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mercoledì 15 maggio 2024

Quale liturgia per i giovani? Non è forse arrivato il momento di fare il punto della situazione?

Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera numero 1036 pubblicata da Paix Liturgique il 14 maggio, in cui si esamina come la liturgia «bella» e tradizionale stia attirando sempre più i giovani fedeli cattolici: nonostante (o forse anche grazie a) Traditionis custodes ed in attesa del ritorno alla libertà liturgica tradizionale «per il bene di tutta la Chiesa e soprattutto della sua gioventù».

L.V.


I giovani sono annoiati dalla liturgia? Mons. Aurelio García Macías, ex Rettore del Seminario di Valladolid, ora Sottosegretario del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti e teoricamente responsabile del mondo tradizionale (di cui è noto che non sa assolutamente nulla e non si sforza di informarsi) ha constatato e deplorato questo fatto evidente. In visita a Ronda e Malaga in Spagna, è stato intervistato il 29 aprile dal bollettino diocesano di Malaga (QUI), intervista riportata dal sito Infovaticana il 1º maggio (QUI). La visione di mons. Aurelio García Macías, che si è formato al Pontificio Istituto liturgico del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo ed è un tipico alto funzionario romano, è che le (nuove) cerimonie devono rispettare le (nuove) regole, che solo coloro che hanno ricevuto una (nuova) formazione sono competenti a stabilire. Rivoluzione, ma in ordine e con un impeccabile colletto romano.

Il direttore del bollettino gli chiede allora perché i giovani si annoiano così tanto alle cerimonie liturgiche:

Si annoiano perché non capiscono nulla, perché manca l’iniziazione alla liturgia.

E continua:

Il problema di solito non è la liturgia, ma una mancanza di fede, una crisi di fede. Se i giovani non hanno fede, non possono capire la liturgia, e allora cerchiamo invano di intrattenerli con canti, spettacoli e proiezioni.

Questo non è sbagliato, almeno come constatazione della massiccia scristianizzazione, o meglio della non-cristianizzazione, dei giovani in un Paese un tempo cattolico come la Spagna. Ma è un grave errore di analisi per quanto riguarda ciò che resta della gioventù cattolica, che al contrario è attratta dal culto divino vecchio stile. Ma non quello che gestisce mons. Aurelio García Macías. Ed è un errore pastorale ancora più grave quando si tratta dell’appello alla conversione rappresentato da queste cerimonie cattoliche che, come si può immaginare, non piacciono a mons. García Macías.

Non siamo noi a dire che queste cerimonie attirano la gente, ma il quotidiano La Croix. Non proprio come noi, ma quasi.

«Perché la liturgia affascina tanto i giovani cattolici»

Christian Marquant, nella sua 136ª lettera alle sentinelle parigine per la libertà della liturgia tradizionale (QUI) [QUI su MiL: N.d.T.], ha segnalato un articolo molto interessante di Sophie Le Pivain (che ha una buona conoscenza familiare del mondo tradizionale) sul quotidiano La Croix del 25 aprile: Pourquoi la liturgie fascine tant les jeunes catholiques [Perché la liturgia affascina tanto i giovani cattolici: N.d.T.] (QUI e QUI).

La sua osservazione è opposta a quella del funzionario romano:

È un dato di fatto: più dei loro anziani, i giovani cattolici danno un posto centrale alla celebrazione della liturgia nella pratica della loro fede, come dimostrano due recenti sondaggi pubblicati sul quotidiano La Croix: nel maggio 2023, il 24 per cento degli iscritti alla XXXVII Giornata mondiale della gioventù di Lisbona ha dichiarato di andare a Messa più volte alla settimana. Per quanto riguarda i futuri sacerdoti intervistati nel dicembre 2023, il 70 per cento ha posto la celebrazione dei Sacramenti al centro della propria missione.

Siamo onesti: il quotidiano La Croix non sta parlando degli stessi giovani di mons. Aurelio García Macías. Mons. García Macías, un bugniniano dell’era Bergoglio, non vede questi giovani, che stanno riscoprendo la liturgia in modo più o meno antiquato. Non gli interessano.

Sophie Le Pivain cita ampiamente nel suo articolo don Gilles Drouin, Direttore dell’Institut Supérieur de Liturgie, che ha fatto parlare di sé in un articolo sul sito dell’Institut Catholique de Paris (QUI). Certo, in questo articolo don Gilles Drouin ha attaccato duramente le manifestazioni per la libertà della Santa Messa tradizionale, organizzate, a suo dire, dagli «eredi dell’intransigenza cattolica», per i quali «la liturgia divenne il portabandiera di rivendicazioni e nostalgie che non erano solo di natura liturgica».

Ma don Gilles Drouin è francese e il suo punto di vista è molto più sfumato di quello di [mons. Aurelio] García [Macías] – non il sergente, ma il Vescovo. Christian Marquant ha confidato di aver saputo da don Gilles Drouin stesso che, pur non negando l’articolo, egli ha preso le distanze dai commenti in esso contenuti.

Questa osservazione è condivisa da don Gilles Drouin, direttore dell’Institut Supérieur de Liturgie dell’Institut Catholique de Paris: «A sessant’anni, l’ho sperimentato personalmente: è molto più facile dire di interessarsi alla liturgia oggi che quarant’anni fa». Per lui, questo interesse ha superato i confini del tradizionalismo o dei circoli classici in cui era confinato.

In effetti, senza dirlo, i commenti di Sophie Le Pivain riflettono lo stupore degli attuali responsabili della liturgia francese, tra cui don Gilles Drouin, siano essi esperti degli organismi liturgici parigini, dirigenti della Conférence des évêques de France o Vescovi del settore, per il fatto che la liturgia tradizionale attragga i giovani. Il 25 maggio 2023, il quotidiano La Croix, dove una nuova generazione di giornalisti è ben consapevole di questo fenomeno che preoccupa i nostri prelati, ha pubblicato il seguente titolo sul successo sempre crescente del Pèlerinage de Pentecôte (da Parigi a Chartres): Messe «tradi»: un rite qui attire les jeunes catholiques [Messa «tradizionale»: un rito che attira i giovani cattolici: N.d.T.] (QUI).

L’articolo di Sophie Le Pivain offre a questi dirigenti ecclesiastici sconcertati un tentativo di mettere in prospettiva il fenomeno. Innanzitutto, spiega che i giovani sono interessati soprattutto a una liturgia «curata», e quindi anche alla liturgia tradizionale. In secondo luogo, quando nel suo articolo fa riferimento alla vecchia liturgia, è sistematicamente per dire che a chi la frequenta piace anche la nuova liturgia quando è «bella».

Come Clotilde, una parigina di trent’anni che ha conservato un «infinito rispetto per la Messa di San Pio V» dalla sua infanzia in una famiglia «tradizionale». Tuttavia, la giovane donna pratica la sua fede in entrambe le forme con grande flessibilità: «Amo la bellezza, il silenzio e l'immenso rispetto per l’Eucaristia che sento nella forma straordinaria. Ma amo anche la lode, la gioia e la leggerezza che trovo nella forma ordinaria».

Infine, citando don Gilles Drouin, Sophie Le Pivain mette in relazione il fenomeno con la ricerca individualistica postmoderna di «sviluppo personale», perché «la liturgia fa stare bene».

«Questo interesse per la liturgia, sulla scia del mondo tradizionalista, ma anche del pentecostalismo, in particolare nelle vivacissime comunità di origine africana o delle Indie occidentali, è molto legato alla postmodernità», analizza don Gilles Drouin.

In ogni caso, l’articolo dimostra che non si può più ignorare il fatto che i giovani cattolici oggi stanno tornando alle forme liturgiche classiche:

A Lille, tra i seicento e gli ottocento studenti si spingono ogni settimana fino alle mura della Chapelle Saint Joseph dell’Université Catholique di Lille per una Santa Messa celebrata alle ore 22 a lume di candela e guidata da un coro polifonico, con un fervore «immenso», riportava il 16 marzo l’esterrefatto quotidiano La Voix du Nord [QUI: N.d.T.]. Sulla rete X, Cattolici di spicco di ogni orientamento hanno discusso e scherzato ferocemente sul formato delle preghiere universali, sul significato dell’ottava pasquale, sul sesso dei chierichetti e sulle innovazioni nel canto liturgico…

I giovani di Lille di «tutte le convinzioni» non hanno paura di visitare la Église Saint-Étienne, servita dall’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, dove si cantano le Lodi tre mattine alla settimana, o la Chapelle Notre-Dame-du-Rosaire, servita dalla Fraternità sacerdotale San Pio X.

La copia e il modello

Osserva Sophie Le Pivain:

Per molti, questa assiduità [nel partecipare alla Santa Messa] si accompagna a un interesse per i riti e i gesti della Santa Messa, con un ritorno a pratiche del passato. Nelle file per la Comunione è ormai comune vedere i fedeli inginocchiarsi per ricevere la comunione sulla lingua, e molti giovani sacerdoti stanno tornando ad alcune forme liturgiche che erano state abbandonate, ad esempio indossando un amitto sotto l’abito.

Un «ritorno a pratiche del passato», alla comunione in ginocchio e sulle labbra, «ad alcune forme liturgiche che erano state abbandonate». Queste forme possono essere sperimentate in ogni grande città francese, in una o più chiese, come un modello ancora molto vivo.

Al raduno di tutti i seminaristi diocesani di Francia, non ancora seicento, dal 1º al 3 dicembre 2023, tutti, compresi i Vescovi organizzatori, hanno potuto constatare che questo piccolo residuo era l’esatto contrario delle generazioni formatesi negli anni bui del post-concilio. Da qualche tempo, alcuni di questi seminaristi diocesani partecipano al Pèlerinage de Pentecôte (da Parigi a Chartres) o, a Parigi, si infilano tra i fedeli dellÉglise Saint-Nicolas-du-Chardonnet, dell’Église Saint-Roch o dell’Église Saint-Eugène - Sainte-Cécile. Gli organizzatori del raduno parigino li hanno trattati di conseguenza: il 2 dicembre, nell’Église Saint-Sulpice, sono stati fatti cantare la Missa VIII de Angelis, il Kyrie, il Sanctusl’Agnus Dei, Chez nous, soyez Reine come inno di uscita (QUI). E il canale televisivo cattolico KTO, il 3 dicembre (QUI), ce li ha mostrati nella loro classica tonaca legata con un cordone, a volte in talare e cotta, con le mani giunte, in ginocchio appena consacrati, la maggior parte di loro genuflessi prima di fare la Comunione, la metà di loro che riceve la Comunione sulle labbra e almeno un quarto di loro che la riceve in ginocchio [QUI su MiL: N.d.T.].

Poco dopo questo incontro, che ha dato un’immagine in vivo dei seminaristi francesi di oggi, il quotidiano La Croix, sempre il quotidiano La Croix, ha pubblicato il 21 dicembre 2023 un articolo dal titolo: Enquête exclusive: qui sont les prêtres de demain? [Indagine esclusiva: chi sono i sacerdoti di domani?: N.d.T.] (QUI), che riportava i risultati di un questionario a cui alcuni di questi seminaristi avevano accettato di rispondere (QUI). I risultati hanno mostrato che:
  • il 47 per cento di loro ha frequentato regolarmente o occasionalmente una parrocchia o una comunità tradizionalista;
  • quasi la metà prevedeva di indossare la talare regolarmente e un quarto occasionalmente;
  • il 34 per cento ha dichiarato di non avere nulla contro la Santa Messa tradizionale;
  • il 14 per cento vorrebbe celebrare entrambe le forme;
  • il 7 per cento di questi seminaristi diocesani preferisce la Santa Messa tradizionale e spera di celebrarla regolarmente.

Tuttavia, queste cifre devono tenere conto dell’estrema cautela che questi giovani dimostrano quando vengono loro rivolte domande di questo tipo: un istituto di sondaggi specializzato in domande rivolte ai seminaristi, se esistesse, correggerebbe queste percentuali verso l’alto…

Libertà per la liturgia tradizionale!

In realtà, questi seminaristi non sono molto lontani da quelli che popolano i seminari tradizionali, così come i giovani cattolici citati da Sophie Le Pivain, che amano le cerimonie belle e «rituali», sono molto vicini a quelli che accorrono sempre più numerosi alle liturgie tradizionali. E spesso si tratta delle stesse persone.

È chiaro infatti che il riferimento implicito di questo «ritorno» a una «bella liturgia» è senza dubbio la liturgia tradizionale. Non è meno chiaro che questi giovani disinibiti passano da una forma nuova, più reattiva, a una forma vecchia, debitamente timbrata, senza preoccuparsi di ciò che è vietato: la lettera apostolica in forma di «motu proprio» Traditionis custodes? Che cos’è?

Come promotori dell’usus antiquior, sbaglieremmo a pensare che il gioco sia fatto e che il modello implicito rappresentato da questo rito romano diventi improvvisamente un modello di riferimento ufficiale, riportando gradualmente la Chiesa romana alla sua vera e pura lex orandi. Ci vorranno ancora molti digiuni e preghiere per arrivare a questo punto, perché non abbiamo (quasi) nessuna leva di potere nella Chiesa di Francia.

Nel frattempo, oltre al suo intrinseco valore magisteriale, il rito tradizionale sta beneficiando di questo nuovo contesto di ampio favore nel mondo cattolico. Non è poi così nuovo, in realtà, perché il buon popolo cristiano non ha mai seguito le novità se non costretto. Lo hanno fatto capire spesso ai loro pastori bugniniani, in particolare attraverso le punture di tafano dei sondaggi sulla pace liturgica sullo stanco carrozzone dell’Episcopato di Francia e di altri luoghi. La novità è che oggi sono rimasti solo pochi Cattolici praticanti, e soprattutto giovani cattolici praticanti. Di conseguenza, i Cattolici tradizionali, e soprattutto i giovani cattolici tradizionali, sono sempre meno in minoranza.

È sempre più evidente a tutti la constatazione fatta da Jean-Pierre Maugendre, Direttore generale dell’associazione Renaissance Catholique, nel suo Appello per la piena libertà della liturgia tradizionale (QUI) [QUI su MiL: N.d.T.]:

tra gli elementi che possono contribuire alla rinascita interna della Chiesa e alla ripresa del suo sviluppo missionario, c’è innanzitutto la celebrazione santa e dignitosa della sua liturgia, alla quale l’esempio e la presenza della liturgia romana tradizionale possono dare un potente aiuto.

Diventa così possibile la realizzazione concreta della richiesta espressa dallo stesso Jean-Pierre Maugendre, non per i «tradizionalisti», ma per il bene di tutta la Chiesa e soprattutto della sua gioventù:

chiediamo semplicemente, in nome della vera libertà dei figli di Dio nella Chiesa, che venga riconosciuta la piena e completa libertà della liturgia tradizionale, con il libero uso di tutti i suoi libri, in modo che, senza ostacoli, nel rito latino, tutti i fedeli possano beneficiarne e tutti i chierici possano celebrarla.

6 commenti:

  1. Forse è necessario che "il punto" lo facciano questi "pacifinti" della liturgia, che, come la proverbiale goccia che scava la roccia, stanno andando sempre più alla deriva su posizioni proprie che sono in contrasto con la Chiesa a cui dicono di far capo e che riguardano sempre meno la liturgia e sempre più posizioni politiche sinceramente discutibili.

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  2. il problema è che mentre i giovani preti sono sempre più conservatori/tradizionalisti, con attenzione magari alla liturgia antica, i fedeli delle parrocchie non seguono questo trend e spesso diventano più progressisti
    negli US questo ha provocato notevoli conflitti una volta che i neopreti sono arrivati fra la gente e hanno provato a trasporre la loro visione nella realtà, conflitti che spesso si risolvono con una delle due parti che lascia
    l'idea che la gente smani per la liturgia tradizionale è una pia illusione, e il fatto che ci siano tanti seminaristi tradizionalisti dipende più da come sono strutturati i seminari e i percorsi vocazionali

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    1. Vede gsimy,
      quello che dice lei è in un certo modo vero.
      ma se ciò accade è colpa dei preti "vecchi" (i figli del 1969, per intenderci, quelli infarciti di "spirito del concilio") che hanno permesso, con il loro lassismo teologico e liturgico, che i fedeli diventassero meno "cattolici" (progressisti sarebbe già un'ottima cosa: ma invece son diventati così progressisti che sono diventati eretici: sostengono il divorzio, l'aborto, non vedono cosa ci sia di male nell'eutanasia, non riconoscono più la divina presenza nel Santissimo sacramento, ritengono inutile la Chiesa, e via discorrendo).
      Da questo lassismo ne deriva anche un abbandono della pratica (ad esempio: tolti i fedeli coi capelli grigi - che sono figli spirituali dei preti formati nel pre riforma -, quanti giovani vede nelle poche superstiti processioni? o alle Messe domenicali? già, perchè a quelle POCHISSIME feriali ormai non ci va più nessuno).
      QUindi, le chiedo: di fronte al conflitto tra giovani fedeli "progressisti" e giovani sacerdoti "conservatori" bisogna rimproverare i giovani preti (che hanno il merito e il coraggio di tornare alla dottrina e alla liturgia sacra della Chiesa) o i preti 68ttini che sono stati la causa di questo conflitto?
      Ovviamente molti tra i giovani preti conservatori fanno l'errore di ignorare la pastorale giovanile o di seguirne una troppo rigida (che non funziona più, ad oggi). E così facendo non riescono più a dialogare coi giovani col risultato che i giovani si allontanano, come dice lei.
      Ma alla fine questo errore è una faccia di una stessa moneta: l'altra faccia è la pastorale dei preti giovani "progressisti" che pur con buona fede ridicolizzano il proprio ruolo (facendosi amiconi dei ragazzi...) e non trasmettendo più i saldi (e difficili) valori cristiani, ma veicolano un cattolicesimo annacquato e snaturato nella vana speranza che i giovani lo sentano più facile da seguire. Ma si ingannano: Qual è risultato ? i giovani magari partecipano alle giornate mondiali della gioventù, magari urlano W IL PAPA, magari affollano i ritrovi di ACR... ma non conoscono più il messaggio evangelico, non conoscono più la forza del Rosario, non riconoscono più in Maria il porto sicuro di ogni cristiano, di ogni peccatore, di ogni malato. Non vanno più a Messa, non frequentano più i sacramenti nè i sacramentali. Sostengono politici in aperto contrasto con la dottrina sociale ed etica della Chiesa (si veda aborto ed eutanasia non più considerati peccati gravissimi, ma diritti... ).
      Quindi sia da una parte (rigidimo ligurgico e assenza di pastorale giovanile) sia dall'altra (pastorale svilita e annacquata a tal punto da non essere più nemmeno cattolcia) il risultato è la stessa moneta (abbandono della pratica e dannazione delle anime.
      La nostra speranza è che entrambe le correnti (conservatrice e progressista) si correggano e facciano di tutto per tornare davvero a parlare ai fedeli e ai giovani nel loro inguaggio con uno scopo unico e comune: indicare loro che fuori dalla Chiesa non c'è salvezza e che il messaggio evangelico non è facile ma il solo che salva e che porta al Cielo.
      I preti che non fanno ciò sbagliano. Anzi, peccano.

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  3. Non c'è nessuna smania ,sarebbe difficile smaniare per una liturgia semi clandestina che i più non conoscono.I seminari ed i percorsi vocazionali nella maggior parte dei casi sono gestiti da progressisti.La verità è che i fedeli vorrebbero qualcosa di più di quello che passa il convento.La pace,l'ecologia ,i migranti sono argomenti che non bastano ai fedeli più devoti.

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    1. Ma quello che vogliono “i fedeli” lo sai solo tu ed è un parere insindacabile che vale come assoluto?

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    2. Anonimo16 maggio 2024 alle ore 12:33
      Bè a vedere quanto sono vuote le chiese, deserte le processioni, desolati i vespri... e che io giovani non vanno più in chiesa, forse la dottrina annacquata degli ultimi 50 anni non è piaciuta e non è servita a molto... E se mai ci fossero chiese piene di fedeli interessati a ecologia, migranti, volemosebene, ecc, sarebbe l'ennesima conferma che la riforma ha sbagliato. La Chiesa non deve parlare (solo) di queste cose, ma indicare ai fedeli la via (stretta e faticosa) per andare in cielo. Non deve essere un onlus green..

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