Post in evidenza

La Messa proteiforme: a modest proposal. Risposta e proposta al Prof. Grillo

Il Prof. Grillo ha voluto gentilmente confrontarsi (v. qui ) con il nostro commento critico alla sua intervista (in cui, lo ricordiamo, el...

martedì 7 luglio 2009

Lettera di Maranatha a S.S. Benedetto XVI


Beatissimo Padre,

Le scriviamo, umilmente, con il desiderio di farLe conoscere ciò che sta nel profondo del nostro cuore.

Ci sentiamo anzitutto di rivolgerLe un ringraziamento, per gli insegnamenti che Lei ha profuso nelle Udienze, nelle Omelie, nelle Lettere e nelle Encicliche che da anni, accompagnano la nostra crescita spirituale. Ciò ha assicurato a noi e crediamo bene a tutta la Chiesa, un grande giovamento, proprio in questi tempi di grande “crisi”.

Il Suo insegnamento, rappresenta veramente una liberazione dall'orrore spirituale dei tempi moderni, un rifugio certo e un ristoro sicuro per l'anima dopo essere stati addottrinati da tante false sapienze e interpretazioni personali elevate a falsi dogmi.

Grazie a Lei, sta cominciando a trovare soluzione un malessere spirituale che covava da anni nella Chiesa, e che noi abbiamo percepito con grande dolore. Un malessere dovuto ad una confusione tra il vero e il falso, tra il giusto e l'errore, sempre più difficili da distinguere, e sempre meno nettamente percepiti, anche dagli stessi pastori.

Purtroppo però, le vogliamo comunicare quello che ci sta veramente a cuore, quello che abbiamo sperimentato all’indomani del 7 di luglio del 2007 nella semplicità di una ordinarissima vita di parrocchia.

In particolare, desideriamo porre alla Sua conoscenza quello che per noi è stata la nostra vita, così come la vita di molti, a seguito del Motu Proprio Summorum Pontificum.

Grazie ad esso e alla sensibilità liturgica di Vostra Santità, [vicina al cuore di chi, come noi, non vede del “male” nell'espressione liturgica della fede che ha alimentato spiritualmente tanti Santi nei secoli di vita della Chiesa] abbiamo ottenuto, pur con tanti sacrifici, sofferenze ed umiliazioni dal nostro Vescovo, la Celebrazione della Santa Messa di sempre, in un Oratorio esterno alla nostra parrocchia.

La gioia nel riscoprire la Santa Messa, amata dai nostri genitori che credevamo eliminata per sempre, ha coperto la grande delusione nel costatare che questa Sacrosanta Liturgia non ha trovato alcun posto all’interno della nostra amatissima comunità parrocchiale.

Nell’ Art. 5. § 1 del Suo Motu Proprio Summorum Pontificum, Lei Santità, ha fatto un grande dono a tutta la Chiesa, ribadendo l’importanza e la centralità della parrocchia, della comunità parrocchiale unita dalla e per mezzo della Liturgia: quello che la giustizia da anni esigeva che fosse chiarito.

Ha detto con chiarezza che la Tradizione Liturgica di 20 secoli non è stata “scomunicata”, ma che è sempre stata, valida, lecita, legittima e santificante. Il Summorum Pontificum è stato davvero un grande atto di giustizia.

La straordinaria grandezza di questo documento, crediamo, risieda nel fatto che finalmente la Messa di sempre è ritornata nella vita parrocchiale di tutti i giorni e non più relegata solo nelle “mani” di privati ed associazioni, a cui va certamente il plauso di aver conservato questo tesoro.

La tradizione vera non è solo in parole e gesti codificati nell'antichità e tramandati nei secoli dalla Chiesa.

La tradizione è anche il legame del proprio sangue con il proprio suolo. Le radici che affondano nella propria comunità, in cui si sperimenta davvero il senso mistico della tradizione: non una legge o un rito, ma una comunità di spiriti, uniti e vivi, che nemmeno la morte ha avuto il potere di separare.

Nella parrocchia i nostri antenati, i nostri genitori e i nostri posteri, sono tutti uniti spiritualmente a noi, come un solo popolo vivo e radunato di fronte al Sacrificio di Cristo. Questo è il senso che noi facciamo nostro, di “chiesa locale”.

Che tristezza constatare che ci è imposta una tragica scelta: scegliere se mantenere le nostre radici, ma umiliare la nostra sensibilità liturgica, oppure se alimentare questa sensibilità, sradicando il nostro legame con la parrocchia, e obbligandoci a diventare dei fuggiaschi, degli esiliati, relegati in cappelle, senza un parroco, senza una vera e propria cura d'anime.

Spesso queste cappelle sono “centri di messa” che raccolgono persone da più parti, tutti in fuga dalle rispettive parrocchie, che però non hanno modo di santificarsi così, alla stessa maniera che attingendo alla fonte della tradizione nel luogo dove essa ha più senso a manifestarsi.

Questo escludere dalla vita comunitaria e parrocchiale è una vera ghettizzazione, ed è la vera causa di questa divisione non voluta, ma subita!

Quasi come se la tradizione fosse un morbo infettante, da tenere alla larga per evitare il contagio con qualche cattolico ancora indenne. Quanto vorremmo poter partecipare alla Santa Messa di sempre, detta dal nostro Parroco, nella nostra parrocchia, allo stesso modo in cui sentiamo la Santa Messa nella sua Sacrosanta Forma Ordinaria!

Eppure è relegata lontano, quasi come se fosse un sottoprodotto della liturgia cattolica, di dignità inferiore, e degna di essere frequentata solo da cattolici di dignità inferiore!

Senza parlare poi dei tanti problemi che sono iniziati per noi da quando abbiamo messo a disposizione dei sacerdoti di tutto il mondo il Messale Romano del Beato Papa Giovanni XXIII con tutte le spiegazioni e i commenti spirituali legati ad ogni gesto della Santa Messa. Abbiamo avuto molti problemi e sofferenze sia nella nostra comunità parrocchiale che nella Diocesi.

Non si contano le calunnie che quotidianamente ci tocca subire, i dileggi che prima non conoscevamo le ostilità, talvolta reazioni addirittura scomposte e di vera e propria maleducazione da parte dei Sacerdoti o perché assolutamente non disposti a celebrare la Santa Messa, a dir di loro – in fregio a Vostra Santità – in un modo oramai desueto e superato, o perché in Diocesi nessuno è disposto assolutamente ad insegnare loro quest’ars celebrandi.

Quasi come se il nostro amore per la Sacrosanta Liturgia di sempre, [che è stata sempre accostata in modo armonico e mai polemico con la Sacrosanta Liturgia Conciliare] e la nostra obbedienza alla sua legge che ci invita ad attingere ai tesori del culto tradizionali, invece che essere apprezzati dal clero, come manifestazione di spirito cristiano, rappresentassero qualcosa di ignobile, sporco, impuro.

Ci sentiamo, per la nostra fedeltà a Lei e a Cristo, come degli appestati, tenuti a debita distanza e maltrattati!

Ci sono momenti in cui i pastori ci fanno sentire al di fuori della comunità parrocchiale, e addirittura al di fuori della Chiesa, con le loro continue accuse, critiche, calunnie. Se non partecipassimo alla Messa di sempre, queste persone si guarderebbero bene dall'apostrofarci con tanta cattiveria.

Il risultato è che ORA, grazie a queste continue e sottili persecuzioni, ci sentiamo, nostro malgrado, NOI lontani dalla Chiesa. Sentiamo con vivo dolore che la nostra Madre Chiesa, è come se ci avesse cacciato, voltato le spalle, umiliato. Il vuoto che proviamo è terribile!

Ossia il dolore che proviamo nel constatare che molti Sacerdoti e molti Vescovi, interpretano la (nostra) Fede Cattolica, e la (nostra) Divina Liturgia, che di quella fede è espressione finale, non in “continuità” (così come Lei ha spiegato più di una volta con la sua bi-millenaria Tradizione), ma in aperta ed insanabile “rottura”, addirittura facendone di questo, un vessillo da mostrare spavaldamente al mondo.

È Terribile sperimentare tangibilmente, ogni giorno che nella stessa Chiesa è impossibile avere la libertà di aderire pienamente a tutto quanto il Magistero, senza subire mottetti e pernacchie!

Questo è semplicemente assurdo. Noi siamo semplicemente Cattolici, figli della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, ubbidienti al Vicario di Cristo e alle sue Leggi, fedeli al suo insegnamento e desiderosi di partecipare al medesimo Sacrificio di Cristo, che si realizza tanto nella Forma Ordinaria e moderna che Straordinaria e più antica dell'unica Messa Cattolica.

Ci sentiamo lasciati soli, in balia di gente che ci odia, poiché da quando il Motu Proprio è stato promulgato, la sua attuazione è stata costantemente è dovunque ostacolata, in certi casi anche arbitrariamente impedita, con minacce, prepotenze, calunnie, ritorsioni sia verso di noi laici, sia soprattutto verso quei sacerdoti desiderosi di proporre questa Messa al popolo di Dio.

Non è stato preso alcun provvedimento realmente efficace, affinché nella nostra Chiesa Cattolica sia permessa la pacifica convivenza delle due forme dello stesso Sacrificio, con reciproco arricchimento.

Piuttosto che ricevere questa marea di insulti e di umiliazioni da parte di cristiani e addirittura da parte degli stessi pastori che dovrebbero primeggiare nell'obbedienza a Lei, preferiremmo quasi tornare nelle catacombe, dove però i cristiani erano davvero fratelli, e i nemici al contrario avevano tratti facilmente identificabili. Quella Chiesa umiliata e nascosta, appariva assai più unita e fedele di quella di oggi, dilaniata al suo interno da correnti, fazioni, interpreti religiosi e non, eretici, indipendenti e malevolmente fantasiosi.

Dalle continue testimonianze che il sito registra da mesi, possiamo dire che siamo certi che quella che è la nostra esperienza vissuta, non è un caso isolato.

Abbiamo scelto di rendere pubblica questa nostra accorata lettera, che umilmente abbiamo scelto di rivolgerLe, per radunarvi spiritualmente anche le invocazioni e le sofferenze di molti altri cattolici che si trovano nelle nostre medesime condizioni, ed hanno subito le stesse vessazioni ed umiliazioni.

Desideriamo che Lei conosca la realtà. Allo stesso modo ci preme che anche i fedeli che non conoscono la Tradizione Liturgica della Chiesa, si rendano conto che allo stato attuale, esiste un problema di pacifica convivenza all'interno della cattolicità, e non certo per colpa di chi ama la Tradizione.

Le chiediamo di tutto cuore Santità, di prendere gli opportuni provvedimenti che solo Lei è in grado di attuare, perchè il Motu Proprio Summorum Pontificum venga applicato in ogni parrocchia.

Ci permetta Santità, e ci aiuti ad ottenere di potere attingere a questi frutti di santificazione nella nostra comunità parrocchiale, con naturalezza e semplicità, senza inutili discriminazioni. Permetta davvero ai fedeli di poter scegliere, senza andare incontro a ripercussioni, umiliazioni ed oneri anche gravosi.

Siamo certi che a questa richiesta si uniscono anche i tanti fratelli che in Italia e nel Mondo sperimentano lo stesso dolore, ma che non hanno a volte la voce per poter esprimere il loro disagio. GlieLo chiediamo in nome della STORIA e anche a nome delle future generazioni e in nome della vera unità della Chiesa.

LA SUPPLICHIAMO SANTO PADRE, NON CI LASCI SOLI! Noi pregheremo lo Spirito Santo con l'intercessione della Beata Vergine Maria Immacolata, perchè conservi sempre Vostra Santità nella salute e le dia forza e coraggio per guidare sempre in modo efficace la Chiesa, aiutandoci a celebrare la Liturgia Tradizionale nelle nostre Parrocchie.
Primo di luglio 2009, nella Festa del Preziosissimo Sangue di Cristo, con l'espressione della nostra alta stima e rispetto, rimaniamo di Sua Santità

devotissimi in Cristo.
Paolo e Giovanni
Gandolfo Lambruschini

13 commenti:

  1. Condivido appieno l'Appello al Sommo Pontefice,non tema e non indietreggi davanti ai lupi. Al momento della Suo affacciarsi alla Loggia di San Pietro ebbe a dire di "essere un umile operaio nella vigna del SIGNORE" iL CONTADINO ACCORTO SA CHE QUANDO DEVE SALVARE IL RACCOLTO DEVE SARCHIARE, POTARE, DISSODARE, ELIMINARE,DIsiNfestare, BRUCIARE le stoppie:Questo STA FACENDO IL NOSTRO AMATISSIMO PAPA e sono sicuro che da quella VIGNA Egli raccoglierà molti frutti. Per questo certe operazioni di pulizia non sono indolori si tratta di oparere delle scelte a volte anche trasdiche quando si dice di recidere o peggi sradicare tralci che non portano più frutto. La Tradizione e gli ordini che si muovono in questa direzione sono fecondi di vocazioni mentre i seminari diocesani languono Ecco come diceva MOns. Maggiolini bisogna saper interpretare i SEgni dei Tempi: alcuni ordini stanno per estinguersi altri sorgono e quelli che sorgono in poco tempo hanno riempito i loro Monasteri le loro Comunità con giovani pieni di entusiasmo e di sano realismo, con giovani che come il nostro Papa sono voluti entrare a far parte degli operai della Vigna del Signore ben consapevoli di quanto li attende ben consapevoli delle rinuce che sono chiamati a fare ben consapecoli che solo nell'obbedienza essi riusciranno a portare a compimento il gravoso e responsabile onere che si sono imposti. Sia sempre Lode a Cristo unico e vero RE dei Nostri Cuori.

    RispondiElimina
  2. Una lettera stupenda...e mi ritrovo in tutto quello che hanno descritto...
    Oremus pro Ecclesia et pro Pontifice nostro...

    RispondiElimina
  3. Sarebbe davvero auspicabile che ci fosse almeno una messa domenicale di rito straordinario in ogni parrocchia. L'avrebbe dovuto imporre Paolo VI, ma oggi vedo di difficile applicazione tale pratica.
    Preghiamo e confidiamo nel Pontefice.

    RispondiElimina
  4. Davvero molto meritevoli gli amici di MARANATA! Parlano con la semplicità dei veri cristiani che non hanno bisogno di discorsi ampollosi ed eruditi per farsi capire, come purtroppo molti teologi oggi in voga!
    Chissà se il Papa potrà davvero leggere queste righe! Dubito che gliele facciano arrivare!

    RispondiElimina
  5. Sarebbe davvero auspicabile che ci fosse almeno una messa domenicale di rito straordinario in ogni parrocchia. L'avrebbe dovuto imporre Paolo VI, ma oggi vedo di difficile applicazione tale pratica.

    questa applicazione è decisamente difficoltosa, al momento, dato il prevalere brutale della corrente di pensiero post-conciliare egemone. Fino a quando, Signore?

    Sarebbe già importante che il Santo Padre promuovesse - e non lo ritengo impossibile (anche se so dov'è la difficoltà, ma per lui spero non insormontabile) - una messa domenicale VO in ogni basilica Romana in orario accessibile ai fedeli.
    In S. Pietro e S. Maria Maggiore ci sono celebrazioni alle 7 del mattino (proibitive per i molti che vengono dalle periferie), in S. Giovanni in Laterano non se ne parla neppure: la Madre di tutte le Chiese è purtroppo molto profanata da passati abusi che speriamo non più rivedere ed ha una gestione completamente avulsa dalla Tradizione; ma è pur sempre la Chiesa del Vescovo di Roma!
    Quanto a S. Paolo è più che altro la Madre dell'ecumenismo in base alla mentalità di chi la regge.
    Meraviglia e sconcerta tuttavia che una chiesa così APERTA all'ecumenismo - ed es. in S.Paolo fuori le Mura si intendeva allestire una cappella ecumenica per la preghiera dei protestanti - ci sia questa chiusura pregiudiziale, ma anche piena di avversione nei confronti della Tradizione! La Chiesa accoglie tutti, in essa c'è posto per tutti; gli Anglicani ed altri non hanno bisogno di convertirsi (Kasper), ma per i cattolici NON C'E' posto. Altro che "ognunoi deve sentirsi a casa sua" come ha detto il Papa ai vescovi Francesi.

    In realtà siamo noi cattolici "prigionieri in casa nostra" e costretti ad una sofferta 'diaspora' in cerca di una "parrocchia d'elezione" che non sia inquinata dai falsi profeti o dai modernisti!

    Ho parlato di Roma, dove ho già testimoniato in un altro thread la situazione; ma ovviamente lo stesso vale per ogni diocesi d'Italia e del Mondo.

    Avete presente ad esempio il paradosso - per non dire lo scandalo - dei cattolici di Amiens, costretti a celebrare in strada, mentre vengono concesse a luterani et alii chiese e cappelle in disuso?

    Ci sono molti sacerdoti disposti a celebrare nel VO e fedeli assetati; ma non a tutti e non in ogni situazione è possibile opporsi al vescovo e ad un intero ambiente che non solo ti deride (sarebbe il meno) ma ti osteggia, nonostante le disposizione contrarie del Santo Padre!

    ognuno di noi ha fatto e fa esperienza di questa grande 'povertà' del nostro tempo, a fronte di una ricchezza e pienezza, per Grazia dissepolta, ritrovata e tuttora viva!
    Maranatha ha dato voce un po' a tutte queste nostre povertà e gliene siamo grati, sperando che qualcuno veda e provveda!

    E poi c'è chi disprezza i lefebvriani! Peccato che non riescano ad arrivare dappertutto :(

    RispondiElimina
  6. La tragica e a volte dolorosa situazione in cui si trovano tanti fedeli tradizionali (si potrebbe parlare di lacrimabili statu) è ben descritta dalle parole di Maranathà. E la speranza è che questa lettera aperta possa contribuire a smuovere le acque attualmente stagnanti.

    Antonello

    RispondiElimina
  7. in S. Giovanni in Laterano non se ne parla neppure: la Madre di tutte le Chiese è purtroppo molto profanata da passati abusi che speriamo non più rivedere ed ha una gestione completamente avulsa dalla Tradizione; ma è pur sempre la Chiesa del Vescovo di Roma!

    non sono mancate bellissime celebrazioni in VO, ma sono e saranno sporadiche e occasionali!

    La domanda è accorata e pressante: perché nella diocesi del Papa non promuovere la messa domenicale VO almeno in ogni Basilica?

    E perché nelle altre Diocesi costituire almeno una "Parrochia personale" come è stato fatto a Roma? In una città come Roma dalle distanze proibitive, purtroppo non facilmente raggiungibile per tutti, anche se è già una grazia che ci sia!
    Per me, ogni volta, è come andare in pellegrinaggio ed è con questo spirito che vivo, quando posso, il mio 'andare' verso S. Trinità dei Pellegrini :)

    RispondiElimina
  8. Amici,
    oggi è il 7 luglio,
    ringraziamo il Signore per il Motu proprio che, nonostante le difficoltà attuali (il Signore provvederà) è un vero miracolo, da non sottovalutare!

    RispondiElimina
  9. Stupenda lettera.Accorata e veritiera.Non si poteva scrivere meglio.Pero' il povero Papa non ha la bacchetta magica.Si trova a fare i conti con tutta la "covata"conciliare,non piovuta dal cielo, ovviamente, ma concepita,partorita ed allevata dai papi precedenti.Ora pero'sta al Papa,e solo a Lui,muovere le pedine sullo scacchiere.Voglio dire che nessun incarico e' eterno e tutti,mano mano,quando prima quando dopo,dovranno essere rimpiazzati.E li' la responsabilita' piena e' del Papa.Il tempo e' tiranno ma io credo fermamente nell'assistenza divina come credo che Dio non e' neutro agli orrori conciliari.

    RispondiElimina
  10. Buon compleanno, Motu Proprio!
    Grazie, Santità!

    RispondiElimina
  11. Ci sono fedeli in alcune parti d’Italia che ancor oggi, dopo due anni, si chiedono se il Papa venga rispettato, quale Vicario di Cristo, e si possa parlare della sua opera e del suo Magistero, e si debba seguire ciò che egli dispone…
    oppure bisogna far finta di non sentirlo quando parla…
    e bisogna forse considerarlo un povero vecchio dalle strane idee e iniziative inopportune per la Chiesa, come il MP...,
    a cui non bisogna dare né ascolto né affidamento, come se parlasse
    una persona che non conta nulla, che parla a vanvera…
    e pare che bisogna obbedire agli ordini di chi conta “più di lui”,
    dopo che ha emanato questo Motu Proprio, diventato un vero tabù…
    Sì, vorrei dire al Santo Padre, che dopo due anni esso si mostra ancora come un argomento pericoloso da trattare, che ci fa sentire peggio che cospiratori e sovversivi, dal momento che…
    …Ci sono diocesi nelle cui parrocchie il celebrante ha ritenuto opportuno fustigare dal pulpito alcuni fedeli, non nominati, che erano andati in privato a chiedergli di celebrare
    la Messa antica, umiliandoli pesantemente con parole di fuoco, tacciandoli di idolatria (!) per aver fatto tale richiesta, e con toni di sottile scherno e additandoli alla denigrazione di tutti (facendo cioè capire che avevano compiuto una pessima azione, di cui vergognarsi...)
    li ha diffidati dal ripetere simile scandalosa richiesta, (ovviamente
    stroncando la sola pallida idea negli astanti) aggiungendo con tono sdegnato:
    "Dopo tutti gli sforzi del Concilio!"
    Tale pubblica fustigazione avveniva nell’omelia, senza alcun rapporto con il Vangelo del giorno.
    All'udire tale invettiva, alcuni dei presenti (i più consapevoli) si chiedevamo sgomenti tra sè quante persone delle circa centocinquanta presenti avessero percepito il reale significato di quel discorso,
    la gravità dei contenuti chiaramente ostili alla volontà del Papa...e quanti in realtà non sapessero neanche di che argomento si stesse trattando, visto che in molte parrocchie c'era dal 2007 la consegna generale di divieto assoluto di parola alcuna di spiegazione su di esso,
    (dopo l’annuncio formale dato al momento della pubblicazione),
    dimostrata da tanti “stroncamenti” simili,
    fino anche al punto che un parroco
    all’udire la medesima richiesta ha risposto:
    "Motu Proprio? Mai sentito!"
    prendendo così i fedeli richiedenti anche per imbecilli visionari...
    Come dobbiamo interpretare questi comportamenti del clero?
    E che cosa penserebbe il Papa di tutto questo?
    (Usque tandem?)

    RispondiElimina
  12. Caro Giovanni, tu dici che Paolo VI avrebbe dovuto imporre la celebrazione di una S.Messa con il V.O. in tutte le parrochie. Mi sembra che una cosa del genere fosse praticamente impossibile, visto che Paolo VI affermò addirittura che il V.O. era stato abolito. Semmai avrebbe potuto farlo Giovanni Paolo II, ma certamente non Paolo VI, il quale cercò in tutti i modi di imporre il nuovo rito, non ascoltando le suppliche che provenivano da ogni parte del mondo, da chi gli chiedeva di non abolire il vecchio rito.

    RispondiElimina
  13. Povero Paolo VI! ve la prendete tutti con Lui! ( lo dico con tono scherzoso, però a volte sento dire delle cose davvero cattive su quello che è stato, comunque, un Papa).

    Quando penso a Montini mi viene sempre da chiedermi cosa avrei fatto al posto suo... con tutti i problemi del Concilio, i movimenti postconciliari, i dissidenti, ecc...
    forse avrei fatto come Lui!

    Ha salvato il Catechismo sacrificando la Liturgia dicono molti oggi, però mettiamoci nei Suoi panni: non credo che l'abbia fatto con gioia e senza remore.
    Nelle foto da Papa lo vediamo spesso con quella espressione che lo fece soprannominare 'Paolo mesto'! e credo che di motivi per non essere allegro ne avesse!

    evviva i Papi!

    RispondiElimina