martedì 10 febbraio 2009

Sta per spegnersi la protesta ebraica?



Prima dell'incontro che il Papa avrà giovedì prossimo con una delegazione ebraica - tra cui il rabbino David Rosen - si è svolto ieri a Roma un faccia a faccia tra rappresentanti del World Jewish Congress (Wjc) e il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo istituita presso il Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani.L'incontro che si è svolto ieri a Roma - si legge in un comunicato diffuso dal World Jewish Congress - è stato voluto in seguito "alla recente controversia relativa alla decisione del Vaticano di revocare la scomunica di 4 vescovi della Fraternità di San Pio X e in seguito alla negazione dell'olocausto del vescovo Richard Williamson. In seguito al loro incontro con Kasper lunedì - si legge sempre nel comunicato della Wjc - sia Prasquier sia Stern (Richard Prasquier, presidente del Crif, il Consiglio delle istituzioni ebraiche di Francia, e Maran Stern, responsabile per i rapporti interreligiosi del Wjc, ndr.)ritengono con ottimismo che l'affaire Williamson sia presto superato e che non condizioni le relazioni cattolico-ebraiche nel lungo termine".

Nello stesso comunicato, il presidente della World Jewish Congress, Ronald S. Lauder ha anche ringraziato il card. Walter Kasper "per la sua posizione inequivocabile e per la sua determinazione a risolvere la questione". Lauder ha quindi espresso "la speranza che la visita di papa Benedetto XVI in Israele alla fine di quest'anno possa realizzarsi come pianificato". Rappresenterebbe, ha aggiunto, "una opportunità per riaffermare l'impegno del Vaticano nel dialogo con gli ebrei".

In un comunicato diffuso poche ore prima del loro incontro con Kasper a Roma, Richard Prasquier e Maran Stern così scrivevano: "Le parole senza ambiguità di papa Benedetto XVI pronunciate il 4 febbraio tracciano un cammino lungo il quale il dialogo ebraico-cattolico duramente provato, potrà e dovrà riprendere. Noi riaffermiamo solennemente che la negazione della Shoah non è un'opinione ma un crimine". Nel constatare poi una certa 'negligenza' da parte della curia romana, Prasquier aggiunge: "Rendiamo omaggio ai cattolici, prelati e fedeli così numerosi che hanno condiviso con noi la nostra costernazione e ci hanno assicurato la loro volontà a continuare con noi nel cammino di fraternità e di speranza". Le affermazioni antisemite del vescovo Williamson - concludono - "non riusciranno a distruggere l'opera esemplare e irreversibile di riconciliazione tracciata dopo la Nostra Aetate".

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2 commenti:

  1. DANTE PASTORELLI10 febbraio 2009 20:58

    Ed io, senza solennità, perché non sono a capo di nessuna influente associazione, giudico un crimine le bestemmie contro Cristo e La Vergine SS.ma contenute nel Talmud; un crimine le infami calunnie contro Pio XII: P. Lapide, diplomatico ebreo, sulla base di approfondite ricerche, sostiene che quel grande Pontefice salvò oltre 800.000 (in "Roma e gli Ebrei", Mondadori, 1967); un crimine il fatto che i cristiani nella preghiera giudaica "E' nostro dovere" siano chiamati "empi" da convertire.
    La Chiesa, per continuare il dialogo, chieda "chiarimenti" e rettifiche.
    (Campa cavallo!)

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  2. Gli Ebrei pregano in ben altri termini nelle Diciotto Benedizioni.LeggiTi la 12a!I cari,buoni ,inoffensivi e ineffabilmente caritatevoli Israeliti!Poi vatti a leggere la VIGENTE legislazione israeliana sui non ebrei:altro che le leggi discriminatorie di Mussolini.Quando le lessi,anni orsono,mi venne spontaneo esclamare a'la napolitaine "a faccia o baba'"(pro veritate il vocabolo non cominciava per b e non era una nota specialita' gastronomica partenopea,ma un particolare anatomico maschile molto piu' diffuso!).Il dramma e' che NESSUNO gliele canti.Pero', e dagli e dagli,prima o poi,ma sempre troppo tardi,quidquid latet apparebit nihil inultum remanebit!

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