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sabato 6 luglio 2024

Facoltà Teologica di Napoli: gli strani rapporti del decano Mons. Foderaro tra Napoli e Calabria

Proprio mentre stanno per partire i corsi della Summer School su Chiesa e ‘ndrangheta, attivati dalla Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, su questa prestigiosa e antica istituzione ecclesiastica si è abbattuto un acquazzone. Non stiamo parlando dell’allerta meteo, ma delle lacrime di coccodrillo che Mons. Antonio Foderaro, decano della Sezione, sta versando copiosamente, pressato dagli ultimi accadimenti che lo vedono coinvolto nello scandalo “Operazione Ducale” che travolge anche la Facoltà di Teologia nel reticolo di complesse alleanze intrecciate da Daniel Barillà responsabile del personale, agli arresti per corruzione, associazione a delinquere di stampo mafioso e voto di scambio, e descritto dagli inquirenti come longa manus” del suocero, esponente di spicco della ‘ndrangheta reggina. Inchiesta in cui si sospetta che la ‘ndrangheta influenzi e guidi scelte elettorali e politiche. E non solo nella Provincia di Reggio Calabria.

Di certo Monsignor Antonio Foderaro, calabrese come Barillà, ha dimenticato quanto lui stesso ha scritto appena l’anno scorso nell’Annuario 2023-2024: «ci impegniamo a preparare le generazioni future affinché possano affrontare il mondo»; programma subito disatteso, visto che ha chiamato nello stesso anno il genero del boss Domenico Araniti come consulente amministrativo (ma il curriculum di Barillà, consultabile su internet e qui sotto riportato in foto, vanta altri “delicati” incarichi economici) presso la famosa Facoltà di Napoli. E intanto le alte cariche accademiche tacciono, a partire da S. Ecc. Mons. Domenico Battaglia, Gran Cancelliere della Facoltà di Napoli e calabrese anch’egli.

Tutto ha inizio da una storia che ricorda la figura di Edward Lewis, il famoso affarista di Pretty Woman. Infatti, il “tagliatore di teste” Barillà ha subito eseguito gli ordini di Monsignor Antonio Foderaro, che crede di essere Luigi XI di Francia o Filippo II di Macedonia, famosi per il loro divide et impera (locuzione latina usata per indicare l’espediente di un’autorità per controllare e governare un popolo, dividerlo in più parti, provocando rivalità e fomentando discordie tra di esse). Licenziamenti del personale, infatti, e nuove assunzioni, chiusure di uffici importanti, innovazioni discutibili e numerosi lavori di restyling hanno subito “movimentato” la Facoltà, tanto che il Foderaro, per premiare il Barillà dell’ottimo lavoro eseguito, quest’anno lo ha promosso a direttore del personale con ampi poteri, al punto che poteva gestire totalmente la Pontifica Facoltà analizzandone i fabbisogni e supervisionandone gli aspetti normativi e amministrativi relativi alla gestione del personale.

Inutili appaiono le affermazioni di Mons. Antonio Foderaro nel “non sapere” chi il giovane rampollo Daniel Barillà fosse, perché è agli atti degli inquirenti che lo stesso si sia recato da don “Antonello” Foderaro per chiedergli voti e il reverendo avrebbe rassicurato in tal senso (vedi ultima foto sotto riportata da il Fatto Quotidiano). Anche perché dell’investitura del Barillà nella Pontificia Facoltà, Foderaro non ha fatto partire mai alcun ordine di servizio al personale (c’era forse qualcosa da nascondere, ci chiediamo?), però era in una chat interna del personale dal quale è stato rimosso quando la notizia del suo arresto ha varcato i confini mediatici della Calabria. Inoltre, Foderaro avrebbe subito dopo chiamato un tecnico in Facoltà per far resettare il portatile di Barillà (c’era forse qualcosa da nascondere, ci ri-chiediamo?). Monsignor Antonio Foderaro (o don Antonello, come veniva chiamato nelle intercettazioni riferite da il Fatto Quotidiano) che oggi ricopre anche la carica di Vicario giudiziale dell’Arcidiocesi di Napoli, responsabile cioè della giustizia nella Chiesa metropolitana.

A questo punto, facciamoci alcune domande. Aldilà del decorso della giustizia, colpisce il silenzio dei professori e degli studenti membri del Consiglio di Facoltà e del Consiglio di Amministrazione della Sezione. Non hanno il potere, mancano di coraggio? Inoltre, possibile che di questo non sappiano nulla (e se sanno tacciono) le alte autorità? A partire dal Preside, don Francesco Asti, al Vice Gran Cancelliere, il gesuita Roberto del Riccio, al Pro Vicario generale don Matino Gennaro, al Vescovo ausiliare Mons. Gaetano Castello, delegato per la Facoltà Teologica e soprattutto Mons. Domenico Battaglia (di origini calabresi anche lui), Arcivescovo di Napoli e Gran Cancelliere (la massima autorità accademica). Insomma, nessuno di loro che intervenga a ridare fiducia, dignità, tranquillità alla Facoltà che in quest’anno accademico celebra il VII centenario della canonizzazione e il 750mo centenario del pio transito del grande San Tommaso d’Aquino di cui porta il nome.

Intanto che l’Aquinate si rivolta nella tomba, noi di Messa in Latino aspettiamo che qualcuno rompa il muro di silenzio che circonda questa triste vicenda e – come si dice in questi casi – che la magistratura faccia il suo corso. Dal canto nostro, ci piacerebbe anche qualche risposta ufficiale alle nostre domande.

Luigi C.




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