giovedì 28 maggio 2009

Il cattolico è tradizionalista per essenza?

Luigi ci ha fatto cortesemente avere questo contributo, che solleverà discussioni e che è molto interessante:



Il grande pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira [nella foto], nel suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, spiega bene che il cattolico è e deve essere tradizionalista. Riproduciamo qui il capitolo 3 della 2° parte del libro.

Plinio Corrêa de Oliveira
Rivoluzione e Contro-Rivoluzione - Capitolo 3
La Contro-Rivoluzione e la smania di novità



La tendenza di tanti nostri contemporanei, figli della Rivoluzione, ad amare senza restrizioni il presente, adorare il futuro, e votare incondizionatamente il passato al disprezzo e all'odio, suscita verso la Contro-Rivoluzione un insieme di incomprensioni che è necessario far cessare. Soprattutto, sembra a molti che il carattere tradizionalista e conservatore di quest'ultima ne faccia una nemica naturale del progresso umano.


1.La Contro-Rivoluzione è tradizionalista


A. Ragione
La Contro-Rivoluzione, come abbiamo visto, è uno sforzo che si sviluppa in funzione di una Rivoluzione. Questa si rivolta costantemente contro tutta una eredità di istituzioni, di dottrine, di costumi, di modi di vedere, sentire e pensare cristiani che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, e che ancora non sono totalmente estinti. La Contro-Rivoluzione difende, dunque, le tradizioni cristiane.



B. Il lucignolo che ancora fumiga
La Rivoluzione attacca la civiltà cristiana più o meno come un certo albero della foresta brasiliana, il fico selvatico (urostigma olearia), che, crescendo sul tronco di un altro, lo avviluppa completamente e lo uccide. La Rivoluzione, nelle sue correnti "moderate" e di velocità lenta, ha circondato la civiltà cristiana per avvolgerla da ogni parte e ucciderla. Siamo in un periodo in cui questo strano fenomeno di distruzione non è ancora giunto al suo termine. Siamo, cioè, in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà cristiana, aggiunti al profumo e all'azione remota di molte tradizioni estinte soltanto di recente, ma che conservano ancora una certa vitalità nella memoria degli uomini, coesistono con numerose istituzioni e costumi rivoluzionari.
Di fronte a questa lotta tra una splendida tradizione cristiana in cui ancora palpita la vita, e un'azione rivoluzionaria ispirata da quella smania di novità a cui si riferiva Leone XIII nelle parole iniziali dell'enciclica Rerum novarum, è naturale che il vero contro-rivoluzionario sia il difensore nato del tesoro delle buone tradizioni, perché esse sono i valori del passato cristiano ancora esistenti e che si tratta precisamente di salvare. In questo senso, il contro-rivoluzionario agisce come Nostro Signore, che non è venuto a spegnere il lucignolo che ancora fumiga, né a spezzare la canna incrinata (1). Perciò egli deve cercare di salvare amorevolmente tutte queste tradizioni cristiane. Un'azione contro-rivoluzionaria è, essenzialmente, un'azione tradizionalista.


C. Falso tradizionalismo
Lo spirito tradizionalista della Contro-Rivoluzione non ha nulla in comune con un tradizionalismo falso e gretto che conserva certi riti, stili o costumi soltanto per amore alle forme antiche e senza alcuna stima per la dottrina che li ha generati. Questo non è tradizionalismo sano e vivo, ma piuttosto archeologismo.

2. La Contro-Rivoluzione è conservatrice
La Contro-Rivoluzione è conservatrice? In un certo senso, sì, e profondamente. In un altro senso, no, pure profondamente.
Se, del presente, si tratta di conservare qualcosa che è buono e merita di vivere, la Contro-Rivoluzione è conservatrice.
Ma se si tratta di perpetuare la situazione ibrida in cui ci troviamo, di arrestare il processo rivoluzionario in questa tappa, restando immobili come delle statue di sale, ai margini del cammino della storia e del tempo, avvinghiati a quanto vi è di buono e a quanto vi è di cattivo nel nostro secolo, cercando così una coesistenza perpetua e armonica del bene e del male, la Contro-Rivoluzione non è né può essere conservatrice.

3. La Contro-Rivoluzione è condizione essenziale del vero progresso
La Contro-Rivoluzione è progressista? Sì, se il progresso è autentico. No, se è la marcia verso la realizzazione dell'utopia rivoluzionaria.
Nel suo aspetto materiale, il progresso vero consiste nella retta utilizzazione delle forze della natura, secondo la legge di Dio e al servizio dell'uomo. Perciò, la Contro-Rivoluzione non viene a patti con il tecnicismo ipertrofico di oggi, con l'adorazione delle novità, della velocità e delle macchine, né con la deplorevole tendenza a organizzare more mechanico la società umana. Questi sono eccessi che Pio XII ha condannato con profondità e precisione (2).
E il progresso materiale di un popolo non è l'elemento principale del progresso cristianamente inteso. Questo consiste, soprattutto, nel pieno sviluppo di tutte le sue potenze dell'anima, e nell'ascesa degli uomini verso la perfezione morale. Una concezione contro-rivoluzionaria del progresso pone l'accento, quindi, sulla preminenza dei suoi aspetti spirituali sugli aspetti materiali.
Di conseguenza, è proprio della Contro-Rivoluzione promuovere, fra gli individui e le moltitudini, un apprezzamento per tutto quanto riguarda la vera religione, la vera filosofia, la vera arte e la vera letteratura, molto superiore a quello riservato al bene del corpo e allo sfruttamento della materia.
Infine, per definire la differenza tra il concetto rivoluzionario e quello contro-rivoluzionario di progresso, è necessario notare che quest'ultimo tiene conto del fatto che questo mondo sarà sempre una valle di lacrime e un luogo di passaggio verso il cielo, mentre per il primo il progresso deve fare della terra un paradiso, nel quale l'uomo viva felice, senza pensare all'eternità.
Dalla nozione stessa di retto progresso, si può vedere che questo è l'opposto del processo della Rivoluzione.
La Contro-Rivoluzione è dunque condizione essenziale perché sia protetto lo sviluppo normale del vero progresso, e sconfitta l'utopia rivoluzionaria, che del progresso ha soltanto le ingannevoli apparenze.

(1) Cfr. Mt. 12, 20.
(2) Cfr. Pio XII, Radiomessaggio natalizio ai fedeli e ai popoli del mondo intero, del 22-12-1957, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIX, p. 670.

Per una ottima descrizione della vita e delle opere del pensatore brasiliano, consigliamo la lettura del volume di Massimo Introvigne, Una battaglia nella notte, SugarCo, 2008, che è pubblicizzato nella colonna laterale a destra (vedi anche http://www.cesnur.org/2008/mi_notte.htm).

26 commenti:

  1. ma non è in odore di eterodossia?

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  2. Raoul de Gerrx28 maggio 2009 16:55

    Plínio Corrêa de Oliveira était un penseur de première force.
    L'extrait cité condense, en termes parfaitement clairs, l'essentiel de sa pensée, qui est aussi l'essentiel de la pensée catholique.
    Un Thomas Molnar, dans "La Contre-révolution", n'a jamais dit autre chose.
    Romano Amerio non plus, dans un passage de "Iota unum” où il critique le "discorso giovineggiante di Paolo VI":

    «Lo staccarsi dal passato é un'impossibilità morale, storica e religiosa: basta dire che per il cristiano tutta la vita e l'impegno di vita dipendono dal battesimo, che è un antecedente, e il battesimo dalla famiglia, che è un antecedente, e la famiglia dalla Chiesa, che è un antecedente massimo» (§ 87).

    Plus loin, Romano Amerio évoque la «denigrazione della Chiesa storica che cammina a paro con ogni ammodernamento» (§ 105), etc., etc. Tout serait à citer.

    Félicitations à la rédaction de Messainlatino.it de rappeler ce grand nom de la pensée catholique du XXe siècle, atrocement calomnié (on comprend pourquoi) par les modernistes et les révolutionnaires de tout poil, avec l'aide (on comprend aussi pourquoi) de toute une partie du clergé.

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  3. DANTE PASTORELLI28 maggio 2009 19:23

    "Non nella rivoluzione ma in una evoluzione concorde sta la salvezza e la giustizia".
    Così scriveva Pio XII nel suo Discorso agli operai nella Pentecoste 1943.
    I discorsi ed i messaggi di Pio XII sull'ordine sociale son tanti e tanto profondi e così attuali che non ci vuole un personaggio strano come Plinio per spiegarci la dottrina sociale da seguire.
    Chissà se nell'aldilà sta cantando le Litanie per dona Lucila, madre del principio assiomatico (cioè Plinio).
    Mons de Castro Mayer, che si avvicinò per un certo periodo a TFP se ne allontanò scandalizzato condannando le famose litanie.
    Sul personaggio se ne son scritte di cotte e di crude. Il Libro di Agnoli e Taufer (TFP, la maschera e il volto) non è mai stato ritirato dal commercio né gli autori, vicinissimi a mons. Lefebvre, sono mai stati denunciati.
    Han ragione, torto? Perché non ricorrere alla giustizia per ristabilir la verità?

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  4. Ma di quali dottrine eterodosse o malefatte verrebbe accusato Plínio Corrêa de Oliveira? Lo chiedo senza secondi fini, ma proprio perché non so pressocché nulla del sullodato. Se qualcuno mi può aiutare, ringrazio anticipatamente. Alfredo.

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  5. Litanie a parte (mi piacerebbe saperne di più!), non mi sembra che qui dica delle cretinate.
    Lesandro

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  6. Il banco di prova vero di questa posizione, no sono le belle parole e il pensiero che condensa l'essenziale del cattolicesimo come ideologia, ammesso che lo siano, ma la scelta preferenziale per i poveri. Il cristiano no è quello che compie riti, ma quello che soccorre l'orfano e la vedova.
    Cosa conta di più agli occhi di Dio, gli splendori tridentini nelle cappelle dei latifondisti o la dura vita di tutti degli indios oppressi.

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  7. Correzione.
    Il banco di prova vero di questa posizione, no sono le belle parole, ammesso che lo siano, o il pensiero che condensa l'essenziale del cattolicesimo come ideologia,
    ma la scelta preferenziale per i poveri.
    Il cristiano no è quello che compie riti, ma quello che soccorre l'orfano e la vedova.

    Cosa conta di più agli occhi di Dio, gli splendori tridentini nelle cappelle dei latifondisti o la dura vita di tutti degli indios oppressi?

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  8. Caro innoportuno, la Messa e i fasti tridentini non tolgono il dovere cristiano di aiutare chi è in difficoltà. Pensa per esempio a tutti quei santi che pur partecipando o celebrando la Messa tridentina hanno aiutato tante persone in difficoltà.
    La Messa tridentina cosi come la nuova Messa (se celebrata bene) ci avvicinano a Gesù ed è proprio avvicinandosi a Lui che automaticamente amiamo anche il prossimo, infatti è Lui che ci insegna questo.
    La pace del Signore sia con te.

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  9. Speranza, queste sono parole belle , ma finche' esisteranno latifondisti
    e tradizionalisti che forniscono la copertura ai latifondisti coll'ideologia della tradizione-famiglia-proprietà

    i poveri saranno sempre più poveri e le tue parole saranno solo belle parole

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  10. Finalmente caro inopportuno ! Ero preoccupato del suo silenzio: forse una mal di pancia ? Sa, con le sue uscite non ci sarebbe da stupirsi che qualcuno la ... invitasse a ... come dire? Le faccio notare comunque che il vero cristiano (parliamo ovviamente di sacerdoti, visto che lei accenna ai "riti") è colui che segue gli insegnamenti e gli ordini del Cristo: cioè innanzi tutto portare la Buona Novella, EVANGELIZZARE. Poi che soccorra orfani e vedove è una sensibilità sua, che di sicuro farà all'occasione opportuna, però senza sbandierarlo ai quattro venti, come dice d'altronde il Vangelo (sa quella storiella della mano destra che non sa cosa fa la mano sinistra ...). I sacerdoti che invece fanno del soccorso ai bisognosi la propria missione principale, in prima linea nelle favelas o nei cortei dei centri sociali, spesso in video TV, sono dei santi uomini, davvero, rispettabilissimi e lodevolissimi, ma a mio avviso ministri di Dio un po' scarsucci, perchè l'evangelizzazione è messa in second'ordine (sempre e quando mai ci fosse ...). E' questa la differenza fondamentale: conosco fior di sacerdoti "amanti della tradizione" (come preferisce definirli persona ben più colta di me) che in privato aiutano eccome i bisognosi, ma in modo assolutamente riservato, oserei dire elegante, ma non vorrei che parlando di eleganza lei pensasse che facessero la carità vestiti di pizzi e merletti ... Si rassicuri, non è così ! Santa notte.

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  11. DANTE PASTORELLI28 maggio 2009 22:43

    Per errore dovuto alla fretta, nel mio commento ho scritto "principio assiomatico", invece che "principio ASSIOLOGICO".
    Chiedo scusa.

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  12. Non voglio fare l'avvocato difensore di Inopportuno, ma mi sembra che Dottori non abbia capito: quella che Silvano propone è semplice carità individuale, che può convivere e al limite fare da palliativo ad una struttura sociale perversa, come il capitalismo nordamericano e sudamericano. Non basta solo pregare e nemmeno esercitare la compassione e l'elemosina. Bisogna combattere le strutture sociali ispirate da satana: questo sì che è cristianesimo, non l'alleanza trono (TFP)-altare.

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  13. Il Signore ci dice che ci sono due comandamenti fondamentali. Il primo, il più importante, è amare il Signore più di se stessi e il secondo è amare il prossimo come noi stessi.Per essere buoni cristiani bisogna rispettare tutti e due i comandamenti dandogli però il giusto ordine.
    A che serve far diventar agiata una persona se poi egli non ha un senso per la propria vita? Dice Gesù: ha che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde la propria anima?
    Se tutti quei sacerdoti che fanno le manifestazioni occupassero il loro tempo per la conversione delle anime certamente ci sarebbero meno latifondisti. I ricchi convertiti aiuterebbero i poveri oltre che salvare la propria anima.
    I tradizionalisti,poi, non sono tutti uguali.I veri tradizionalisti, infatti, vogliono solo dare la giusta gloria al Signore mettendolo al prima posto e nello stesso tempo salvare il maggior numero di anime possibile.
    I veri tradizionalisti, poi, aiutano anche ecconomicamente il prossimo, non facendo manifestazioni politiche ma nel segreto come ci insegna Gesù.
    E' vero che fra i tradizionalisti ci sono anche quelli che pensano al proprio tornaconto ma tali persone ci sono anche fra i progressisti. Questo è dovuto al peccato dell'uomo e non al tradizionalismo in se.

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  14. "Il cattolico è tradizionalista per essenza?"

    Posto che si, è vero il contrario? , ovvero:

    Il tradizionalista è cattolico per essenza?????

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  15. Prima che fraintendiate e scateniate i vostri anatemi, pongo meglio la domanda:

    Il tradizionalismo forma o basta a formare di per se l'essenza del cattolicesimo?????

    Buonanotte!

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  16. DANTE PASTORELLI29 maggio 2009 07:06

    Il termine Tradizionalismo, l'ho detto già altre volte, è equivoco, implica tutta una serie di "aspetti" e corollari spesso più politici ed ideologici che religiosi: esiste, inoltre, un' eresia che porta questo nome. In genere lo si usa per motivi di immediata comprensione.

    Io non l'uso mai. E se proprio qualche volta uso l'aggettivo e sostantivo tradizionalista lo pongo tra virgolette.
    Mi sento cattolico, solo cattolico.
    In quanto tale non posso non riconoscermi nella Tradizione: cioè nella Sacra Tradizione che è fonte della Rivelazione e contiene in sé anche la Sacra Scrittura e l'interpretazione d'essa.
    La Sacra Tradizione, dunque, è alla base della Chiesa, senza di essa la Chiesa tutto è fuorhé la Chiesa fondata da Cristo.

    Le "tradizioni" son altro: fan parte della storia della Chiesa, e spesso posson esser anche molto importanti e posson esprimer una fede bimillenaria: la loro dimenticanza o la loro falcidia ha impoverito la Chiesa.

    La fedeltà alla Tradizione non è fissismo o vacuo conservatorismo.
    La missionarietà della Chiesa - che comporta l'evangelizzazione ed un'opera immensa di carità e d'interventi sociali e culturali -
    è una delle forme di fedeltà alla Tradizione: è dovere imposto da Cristo e dal Magistero.

    Così intesa la Tradizione è essenziale alla nostra Fede che meravigliosamente si esprime anche nella liturgia tradizionale, classica, cioè nel Rito Romano Antico.

    Se per tradizionalismo s'intende il rimpianto di imperi, regni, sistemi sociali, ecc. è chiaro che non è affatto essenziale per la vita della Chiesa: il mondo non si ferma ad una forma di governo, di società o di eoconomia. Né nel mondo i sistemi politici -economici-sociali sono identici.
    La Chiesa non può identificarsi in nessuno d'essi data la sua universalità. Ed in questi svariati sistemi la Chiesa deve agire e portar la parola di Gesù.
    Anche su questi argomenti i Discorsi sull'ordine sociale di Pio XII sono di una importanza capitale.

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  17. Discorso, quello di Dante, tutto sommato accettabile.
    Sarebbe più accettabile se ammettesse, anche solo come ipotesi, che si può "andare oltre" e "fare futuro".
    Un esempio eclatante sono le citazioni frequenti di papi e teologi che hanno vissuto prima del Vaticano 2°: sintomo di una consonanza mancata con la realtà odierna della Chiesa, che è quella che si nutre di spirito e lettera del Concilio.
    Con tutto il rispetto: il freezer serve per conservare, ma per mangiare, si deve sbrinare e riportare tutto a temperatura ambiente.

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  18. DANTE PASTORELLI29 maggio 2009 08:19

    "FARE FUTURO"? Lasciamolo a Fini.
    La melliflua violenza verbale di Celestino V (il freezer) è sconcertante.
    La lettera e lo spirito del Concilio non è lui che li deve interpretare ed attuare.
    Il futuro senza la Sacra Tradizione, il magistero ininterrotto della Chiesa non esiste: è semplicemente una nuova chiesa non cattolica, ma una chiesa formata da tante diverse chiese, con la base di una religione, vaga, indistinta, magari deista.
    E chi ha deto ch'io citi solo i papi preconciliari. Spesso ho citato Giov. XXIII, Paolo VI, nelle loro enciliche o Costituizioni più importanti ed alcune infallibili (infallibili Mysterium fidei, Humanae vitae ecc.), Giov. P. II (ad es. Veritatis Splendor, Dominus Jesus, Ecclesia de Eucharistia).

    Oltre la Chiesa c'è il vuoto.

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  19. Sono veramente stanco che ad ogni post sul Plinio ci siano le solite menzogne non provate a cui, ad ogni post, si risponde di controllare le fonti (che TUTTE provengono da Orlando Fedeli, ex TFP, ex FSSPX, ex sedevacantista, ex IBP, ed ora non so più cosa faccia). Ripeto, per l'ennesima volta, leggetevi il libro di Massimo Introvigne "Una battaglia nella notte" pubblicizzato nel nostro sito.
    Qualcuno poi mi spieghi se quello che ha scritto Plino riportatio nel post sia positivo o meno
    Luigi C

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  20. DANTE PASTORELLI29 maggio 2009 11:21

    Io ho postato quanto apprso da un libro di Taufer-Agnoli: Agnoli è un magistrato, non so se ora sia in servizio, certo lo era quando il volume fu pubblicato.
    Perché non sono stati, i due autori, denunciati? Introvigne è più affidabile e credibile di Agnoli-Taufer? Anche la sua "carriera" non è forse da meno di quella di Orlandi.
    Ricordo che il card. Oddi ritirò a suo tempo la presentazione ad uno scritto di Luci dall'Est, emanazione della stessa associazione o di associazioni affini.

    Comunque, poiché io mi firmo, il contraddittore, a cui, sinceramente, vorrei dar ragione, dovrebbe far altrettanto per esser anche lui credibile.
    "Dante, Par. c. XVII: "che l'animo di quel ch'ode non posa / né ferma piede per essemplo ch'aia / la sua radice incognita e ascosa / né per altro argomento che non paia".

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    1. Caro Dante, dove è possibile trovar copia del suddetto ibro?
      Grazie,
      Mire

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  21. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  22. La presunta eterodossia di Plinio Correa de Oliveira come al solito si basa sulla storiella trita e ritrita delle litanie di donna Lucilia, una bravata da cui lo stesso Plinio prese le distanze appena ne venne a conoscenza. Non mi risulta ci sia qualcosa di eretico nei suoi testi. O forse per alcuni l' "eterodossia" di Plinio si basa sul semplice fatto che considerava Roma un po' più attendibile di Econe (a differenza di mons. De Castro Mayer)...
    Quanto a Introvigne, per quale motivo sarebbe "losco"?

    Stefano

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  23. Introvigne? per la vicenda del "gruppo di Tebe" e per le sue recenti prese di posizione in materia di politica internazionale (anche se la politica non inferisce a questo forum, tuttavia difese così appassionate di regimi anticristiani ritengo siano sospette)....

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  24. DANTE PASTORELLI29 maggio 2009 19:09

    Le acuse a TFP ed al suo profeta cominciano prima della separazione di Orlandi: già nel 1977 ii genitori di alunni della scuola Saint Benoit di Chateauroux vs'accorsero che troppe cose non andavano in quiella scuola fondata e diretta da seguaci di Plinio.
    Inoltre il giudizio sulle litanie da parte di mons. de Castro Mayer
    è del 1983: Fedeli - che era professore universitario in Brasile - con altri 30 esponenti abbandonò quell'associazione solo un anno dopo, quando si accorse che l'associazione stava diventando una setta sempre più legata a gruppi della nuova destra americana, sospettata di massoneria o paramasoneria.
    Questo è quel che leggo. Ripeto: perché non sono stati denunciati gli autori italiani che, a detta del difensore di TFP, spargerebbero menzogne? Perché il card. Oddi che tutto era fuori che uno sprovveduto ritirò il suo avallo a Luci dall'Est?
    Qui non c'entra né Econe né Roma: o almeno, Roma in qualche modo s'è pronunciata con Oddi almeno, che si scusò dichiuarando che non sapeva dei lgami di Luci dall'Est con la TFP e soprattutto delle dottrine riservate all'interno dell'associazione.
    Se qualcuno mi accusasse d'essere iscritto alla massoneria io lo querelerei.

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  25. Io conosco solo ciò che ho letto - "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" - e l'ho trovato ineccepibile, anzi fondamentale.
    Di appurar la vera natura della TFP, francamente, poco mi cale. Son così tante le associazioni "sospette", che una in più o una in meno...

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