venerdì 15 gennaio 2010

Considerazioni sugli ultimi fatti di Thiberville

Thiberville, piccolo villaggio normanno mai prima sentito nominare, è diventato un luogo simbolico per tutta la Chiesa, non solo di Francia. Ed è in fondo una fortuna, per i cattolici, che a reggere quella diocesi sia un uomo come il vescovo Nourrichard: poiché con la sua poca accortezza ha portato allo scoperto un nervo dolente che corre in tutto l'ecumene.

Tutto un territorio diocesano è diventato zona franca slegata dal vescovo. Non è più una ribellione di piccole comunità tradizionaliste che, ipso facto, si pongono fuori dalla comunione ecclesiale, o comunque si ritagliano piccoli spazi di autonomia che li fa restare, seppure in dipendenza da Roma, in ghetti più o meno impermeabili alla vita del grosso della comunità cattolica circostante. No, qui è il controllo episcopale sul territorio che salta del tutto: a Thiberville e circondario il vescovo del luogo non riesce nemmeno a entrare nelle chiese, figuriamoci sostituirne il parroco. E peggio ancora: quella parrocchia non si perde in un'extra ecclesiam, bensì si riporta direttamente a Roma le cui direttive liturgiche, e nessuno osa negarlo, applica alla lettera; anzi, proprio per quell'obbedienza liturgica al Papa la parrocchia 'secede' da un vescovo, l'adesione del quale all'orientamento del Papa, invece, non è certo altrettanto sicura...

Ma, incubo davvero orrendo per un episcopato modernista sempre più perdente e arroccato, la popolazione unanime e i rappresentanti politici approvano e sostengono quella ribellione: popolazione da cui dipende il sostegno economico di una chiesa (quella francese) ormai collassata anche finanziariamente, e potere politico che ha le chiavi di canoniche e edifici di culto. Non è nemmeno riuscito al vescovo il consueto divide et impera, ossia invocare una vera o fittizia quinta colonna di "cattolici scontenti per l'attitudine reazionaria del loro parroco".

Per aggiungere orrore all'incubo, il valore simbolico di Thiberville è sotto gli occhi di tutti: una sconfessione cocente di 40 anni di applicazione fallimentare e suicida del Concilio. Guardate una parrocchia che il Concilio (e la nuova Messa) li ha applicati in continuità e senza rotture (o meglio, riparando le rotture fatte da precedenti parroci conciliomani), mettendo gli altari girati come il buon senso (prima ancora della teologia) suggerisce, con canti all'organo, vesti liturgiche tradizionali, confraternite, latino... e un'opzione facilmente accessibile per la Messa di Sempre. Risultato? Tutto va avanti più o meno come prima del Concilio: la gente va a Messa, i rappresentanti del popolo, sindaco in testa, manifestano attaccamento ai valori cristiani, i ragazzi fanno gli scout. E il parroco parla alle persone della necessità di pensare alla salvezza eterna delle loro anime, non del buco dell'ozono, delle foreste pluviali o di altre cucche flaccide e melense, per parafrasare mons. Crociata.

Insomma: Thiberville, salendo agli onori delle cronache, grazie ad un vescovo incredibilmente maldestro (ma come si fa a presentarsi a fedeli di sensibilità tradizionale in camicia da notte arcobaleno!), assurge a simbolo vivente, per contrasto, dello sfascio cui il postconcilio ha condotto la Chiesa. E questa è una verità troppo dura da ammettere e da digerire, per tantissimi presuli e vescovi, il cui cerebro ha definitivamente cessato di funzionare negli anni Sessanta.

Ora sta alle forze buone della Chiesa, e specie a Roma, di approfittare di questi cunei che aprono falle sempre più grandi nella cappa di piombo postconciliare.

61 commenti:

  1. Io non definirei solo maldestro il comportamento del vescovo di Evreux; forse lo sarebbe stato se si fosse solo presentato in palandrana iridata, ma s'è presentato in una parrocchia di profonda sensibilità tradizionale, e dove sapeva benissimo esserci uno stuolo di chierichetti, preceduto da due chierichette portate da fuori!


    Questa è solo arroganza a ineducazione irrispettosa; mal celata certamente, ma pur sempre arroganza e irrispetto.

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  2. peggio che arroganza: tracotanza, hybris, che osa sbeffeggiare Dio Padre stesso mentre si celebra il Sacrificio del Figlio Suo!
    troppe volte penso che se il Signore Gesù tornasse oggi scaccerebbe dal Nuovo Tempio troppi sacerdoti-mercanti che della Casa del Padre Suo hanno fatto un teatro d'avanspettacolo!

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  3. VORREI PROPRIO AVERE UNA RISPOSTA ALLE SEGUENTI DOMANDE:  QUANDO E DA CHI ERA STATO INDICATO E SUCCESSIVAMENTE SCELTO COTANTO VESCOVO?

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  4. <span style="">… che osa sbeffeggiare Dio Padre stesso mentre si celebra il Sacrificio del Figlio Suo…</span>
    L'écrivain français Michel de Saint-Pierre racontait le fait suivant (je cite de mémoire): Peu de temps après l'imposition (brutale, et illégale, comme chacun sait aujourd'hui) du Nouvel Ordo Missae, en 1969, un prêtre célèbre la messe de toujours dans une chapelle basse du sanctuaire de La Salette pour un groupe de pèlerins. Entre tout d'un coup dans l'église le responsable du sanctuaire qui se met à hurler: «Qu'est-ce que c'est que ce bordel? Qu'est-ce que c'est que ce bordel?…»
    L'intervention de l'évêque Nourrichard, l'autre jour, à Thiberville, m'a rappelé la délicatesse du recteur de La Salette…

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  5. <span style="font-style: normal;">sia il vescovo di Evreux che il rettore di la Salette</span> esprimono esprit de géométrie piuttosto che esprit de finesse !

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  6. <p><span><span style="">"The most evident mark of God's anger and the most terrible castigation He can inflict upon the world are manifested when He permits His people to fall into the hands of clergy who are priests more in name than in deed, priests who practice the cruelty of ravening wolves rather than the charity and affection of devoted shepherds. Instead of nourishing those committed to their care, they rend and devour them brutally. Instead of leading their people to God, they drag Christian souls into hell in their train. Instead of being the salt of the earth and the light of the world, they are its innocuous poison and its murky darkness...." Saint John Eudes</span></span>

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  7. Rutilio Namaziano15 gennaio 2010 12:23

    Mic, quoto la tua considerazione!

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  8. Concordo con Antonello. Anzi andrei un pò oltre. L'essersi presentato con "chierichette" (noi su ALMA PREX le definiamo "vestali") dimostra l'inequivocabile volontà del presule di provocare i fedeli causandone l'allontanamento e la dispersione. E' la stessa tecnica che si usa anche in certe zone,specialmente  collinari della Romagna. Di solito i fedeli "normali" cambiano Messa, si disperdono e la parrocchia diventa un servizio sociale. Chiaramente l'operazione è in atto su vasta scala da quando è papa BXVI. Personalmente, quando ho visto le chierichette sull'altare dove tante volte ho servito da bambino ho molto sofferto, anche fisicamente, e da allora, temendo un replay, non riesco più partecipare alla Messa domenicale nella mia parrocchia d'origine.
    Mazzarino

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  9. Davide dè Arbizuola15 gennaio 2010 14:49

    "Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" Lc 23, 27-31
    Tutte le volte che penso a come vengono trattati da molti vescovi i cattolici tradizionali, nonostante la loro costante presenza in Chiesa, la loro volontà di essere fedeli alla Verità Rivelata, la loro obbedienza al Papa, il loro impegno di essere nella Chiesa e con la Chiesa, ed accosto questo pensiero agli articoli di quotidiani in cui qugli stessi vescovi si piangono letteralmente addosso perchè la gente non va più a Messa, non frequentano più la catechesi, si oppongono alle radici cristiane dell'Italia e dell'Europa, beh.... mi viene in mente questo versetto.

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  10. Ma le vestali erano intatte, le chierichette forse non tutte.

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  11. Mazzarino, ti capisco. Anche io ho lasciato la parrocchia di origine e mi son dato al pendolarismo liturgico. Divagazioni libere, massiccia presenza di femmine nei pressi dell'altare, passaggi di calice a laiche acciocché "finiscano" il vino consacrato, canzonacce da gita scolastica di terza elementare (di quarant'anni fa), e molto altro. Per me davvero troppo, sicché, dopo aver esposto al parroco le mie perplessità e dopo essere stato arronzato con la solita sufficienza pretesca, ho fatto le valigie e son approdato aliubi.

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  12. Il Novur Ordo è di per sè una rottura, in tutti i sensi! Quindi applicare Concilio e N.O. senza rottura col passato è un controsenso.

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  13. Al di là del latino e della messa di sempre il caso Thiberville evidenzia una cosa sola: i modernisti non solo odiano a morte il rito antico, ma odiano e avversano propio tutto ciò che ha anche solo lontanamente odore di antico. 

    A Thiberville il parroco ha fatto convivere in pace e in amore rito antico e rito nuovo (con una prevalenza di questo su quello visto che nel paese normanno la domenica sono celebrate diverse messe nuove e una sola messa antica); mentre la pastorale era unica, tutta di "stampo" tradizionale e quindi in continuità con la pastorale preconciliare che il Concilio non ha voluto eliminare ma che i solerti applicatori del Vaticano II hanno semplicemrente distrutto, propio in nome del Concilio.

    Ai modernisti però non interessa nessuna continuità; per loro il Vaticano II è una rottura insanabile con tutto ciò che lo ha preceduto; e di conseguenza si comportano.

    O i modernisti cambiano registro  oppure una convivenza con loro sarà impossibile come lo è tuttora.

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  14. Filippo sottolinea un aspetto importantissimo: il Novus Ordo è già di per se una rottura (oltre che un allontanamento dalle indicazioni conciliari).

    Esso rappresenta un impressionante allontanamento dalla concezione cattolica della messa.

    Come si può far convivere un rito in continuità come quello antico con un rito in discontinuità?

    Io credo che alla lunga ciò non sia possibile. Altri dicono che sarà possibile.
    Staremo a vedere.

    Anche mons. Gherardini per decenni ha  cercato di dimostrare la continuità del Vaticano II col passato: nel suo ultimo libro (Concilio Vaticano II: un discorso da fare) dice che per farlo s'è dovuto arrampicare sugli specchi, senza riuscirci.

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  15. <span><span>L'insofferenza acuta manifestata, in modo così plateale e meschino, da un esponente del potere dominante verso il "rivale" parroco che osa affascinare i fedeli con la forza della vera Fede,    
    è segno evidente che ciò che dà veramente fastidio ai tiranni modernisti è l'effettivo ritorno, grazie alla coerenza con la Fede professata nella Messa VO, della pastorale tradizionale, che manifesta l'applicazione pratica di quella parola del Vangelo:    
    "Nessuno può servire a due padroni"    
    Il coraggioso parroco, con la linea pastorale da lui seguita, è di fatto al servizio della Tradizione: non mostrerebbe questa sua fedeltà, io credo, se celebrasse solo il NO.    
    E il vescovo non può sopportare questa contraddizione vivente con la sua pastorale, che non nutre la fede in profondità, e se ne sente umiliato, e costretto ad un esame di coscienza, e forse ad un distacco definitivo dalle sue idee cristallizzate da decenni: difficilissimo atto, per l'orgoglio umano, quando è così granitico.    
    Quelli come lui (quanti sono nella Chiesa oggi?...) sentono di essere costretti -dentro di sè- ad una scelta decisiva : aut-aut.    
    (Il tradizionale è tollerante perchè è pago di stare sulla retta via, e lavora per la gloria del Signore, sentendosi suo strumento docile; il modernista è intollerante, perchè sente il disagio del suo errore, e non vorrebbe sentire il richiamo che gli viene dal buon esempio, che lo vuole staccare dal suo IO attaccato al potere e all'ideologia, più che al servizio del Signore: se fosse contento della propria scelta, non vesserebbe il parroco, che gli suscita inquietudine....).</span></span>

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  16. ma anche il Papa è convinto che il NO e il VO possano pacificamente convivere: o no ?
    (sarà solo una strategia temporanea e silenziosa, che agisce "sotto traccia"?)

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  17. Un prêtre français me disait récemment: «En France, il n'y a que les vaniteux et les inconscients qui veuillent encore être évêques.»
    C'est possible. Mais, depuis la Révolution, il s'est toujours trouvé des prêtres jureurs et des évêques constitutionnels pour courir aux places.
    On préférerait ne pas l'admettre, mais il y a toujours eu une contre-Église au sein même de l'Église, et jusque dans les plus hautes sphères de la hiérarchie. Il y a des prêtres de Satan comme il y a des prêtres de Jésus-Christ. Ce sont parfois les mêmes… Mystère d'iniquité… Déjà Judas, au milieu des apôtres… Apôtre parmi les apôtres.
    Il nous faut vivre avec cette évidence difficile à supporter, comme l'expérimentent d'ailleurs de plus en plus de catholiques autour de nous.
    J'ajouterais que ce combat entre l'Église et l'anti-Église a parfois pour théâtre notre propre cœur…

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  18. <span>....forse i più giovani non potranno ricordare Carosello, ma a me la scena del vescovo che irrompe a sfida nella parrocchia felicemente governata e curata dal "rivale" fa tornare in mente il contrasto tra "Olivella" e "Mariarosa"...in modo irresistibile! Tutta la vicenda presenta infatti risvolti grotteschi, ma anche fiabeschi :
    o mythos delòi oti...
     
    visto che ormai quel villaggio è un emblema del ritorno iniziato alla grande della Tradizione, 
    magari fosse un esempio trainante per l'Europa e soprattutto per l'Italia, perchè tutti si sveglino dal torpore durato 40 anni!</span>

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  19. <span>il y a toujours eu une contre-Église au sein même de l'Église, et jusque dans les plus hautes sphères de la hiérarchie</span>
    è l'amara realtà, Atalaia...
    mysterium iniquitatis.
    Era stato annunciato dalla Madonna a Fatima nel 1917: "Vescovi contro Vescovi, Cardinali contro Cardinali..."
    Maria SS.ma Madre della Chiesa interceda per il Papa e per noi tutti.

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  20. Direi che ormai siamo giunti alla resa dei conti!  Ciò che sta accadendo a Thiberville è la dimostrazione di come sia profonda la spaccatura operata dal Concilio Vaticano II, rispetto alla Tradizione della Chiesa. Oggi, dopo 40 anni, stanno finalmente venendo a galla tutti gli errori e le contraddizioni avvenuti nel post-concilio, prima tra tutti, la riforma liturgica, compiuta in maniera assolutamente sciagurata e che  rappresenta una rottura enorme rispetto al V.O.  Preghiamo il Signore, che nella sua Divina Misericordia, protegga e assista la Chiesa, in questi momenti drammatici e pieni di sofferenza.

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  21. Forse la riflessione da farsi e' se sia possibile una coesistenza delle due anime tradizionale e conciliare.  Parrebbe di no nei fatti.
    Chiara conseguenza dell'impossibilita' teorica di conciliare l'inconciliabile.
    Qualche settimana fa' parlavo con il superiore di un convento di frati. Gli dicevo della mia soddisfazione nel vedere dopo 20 anni dai fatti di Econe, il riconoscimento dei diritti e del vaole della vecchia Messa. Lo stesso, pienamente conciliare, non negava il valore, ma giustamente mi diceva circa una coesistenza ecclesiale, sono due cose che vanno in direzione diversa.
    Come dire, liberta la vecchia messa, ora la sfida e' aperta, e forse totale.
    Mi chiedo se questa maggiornaza ecclesiale, alla fine non si posizionera' con un bel colpo di mano, nuovamente. temo che la frattura prima o poi emergera' definitivamente.
    Se Amerio parlava di due Chiese e un Papa.  Forse in futuro avremo anche due Papi??

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  22. DANTE PASTORELLI15 gennaio 2010 20:55

    In passato ce ne sono stati anche tre. Dai fatti di Evreux avremo una risposta sull'atteggiamento reale di Roma dinnanzi a tanto scatafascio.

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  23. Forse è un'utopia, ma credo che l'obiettivo finale perseguito dall'attuale Papa (a scadenza molto lunga, decenni almeno) sia il ritorno definitivo del rito tradizionale, che dovrà soppiantare il Novus Ordo dopo un lungo periodo di convivenza tra i due riti. Quando il NO viene accostato al VO perde il confronto per la superiorità qualitativa di quest'ultimo. Pian piano la Tradizione riemerge e alla fine prevale. Questo processo è appena iniziato e un pò alla volta dovrà allargarsi a macchia d'olio fino a coinvolgere tutte le diocesi e le parrocchie. La transizione verso il VO verrà facilitata se, come sembra, il Papa attuerà la cosiddetta riforma della riforma liturgica. Avvicinando il NO al rito tradizionale, alla fine sarà quasi fisiologica la confluenza progressiva verso quest'ultimo dal momento che la Messa di Bugnini non riesce a reggere il paragone con la Messa tradizionale, infinitamente più bella.
    Il motu proprio è quindi un primo tassello propedeutico allo svolgersi di questo lungo processo. Lo stesso Ratzinger, ancor prima di essere eletto, si diceva convinto che la Chiesa dovrà avere alla fine un solo rito. La coesistenza pacifica tra vecchio e antico è provvisoria, momentanea e ha una finalità ben precisa. D'altronde, un 'imposizione drastica e immediata del VO sarebbe stata impossibile e poco efficace dopo quarant'anni di Bugnini. Benedetto XVI ha capito che solo la gradualità potrà garantire un ritorno indolore e definitivo della vera e unica Messa. Il Novus Ordo è stato soltanto un errore di percorso nella storia millenaria della Chiesa. Preghiamo, preghiamo e...speriamo.

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  24. Caro Francesco, come scrivevo altrove, temo che la riforma della riforma sia solo "la montagna incinta che partorisce il topolino", se va bene. Credo però che dietro alla facciata, ci siano lotte perché la riforma della riforma costringa noi tradizionalisti ad abbandonare la messa di sempre per un rito "addomesticato" che ci dia un po' di latino e d'incenso in cambio della cena del Signore con salti e balli.
    Alla fine, spero, non se ne farà nulla.
    Mi sa tanto che la mediazione non conterà nulla: i tradizionalisti rimarranno, mentre i novatori lentamente "evaporeranno", e a noi toccherà rievangelizzare da zero un'Europa ormai dimèntica di Cristo.
    Solo il futuro ce lo potrà dire; per ora preghiamo il Padrone della Messe di conservarci il Santo Padre in vita e di rafforzare le nostre fila.

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  25. fare le battutine sulle chierichette come hanno fatto mazzarino e anonimo delle 15 e 57 è un modo becero e villano uguale identico al comportamento del vescovo che loro criticano, un modo di esporre e di pensare superbo ,malizioso,in sostanza poco cristiano.che peccato che argomenti così importanti e seri vengano così sviliti.buona notte.

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  26. DANTE PASTORELLI15 gennaio 2010 23:17

    NIKE non ha tutti i torti, nel senso che non mancano in Curia posizioni di tal fatta: qualche ritocchino al messale di Paolo VI e via il rito antico.
    Il Papa , però, stando a quanto ha sempre scritto e a quanto hanno scritto e dichiarato pubblicamente i suoi collaboratori più fidati, vuole rivedere, alla luce della "sacralità" presente nell'antico rito, il messale di Paolo VI. Ma qualche sacrificio, come si espresse il card. Castrillon a Londra parlando alla Latin Mass Society, sarà chiesto ai seguaci della Messa di S. Pio V: una parte della Messa in volgare, qualche lettura in più, l'introduzione della preghiera dei  fedeli, qualche nuovo prefazio.
    Se un Messale così riformato, che non tocchi nient'altro del "nostro" rito, dovesse sostituire  quello di Paolo VI e diventare l'unico della Chiesa latina, il sacrificio si potrebbe al limite sopportare. Se invece si dovesse riformare permanendo il biritualismo, allora il sacrificio non vale davvero la candela. Resta comunque la volontà del Papa di introdurre modifiche al Novus Ordo, anche se per ora siamo ancora ai sospiri.

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  27. Scusate, mi sfugge questo: cosa vi fa tanto orrore della "massiccia presenza di femmine nei pressi dell'altare"?

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  28. Al carissimo ospite delle 23.07.
    Battutine?
    Se ci imbattiamo in chierichette sull'altare noi usciamo ed andiamo ad un'altra Messa.
    E' forse vietato?

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  29. Può essere una donna messa in cinta da una donna? No! Pefetto: questo è lo stesso motivo per cui le donne non possono fare servizio sull'altare. L'azione è dell'uomo il ricevere è della donna.
    Matteo Dellanoce

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  30. Non capisco perché, se devono riformare il rito moderno, debbano per ripicca rifarsi anche sul "nostro"... parliamo di cardinali e di Vaticano, ma sembra di stare all'asilo, o in un club di prime donne snob...

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  31. Capisco il veterofemminismo scandalizzato, ma non ci fa "orrore" nulla. le donne sono senza dubbio una visione piacevole; ma qui parliamo di cose sacre, non di mondanità. la scelta di Gesù ad avere apostoli solo uomini è chiara. Sminuire la sua scelta dicendo che ai tempi la società era maschilista, vuol dire sminuire la Sua Divinità condizionandola a scelte temporali. Gesù era sommamente libero; ha scelto così, dichiarando che i riti liturgici all'altare erano riservati ad alcuni maschi consacrati o puri per età (i chierichetti). Niente orrore, semplice teologia e tradizione, che sicuramente ti farà ribrezzo per l'odore di medioevo.

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  32. Redazione di Messainlatino.it16 gennaio 2010 11:02

    Ci fa orrore perché:
    1. Va contro 2000 anni di ininterrotta tradizione, delle chiese d'oriente e d'occidente
    2. Va contro S. Paolo, per cui mulieres taceant in ecclesia
    3. Fa scappare i ministranti maschi e inaridisce le vocazioni
    ecc.

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  33. Redazione di Messainlatino.it16 gennaio 2010 11:04

    Questa spiegazione, Matteo, sinceramente appare molto debole

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  34. <span>
    <p><span>@ Pastorelli.</span>
    </p><p><span>La questione della riforma dei riti è molto seria e non va elusa. Il principio dovrebbe essere in sostanza quello di un “esame di coscienza interiore” di ciascuna forma, alla luce del quale si potrebbe prospettare la seguente evoluzione per la Forma Straordinaria. </span>
    </p><p><span>Le parti riservate ai ministri potrebbero, almeno in parte, essere salmodiate o dette anche dai fedeli: si instaurerebbe una sorta di situazione “responsoriale” tra celebrante e ministri/fedeli, di bella efficacia partecipativa (penso ai riti introduttivi [introibo, adiutorium …], offertoriali [orate fratres] e di comunione [Domine non sum dignus]). Colletta, secreta e postcommunio andrebbero invece sempre cantate dal celebrante. Nella liturgia della Parola, almeno nei tempi forti, andrebbe inserita un’altra lettura, rispettando i criteri di congruenza tematica: ciò sarebbe un indubbio vantaggio anche nei confronti della forma ordinaria, in cui questa congruenza ordinariamente manca. Le letture andrebbero sempre cantate o proclamate a voce alta (un messale bilingue, con traduzione ufficiale a fronte, lascerebbe al gruppo stabile la scelta se proclamarle o meno in volgare). L’Ultimo Vangelo resterebbe, per la sua notorietà, in latino. <span> </span>Sarebbe bene ripristinare l’ambone, anche se non necessariamente versus populum. La preghiera dei fedeli (e il bacio della pace) prenderebbe il posto antico, nel contesto dei riti offertoriali, con formulari predeterminati per i tempi liturgici e per varie necessità. Il numero dei prefazi andrebbe di molto arricchito, con i migliori della messa paolina. Il prefazio andrebbe sempre cantato, così pure le formule di istituzione (cui i fedeli potrebbero rispondere “Amen”, alla orientale) ed il Per Ipsum. Per il Sanctus, quando cantato, si potrebbe –prudentemente- seguire il suggerimento di Ratzinger, eseguendo il Benedictus dopo la consacrazione. Il resto del canone andrebbe invece almeno salmodiato. Nei riti di comunione andrebbe ripristinata, almeno per le solennità, la possibilità di comunicarsi sotto le due specie.</span>
    </p><p><span>La revisione della Forma Ordinaria si presenta più complicata, viste le deficienze strutturali e gli abusi invalsi. Se le interessa, mi riprometto di riparlarne.</span>
    </p><p> 
    </p></span>
    <p> </p>

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  35. Non sono Pastorelli, ma appunto quel che temevo: riformare la messa di sempre e non toccare -solo per prudenza!- il rito moderno.
    Cid, non ti è mai venuto il dubbio che a chi segue la messa di sempre non interessano le riforme?  ci limitiamo a rilevare le deficienze del rito moderno, che rischia di avere ben poco di cattolico, non il contrario!

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  36. La n. 3 sarebbe per un modernista opinabile: viva il sacerdozio femminile! (chiaro che faccio il verso ad altri, io non la penso così)

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  37. e chiarisco pure che non ho messo alcun blink...

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  38. A mazzarino ,no non è vietato uscire se ci si imbatte nelle chirichette,anch io non approvo la loro partecipazione  alla messa, tuttavia le battutine offendono solamente delle ragazzine che non certo per loro esclusiva volontà sono in quel ruolo.Penso anche che se una di loro leggesse certi commenti di ieri, primo si incattivirebbe , secondo diventerebbe un altra persona contro la tradizione.Su argomenti come questi è meglio essere pacati e proporre un chiaro ragionamento.Solo in questo modo riusciremo a far risplendere la bellezza del rito antico. Buona serata Demetrio

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  39. Non ho ancora capito quale siano le battutine. Il fatto che si sia usato il termine vestali? Non è una battuta è lunico termine esistente nella lingua italiana e latina per indicare quel genere di servizio. Caro Demetrio è proprio per salvaguardare le ragazzine che non partecipo ad un rito di questo tipo. Perdonami ma di "far risplendere la bellezza del rito antico" mentre il vescovo di Evreux usa ragazzine (va bene così?) per provocare ed allontanare delle anime non me ne importa proprio nulla.  

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  40. <span><span>Penso succederà il contrario: col Motu proprio il papa ha giustamente permesso che tornino centrali alcuni elementi che un'interpretazione massimalista della riforma aveva dimenticato ma </span><span>non si tornerà mai indietro. Quando il Novus Ordo non sarà più novus ma in continuità col precedente avrà in sè tutto il munus della tradizione e potrà restar solo...magari tra secoli.</span>  
    <span></span></span><span><span>Non è per dire ... ma nella storia et ...et indica la cattolicità aut...aut.. l'eresia....sola fide, sola scriptura....non vuol dire che tutto va bene (una cosa e il suo contrario) ma che la verità non è banale e molte volte paradossale (due cose apparentemente contradditorie che trovano la loro unità in un livello di profondità maggiore: ad esempio "Vero Dio e vero Uomo" ecc.) E' per questo che alle volte il magistero sembra contraddirsi: bisogna superare il livello superficiale, della reazione ed andare alla verità profonda che esprime. E' la logica dell'ermeneutica della continuità: non è il contrario di ciò che era detto prima, al massimo un ampliamento che allarga l'orizzonte. Se non O Concilio O Tradizione! E' la stessa cosa dei novatori, solo al contrario...Vale anche per la liturgia...</span>
     </span><span><span>la Chiesa è una vita, non l'insieme di dottrine, per quanto corrette!</span>  
     
    </span>

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  41. Nike,
    non vedo cosa ci sia di eversivo nel proporre piccole integrazioni alla messa antica, del resto in linea con quanto suggeriva il Concilio ... Ti faccio presente che ho parlato di "deficienze strutturali e abusi invalsi" per la messa nuova.

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  42. Caro Mazzarino, sono d accordo con te con quanto dici ,per battutine erroneamente ti ho accumunato all anonimo delle 15 e 57 (le vestali erano intatte le chierichette non tutte)Mi scuso .Buona giornata

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  43. non sono d'accordo. non si può ricreare artificiosamente continuità oggi se il novus ordo è stato presentato nel 69-70 come rottura col passato. si creerebbe qualcosa di posticcio e nulla più. se guardiamo in profondità l'evoluzione della messa di sempre, notiamo che ci sono sempre state aggiunte e integrazioni, ma non tagli, e nemmeno rivoluzioni. possiamo così leggere, togliendo uno strato dopo l'altro, le sottostrutture, il sostrato del rito, esattamente come in una chiesa antica riusciamo a leggere tutte le vicissitudini storiche, che, come nel caso di San Pietro in Vaticano e San Paolo fuori le mura ci portano direttamente alle ossa degli apostoli. la messa moderna mi pare più simile invece alla Rivoluzione francese: a morte il passato! che bruci e non rimanga nulla!
    Ora spero che non salti fuori il solito idiota a dire che il Concilio di Trento fu rottura perché proibì i riti diversi: di fatto vennero impediti quelli che non potevano testimoniare più di duecento anni di vita: ambrosiano, mozarabico e braghense sopravvivono ancor oggi perché erano antichi. che differenza con la riforma liturgica postconciliare di 40 anni fa!

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  44. Di eversivo c'è che vai contro le parole chiarissime e, purtroppo per Paolo VI, definitive della bolla Quo primum tempore di san Pio V...
    inoltre, sei stato l'incarnazione perfetta di quanto temevo prima del tuo post: riformare il rito antico, non addentrarsi in quello moderno, perché più complesso.
    personalmente credo che il rito moderno andrebbe avvicinato di più a quello antico, e non viceversa. se la Chiesa in duemila anni ha abolito o ridotto alcune parti poi ripristinate, avrà avuto forti motivazioni (che oggi si guardano bene dal dirci), che comunque non sono avvenute ex abrupto come nel 1969.
    stando così le cose, mi pare doveroso che il rito moderno reinserisca la centralità del tabernacolo, con annesso rivolgersi del prete ad Deum; la comunione in ginocchio ripristinata, compreso il gesto di essere benedetti dall'ostia; riduzione del numero di letture, che direi eccessivo, e quindi ritorno ad una lettura, un semplice graduale e al Vangelo; abolizione della preghiera dei fedeli, stucchevole e inutile; abolizione dell'invocazione - Annunziamo la Tua morte o Signore...- e simili che portano ad abolire la fede nella Presenza lì, sull'altare, di Gesù in persona; traduzione corretta del tollis peccata mundi e del Domine non sum dignus; ripristino delle gestualità di sempre (segni di croce, inchini, genuflessioni multipli), e, perché no, separazione tra il mea culpa del prete e quello del popolo, magari con una traduzione più conforme ai dati della tradizione.
    Extra missa, perché poi non riprendere processioni, quarant'ore, digiuni seri, non solo in Quaresima, e preparazione ad essa (septuagesima)?
    Ma stando così le cose, potremmo ancora parlare di ritus modernus?

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  45. <span>non sono d'accordo. non si può ricreare artificiosamente continuità oggi se il novus ordo è stato presentato nel 69-70 come rottura col passato. si creerebbe qualcosa di posticcio e nulla più. se guardiamo in profondità l'evoluzione della messa di sempre, notiamo che ci sono sempre state aggiunte e integrazioni, ma non tagli, e nemmeno rivoluzioni. possiamo così leggere, togliendo uno strato dopo l'altro, le sottostrutture, il sostrato del rito, esattamente come in una chiesa antica riusciamo a leggere tutte le vicissitudini storiche, che, come nel caso di San Pietro in Vaticano e San Paolo fuori le mura ci portano direttamente alle ossa degli apostoli. la messa moderna mi pare più simile invece alla Rivoluzione francese: a morte il passato! che bruci e non rimanga nulla! </span>

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  46. Filippo Burighel17 gennaio 2010 15:26

    Ma come sei malizioso, Ospite! :-D

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  47. Filippo Burighel17 gennaio 2010 16:38

    Perché è effettivamente una "anomalia" avere due riti contemporanei. La Chiesa ha avuto più riti sparsi in tra le sue varie realtà particolari, mai però due riti sovrapposti. E cmq, anche se il VO appare complessivamente migliore del NO, questo però non ci deve precludere alla possibilità di migliorarlo ulteriormente.
    Renderlo in qualche modo più accessibile con alcune parti in vernacolo (senza che sia un obbligo, così se si vuol dir messa tutta in latino lo si possa fare senza ansie), un lezionario rinnovato con qualche lettura in più soprattutto dall'Antico Testamento (una revisione del lezionario del NO a uso del VO potrebbe andar bene), una preghiera dei fedeli che sia veramente dei fedeli e non di qualche vescovo arteriosclerotico amante del burocratese penso possano essere che modifiche positive.

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  48. Filippo Burighel17 gennaio 2010 16:42

    Redazione, va contro 2000 anni di ininterrotta tradizione... diaconesse a parte! ;)
    Suvvia, quello delle chierichette mi sembra un problema decisamente secondario.

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  49. Filippo Burighel17 gennaio 2010 16:50

    Nike, a 'sto punto a prima ad abolire il NO... Per piacere, PER PIACERE!!!
    E tanto per darci una regolata, vediamo di non attribuire a Pio V intenzioni non sue...

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  50. Filippo Burighel17 gennaio 2010 16:51

    <span>Nike, a 'sto punto fa a prima ad abolire il NO... Per piacere, PER PIACERE!!! 
    E tanto per darci una regolata, vediamo di non attribuire a Pio V intenzioni non sue...</span>

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  51. Caro Demetrio l'avevo capito dal tono positivo del tuo commento. Ho voluto solo riportare l'attenzione alla gravità di quanto è succsso ad Evreux. Certo quando risplenderà, speriamo presto, la bellezza del rito antico ste cose non potranno più succedere, ma sono sicuro che il Papa vuole che oggi noi combattiamo per il bene delle anime anche nel N.O. Con amicizia.
    Mazzarino

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  52. <span>Mi sembra che sia una lettura un po' superficiale del Novus Ordo se si vuole, la continuità si trova: esso non è nato nel 1969 ma nel 1909 con il movimento liturgico, del resto anche Mosebach diece bene nel suo libro che la Chiesa a Trento ha difeso la liturgia contro i protestanti ma non si è fidata di essa, l'ha lasciata sullo sfondo. Non è stata il centro di manetenimento e nutrimento della fede.  Ecco, questa era la ricerca della riforma. Purtroppo la redazione finale del Novus Ordo è piena di Bugninate... Però moltissime preghiere sono antichissime (anche se un po' edulcorate e tradotte peggio .. ecco questo è il problema: vedi canone Ippolito), il messale è ricchissimo, se si vuole diventa quasi uguale alla messa antica, si potrebbe cantare quasi tutto in gregoriano (chi lo fa?)...Il probleme è che è vissuto come rottura, si ricerca e si celebra come rottura! Anche la preghiera dell'offertorio: non c'è solo la dimensione sacrificale della messa: io prego perche il pane "frutto della terra e del lavoro dell'uomo" è segno della mia vita quotidiana che io porto all'altare perchè come il pane venga trasformata nella Presenza di Gesù. Che la mia vita possa essere investita della Sua Presenza attraverso la partecipazione all'eucarestia, luogo oggettivo da cui si irradia mi interessa francamente più della "transustanziazione" (non che non ci creda eh!). Così come la frequenza all'eucarestie ed una certa (certa...non solo ma anche!) familiarità con Dio fatto uomo mi fa guardare con indulgenza anche il prendere la comunione con le mani (lo faccio ma negli ultimi anni ho imparato a controllare attentamente se vi siono briciole!). Del resto Gesù ha amato la nostra debolezza, è sceso al nostro livello e non ha avuto paura di spargere il suo sangue, quello del Suo Corpo, sulla Croce, per terra...Lo amo anche per questo .  
    Invito solo tutti a non buttare il bambino con l'acqua sporca. Dio è onnipotente, se permette qualcosa è per un bene, anche se non lo capiamo. La messa di Pio V non è sua, in realtà, la doveva promulgare il papa precedente, ma siccome era un po' decisionista e non ferrato in materia stava per pubblicare il messale con qulche eresia....è morto poco prima, così Pio V ha corretto gli errori e pubblicato il suo messale che ha portato il la liturgia fino a noi.  Il messale di Paolo VI lo ha permesso, per tutta la chiesa!
    Trovo velleitario pensare di cancellare l'intero '900, il cattolicesimo è et-et , è complesso. Soprattutto Gesù ama gli uomini come sono e non come dovrebbero essere, per farli diventare come dovrebbero essere.  
    In comunione  
    Flavio  
    (P.S. non sono uno sprovveduto, ho studiato Architettura arti sacre e liturgia, e non dai "novatori"....</span>

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  53. P.S. II Ho visto il post sulle proposte di raddrizzamento del N.O. mi trovi sulla stessa linea, anche se un po' meno intransigente sulle letture e sulla comunione in mano. E' questo il problema: che neanche si possa immaginare che il N.O. sia nolto meno N di quanto si pensi. Traduzioni giuste e testo latino fedele agli originali, orientamento, segno di pace senza casino, canone sottovoce, magari possibilità di offertorio nuovo o vecchio...Ma anche senza cambiare una virgola del testo latino ufficiale del messale di Paolo VI molto di questo si potrebbe fare. E' che non lo si fa! Buona sera

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  54. Un paio di cose, scusate, dato che non sono certo ferrato in materia:
    1) Alla messa nella mia parrocchia che io ricordi c'è sempre stata un'alta percentuale di "chierichette" (credo che il termine giusto sia ministranti). Non per questo la chiesa è vuota nè sono scappati i maschi. Ho visto presenziare la messa da 3 vescovi succedutisi nella diocesi e svariati sacerdoti e non ricordo che ci siano state contestazioni per questo fatto, nè da parte loro nè di altri. Ora, quindi, ciò che avviene nella mia parrocchia è contro il magistero cattolico odierno o è "solo" vostra opinione che una simile usanza sarebbe vitanda?
    2) Dato ciò che scrive San Paolo in 1Cor:14, v34, fatemi capire, le donne dovrebbero tacere per tutta la messa evitando di recitare anche il Pater Noster?

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  55. Egregia redazione,
    la mia spiegazione è un sunto di quanto dice romano amerio in Iota Unum! Sunto quindi non conclusivo ma significativo!
    Matteo Dellanoce
    PS domani darò la pagina ed il pezzo più significativo!

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  56. Prima di reagire, leggiti la Quo primum tempore (la trovi ad esempio qui: http://www.unavox.it/doc15.htm  ) e rifletti in particolare sugli artt. 6 e 12.
    Infine ti ricordo che é SAN Pio V, visto che qua c'è gente che valuta in base alla santità canonica o meno.

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  57. C'è sempre stata? direi che il permesso dato dal Vaticano alle chierichette risale a quindici anni fa, non di più. Poi magari in parrocchia c'era uno spirito innovatore.
    Diaconesse? certo. ma negare che siano una sorta di "cavallo di Troia" per presbiterato ed episcopato femminile, vuol dire ignorare la natura umana!

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  58. E se invece le preghiere, invece di dirle a tutti in pubblico, ricominciassimo a dirle a Dio in privato? o anche qua hai da spazientirti?

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  59. Sulla comunione in mano sono intransigentissimo: basta guardare come la gente riceve il... "biscotto" (perché lo considera troppo spesso tale) e purtroppo si sa come molta gente se lo porti via per le messe nere. ma naturalment sono favole per far paura ai piccoli cattolici tradizionalisti, nient'altro.

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  60. Ehm, in effetti scusate l'espressione "sempre", dato che sono abbastanza giovane.

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  61. Da pag 184 a pg 205 di Iota unum.
    In sintesi dice questo. Che la donna nella chiesa andrebbe secondo logiche femministe e quindi mascoline. E non vi può essere una donna che fa l'uomo perchè verrebbe meno la ragione, la distinzione e la liberazione della donna!
    Matteo Dellanoce

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