mercoledì 10 novembre 2010

La bellezza come pellegrinaggio. Il viaggio di Benedetto XVI a Santiago de Compostela e Barcellona


Pubblichiamo di seguito alcuni brani di un commento di Massimo Introvigne ai discorsi di Sua Santità Benedetto XVI nel recente viaggio in Spagna. Potrete trovare il commento completo qui sul sito del Cesnur, mentre l’omelia per la S. Messa della dedicazione della Sagrada Famìlia è qui

 
[…]

2. Il pellegrinaggio della bellezza
L’equilibrio fra fede e ragione è anche equilibrio fra fede ed arte
Se c’è un tema principale del Magistero di Benedetto XVI, è quello dell’equilibrio necessario fra fede e ragione: «Voi sapete che io insisto molto sulla relazione tra fede e ragione». Fede e ragione, secondo l’immagine tante volte richiamata da Benedetto XVI con cui si apre l’enciclica Fides et ratio del venerabile Giovanni Paolo II «sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità». Senza l’equilibrio tra le due ali l’aereo non può decollare, ma si schianta. In Spagna Benedetto XVI ci dice qualche cosa di più. L’equilibrio fra fede e ragione richiede pure – anzi, è – l’equilibrio tra fede e bellezza, «tra fede e arte».
Il passaggio dev’essere seguito nella sua logica, filosoficamente rigorosa. Chi dice ragione, dice verità. Se non è capace di conoscere la verità e non si lascia misurare dalla verità, la ragione non è vera ragione. Ora, la verità non si può separare dalla bellezza. «La verità, scopo, meta della ragione, si esprime nella bellezza e diventa se stessa nella bellezza, si prova come verità. Quindi dove c’è la verità deve nascere la bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione tra verità e bellezza è inscindibile»
Non solo la bellezza in genere ma anche la specifica bellezza dell’arte è inseparabile dalla verità, e in particolare dalla verità di cui è custode la Chiesa. «Nella Chiesa, dall’inizio, anche nella grande modestia e povertà del tempo delle persecuzioni, l’arte, la pittura, l’esprimersi della salvezza di Dio nelle immagini del mondo, il canto, e poi anche l’edificio, tutto questo è costitutivo per la Chiesa e rimane costitutivo per sempre. Così la Chiesa è stata madre delle arti per secoli e secoli: il grande tesoro dell’arte occidentale – sia musica, sia architettura, sia pittura – è nato dalla fede all’interno della Chiesa. Oggi c’è un certo “dissenso”, ma questo fa male sia all’arte, sia alla fede: l’arte che perdesse la radice della trascendenza, non andrebbe più verso Dio, sarebbe un’arte dimezzata, perderebbe la radice viva».
Questo è evidente per l’arte dei secoli della fede. Ma che dire dell’arte di oggi? Secondo il Papa – per così dire (l’espressione è mia, non di Benedetto XVI) – non dobbiamo regalare l’arte di oggi al secolarismo laicista. «Una fede che avesse l’arte solo nel passato, non sarebbe più fede nel presente; ed oggi deve esprimersi di nuovo come verità, che è sempre presente. Perciò il dialogo o l’incontro, direi l’insieme, tra arte e fede è inscritto nella più profonda essenza della fede; dobbiamo fare di tutto perché anche oggi la fede si esprima in autentica arte […] nella continuità e nella novità, e […] l’arte non perda il contatto con la fede».
«Fare di tutto»… Ma, a fronte dell’enorme distanza che intercorre fra l’arte moderna e la fede, questa impresa ha qualche speranza di successo? Sì, risponde il Papa, e la prova è precisamente il servo di Dio Antoni Gaudí. «Geniale architetto», «la cui fiaccola della fede arse fino al termine della sua vita, vissuta con dignità e austerità assoluta», in «quella meraviglia che è la chiesa della Sacra Famiglia», «miracolo architettonico» e «ambiente santo di incantevole bellezza» – le espressioni di Benedetto XVI, come si vede, sono piuttosto impegnative –, Gaudí costruì le sue opere come «frecce che indicano l’assoluto della luce e di colui che è la Luce, l’Altezza e la Bellezza medesime».
Gaudì non è un puro imitatore dell’arte cristiana tradizionale, ma si pone in «continuità» con questa reinterpretandola nel contesto contemporaneo. sintesi tra continuità e novità, tradizione e creatività. «Gaudí ha avuto questo coraggio di inserirsi nella grande tradizione delle cattedrali, di osare di nuovo, nel suo secolo – con una visione totalmente nuova – questa realtà: la cattedrale luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo, in una grande solennità; e questo coraggio di rimanere nella tradizione, ma con un creatività nuova, che rinnova la tradizione e dimostra così l’unità della storia e il progresso della storia».
Ma che cos’è, in fondo, l’originalità, se non il senso dell’origine, cioè di Dio? «Gaudí, con la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio. Lui stesso, aprendo in questo modo il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città [Barcellona] uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa. Così l’architetto esprimeva i suoi sentimenti: “Una chiesa [è] l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo, poiché la religione è la cosa più elevata nell’uomo”».
Il segreto del servo di Dio Antoni Gaudí
Benedetto XVI va oltre, e si chiede quale fosse il segreto del servo di Dio Antoni Gaudí, il cuore del pensiero di un genio cristiano che pure ha scritto molto poco. La risposta è che «Gaudí voleva questo trinomio: libro della Natura, libro della Scrittura, libro della Liturgia. E questa sintesi proprio oggi è di grande importanza. Nella liturgia, la Scrittura diventa presente, diventa realtà oggi: non è più una Scrittura di duemila anni fa, ma va celebrata, realizzata. E nella celebrazione della Scrittura parla la creazione, parla il creato e trova la sua vera risposta, perché, come ci dice san Paolo, la creatura soffre, e, invece di essere distrutta, disprezzata, aspetta i figli di Dio, cioè quelli che la vedono nella luce di Dio. E così – penso – questa sintesi tra senso del creato, Scrittura e adorazione è proprio un messaggio molto importante per l’oggi».
Sul tema dei tre libri – della natura, della Sacra Scrittura e della liturgia – da leggere insieme e da assumere come ispirazione dell’opera d’arte, Benedetto XVI torna in occasione della dedicazione della Sagrada Família. In questo suo capolavoro, afferma il Papa, «Gaudí volle unire l’ispirazione che gli veniva dai tre grandi libri dei quali si nutriva come uomo, come credente e come architetto: il libro della natura, il libro della Sacra Scrittura e il libro della Liturgia. Così unì la realtà del mondo e la storia della salvezza, come ci è narrata nella Bibbia e resa presente nella Liturgia».
In modo per nulla casuale, il servo di Dio giocò sulla relazione fra l’interno e l’esterno della Sagrada Família, che concepiva come una «lode a Dio fatta di pietra» e una Biblia pauperum attraverso la quale «voleva portare il Vangelo a tutto il popolo». Così dunque «introdusse dentro l’edificio sacro pietre, alberi e vita umana, affinché tutta la creazione convergesse nella lode divina, ma, allo stesso tempo, portò fuori i “retabli”, per porre davanti agli uomini il mistero di Dio rivelato nella nascita, passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo». Inoltre «concepì i tre portici all’esterno come una catechesi su Gesù Cristo, come un grande rosario, che è la preghiera dei semplici, dove si possono contemplare i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi di Nostro Signore». […]

12 commenti:

  1. C'è veramente posto per tutti nella Chiesa?10 novembre 2010 12:52

    Mentre il Papa ci istruisce sulla bellezza, invitandoci ad elevare lo sguardo a Dio, vi segnalo un fatto piuttosto grave in corso di svolgimento all'interno della Curia milanese.

    <p><span>nel prossimo fine settimana il Segretario del Primate del Belgio sarà a Seregno per una conferenza sul Beato Card. Newman. in quet'occasione, da buon sacerdote, ha chiesto di poter celebrare la messa EF, come da sua abiudine consolidata. </span>
    </p><p><span>Ebbene, Mons. Manganini (dimissionario responsabile della liturgia per la curia) ha inizialmente negato tale possibilità, con la solita motivazione che il Motu Proprio non si applica a Milano, se non quando e come vuole lui!!!</span>
    </p><p><span>Poi ha concesso la celebrazione, ma ad una condizione: che venga fatta "SINE POPULO". Morivo? Semplice, spiega il Manganini: per evitare che ci sia “meraviglia” nel popolo.</span>
    </p><p><span> </span>
    </p><p><span>La motivazione è veramente ridicola. Ma perché tanta ostilità?</span>
    </p><p><span> </span>
    </p><p><span>Eppure sempre la stessa curia ha autorizzato alcune messe in rito ambrosiano antico in Diocesi.</span>
    </p><p><span> </span>
    </p><p><span>Cmq credo che ostacolare la celebrazione di una Messa ad un sacerdote, con il pretesto di far valere un altro rito, oltre che infondata canonicamente, è un fatto estremamente grave.</span>
    </p><p><span> </span>
    </p><p><span>Spero si risolva tutto nel migliore dei modi e che l'Ecclesia Dei, coinvolta in queste ore sulla vicenda, faccia sentire la propria voce.</span>
    </p><p><span></span> 
    </p><p><span>Preghiamo per la Chiesa.</span></p>

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  2. Tutto molto bello...
    A mio parere però nessuno ha messo abbastanza in rilievo lo scarto assoluto fra l'esterno della basilica, grandioso esempio di rielaborazione innovativa di modelli tradizionali (rosoni, guglie, statuaria ovunque....) e l'interno, rigorosamente ispirato alla più vieta freddezza posconciliare: non solo, come è già stato segnalato in questo blog, niente inginocchiatoi (e Gaudì, che voleva che, finita la Sagrada, quantdo all'interno fosse risuonato il tantum ergo tutta barcellona avrebbe dovuto buttarsi in ginocchio, si rivolta nella tomba...): ma perssochè assoluta mancanza di immagini (come si concilia con le facciate?); una minima pala d'altare; vetrate astratte; niente altari laterali, niente retablo, le candele sull'altar maggiore bassissime come bianchi candelotti di dinamite (anche qui, cosa c'entra con lo slancio verticale di tutta la chiesa il candelotto-tracagnotto?). Ci sono reliquie? Non credo...
    C'è la via crucis? e sarà figurativa, riccamente figurativa nello stle di Gaudì, o astratta? L'altare del santissimo com'è? Statue di Santi e Sante? Insomma, mi pare che il tradimento del gaudì-pensiero, della sua visione geniale di come rinnovare in modo sublime restando totalemtne aderenti alla tradizione, sia palese.
    Sarebbe belo che si aprisse un dibattito su questo.

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  3. Credo sarebbe opportuno un movimento di popolo, magari coordinato da questo sito, che faccia pervenire il maggior numero di richieste possibili alla Curia e per conoscenza all'Ecclesia Dei, di fedeli che chiedono di poter assistere a quella Messa (notate ho scritto 'assistere', non 'partecipare', così mi tradisco per quell'ignorante bieco reazionario che sono, anzi vorrei scrivere: 'sentir Messa', come facevano devotamente i nostri padri...notoriamente dei miscredenti che non capivano niente di Dio e del Vangelo...)

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  4. GAUDI ........ Il massimo esponente dell' ARCHITETTURA d' AVANGUARDIA ....... era di ferma FEDE CATTOLICA ....... poveraccio si rivoltera' nella cripta dove è sepolto , nella sua BASILICA ...... 

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  5. parroco di campagna10 novembre 2010 14:04

    Bello  tra l'altro l'accenno finale ai tre portici esterni come una catechesi ispirata ai misteri gaudiosi,dolorosi,gloriosi come si è sempre detto pregato e contemplato  il Rosario .Adesso è diventato impossibile trovare un libro di preghiere dove ci siano i misteri tradizionali e si devono sudare sette camicie per  trovare le Via Crucis con le quattordici stazioni.E meno male che non si puo' aggiungere un quarto portico alla Sagrada Familia.

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  6. Ricordo che la basilica è ancora da finire...credo che anche i banchi fossero provvisori

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  7. Mi associo all'invito di Ospite e invito caldamente i responsabili del Blog a dedicarvi un commento ex professo.

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  8. Appoggio la richiesta di apertura dibattito.
    Il dott. Colafemmina ha dedicato un post all'argomento, ma di natura assai generica; pensavo che la vista degli interni iso-sangiovannirotondo lo avrebbe maggiormente ispirato, ma probabilmente, nonostante la giovane età, inizia a preoccuparsi anche lui per il suo fegato.

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  9. Senza andare troppo lontani, già la facciata "della passione" è un pugno nell'occhio rispetto a quella più antica della "natività".

    Purtroppo Gaudì, ben comprendendo che il lavoro si sarebbe protratto per decine d'anni se non secoli dopo la sua morte, non lasciò indicazioni precise su come procedere, ma solo un progetto di massima, confidando nella ferma cattolicità dell'ambiente circostante e di chi gli sarebbe succeduto nell'opera.

    Un po' come Giovanni XXIII col concilio, insomma.

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  10. <span>Adesso è diventato impossibile trovare un libro di preghiere dove ci siano i misteri tradizionali</span>

    Non esageriamo, ci hanno solo aggiunto i "luminosi".

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  11. f. marie des anges10 novembre 2010 15:47

    Su redazione apriamo un post apposito su questo problema della Sagrada Famillia

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  12. http://fidesetforma.blogspot.com/2010/11/laltare-della-sagrada-familia-e-i.html

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