, però, non consiste soltanto nell'unità di fede, ma include anche l'unità di sacramenti e di disciplina (di governo-servizio, di struttura organica fondamentale). Il successore di Pietro è il principio e il fondamento visibile dell'unità della Chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18). Egli salvaguarda la comunione di sacramenti e di disciplina, oltre che quella di fede, con la quale è inscindibilmente connessa.
3.        Strettamente collegata con la prerogativa appena menzionata, vi è la potestà, affidata in modo speciale a Pietro, di "legare" e di "sciogliere". Pietro fu proclamato da Cristo il detentore delle chiavi del regno dei cieli (cfr. Mt 16,19), o amministratore delle realtà sacre che conducono alla salvezza.
4.        Infine, il Vescovo di Roma è il pastore di tutto il gregge di Cristo, poiché tutti i componenti del gregge sono stati affidati alla cura di Pietro (cfr. Gv 2I,15-19).
Ora - prima di considerare alcune conseguenze di queste prerogative del Vescovo di Roma, che nel loro insieme costituiscono il cosiddetto "primato petrino" - è utile richiamare brevemente I'insegnamento del Concilio Vaticano II in materia.

(continua)

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