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venerdì 24 marzo 2023

Il Presidente Einaudi: no all'abolizione del latino e alla modernizzazione della Messa tradizionale

 Visti i nostri recenti post sull'latino liturgico (padre Spataro, qui MiL, e de Mattei su Giovanni XXIII, qui) e sopratutto lette le ultime assurde sparate del Card. Roche contro la "Messa tradizionale in latino", rispolveriamo una nostra eco tridentina su quanto scrisse, già nel 1945, il (primo) Presidente della Repubblica Luigi Einaudi  in difesa dell'uso del latino e della Messa Tradizionale, contro la "modernizzazione" e "volgarizzazione" dei riti. 
(Qui i nostri post sul latino nella Chiesa e nella liturgia, qui l'etichetta dedicata al latino). 

"DISSENTO PROFONDAMENTE da coloro i quali desiderano che le ceri­monie religiose siano rese più moderne, che non solo la spiegazione del Vangelo e le prediche si tengano, come già accade, nella lingua del paese; ma che anche la messa sia celebrata in volgare e che in volgare si risponda e si canti ogni qualvolta le regole liturgiche comandano l'uso della lingua latina. (per continuare cliccare qui). 

Roberto 

4 commenti:

  1. Sì, ma Einaudi il latino lo capiva, e pure bene; il liceo classico di quei tempi era talmente difficile, da fornire una preparazione pari se non superiore ad un corso universitario di Lettere attuale. Voi, considerato che sotto Natale avete pubblicato una frasetta tradotta con google senza accorgervi che era tutta sbagliata, non penso proprio che possiate vantare una gran conoscenza di quella lingua, per capirci qualcosa dovete stare sempre con gli occhi sulla traduzione, il che equivale a leggere un libro di poesie finlandesi con la traduzione a fianco: si può fare, ma perché una parola finlandese finisca con una desinenza piuttosto che con un'altra rimarrà un mistero.

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    1. Ma cosa c'entra la scuola! generazioni di fedeli pur non capendo il latino avevano molta più fede, molta più devozione, molta più frequenza delle Messe e processioni e Vespri, dei fedeli dal 1980 ad oggi. Non è tanto il "comprendere" intellegibilmente ed immediatamente (senza le traduzioni) tutte le parole, quanto capire che quella preghiera accompagna l'azione del sacerdote per la nostra salvezza. Quandi oggigiorno ripetono a pappagallo le risposte alla Messa ma non pensano (o non capiscono) il significato? Quanti ripetono il Credo, senza capirne i dogmi che racchiude? Quandi sanno cosa sia il mistero dell'incarnazione? (Eppure nel Credo è spiegato!). Eppure fino al CVII ogni cattolico, dal bambino all'anziano, conosceva la dottrina, conosceva i due misteri principali della nostra religione, conosceva il susseguirsi dell'anno liturgico. L'aver tolto il latino (anche se il 90% dei fedeli ne sbagliava la dizione e non comprendeva significante, la parola in se stessa, ma ne capiva cosa il significato, il senso religioso racchiuso) e a ver reso sciatta la liturgia ha comportato uno svilimento delle celebrazioni. E i risultati sono sotto l'occhio di tutti: seminari chiusi, chiese vuote, parrocchie e diocesi accorpate, istituti religiosi che si estinguono... Ma no, non è colpa della Riforma liturgica, no no. Va tutto bene, madama la marchesa.

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    2. Chissà che fede avevano i semplici fedeli. Chissà quanti andavano oltre al “questo si fa, questo non si fa”.
      Questa leggenda aurea che prima della riforma liturgica fossero tutti ardenti anime di preghiera e devozione che assistevano alla messa come serafini infiammati dall’amore di Dio è vecchia e credo anche molto lontana dal vero.

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  2. Condivido il pensiero del presidente Einaudi sulla messa in latino, ma non quello sulla radio 📻: secondo me, egli commetteva l'errore di imputare alla padella i difetti del manico; la radio è il mio mezzo di comunicazione preferito.
    L'articolo è interessante, vi ringrazio di averlo pubblicato. 😄

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La Redazione