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lunedì 10 giugno 2024

Francesco imbavaglia la stampa vaticana: sempre più Corea del Nord!

Il Vaticano e S. Marta diventano sempre più una filiale della Corea del Nord: "PAPA FRANCESCO “IMBAVAGLIA” LA STAMPA VATICANA: GLI AUDIO DELLE UDIENZE NEL PALAZZO APOSTOLICO, PRIMA ASCOLTABILI IN DIRETTA, NON SARANNO PIÙ DISPONIBILI - I TESTI DEI DISCORSI PREPARATI NON SARANNO PIÙ DIFFUSI SOTTO EMBARGO – NIENTE PUNTI STAMPA SULL’AEREO, BERGOGLIO PREFERISCE LUNGHE INTERVISTE FIUME". "Papa Francesco, dopo la frase sulla "frociaggine" giro di vite ai giornalisti: testi in embargo e audio col contagocce Papa Francesco ha deciso di stringere ulteriormente i rubinetti con la stampa accreditata in Vaticano"
Il turpiloquio e certe frasi del S. Padre, prima hanno costretto la Sala Stampa Vaticana ad edulcorare e correggere certe frasi del Papa nelle versioni ufficiali pubblicate, e ora si decidere di chiudere tutti i rubinetti della comunicazione e di vietare, di fatto, le dirette (privilegio dei giornalisti della Sala Stampa).
I bei tempi dei rifiniti e perfetti discorsi di Benedetto XVI (ma anche di Giovanni Paolo II) sono finiti.
Da fonti interne in Vaticano si parla di totale "incontrollabilità" di Francesco durante gli incontri e si teme il suo costante turpiloquio che non giova alla sua immagine.
Grazie a Franca Giansoldati che, come tutti i giornalisti de Il Messaggero, è in "sciopero di firma" per il cambio del direttore del giornale.
QUI Dagospia.
Luigi C.

Il Messaggero, 9 Giugno 2024

Gli incidenti di comunicazione sono tanti. Parole fraintese e fraintendibili, altre pronunciate senza immaginare le conseguenze (spesso diplomatiche), o discorsi modificati sul momento che sono andati a creare scompiglio. Se si analizzano questi undici anni di pontificato affiorano autentiche bufere che hanno costretto Papa Francesco a correre ai ripari con il suo entourage impegnato a metterci una toppa anche se a volte risultava poi peggio del buco. Persino correggendo i virgolettati dei passaggi più controversi. L'ultimo grande incidente planetario si è verificato sulla risposta data a un vescovo italiano, durante la assemblea della Cei. Nonostante Bergoglio si fosse raccomandato di non dire nulla ai giornalisti (che non erano presenti, fatta eccezione di quelli dei media della Cei) la frase choc sulla frociaggine nei seminari è ugualmente uscita dalle sacre mura (come del resto era prevedibile).
Papa Francesco stanco di far fronte a continue emergenze comunicative che gli danneggiano l'immagine e appesantiscono la sua azione di governo ha deciso di stringere ulteriormente i rubinetti con la stampa accreditata in Vaticano. Così alla già lunga serie di restrizioni già in vigore (impensabili ai tempi di Wojtyla e Ratzinger ) ne ha aggiunte altre. Con decorrenza immediata molti degli audio delle udienze ai gruppi nel palazzo apostolico che prima erano ascoltabili in diretta in sala stampa, non saranno più disponibili, così come i testi dei discorsi preparati. Sono sempre stati diffusi in embargo in attesa della loro lettura per agevolare il lavoro della stampa. Solo le catechesi relative all'udienza generale del mercoledì e alla preghiera dell'Angelus resteranno immutate e diffuse. I testi che, invece, saranno distribuiti ai giornalisti saranno solo quelli pronunciati dal Papa in modo da garantire al Vaticano una certa vigilanza sulle frasi a braccio del pontefice.
In parole povere  più fuori onda. Un cambiamento di rotta motivato dalla necessità del Papa di non gettare involontariamente altra benzina sul fuoco.

Questi provvedimenti vanno ad aggiungersi ad altre barriere che Bergoglio ha innalzato col tempo. Per esempio il divieto di organizzare i pool per la stampa internazionale durante le visite dei Capi di stato, o anche le domande delle interviste sull'aereo, durante i viaggi internazionali, che da alcuni anni sono di fatto ingabbiate sempre per limitare domande scomode. Sono ammesse domande solo se hanno una attinenza diretta al paese visitato e alla sua storia. I giornalisti in questa fase del pontificato segnata da grandi lacerazioni interne alla Chiesa vengono tenuti a debita distanza. Francesco preferisce scegliere i suoi interlocutori per interviste fiume.

Ultimamente ha creato un moto di proteste dentro la Chiesa il passaggio di una intervista rilasciata alla CBS in cui nega il diaconato alle donne a dispetto delle promesse fatte a più riprese soprattutto alla Chiesa tedesca che spinge con forza su questo punto. Un altra grana la aveva creata la conversazione avuta in privato con i parenti dei palestinesi di Gaza ricevuti poco dopo il 7 ottobre. A loro il Papa avrebbe parlato di genocidio da parte degli israeliani come i palestinesi avevano raccontato ai giornalisti. Allo stesso tempo però altre incongruenze emergevano per le parole affidate ai parenti delle vittime israeliane, definendo terroristi i miliziani di Hamas.

Nel 2020 Francesco - per via di queste bufere mediatiche - fu costretto persino a far diramare una nota a tutti i nunzi apostolici per chiarire le sue parole sui gay e le leggi in discussione nei parlamenti. Il polverone si era sollevato dopo che il Papa - in un filmato sul suo pontificato – disse di approvare le leggi civili per le coppie omosessuali anche se questo risultava in palese contrasto con la dottrina della Chiesa, fino a quel momento mai sconfessata, scatenando vivaci proteste di vescovi e cardinali. Nello stesso tempo però il regista del film, Evgeny Afineevsky – suo amico - confermava ai giornalisti che il Papa in persona aveva avuto modo di guardare il filmato integralmente e di fatto lo aveva approvato.

Poi sono arrivati i testa-coda sulla guerra in Ucraina. A cominciare da quell’“abbaiare della Nato ai confini della Russia” come se l’intervento contro Kiev fosse stato “provocato” dalla Nato, fino alla richiesta di resa contenuta in una altra intervista (alla televisione svizzera) in cui parlava del coraggio di issare la bandiera bianca. In una altra occasione definì i ceceni e i buriati crudeli (una intervista ad America, la rivista dei gesuiti).

Gli episodi che hanno offerto materiale per le polemiche non sono mancate. Parlando a braccio disse che «alla fine ogni femminismo finisce con l'essere un ‘machismo’ con la gonna». Una definizione non proprio felice visto che il machismo era stato condannato persino in un documento vaticano. Oppure quando ad un ragazzo autistico in una videochiamata disse: «Allora ci rivedremo all'inferno». Il Papa lo aveva chiamato dopo avere ricevuto una toccante lettera in cui raccontava le difficoltà vissute per colpa del Coronavirus. Il ragazzo, Andrea, ogni mattina si metteva davanti alla tv a seguire la messa che il Papa celebrava all'epoca a Santa Marta durante il Covid.

Poi anche il casus belli delle sculacciate ai bambini capricciosi, del calcio nel sedere ai corrotti, dei cattolici che fanno figli come conigli, del pugno a chi gli offende la mamma e delle offese alle suore acide e zitelle. Solo per citare le più note.

1 commento:

  1. De una parte meglio cosi! Ci evitiamo di ascoltare tante di quelle (a dir alla Fernandez) tante di quelle cazz....

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La Redazione