domenica 6 gennaio 2013

Card. Koch: "La riforma liturgica non è rottura con la storia passata, anzi deve trarre significato dalla tradizione della Chiesa"


Intervistato da Armin Schwibach di Kath.net il Card. Koch parla di Vaticano II (e te pareva!) di riforma liturgica e di "riforma della riforma". Si sa che da parte una frangia di ecclesiastici si impieghino  incredibili sforzi per "canonizzzare" il superdogma del Concilio Vaticano II e che lo tiri sempre a mezzo per porlo a tutti i costi come solo e  sommo criterio per ogni cosa e "punto di riferimento essenziale della Chiesa di oggi".
Anche questa volta il Card. Koch sembra tirare per la giacchetta il Vaticano II, anche se, ad essere onesti, non esagera e non eccede in interpretazioni eccessive: anzi sembra seguire la linea del Papa in merito all'ermeneutica della continuità anche se con qualche sbavatura. 
Roberto

Vaticano II e riforma liturgica in un'intervista al cardinale Koch
Il punto di riferimento essenziale
di A. Schwibach, da Kath.net del 4 gennaio 2013


Vienna, 4 gennaio 2013. Il concilio Vaticano II, e la sua «corretta interpretazione», è e resta «il punto di riferimento essenziale» per la missione della Chiesa oggi. È quanto ha ribadito il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, Kurt Koch. 
In un'intervista rilasciata nei giorni scorsi ad Armin Schwibach dell'agenzia cattolica austriaca Kath.net, il porporato ha affrontato il tema della riforma liturgica. In particolare, ha chiarito il senso di quella che ormai da diverse parti viene denominata come la «riforma della riforma». Una definizione, precisa, che «non può avere altro scopo che quello di risvegliare l'autentico patrimonio del concilio e di renderlo fruttuoso nella situazione della Chiesa oggi». In questo senso, viene inoltre sottolineato, «la questione della riforma liturgica è strettamente connessa con la questione della corretta interpretazione del concilio». 
Il porporato nelle prime battute dell'intervista si sofferma sul significato dell'Anno della fede voluto da Benedetto XVI, tracciando un importante parallelismo con quello voluto a suo tempo da Paolo VI -- «vedo più somiglianze che differenze» -- rilevando come per entrambi i pontefici il concilio Vaticano II sia il «punto di riferimento essenziale». Così, se per Papa Montini l'Anno della fede fu una «conseguenza del concilio» e l'opportunità per richiamare l'urgenza della «confessione della vera fede cattolica» di fronte ai «gravi problemi» del tempo, per Papa Ratzinger l'Anno della fede è collegato al cinquantesimo anniversario dell'apertura del Vaticano II, «al fine di realizzare le principali preoccupazioni di questo concilio». E, quanto ai compiti ecumenici affidatigli dal Santo Padre, il cardinale Koch sottolinea come l'Anno della fede significhi il richiamo a una «nuova consapevolezza che l'unità tra i cristiani può essere trovata solo se si riflette insieme sui fondamenti della fede». Anche perché, i «deserti del mondo di oggi» di cui parla il Papa e la scarsa incidenza della fede cristiana nella società attuale «influenzano tutte le Chiese cristiane e le comunità ecclesiali». 
Quanto poi alla riforma liturgica della Chiesa cattolica, tema seguito con attenzione anche dalle altre Chiese e comunità ecclesiali, il porporato non ha mancato di rilevare l'«uso inflazionato» proprio del termine riforma. E, per sgombrare il campo da ogni strumentalizzazione, si è domandato quale sia il suo giusto significato. Ci si trova, ha detto, di fronte a un'«alternativa fondamentale». Infatti, se per riforma s'intende «una rottura con la storia passata», questa «non è più una riforma». Al contrario, intesa nel suo «significato letterale», la riforma liturgica trae il suo significato «da quella forma fondamentale del servizio del culto cristiano che è prescritta dalla tradizione della Chiesa». Di fatto, però, «la riforma della liturgia dopo il concilio è stata spesso considerata e realizzata con un'ermeneutica della discontinuità e della rottura», considerando soprattutto il fatto che essa è «centrata sul mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo». Tuttavia, «Papa Benedetto XVI, già quando era cardinale, ha giudicato che la maggior parte dei problemi nello sviluppo post-conciliare della liturgia è collegata al fatto che l'approccio del concilio a questo mistero fondamentale non sia stato tenuto sufficientemente in considerazione».

(©L'Osservatore Romano 5 gennaio 2013)

20 commenti:

  1. Il "cappello" all'intervista del Cardinale è del tutto inadeguato.
    Che lo si voglia o no il Concilio Vaticano II è l'evento ecclesiale che, assieme agli altri concili, caratterizza e modula la vita della chiesa.
    Chi dunque vuole essere in armonia con la chiesa deve accettare, come si conviene ad un cattolico, il concilio a cui, conviene ricordarlo, hanno aderito con la loro firma tutti i partecipanti. Un sito che si auto-definisce cattolico non può e non deve criticare le proposizioni conciliari e, soprattutto dopo le chiarissime parole del papa, contribuire con il santo padre nell'epurazione dalla chiesa del fumoso spirito del concilio che Paolo VI ebbe il coraggio di attribuire alle forze infernali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Noi non abbiamo mai rifiutato il Concilio Vaticano II. Siamo Cattolici e lo accettiamo. Ma non per questo non possiamo non riservare critiche ad alcune ambiguità di alcuni testi conciliari. Ambiguità che mal interpretate da un ancora peggiore "spirito del Concilio" sono state il presupposto degli attuali gravi problemi della Chiesa.
      Se pure il Papa è dovuto intervenire per dare la giusta interpretazione di quello che dovrebbe essere il più alto atto del Magistero della Chiesa (un concilio ecumenico guidato dal Vescovo di Roma) vuol dire che qualcosa da chiarire e di ambiguo c'era.
      Noi non contestiamo le parole del Papa: il Papa finalmente ha dato una lettura corretta, dopo anni di confusione e interpretazioni personali, del Concilio. Lo ha fatto proprio perchè molte persone da anni hanno puntato il dito contro gli abusi dello spirito del Concilio.
      Non vedo quindi nel nostro cappello introduttivo cosa ci sia di sbagliato e di acattolico.
      Roberto

      Elimina
  2. Il Concilio da solo non è sufficiente a guidare la Chiesa.
    Prova ne è il fatto che le sue ambiguità dottrinali e liturgiche hanno bisogno di un'interpretazione.
    L'unica interpretazione possibile è quella in continuità con la tradizione Cattolica. Ma ad oggi la maggior parte dei prelati ne fa ben altra lettura(tanto da costringere il Papa ad intervenire)
    Una lettura in chiave modernista trasforma i documenti del concilio in un documento apostata.
    Purtroppo siamo uomini imperfetti e i troppi temi toccati da un Concilio in cui non è invocato il dogma dell'infallibilità non può portare a risultati infallibili.
    Ci troviamo oggi nella condizione in cui ogni sacerdote ogni teologo ogni vescovo legge nelle parole del concilio V-II ciò che più gli aggrada.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appunto ! Ha ragione Andrea s ! L'intervista cardinalizia da ragione a quello che ha scritto Andrea ! Per questo l'introduzione all'intervista è del tutto fuori luogo. Il solito bocconcino per tener buona la componente anti-conciliare dei lettori del blog ! Una volta il blog inneggia addirittura al rito paolino della messa ( magari condito da qualche frase in latino ) un'altra volta agli irriducibili anti conciliari . E' un modo tutto italiano di tirare a campare ... senza una linea precisa e dando ragione un poco a tutti.

      Elimina
    2. Carissimo, a noi della corrente anticonciliare che ci legge, proprio non interessa affatto!! Noi da sempre, sin dai giorni di fondazione del blog abbiamo ben chiarito la nostra posizione nei confronti del Concilio Vaticano II. Di accettazione (si vedano le pagine del sito www.messainlatino.it
      Ma è altrettanto vero che siamo in forte opposizione e critica verso alcune parti ambigue di alcuni testi (che sembrano discostarsi dal Magistero precedente) e soprattutto verso lo spirito del Concilio, che danni ingenti ha provocato alla Chiesa.
      Riconoscere la validità della Messa paolina non è una novità da parte nostra. Non vedo dove stia la inconciliabilità tra l'accettare il Messale di Paolo VI e il criticare, con scienza e coscienza, il Vaticano II. Se è per questo, del Messale nuovo, pur riconoscendo la validità della Messa (tra l'altro celebrata dal Papa, e quindi mai ci sogneremmo di criticarla o di affermarne l'invalidità) ne critichiamo alcune innovazioni, alcuni stravolgimenti liturgici, prima tra tutte la commissione -e i componenti- che ne ordinò la riforma.
      Ma una cosa (accettare la Messa nuova, cosa che non abbiamo mai dubitato!) non è incompatibile con l'altra (criticare alcune parti del CVII, dato che ne critichiamo, per prima cosa, l'attuazione della riforma liturgica, che lo ricordiamo, non fu voluta in questi termini, dai padri conciliari, ma da Bugnini & c.).
      Noi continueremo a criticare il Concilio Vaticano Ii, limitatamente a quegli aspetti di ambiguità e di contrasto così come molti prelati progressisti e teologici moderni si permettono di criticare e di insultare la Tradizione bimellenaria della Chiesa. Perchè loro possono denigranre la Sacra Liturgia e chi la apprezza, e noi non possiamo trovare da ridire su alcune cose della Riforma o dell'interpretazione che è stata data ad alcuni testi conciliari -già di per sé ambigui e in contrasto con il magistero precedente-?
      Comunque ribadiamo: il Concilio va bene, male è stato l'attuazione e lo spirito con cui si è usato e abusato. Diciamo da sempre quello che il Papa ha sentito la necessità di dire e precisare. E noi concordiamo con lui. Ma il fatto che il Papa abbia voluto precisare alcune cose, dà ragione a noi: c'era ambiguità, c'era rottura, c'era qualcosa che non andava. Ora dobbiamo correggere il tiro. Che non sarebbe mai stato deviato se i testi conciliari non fossero stati ambigui e non avessero voluto strizzare l'occhio ad esigenze di ecumenismo e dialogo interreligioso tanto in voga all'epoca.
      Roberto

      Elimina
  3. Il concilio tecnicamente non ha fallito.
    Esso voleva portare la Chiesa al passo con i tempi.I tempi pero' hanno fatto schifo e la Chiesa e' stata
    al passo con loro.
    Adesso le Chiese sono vuote ed i vari cleri cercano di unirsi in un progetto massonico ecumenico(chiamato dialogo interreligioso) per salvare le loro luride prebende, allo stesso modo della moneta unica europea.
    Sara' un altro fallimento dove vedremo i demoniaci vescovi luterani commissariare la Santa Sede per deficit e mancato rispetto dei trattati simoniaci europei.
    Le femministe, in questo progetto di pappatoria, pretendono di vestire la talare altrimenti minacciano di non irretire la donnuccia rintronata della bonta' del progetto ecumenico.
    Ovviamente non prevalebunt, come sempre, perche' sara' impossibile convincere un prete luterano svizzero o tedesco da 3000 euro al mese a dover dare una parte della sua lercia prebenda al prete cattolico irlandese da 500 euro al mese di beneficio.

    RispondiElimina
  4. Antonio Peschechera da Barletta6 gennaio 2013 11:34

    Che faccia, signori, che faccia. Finalmente ho visto la faccia del Card. Koch. Il solito sorriso ebete che hanno quasi tutti prelati e preti del CVII, quando ti incontrano devono sorridere a tutti i costi, anche quando ti arrabbi e gli mostri le catastrofi che ha provocato il loro CVII. Mi si perdoni il paragone ma secondo me calza, eccome! quando stai giocando a carte e vedi che per te è proprio nera, alzati e allontanati dal tavolo prima che sia troppo tardi, prima che tu perda anche la camicia che hai addosso. Evidentemente questi signori cardinali ne hanno molti di denari e quindi possono aspettare parecchio. Il problema è cosa ne sarà stato della Santa Chiesa di Dio nel frattempo? già, a parte lo spettacolo delle Messe papali, c'è il deserto se non il caos anarchico come a Santa Maria di Trastevere durante il pranzo in Chiesa con tanto di vescovo sorridente e con il solito sorriso beota e tantissimi cattolici adulti anch'essi sorridenti e un po' beoti e il comune di Trani (Puglia) che ha rinnovato il contratto di affidamento di una chiesa cattolica alla "fantomatica" locale comunità ebraica che chiaramente ci dà dentro per pavoneggiarsi e dire a tutti di quanto era cattiva la Chiesa Cattolica un tempo quando perseguitava i "perfidi" ebrei mentre ora addirittura dopo avergli chiesto scusa si piega ad angolo retto ad ogni loro richiesta. Questa non è la Chiesa di Dio; è un rimasuglio di quel che è stata la Chiesa Cattolica e, spero nella Santissima Trinità, torni ad essere: luce e grazia per tutti gli uomini di buona volontà: Viva Cristo Re.

    RispondiElimina
  5. Comunque vorrei far notare che l'importante in questo post non è tanto il nostro cappello introduttivo, che lascia il tempo che trova: ma le parole del Cardinale in merito alla riforma e al rispetto della Tradizione.
    Diteci la vostra su questo punto. Che ne pensate? siamo noi ad aver interpretato troppo positivamente le sue parole? Voleva dire altro? Nasconde altri intenti? oppure segue obbediente la linea del Papa?

    RispondiElimina
  6. Caro Roberto,
    hai sentito parlare dei vescovi angli cani che dopo 20 anni(esattamente dal 1992) si sono incredibilmente accorti che ci sono delle donne prete in Inghilterra e hanno deciso di tornare in comunione con Roma?
    La verita' e' che le chiese anglicane sono deserte da anni e questi alcolisti in jaguar e talare cercano di accattivarsi gli immigrati cattolici polacchi e sudamericani per giustificare le loro scandalose prebende davanti al governo inglese ,gia' molto tirchio di suo.
    Ovviamente per cedere l'uso del marchio vatican ,o della tradizione se preferite, qualche simoniaco massone di alto livello vuole la sua parte e lo fa chiaramente intendere.
    L'ecumenismo e' solo un bussines.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo totalmente. Il business progressista andrebbe scoperto e denunciato sine glossa. E non dimentichiamo che, anche sull'altro versante, gli abboccamenti con la FSSPX hanno destato l'interesse di qualche Prelato proprio in ragione del possibile incameramento del fondo previdenziale (milionario) che attualmente consente ai sacerdoti della Fraternità la congrua mensile e la pensione. La prospettiva di inglobare quel gruzzolo ha certamente reso più docili molti progressisti di Curia (pecunia non olet), che però si devono scontrare con l'intransigenza degli ultramodernisti. Ancora una volta: nummus!

      Elimina
  7. ....mi chiedo..questo qua...e' cattolico?????

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono cattolico e romano e ti dico che l'ecumenismo e' solo un danno perche' mette sullo stesso piano i tre vescovi anglicani beoni con i veri pochi cattolici inglesi che erano cattolici in Inghilterra quando non era certo facile esserlo.
      A loro le persecuzioni e agli ecumenisti invece le prebende.

      Elimina
    2. guardi bene, anonimo:
      l'istriano con la sua domanda sconcertata si riferisce al card. KOCH, causa le sue ambigue affermazioni, tipicamente ecumeniste-fan-conciliari !

      Elimina
    3. grazie..la mia domanda era rivolta al cardinale...se cosi' si puo' chiamare!!!!????

      Elimina
  8. Scusa Istriano,non avevo capito.
    Vogliamo parlare della vescova luterana tedesca Maria Jepsen che si e'dovuta dimettere per storie di abusi coperti, oppure della vescova luterana (capa del sinodo luterano) Margot Kaessmann che si e' dovuta dimettere per guida in stato di ebbrezza,oppure della vescova finlandese Irja Askola ,nota lesbo ect ect.
    Il nostro caro principe della Chiesa Koch vorrebbe dialogare con questi scherzi della natura?????

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Visto che la buttiamo sul bere vorrei ricordare che le messe in latino non salvano I prelati coraggiosi che le celebrano. poco prima del suo insediamento alla guida di san Francisco, mons cordileone fu arrestato per drinkdriving. un episodio di poco conto, visto che negli USA basta poco per superare il limite e una cena allegra è sufficiente. solo per far notare che forse non è il caso di dividere la Chiesa tra santi e beoni. per la cronaca, ammiro molto la figura di mons cordileone.

      Elimina
    2. Hai ragione Jp,ma nel caso della feccia luterana ,stiamo parlando della classica goccia di alcol che fa traboccare il vaso di letame.

      Elimina
  9. Comincio a temere che la storiella della riforma della riforma sia solo un mantra alla Berlusconi per gettar fumo negli occhi e lasciar tutto com'è....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. benvenuto andrea!....anche lei è arrivato qui, dove siamo giunti in tanti ormai, chi prima, chi dopo: nel paese di REALTA', dove i "vestiti dell'imperatore" non li vediamo più ....perchè non esistono !

      Elimina
  10. Cito: "...la riforma liturgica della Chiesa cattolica, tema seguito con attenzione anche dalle altre Chiese e comunità ecclesiali".

    Mi chiedo come un Cardinale di Santa Romana Chiesa possa affermare che esistono "altre Chiese", dando legittimità alle sette. E' un'enormità, di fronte alla quale i ridicoli distinguo sul Concilio e sulla riforma (su cui peraltro ci sarebbe molto da obiettare) perdono ogni consistenza.

    Mi stupisce che si dia seguito a personaggi del genere, senza scorgere nelle loro stesse parole l'insidia velenosa dell'ideologia ecumenica.



    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.