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sabato 28 febbraio 2009

Tensioni recenti

Vi proponiamo da Il sole 24 ore del 27 febbraio le parti più importanti di un interessante articolo di Carlo Marroni che l’autore titola “Ratzinger e la Chiesa in ordine sparso

Il segnale che il livello di guardia è ormai raggiunto è arrivato da Londra. Il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, capo della Chiesa cattolica inglese, ha vietato all'arcivescovo di curia, Raymond Burke, prefetto della Segnatura apostolica, di celebrare nella cattedrale di Westminster una messa in latino secondo le nuove regole del Motu Proprio del 2007 sul messale tridentino. Burke, americano, non è un vescovo tra i tanti: è un falco, uno dell'ala dura dei custodi della tradizione voluto direttamente da Benedetto XVI di cui è giurista di fiducia. Si sta lentamente abbassando il polverone sul caso dei lefebvriani e del vescovo negazionista Richard Williamson, […] e si può vedere con più chiarezza il duro confronto in atto tra le varie anime della Chiesa, immediatamente sotto il Soglio di Pietro. Conservatori e progressisti sono categorie che solo in piccola parte riescono a definire quello che spesso sfocia in scontro, visti i registri usati di là dal Tevere e nelle curie vescovili dell'Italia e del resto del mondo.
Il governo della Chiesa di Benedetto XVI, che si avvia verso il quarto anno di pontificato, fa fatica a comunicare con il resto del mondo - che si commuoveva ai messaggi universali di Karol Wojtyla - e stenta a declinare la lotta al relativismo etico di Joseph Ratzinger. Che negli ultimi giorni è venuto allo scoperto come era difficile immaginare fino a qualche tempo fa: non lasciatemi solo, ha detto il Papa, e ha denunciato le divisioni all'interno della Chiesa. Il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, governa con decisione ma si tiene abilmente al di sopra delle questioni che stanno sul tappeto e che mettono in risalto come le diverse fazioni si confrontino sui singoli temi.
Un segnale fortissimo - e del tutto ignorato - è stato il messaggio di ringraziamento del Papa ai vescovi spagnoli che lo hanno sostenuto nella revoca della scomunica ai tradizionalisti. L'episcopato spagnolo, guidato dal cardinale di Madrid Antonio Rouco Varela, è considerato quello più conservatore. Dalla Spagna proviene il cardinale Antonio Canizares Liovera, "il piccolo Ratzinger", promosso di recente da vescovo di Toledo a Prefetto per il Culto divino. I vescovi spagnoli sono quelli che portano in piazza due milioni di fedeli contro il Governo Zapatero […] e che organizzeranno la prossima Giornata mondiale dei giovani. Il ringraziamento pubblico del Papa, del tutto inconsueto, è un messaggio a quegli episcopati che invece lo hanno attaccato o comunque non sostenuto nella vicenda dei lefebvriani: dai tedeschi ai francesi, dagli svizzeri agli austriaci.
In Austria, il cardinale di Vienna, Christoph Schőnborn, vecchio allievo del professor Ratzinger, ha criticato “i collaboratori del Papa” che hanno gestito la vicenda Williamson e ha dovuto convincere Roma a revocare la nomina a vescovo ausiliare di Linz dell'ultraconservatore Gerhard Wagner. Il perdono dei lefebvriani - gestito dal cardinale Dario Castrillon Hoyos, ora nell'occhio del ciclone - è ancora a metà strada e le difficoltà per arrivare alla riabilitazione piena della Fraternità San Pio X, sembrano enormi. […]
Molte delle alte cariche di curia nominate da Benedetto XVI - il sostituto Fernando Filoni e i cardinali William Levada (Dottrina della fede), Ivan Dias (Propaganda fide) e Claudio Hummes (Clero) - sono indicate su posizioni sempre più liberali, e rafforzano il partito dei "diplomatici", capeggiato idealmente da Achille Silvestrini e dall'ex segretario di Stato Angelo Sodano, che non condivide la linea intrapresa dal Vaticano. Anche su questioni internazionali di portata storica.
Prima di tutte quella su Israele: il viaggio del Papa ha ancora delle incognite, rappresentate dalla visita al mausoleo di Yad Vashem (dove c'è la didascalia con le accuse a Pio XII) […]
Poi la Cina, nel cuore del Papa che due anni fa scrisse una lettera ai cattolici cinesi che devono vivere in una condizione di semi clandestinità: il confronto con Pechino è uno dei dossier più scottanti della segreteria di Stato. E anche su questo punto le scuole di pensiero si confrontano; da una parte il cardinale di Hong Kong, Joseph Zen (stimato dal Papa, che lo invitò a guidare le meditazioni della Via Crucis la scorsa Pasqua) è per la linea dura con il regime comunista, mentre dentro la curia si spinge per un maggior dialogo (spiccano l'arcivescovo Claudio Maria Celli, […] e il sottosegretario Piero Parolin, impegnayo per un accordo con il Vietnam).
L'altro tema-chiave della Chiesa di Benedetto XVI è il ruolo della Cei. Dopo l'uscita di Camillo Ruini, due anni fa, e del segretario generale Giuseppe Betori, lo scorso ottobre, si è realizzato il progetto di Bertone, che nel 2007 inviò alla Conferenza un messaggio pubblico netto: a guidare la politica e i rapporti con il Palazzo in Italia sarà la segreteria di Stato. E cosi è stato. Il cardinale Angelo Bagnasco ha avviato con convinzione una linea di intervento sulla pastorale, accantonando progressivamente l'interventismo che aveva caratterizzato la gestione ruiniana, e culminato con il Family day e il fallimento del referendum sulla legge 40. La nomina del vescovo Mariano Crociata a segretario ha confermato questa linea: la Cei interviene sulle questioni dell'immigrazione, sulle difficoltà e gli aiuti alle famiglie disagiate, sui giovani, sulla cultura. Ma ha abbassato moltissimo i toni sui valori non negoziabili - a partire dal testamento biologico, partita-chiave dei prossimi mesi che si gioca a diversi livelli (si segnala un attivismo dello stesso Betori, ora arcivescovo di Firenze, considerato su posizioni più dialoganti).
A fronte di un minore peso politico della Cei cresce l'articolazione sul territorio dei vari vescovi: i falchi della linea dura, i terzisti (o pontieri, secondo vecchie definizioni mutuate da Montecitorio) e le colombe progressiste pronte a parlare con il mondo secolarizzato. Questi ultimi, di stampo martiniano - fu proprio il cardinale Carlo Maria Martini a dire per primo no all'accanimento terapeutico - si riconoscono nel cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, attivissimo nell'ultimo anno, specie sul fronte sociale. Bagnasco è considerato il capo fila dei "terzisti" saldi nei principi ma pronti al dialogo, mentre a capo della linea dura c'è sempre Camillo Ruini, che nonostante la pensione ufficiale (conserva un incarico in Cei tutt'altro che secondario, per la verità) resta un punto di riferimento per la Chiesa identitaria e militante.

5 commenti:

  1. L'analisi è estrinseca, opera cioè con categorie di superficie (che d'altrondo sono quelle del giornalista e del lettore medio), ma anche queste hanno una loro utilità pratica, specie quando, come in questo caso, tratteggiano un quadro generale.

    F.

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  2. Il problema è che queste categorie di superficie si fondano sul presupposto che, nella Chiesa come nella società civile, le opinioni dei "progressisti" siano altrettanto vere e legittime delle opinioni degli "ortodossi". E il cattolico "medio", in questo modo, crede di avere la possibilità di scegliere lo "schieramento" (e, con esso, la dottrina) che più si adatta alle sue esigenze.

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  3. Vero. Ma il problema ancora più grave è che dal vertice giungono segnali che si lasciano interpretare come contraddittori (l'approvazione degli statuti NC, per esempio), talché il cattolico si sente legittimato a scegliere la "fazione" più vicina alle sue corde.

    Lo si è già detto ma è bene ripeterlo. Questa confusione è maturata negli ultimi trent'anni e anche se ha causa remota nella deriva paraconciliare (cioè insinuatasi all'interno del Concilio con intenzioni non del tutto limpide) e immediatamente postconciliare, ha raggiunto l'attuale stato critico sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Bisognerebbe fare il punto su quanto avvenne in quei decenni, sullo spazio di manovra garantito a certe organizzazioni, che avrebbero dovuto affiancare il papa in un'azione di riallineamento della Chiesa con i suoi parametri tradizionali, e che invece si sono dimostrate ampiamente inadeguate. Puntare su un brocco fedele anziché sul recupero di quei margini di fedeltà che c'erano - oh, se c'erano - nei destrieri di razza, ha permesso all'infezione di divampare e degenerare (speriamo non di cronicizzarsi). E ancora: lo spazio dato ai più disparati movimenti laicali, gli interventi uniformante sulla formazione seminariale, le adunate di massa con accessi contubernali sotto tensiostruttura, l'assurda convinzione che una parte consistente della battaglia andasse giocata sul piano mediatico (e ancora oggi c'è chi ama parlare di Giovanni Paolo II come del grande comunicatore)... ...non fateci parlare, che è meglio...

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  4. Concordo in toto con l'analisi dell'Anonimo del 28 ultimo,cui vanno i miei complimenti,e saluti.Pietro

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  5. Concordo anch'io. Secondo me, però, la partita andava giocata anche sul piano mediatico, data la sua importanza, al giorno d'oggi, nella formazione delle coscienze. L'aveva già intuito Pio XII. Il problema è che ciò è stato fatto non utilizzando lo strumento mediatico come veicolo di diffusione della retta dottrina, bensì come veicolo di pura visibilità senza contenuti.

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