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domenica 8 gennaio 2023

Breaking news. Dal libro di Mons. Georg Gänswein: cosa pensava Benedetto XVI di Traditionis Custodes #benedettoxvi #traditioniscustodes

Abbiamo avuto  l'opportunità di leggere alcune anticipazioni del libro di Mons. Georg Gänswein "Nient'altro che la verità. La mia vita al fianco di Benedetto XVI" in uscita in questi giorni per i tipi della PIEMME
Sostanzialmente si riconferma quanto anticipato dalle interviste uscite nei giorni scorsi (QUI), maniera CRISTALLINA. Da leggere tutto!
Benedetto XVI scoprì l'uscita di Traditionis Custodes soltanto leggendo l'Osservatore Romano, inoltre
"[...] a livello personale, riscontrò un deciso cambio di rotta e lo ritenne un errore, poiché metteva a rischio il tentativo di pacificazione che era stato compiuto quattordici anni prima. Benedetto in particolare ritenne sbagliato proibire la celebrazione della Messa in rito antico nelle chiese parrocchiali, in quanto è sempre pericoloso mettere un gruppo di fedeli in un angolo, così da farli sentire perseguitati e da ispirare in loro la sensazione di dover salvaguardare a ogni costo la propria identità di fronte al “nemico” […]".
E ancora: "[…] il Papa emerito corrugò la fronte dinanzi a una sua affermazione [di  Francesco]: «Adesso spero che con la decisione di fermare l’automatismo del rito antico si possa tornare alle vere intenzioni di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. La mia decisione è il frutto di una consultazione con tutti i vescovi del mondo fatta l’anno scorso». […] Da perito del Vaticano II, Benedetto ricordava bene come il Concilio avesse invece insistito sull’opportunità che «l’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini» (Sacrosanctum Concilium 36) e che tutti i seminaristi acquisissero «quella conoscenza della lingua latina che è necessaria per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i documenti della Chiesa» (Optatam totius 13). […]"

Mons Georg afferma che Benedetto XVI insistette: "Come è evidente nei suoi scritti, in particolare La festa della fede (1984) e Introduzione allo spirito della liturgia (2000), il teologo Ratzinger agli inizi era favorevole riguardo alla riforma liturgica: questo tema fu sempre tra i suoi prediletti, poiché lo riteneva fondamentale per la fede cattolica, e non per caso volle che la prima pubblicazione della sua Opera omnia fosse quella dedicata alla liturgia, anche se nel piano progettuale era l’undicesimo volume. Però, vedendo i successivi sviluppi di quella riforma, si rese conto delle diversità fra ciò che il Vaticano II voleva e quanto invece fu fatto dalla Commissione per la realizzazione della Sacrosanctum Concilium, […] Fondandosi su tale consapevolezza, con il Summorum Pontificum volle rendere più agevole la possibilità per un sacerdote di celebrare con il rito antico, superando la necessità del riferimento al vescovo diocesano e accordando la competenza alla Commissione “Ecclesia Dei”. Restò comunque sempre chiaro per lui che esisteva un unico rito, seppure con la compresenza di quello ordinario e di quello straordinario. La sua unica motivazione era il desiderio di riparare la grande ferita che via via si era creata, volontariamente o involontariamente che fosse".
Mons. Georg riferisce che "Non fu un’operazione svolta clandestinamente, come pur qualcuno in cattiva fede ha sostenuto. A occuparsi del testo del motu proprio fu infatti la Congregazione per la Dottrina della fede, con il coinvolgimento dei membri della feria quarta e della plenaria. […] dopo la pubblicazione, chiese regolarmente ai vescovi, in occasione delle visite ad limina, come procedesse l’applicazione di quella normativa nella loro diocesi, ricavandone sempre una sensazione positiva.
Per questo motivo a Papa Ratzinger apparve incongruo quel riferimento alle sue «vere intenzioni», poiché, come si legge in Luce del mondo, egli aveva voluto «rendere più facilmente accessibile la forma antica soprattutto per preservare il profondo e ininterrotto legame che sussiste nella storia della Chiesa. Non possiamo dire: prima era tutto sbagliato, ora invece è tutto giusto. In una comunità, infatti, nella quale la preghiera e l’Eucaristia sono le cose più importanti, non può considerarsi del tutto errata quella che prima era ritenuta la cosa più sacra. Si è trattato della riconciliazione con il proprio passato, della continuità interna della fede e della preghiera nella Chiesa»".

Un punto importante fu la secretazione della consultazione sul Motu Proprio: "Restò misterioso anche per Benedetto il motivo per cui non vennero divulgati i risultati della consultazione dei vescovi fatta dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che avrebbero consentito di comprendere più precisamente ogni risvolto della decisione di Papa Francesco. Allo stesso modo si rivelò sorprendente, per tutto il lavoro di analisi e di approfondimento fatto in precedenza, il trasferimento e lo spezzettamento della competenza sulla questione dalla Dottrina della fede al Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti e a quello per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica".
Benedetto "corrugo la fronte" per le dichiarazioni di Francesco ai  gesuiti slovacchi e "E ancor minore apprezzamento riscosse in lui" le dichiarazioni di Francesco contro il latino e, sull'importanza della liturgia "non per caso volle che la prima pubblicazione della sua Opera omnia fosse quella dedicata alla liturgia, anche se nel piano progettuale era l’undicesimo volume"
Ci pare molto chiaro!
Luigi

3 commenti:

  1. Come avevo detto da sempre, il riferimento alla famigerata "consultazione" è una truffa bella e buona. Il questionario non aveva neanche la minima parvenza di oggettività, era tutta una raccolta di "sensazioni" di "valutazioni" di "dichiarazioni". E i vescovi interpellati, che ben sapevano chi e con quale spirito avrebbe letto le loro risposte, furono in massima parte docili e proni a dichiarare quello che ci si aspettava da loro. Rlleggetevi come don Rodrigo apostrofò fra Cristoforo. Uguale.

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  2. Cosa c’entrano i promessi sposi con la vita della chiesa caro mio, fossi in lei mi armerei di vera autocritica e cercherei altri spunti;)

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  3. È grave che Francesco abbia messo in bocca parole mai dette da Benedetto e Giovanni Paolo , quando quest’ultimi difendevano il rito antico. Un Papa bugiardo?

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La Redazione