martedì 5 maggio 2009

Che cosa significa accettare il Concilio Vaticano II?

Pubblichiamo, a beneficio, istruzione ed edificazione dei lettori italiani, questo articolo di Robert Spaemann, pubblicato sul Tagespost e ripreso da Pro Liturgia. Ringraziamo la preziosissima Luisa, per la segnalazione e soprattutto per l'impeccabile traduzione


Il successo delle discussioni che dovranno svolgersi fra Roma e la Fraternità San Pio X, dipenderà essenzialmente da un`intesa possibile delle due parti per quel che riguarda il Concilio Vaticano II. È richiesto ai membri della Fraternità di riconoscere la validità dei testi di questo Concilio, alcuni precisano: di riconoscere integralmente tutto ciò che ha detto il Concilio. Ciò pone tuttavia una domanda importante: tutti coloro che esigono con forza e vigore questo comportamento da parte dei tradizionalisti, si preoccupano di conformarsi essi stessi, su ogni punto, ai testi conciliari?

Il primo problema che dovranno affrontare i membri della Fraternità che desiderano sinceramente la riconciliazione è quello della Liturgia. Mons. Lefebvre aveva rifiutato di celebrare la messa secondo i libri di di Paolo VI, e ripetere che si tratta "della messa del Concilio" non farà avanzare la discussione.

Bisogna inoltre precisare che la messa uscita dai lavori del Concilio era stata presentata nel messale del 1965 , a sua volta sostituito nel 1970 dal Novus Ordo Missae. Questo rito restaurato ("nuovo" per alcuni) e ancor più la sua pratica effettiva attuale si trova tuttavia in flagrante contraddizione con certe prese di posizione della Costituzione sulla Liturgia del Concilio, che aveva firmato Mons. Lefebvre.

Detto ciò, la proibizione di celebrare con l`antico messale (che Benedetto XVI dice non sia mai esistita) era già stata tolta da Giovanni Paolo II: i vescovi erano stati allora pregati di accogliere con "generosità" i fedeli che si sentono attaccati all`antico rito. Questi stessi vescovi non hanno fatto prova di alcuna sollecitudine a mostrare la loro "generosità... ciò che ha spinto Benedetto XVI a ufficializzare "la forma straordinaria" della messa, dando così ad ogni prete la possibilità di celebrare secondo l`antica forma del rito romano, senza domandare l`autorizzazione a nessuno.

La questione che resta aperta per i membri della Fraternità, è dunque quella della riconoscenza della legittimità della "nuova messa". Contrariamente alla loro posizione attuale, dovranno ammettere che un cattolico ha adempiuto il suo"dovere dominicale" avendo assistito ad "una messa di Paolo VI", a condizione evidentemente che quest`ultima sia celebrata nel rispetto dei libri liturgici.

Si potrà anche domandare loro di riconoscere la legittimità dell`uso di ostie consacrate durante una messa secondo il nuovo Ordo e conservate nel tabernacolo, come il fatto di comunicarsi durante una messa celebrata dal vescovo del luogo... sempre a condizione che rispetti i libri liturgici attuali... Sarebbe assurdo di considerare che un membro della Chiesa cattolica possa rifiutare di assistere ad una messa celebrata dal Papa e di ricevere la comunione dalle sue mani!

Questa rivendicazione di accettazione integrale di tutti i testi del concilio suona tuttavia molto falsa quando proviene da preti che esprimono apertamente il loro disprezzo per la forma straordinaria del rito romano o che non rispettano nemmeno la forma ordinaria dello stesso rito, cosa che è purtroppo molto frequente. Come quel prelato che dichiarava a un fedele che gli domandava di utilizzare il "Canone romano": "Anche sotto la tortura non lo permetterò!". Bisogna tuttavia sapere che il Concilio di Trento minacciava di scomunica chiunque criticasse il contenuto dottrinale del Canone romano...allora che cosa significa "accettare il Concilio?".

È la domanda fondamentale che si pone ai tradizionalisti così come alla maggior parte dei loro oppositori.

Accettare il Concilio può significare che non bisogna considerare il Vaticano II come un concilio parassita nella Chiesa per metterlo in accusa, ma riceverlo come un Concilio convocato e presieduto dal Papa, e rispettare le sue dichiarazioni, costituzioni e altri decreti come gli atti legittimi della più alta autorità della Chiesa.

Accettare il Concilio può anche voler dire aderire senza condizioni e senza eccezioni a tutte le sue decisioni. È così che molti lo capiscono. Ma questa accezione è corretta, è quella giusta? Può essere quella giusta?

Se sì allora una gran parte dei teologi cattolici attuali e anche dei vescovi dovrebbero essere... scomunicati, o per lo meno esclusi dalle loro funzioni! Non hanno in effetti in alcun modo l`intenzione di realizzare una tale applicazione integrale del Concilio che tuttavia pretendono dagli altri. Possono essere citati molti esempi di dissensi e segni di disobbedienza che non sono stati finora sanzionati:

-Si possono negare apertamente i dati della fede definiti durante i concili anteriori e confermati dal Concilio Vaticano II (la Trinità, la divinità di Cristo, il suo concepimento virginale, il carattere salvifico della morte di Cristo sulla croce...). Il Concilio utilizza più di 20 volte l`espressione "sacrificio della Messa" ; il fatto che dei teologi cattolici e persino dei vescovi contestino questa interpretazione ha conseguenze su tutto il significato della messa come attualizzazione del sacrificio di Cristo e rende obsoleta l`espressione "sacrificio della messa". Eppure il carattere sacrificale della Messa è un dogma definito dal concilio di Trento e ripreso dal Vaticano II.

-Il Concilio parla della Chiesa e di Cristo come unico mediatore per la salvezza degli uomini. Dice: "Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare" (Lumen Gentium n.14). Il Concilio precisa ancora che per mantenere aperta la via della salvezza, Cristo ha dotato la Chiesa del principio d`infallibilità nelle questioni di fede e di morale. In ispregio a ciò, un certo numero di teologi raccomandano piuttosto il relativismo e un pluralismo scettico.

-Citiamo ancora il celibato del sacerdote considerato dal Concilio come un dono prezioso per la cui conservazione sacerdoti e fedeli sono invitati a pregare insistentemente. È a causa di una infelice coincidenza che durante gli ultimi 40 anni non ci sia stato nessun richiamo a una tale preghiera ?

- La celebrazione quotidiana della santa Messa oggi non è più un`evidenza. In certi luoghi è diventata persino impossibile ; eppure il Concilio dice: "quindi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale è sempre un atto di Cristo e della sua Chiesa anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli". (Presbyterorum Ordinis, n.13). Chi fra coloro che esigono un`accettazione completa di tutti i testi del Concilio ha veramente accettato questo testo?

-La Costituzione Gaudium et Spes è sovente un test per misurare il grado di adesione al Vaticano II. Sta scritto: "per quel che riguarda il controllo delle nascite non è permesso ai figli della Chiesa, fedeli a questi principi, di prendere delle vie che il Magistero, nell`esplicitazione della legge divina , disapprova". Eppure sappiamo che numerosi preti e teologi si oppongono fermamente a queste frasi.

-Il Concilio proibisce di introdurre nella liturgia delle novità la cui utilità non è giustificata. Ha confermato il latino come lingua della liturgia romana e offerto la possibilità di utilizzare la lingua del popolo unicamente per certe parti della messa (liturgia della Parola). Ha designato il canto gregoriano come "il canto proprio alla liturgia romana"e domandato che i fedeli sappiano cantare in latino le parti che spettano loro. Ha parlato del sacerdote come di colui che alla guida del suo popolo porta le preghiere dei fedeli davanti a Dio; non ha detto nulla sul rivolgersi del sacerdote verso i fedeli . Il sacerdote non è colui che invita i fedeli alla comunione; è il primo degli invitati, colui che riceve e trasmette il dono ricevuto. Ciò si esprime molto semplicemente nel fatto che la comunione dei fedeli ha luogo dopo quella del celebrante.

-Nessun padre conciliare avrebbe avuto l`idea di far sparire il Simbolo di Nicea (quel Credo che unisce tutte le Chiese cattolica, ortodossa e anglicana), e di sostituirlo con il Simbolo degli Apostoli. E tuttavia ciò è stato fatto.... e c`è sovente ancora di peggio!.

Dicevamo...adesione totale al Concilio?

Su tutti questi temi e altri ancora, come quello della libertà religiosa, il successo delle discussioni con la Fraternità San Pio X non è garantito. Non necessariamente a causa delle posizioni della Fraternità stessa, ma anche perchè di fronte alla Fraternità si trovano numerosi preti -e vescovi- che non rispettano il Concilio di cui si reclamano. Ma non è nemmeno giusto pensare che questo accordo sia improbabile: si tratta in effetti di un`opera di riconciliazione, di un`opera dello Spirito Santo. In questo campo, un cristiano non deve speculare, esprimere il suo pessimismo o il suo ottimismo, ma gli compete di pregare o domandare un miracolo.

La fede cristiana spinge a credere ai miracoli: si mette la propria fiducia nelle parole del Signore : "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!"

25 commenti:

  1. "Si potrà anche domandare loro di riconoscere la legittimità dell`uso di ostie consacrate durante una messa secondo il nuovo Ordo e conservate nel tabernacolo, come il fatto di comunicarsi durante una messa celebrata dal vescovo del luogo... sempre a condizione che rispetti i libri liturgici attuali... Sarebbe assurdo di considerare che un membro della Chiesa cattolica possa rifiutare di assistere ad una messa celebrata dal Papa e di ricevere la comunione dalle sue mani!"

    Questa è pura eresia sedevacantista. Mi fa piacere che finalmente qualcuno gliela attribuisca perchè alcuni di loro lo sono.

    RispondiElimina
  2. E' vero: nella FSSPX ci sono stati alcuni sedevacantisti: una prima pulizia la fece lo stesso mons. Lefebvre, cacciando via i primi sedevacantisti; anche in seguito altri sacerdoti sono stati costretti a lasciare la FSSPX propio per queste idee. All'interno della FSSPX ve ne sono ancora? Può darsi, e se verranno allo scoperto una bella pedata nel lato b non se la perderanno. La FSSPX ha dato ampia dimostrazione che al suo interno chi sgarra viene sanzionato fino all'esclusione. Se fosse così coerente pure la Chiesa cattolica!
    E invece no, dobbiamo tenerci fedeli, preti, vescovi e cardinali che sono tutto tranne che cattolici.

    RispondiElimina
  3. Ciò che più mi ha colpito traducendo questo articolo è la grande logica di Spaemann, non si schiera ma pone, con grande saggezza, domande, direi una domanda essenziale:

    tutti coloro che per attaccare chi difende la Tradizione, li rinchiude in una gabbia con sopra l`etichetta: nemici del Concilio...rispettano il Concilio Vaticano II?

    I grandi difensori del Concilio Vaticano II lo rispettano, ne rispettano i documenti, o ai loro occhi conta di più "l`avvenimento " e lo spirito che gli ideologi postconciliari hanno fatto soffiare come una tempesta devastatrice sulla Chiesa negli ultimi 40 anni?
    Purtroppo la risposta è fin troppo evidente.

    Da qualche tempo finalmente la parola si è liberata, finalmente l`egemonia intellettuale di questa casta si sta sbriciolando, finalmente osiamo esprimere il nostro "désarroi", sgomento di fronte alla lacerazione di cui soffre la nostra Chiesa.
    Quando leggo certe prese di posizione di vescovi francesi o svizzeri molto "popolari", che apertamente si impegnano a mettere dei bemol al Magistero, ai documenti del Chiesa e alla dottrina cattolica, quando vedo l`ostruzione fatta dagli stessi contro il Summorum Pontificum, mi dico che la medicina della Misericordia non solo non ha curato la malattia e il malatto ma ne ha permesso la diffusione.

    Sì la domanda posta da Spaemann dovrebbe far riflettere chi si nutre di frasi fatte, di ideologie fritte e arcifritte, di menzogne e disobbedienza.
    Far riflettere anche chi molto più semplicemente è ignorante nel senso che ignora la verità, non ha una visione completa della realtà perchè nutrito al biberon dell`ideologia postconciliare.

    RispondiElimina
  4. E' un bell'articolo che ribadisce una verità di cui i tradizionalisti dovrebbero essere più consci: invece di combattere il Vaticano II come l'origine di tutti i mali, dovrebbero reclamarne la reale applicazione. Così come i progressisti dovrebbero chiedersi se sanno davvero di cosa parlano quando parlano di Vaticano II. Entrambi vedono il concilio attraverso la lente deformante delle applicazioni che ne sono state date negli ultimi quarant'anni: cambia solo il giudizio che si formula su queste applicazioni. Ritorniamo invece alle fonti, a guardare quello che veramente ha detto il concilio e a chiederci se quello che è venuto dopo è stato coerente con le sue premesse.

    RispondiElimina
  5. Come ha più volte detto Crispino Valenziano, ci vogliono almeno settant'anni per attuare pienamente una riforma/ricezione: lo vuole una legge antropologica. Il Vaticano II rimane a tutt'oggi l'unico progetto culturale all'orizzonte sin qui non ancora del tutto acquisito. Lo disse lo stesso Sinodo per la celebrazione dei suoi 25 anni: non c'è altro, lì è passato lo Spirito che ci permetterà di vivere per i prossimi anni. Tutto il resto o è applicazione o svia.
    M. A.

    RispondiElimina
  6. La fretta, ecco il tarlo che ha corroso il Vaticano II. la fretta di "applicarlo" a cominciare da una riforma liturgica che, allora, i più saggi dissero si sarebbe dovuta realizzare in non meno di 30 o 40 anni. E invece mons. Bugnini e Paolo VI han fatto tutto in 4 o 5 anni!!!!!!!!!!!!!

    RispondiElimina
  7. Bellissimo articolo, con il quale concordo pienamente. Speriamo che la S. Sede e la FSSPX, riescano a trovare un accordo sul Concilio Vaticano II e, che si possa quindi ritornare ad una piena comunione.
    Mi auguro di cuore che questo avvenga e, che prevalga il buon senso da entrambe le parti, per il bene della Chiesa.

    RispondiElimina
  8. Raoul de Gerrx5 maggio 2009 13:15

    Réconciliation?
    La vraie question n'est pas là.
    La vraie question est celle-ci: sommes-nous d'accord, oui ou non, sur la Vérité?
    Une Vérité stable, évidemment.
    Ou la Vérité est-elle quelque chose qui évolue, au gré des circonstances, bonne en 1859, mais obsolète en 1965, et en 2009? Et en 2040? etc.

    Dans la revue “Fideliter”, nº 55 (janvier-février 1987), Mgr Marcel Lefebvre, commentant certains passages du livre du cardinal Ratzinger, “Les principes de la théologie catholique”, dit ceci:

    «Voilà ce que le cardinal Ratzinger écrit dans son livre à propos du texte de l'Église dans le monde (Gaudium et spes) sous le titre : "L'Église et le monde à propos de la question de la réception du deuxième Concile du Vatican".
    «Il développe ses arguments sur plusieurs pages et précise: «Si l'on cherche un diagnostic global du texte, on pourrait dire qu'il est (en liaison avec les textes sur la liberté religieuse et sur les religions dans le monde) une révision du Syllabus de Pie IX, une sorte de contre-Syllabus (Dignitatis Humanae).»
    «Donc, il reconnaît que le texte de l'Église dans le monde, celui de la liberté religieuse et celui sur les non-chrétiens (Nostra Ætate) constituent une espèce de «contre-Syllabus». C'est ce que nous lui avons dit, mais, maintenant, sans que cela paraisse le gêner, il l'écrit explicitement. […] Et le cardinal ajoute: «Contentons-nous ici de constater que le texte joue le rôle d'un contre-Syllabus dans la mesure où il représente une tentative pour la réconciliation officielle de l'Église avec le monde tel qu'il était devenu depuis 1789.»
    «Tout cela est clair et correspond à tout ce que nous n'avons cessé d'affirmer.
    «Nous refusons, nous ne voulons pas être les héritiers de 1789!»

    A tous ceux qui veulent comprendre le fond de la question (celle de la Vérité), je recommande vivement la lecture du livre de Mgr Lefebvre, "Ils l'ont découronné. Du libéralisme à l'apostasie. La tragédie conciliaire", Ed. Fideliter, 1987.

    RispondiElimina
  9. E' ancora tutta da scrivere la storia del Concilio, di come si addivenne a certe affermazioni. Gli archivi vaticani sono ancora chiusi, si sa poco. Ci vorranno almeno sei anni prima che si aprano quelli relativi al pontificato di Pio XII, una quindicina per quelli relativi a Giovanni XXIII e trenta per quelli relativi a Paolo VI. Finora quel che si sa lo si conosce dai diari di chi vi partecipò, come quelli del card. Congar O.P. e di mons. Santin, vescovo di Trieste. Sarebbe il caso di dire a chi intima ai lefebvriani d'accettare il Vaticano II "da quale pulpito viene la predica!". Proprio chi difende a spada tratta il Concilio lo scarnifica facendo credere ai laici che la pillola e/o il condom siano tutto sommato moralmente accettabili, introducendo nel Messale di Paolo VI delle arbitrarie innovazioni personali etc.. E poi finalmente una parola di CHIAREZZA, DICIAMOLO AD ALTA VOCE: così come da tempo si è d'accordo sul fatto che Clemente XIV commise un madornale, gravissimo e mostruoso errore nel sopprimere i Gesuiti nel 1773, così è giunto il momento d'affermare che il Messale di Paolo VI (meglio sarebbe scrivere di Bugnini) ha scarnificato il Concilio là dove ha prescritto cambiamenti nel rito della Messa che il Concilio non aveva nè previsto, nè voluto, nè auspicato. I Papi raramente sono infallibili. Chiedo a Dante di rettificarmi se tale mia ultima affermazione è errata. Alessandro

    RispondiElimina
  10. e aggiungo che se la riforma liturgica post conciliare fosse stata rispettosa (e non lo è stata) dei criteri non derogabili posti dal Vaticano II, il dissidio fra mons. Lefebvre e il Papa sarebbe stato molto più contenuto e verosimilmente mai si sarebbe pervenuti all'ordinazione di vescovi validi ma illeciti da parte di mons. lefebvre. Si, sulla questione della liturgia mons. Lefebvre aveva ragione e questo non lo dico io ma lo affermò l'11 ottobre 1992 a chiare lettere Jean Guitton, amico e confidente di Paolo VI, in una intervista a La Stampa reperibile ancor oggi sul sito di quel quotidiano. Alessandro

    RispondiElimina
  11. Per Raoul: ma monsignor Lefebvre non fu tra i partecipanti al concilio, e i decreti conciliari non portano anche la sua firma? L'avrebbe apposta se avesse ritenuto che stava sottoscrivendo gravi eresie?

    RispondiElimina
  12. Ottimo articolo. Grazie, Luisa. Il confronto sul Concilio con la FSSPX può essere una grande occasione per fare chiarezza non soltanto sulla reale posizione della Fraternità rispetto all'ortodossia cattolica, ma anche sulla reale adesione a tale ortodossia all'interno del mondo nominalmente cattolico.

    RispondiElimina
  13. Raoul de Gerrx5 maggio 2009 17:01

    Jacopo, très bonne question.

    Il y a quelques jours, un évêque français m’a écrit ce qui suit:

    « Dois-je vous rappeler que Mgr Lefebvre a signé tous les textes du Concile ? J'ai lu d'ailleurs un commentaire de l'époque où,
    après la proclamation par Paul VI de Marie, "Mère de l'Eglise", le 21 novembre 1964, Mgr Lefebvre s'exclamait : "Paul VI a sauvé le
    Concile". Mais je pense que vous le saviez, comme je suppose que vous avez lu attentivement les textes du Concile Vatican II.
    En union de prière, etc.»

    Voici ce que j’ai répondu à cet évêque, pour qui j'ai le plus grand respect (et estime intellectuelle):

    « […] Bien sûr que Mgr Lefebvre a signé les textes.
    Mais il a vu l'usage qu'on en faisait. Et ensuite il a dit: non.
    Et pas seulement l'usage (ou la lecture) qu'on en faisait: il a eu le courage de dire que beaucoup de ces textes (pas tous, bien sûr; pas leur majorité, sans doute) sont piégés.
    De vraies bombes à retardement.
    Les manipuler pour les remettre dans le sens de la tradition (la fameuse «herméneutique de la continuité»), c'est très dangereux:
    l'Église ne peut pas dire un jour le contraire de ce qu'elle disait la veille. Ou alors elle se discrédite. Elle explose. Elle se mutile.
    Elle se protestantise.
    Ouvrez les yeux, Monseigneur, voyez les statistiques. Ayez, vous aussi, le courage de reconnaître que la majorité des catholiques sont aujourd'hui protestants. Rappelez-vous comment s'y s'ont pris les évêques allemands sous Luther...
    Tout serait tellement plus simple si l'on ne «dogmatisait» pas ce concile, qui s'est voulu pastoral, qui n'a voulu définir que des orientations pastorales, programmatiques, dont certaines ont fait faillite. Le Concile a-t-il défini aucun dogme nouveau?
    Et puis, est-ce qu'on ne juge plus un arbre à ses fruits?
    In necessariis unitas. In dubiis libertas. In omnibus caritas... »

    J’ajouterais aujourd’hui que manipuler ces textes piégés pour leur faire dire le contaire de ce qu’ils disent objectivement, obviement, ça ne me paraît pas honnête.
    Le cas le plus exemplaire, c’est celui du fameux «subsistit in», qui a donné lieu à une explication alambiquée de la Congrégation de la doctrine de la foi qui n’a évidemment convaincu personne… (Par parenthèse, qui a suggéré au cardinal Frings d’introduire, pour faire plaisir aux protestants, ce petit, cet insignifiant mais très explosif «subsistit in»? Un certain Joseph… Ratzinger!)

    Je pourrais donner d’autres exemples, mais celui-ci me paraît vraiment révélateur de l’impossiblité de réformer, même au prix de contorsions sémantiques, des affirmations contraires à ce que l’Eglise a toujours enseigné.

    Je le répète: le différend entre les catholiques fidèles et l’Église Conciliaire n’est pas d’abord un problème de liturgie, bien que la question liturgique soit très importante (“lex orandi lex credendi”), c’est un problème lié à la Vérité. Une Vérité qui, si elle est la Vérité, dure forcément plus de cinq minutes, et même plus d’un siècle…
    Or la vérité est que les catholiques fidèles et l’Église Conciliaire ne croient plus les mêmes choses — choses que l’Église, avant Vatican II, a toujours crues.

    Dieu seul, puisque le Pape ne semble pas résolu à le faire, peut nous sortir de cette situation.

    Auxilium nostrum in nomine Domini!

    RispondiElimina
  14. Mi sembra ci sia un po' troppo manicheismo in questa visione della Chiesa negli ultimi quarant'anni, Raoul. Tutto il bene da una parte, in un piccolo gruppo di uomini, tutto il male dall'altra? La Chiesa di Cristo passata nelle mani di una cricca che ha falsificato e contorto le sue verità? Io vedo il disastro postconciliare, vedo la diffusione di idee e di dottrine sbagliate, vedo anche, ma questo è sotto gli occhi di tutti, l'affievolirsi della fede quasi ovunque. Ma ci sono anche i tentativi di reagire, di riportare la Chiesa sui binari giusti. Io non credo che Cristo abbia abbandonato la sua Chiesa e abbia smesso di suscitare uomini degni al suo interno. Non ho nulla contro monsignor Lefebvre, penso che dopotutto il suo cammino abbia avuto giustificazione nei tempi in cui si è trovato a vivere, ma non ritengo sia stato l'unico ad avere a cuore la tradizione e a fare qualcosa per difenderla da chi voleva sovvertirla.

    RispondiElimina
  15. Raoul de Gerrx5 maggio 2009 19:34

    Cher Jacopo,

    J'ai déjà répondu, l'autre jour, à quelqu'un qui me faisait la même objection que vous, que je voyais dans la FSSPX un (je dis bien: un) des bastions de la Tradition.
    Cela veut dire, logiquement, qu'il y en a d'autres (et heureusement!).
    Suis-je assez clair?

    RispondiElimina
  16. Raoul,
    quand vous dites que la majorité des catholiques sont aujourd'hui protestants je pense que vous avez raison.
    Le protestantisme a vincu dans le catholicisme: il a pondu ses oeufs dans le nid de l'Eglise et maintenent les poussins rouges sont bien plus nombreux que les blancs.
    Seulement un miracle pourra nous sauver.
    je l'attend et je suis sûr qu'il viendra.

    RispondiElimina
  17. Raoul de Gerrx5 maggio 2009 19:44

    «… difenderla da chi voleva sovvertirla…»

    Nous reviendrons, j'espère, sur cette question qui me paraît capitale, celle de la subversion.

    RispondiElimina
  18. Raoul de Gerrx5 maggio 2009 20:05

    Sagmarius,

    Moi-même j'ai souvent employé l'image du coucou (je ne sais pas comment on appelle cet oiseau en italien) qui pond ses œufs dans le nid d'autres oiseaux. Ceux-ci couvent leurs œufs sans se rendre compte de rien, et, quand les petits éclosent, l'oisillon coucou les jette par dessus bord et occupe toute la place…

    On en revient ainsi à la question de la subversion…

    Ou au plan de l'Alta Vendita (1819): «Que le clergé marche sous votre pavillon croyant toujours marcher sous la bannière des Clés Apostoliques»…

    Mais si on ne veut pas admettre la possibilité du complot ou de la conjuration… Si on nie, a priori, l'existence du coucou…

    RispondiElimina
  19. Mi spiace contraddirla, Raoul, ma la teoria del complotto epocale proprio non regge se la si considera a fil di logica. Dovremmmo pensare a un'organizzazione che arruola centinaia e centinaia di giovani e giovanissimi di assoluta fiducia e di pronta intelligenza, li indottrina per bene in modo che non cambino idea strada facendo, li manda a studiare in seminario e a farsi preti nella speranza che alcuni di loro diventino, decenni dopo, vescovi, cardinali, addirittura papi e possano sovvertire dall'interno la Chiesa... Ma lei, se fosse a capo di un'organizzazione del genere, e disponesse di un esercito di persone dotate di una simile abnegazione alla causa, perderebbe il suo tempo a ordire lo scadimento della Chiesa cattolica a distanza di qualche decennio? Si ricordi del rasoio di Occam: entia non multiplicanda sunt praeter necessitatem. A me sembra che a spiegare la crisi attuale e profonda della Chiesa basti e avanzi lo spirito malato che ha caratterizzato un certo periodo della nostra storia recente, e che per fortuna lentamente, molto lentamente e dando continui colpi di coda, sta tramontando. Ciò che è accaduto nella Chiesa è accaduto anche, in misura analoga, in altri campi dello spirito, nell'arte, nella letteratura, nella pittura, nella musica, nell'architettura, nella filosofia... Ci sono stati complotti anche lì?

    RispondiElimina
  20. A dire il vero quando leggo la risposta di Salvatore Martinez al giornalista di Radio vaticana che lo interrogava alla fine del Convegno del Rinnovamento carismatico, al quale ha partecipato come invitato Kiko Arguello del cammino nc, mi dico che non abbiamo ancora finito di vedere i "frutti" che alcuni vorrebbero fossero prodotti dallo Spirito Santo!

    "
D. – A proposito di sfide, come proclamare il Vangelo nel mondo di oggi, spesso così lontano da Dio e nello stesso tempo anche bisognoso di Dio?
 


    R. – Provando a comprendere che la fede, oggi, non può più essere trasmessa per ripetizione ma attraverso la fantasia dello Spirito. Serve una nuova iniziazione dei cristiani, un nuovo inizio, un’epoca di rinnovamento; bisogna dare più fiducia allo Spirito Santo."

    La fantasia dello Spirito Santo o come strumentalizzarLo per metterLo al servizio di ego ipertrofizzati sedicenti ispirati .
    Epoca di rinnovamento?!
    Perchè da 40 anni che cosa stiamo vivendo se non un perpetuo rinnovamento?
    E che frutti ha dato?

    RispondiElimina
  21. Raoul de Gerrx6 maggio 2009 11:06

    Mon cher Jacopo,

    Vous ne voulez pas comprendre: Dans un complot, il y a quelques (quelques) initiés, qui manipulent une masse inconsciente, ceux que Lénine appelait les «idiots utiles», généralement de bonne foi.

    Ça a toujours été comme ça.

    Comprenez-vous, cette fois-ci?

    RispondiElimina
  22. Cosa le devo dire, caro Raoul... E' un'ipotesi. Cerchiamo di riprogrammare e di recuperare il maggior numero possibile di "utili idioti", allora.

    RispondiElimina
  23. Raoul de Gerrx6 maggio 2009 15:15

    Mais oui, avec l'aide du Bon Dieu et notre bon exemple.

    RispondiElimina
  24. 22011971@libero.it21 gennaio 2010 15:15

    In realta' tutti parlate di tutti e scrivete di tutti, ma non avete capito che il maligno e' entrato nella chiesa, il concilio vaticano II ha cambiato il vero Vangelo, le vere verita' eterne, e' rimasto fedele per chi e' rimasto alla tradizione, ci sono ancora alcuni frati e preti rimasti fedeli e illuminati dalla spirito santo.
    Adesso tutti parlano male dei preti, ma perche' non danno + il buon esempio, sono lontani dal vero Vangelo, e allontanano i fedeli dalle chiese, tanta gente si perde e si perdera' non c'e' piu' fede nel nostro Creatore e nel nostro redentore Gesu'  ci sono solo viaggi, cellulari, soldi, sesso, ecco perche' la Madonna piange lacrime di sangue, i suoi figli si perdono nell' eterna rovina, ormai tutti pensano di salvarsi, UN PECCAO MOLTO GRAVE CONTRO LO SPIRITO SANTO E' PENSARE DI SALVARSI SENZA MERITI: inferno purgatorio e paradiso, volete una dritta?  i 10 comandamenti sono alla base di tutto, e le preghiere per tenere lontano lo spirito maligno, santificate le feste, ma non solo 1 o 2 domeniche fatelo  in maniera perpetua, per acquisire i meriti, confessatevi e prendete l' assoluzione del peccato prima di prendere il corpo di Gesu' con la Santa Eucarestia, molte persone fanno la comunione in peccato mortale e non sanno neanche si starci.
    I CARISMATICI sono fuori strada, in chiesa si va' per pregare, e per stare in meditazione, andassero a fare i balli nelle discoteche li e' il tempio del male.
    Ciao Andrea

    RispondiElimina
  25. W Benedetto XVI4 aprile 2011 12:13

    Occhio che il Simbolo degli Apostoli è perfettamente ortodosso. Recitarlo durante la Messa non è un male, anzi, nel Rito ambrosiano è prescritto per le domeniche di Quaresima, in quanto riferimento alla preparazione battesimale dei catecumeni.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.