S. Em. card. Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi Insomma: da quarant'anni assistiamo all'alternanza tra una negazione dell'esistenza del movimento tradizionale e una sua ridicolizzazione; quest'ultima posizione è divenuta la più diffusa dopo che è diventato sempre più insostenibile sostenere che non ci sono persone legate all'antico rito, o che si tratta soltanto di vecchi nostalgici destinati a rapida estinzione.
Ma proprio negli ultimissimi tempi, e lo riportiamo con vera gioia, notiamo che il ritornello sta cambiando. Ora iniziano a combatterci di petto, a viso scoperto, non più soltanto in modo sotterraneo con la denigrazione, l'intimidazione, la calunnia discreta e sotterranea. I custodi della pseudortodossia bugninian-liturgica iniziano a reagire scompostamente, e con attacchi diretti. Segno inequivocabile della loro paura, e del sentimento, che si sta impadronendo di loro, che stanno perdendo terreno, perché appare sempre più chiaramente che il futuro della Chiesa sarà radicato nella continuità e nella Tradizione, o non sarà.
Alcuni giorni orsono avevamo tradotto uno strano articolo de La Croix, l’organo semi-ufficiale dell’episcopato francese, di stampo spiccatamente progressista. Lo leggete a questo link. L’articolo dava notizia della visita al Papa dei vertici della conferenza episcopale transalpina, ma si concentrava su un unico punto: il dispetto e lo sconcerto dei capi dei vescovi, in primis il presidente card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, per l’attivismo dei tradizionalisti e per le loro azioni sul campo e via internet dove, come tutti sanno, la Tradizione è più attiva di qualunque altra voce ecclesiale. L’articolo arrivava ad inventare (proprio così: non risulta nulla di tutto ciò) aggressioni dirette a non specificati vescovi a Lione e Bordeaux. L’articolo de La Croix concludeva infine su un tono mesto (per loro), ossia che la gravità del pericolo tradizionale non sarebbe stata ben compresa da Roma.
Ma che un cambio di strategia, più aggressiva, sia stato elaborato dai mitrati francesi (o, meglio, dai capi del loro sinedrio, pardon, conferenza) si è subito reso evidente. Per questo diciamo che sono passati dalla ipocrita negazione del “problema” (come lo chiaman loro e La Croix: “trouble”) al combattimento aperto. Siamo dunque alla frase 3, secondo le tappe che descriveva Gandhi. Già l’articolo de La Croix, nel considerare i tradizionalisti il pericolo pubblico numero uno, ripudia la linea fin qui seguita di considerarci una manciata trascurabile di nostalgici. Ma un altro piccolo evento è stato significativo: sul Forum Catholique, alcune settimane fa, un forumista (Ennemond) si chiedeva come mai alla visita romana non avesse partecipato uno dei vicepresidenti della CEF (conferenza episcopale francese) e si augurava avesse buoni motivi per quell’assenza. Benché quasi subito fosse apparso nella discussione del forum che l’interessato s’era rotto una gamba e lo stesso Ennemond, a quel punto, invitasse a pregare per il suo pronto ristabilimento, è intervenuto sul gestore del Forum il vescovo Simon con una nota di singolare durezza (vedi qui). Si sapeva che i vescovi sono attenti lettori di quanto si scrive sui siti tradizionalisti: ma una pubblica intemerata di quanto vi si scrive è un’assoluta novità.
E ancora: in una parrocchia parigina (Immaculée-Conception) “occupata” per il tempo di un rosario da una trentina di fedeli, esacerbati di essere presi in giro dalle manovre dilatorie di un parroco che, dopo avere ipocritamente dato speranze, rifiuta ora di riceverli, la curia arcivescovile stessa (ossia il card. Vingt-Trois: la polizia ha mostrato la sua richiesta scritta) ha chiamato due volanti della gendarmeria per farli immediatamente sloggiare, "se necessario coi lacrimogeni". Roba che di solito non si fa nemmeno dopo giorni di bivacco in chiesa di stranieri irregolari minacciati di espulsione. E soprattutto, mai senza prima l’offerta, almeno, di un dialogo: che era poi tutto quel che quei fedeli chiedevano.
Ora il quadro di questo indurimento nelle reazioni si completa con una notizia diffusa da parecchi siti francesi (in particolare Summ. Pont. Observatus), e che anche noi abbiamo da fonte certa: il card. Vingt-Trois ha richiesto all’Ecclesia Dei e al card. Levada, che dell’Ecclesia Dei è Presidente in quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una pubblica sconfessione e condanna dell’operato dei gruppi tradizionali che “osano” insistere per ottenere una S. Messa Tradizionale.
Noi siamo convinti che Roma sia ben più intelligente e lungimirante di questi mitrati transalpini, che hanno spiritualmente desertificato la ex “Figlia primogenita della Chiesa”. Ché, se così non fosse, significherebbe davvero che viviamo in un mondo al contrario, dove la libertà è schiavitù e la guerra è pace. Prendiamo ad esempio Parigi: praticamente in tutte le parrocchie cittadine esiste un gruppo che ha richiesto la Messa di Sempre: una trentina di domande sono depositate in curia. Eppure, dal motu proprio ad oggi, sono state concesse solo due Messe in aggiunta a quelle preesistenti col sistema dell’indulto, ad orari e condizioni tutte speciali: una (a Ste Jeanne de Chantal) alle 12.15 e l’altra (a Notre-Dame du Travail) 3 settimane su 4, la quarta essendo riservata a far conoscere a quei fedeli buzzurri la bellezza e l’incomparabile maggior ricchezza del rito riformato…
Ora, il comportamento ostruzionistico di molti vescovi è sotto gli occhi di tutti. E in Francia come nel resto del mondo. I tradizionalisti perseverano, con i mezzi che concede loro il diritto, il buon senso e l’amore per la Chiesa (cui sappiamo farebbe un gran bene una bella iniezione di Tradizione): petizioni, raccolte di firme, volantini dati all’uscita della Chiesa, proteste in internet e all’Ecclesia Dei. Una pressione, lo si vorrà riconoscere, educata e modesta: ma di fronte all'assoluta chiusura ermetica, anche una fiammella porta la pentola ad una pressione insostenibile.
Si deve quindi perseverare, così come si deve ribadire con forza ai dicasteri romani (che peraltro lo sanno già bene) che la divisione è causata non dai tradizionalisti, ma dal disprezzo e dall’esclusione esercitata nei loro confronti da certi vescovi; perché tra i fedeli laici, tradizionali o ordinari che siano, di problemi o divisione non c’è neppure l’ombra e ci intendiamo benissimo, come ha mostrato anche il nostro sondaggio: tutti, fedeli ordinari e straordinari, desidereremmo convivere nelle stesse parrocchie, contribuendo, ciascuno con le proprie legittime preferenze liturgiche, all’opera quanto mai necessaria di ricristianizzazione della società.


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