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lunedì 22 novembre 2021

Orrori architettonici… e dove trovarli #63 a Sacramento (Stati Uniti d’America)

Cappella dei Martiri Nordamericani dell’arch. Craig Hodgetts (anno 2014).

Lorenzo

Descrizione del progetto: «Posizionata come una struttura iconica che accoglierà gli studenti al loro arrivo quotidiano, la Cappella dei Martiri Nordamericani vuole essere una presenza accogliente quando ci si avvicina dal campus, e un simbolo di aspirazione spirituale dalla vicina autostrada. Un’attenzione alle qualità spirituali della luce, dello spazio e della processione ha portato gli architetti a una riconfigurazione fondamentale delle forme cattoliche tradizionali. Di dimensioni modeste, con una geometria forte ma semplice, materiali durevoli e spazi pieni di luce, la cappella fornisce un’icona polivalente per il campus, e ancoraggio di una progressione simbolica dalla vita dinamica del campus a uno spazio sacro più contemplativo.
Il progetto si basa su principi geometrici che risalgono agli inizi dell’architettura sacra. Archi, assi e allineamenti sono stati attentamente orchestrati per creare un percorso sottile ma inevitabile verso il santuario e da lì verso l’altare.
Un semplice piano ripiegato fornisce un riparo. Sostenuto da una spinosa rete d’acciaio, la purezza della superficie non è interrotta, tranne che per i colorati incavi in rilievo per catturare la luce naturale. All’interno, i portali del santuario si aprono a spirale tra le pareti curve di un ambulatorio semicircolare, che a sua volta è contenuto da un collage di prismi di vetro traslucido che dipingono colori sempre diversi sulle pareti del santuario. Colorati per riferirsi alle stagioni della liturgia cattolica, e illuminati dal corso del sole per creare un’atmosfera di ombre, luce e significato liturgico adatto al risveglio spirituale, il loro design unico è stato il risultato di numerose prove sperimentali per assicurarci che i colori sarebbero stati visibili dall’esterno e in grado di trasmettere luce colorata.
Un’unica apertura nel tetto fornisce un passaggio per il supporto su cui la croce è tenuta in alto, e fa cadere la luce lungo la sua superficie nel santuario, conducendo così l’occhio del parrocchiano verso l’alto e verso l’esterno per condividere il cielo con la semplice e inalterata croce.
Innumerevoli studi hanno portato alle pareti finali a forma di ventaglio del santuario, che combinano una cadenza processionale rilassata per creare un ambiente acustico unico.
Un portico con una croce incisa che si affaccia su uno specchio d’acqua è stato inizialmente progettato per essere raggiunto da un sottile ponte. Anche così, la combinazione di uno spazio intimo fiancheggiato da panchine basse e con vista sullo specchio d’acqua è diventato un luogo preferito per piccole riunioni.
Speravamo di conferire un significato metaforico ai sostegni sismici richiesti dal piano del tetto piegato immergendo la loro origine in una piscina riflettente e configurandoli in un groviglio che ricorda il Calvario.
Dopo molti mock-up sperimentali, la combinazione per le light-box è stata stabilita sulla base di una fritta colorata e opaca sul vetro esterno, una cavità dipinta in tinta, e un pannello di vetro interno colorato, che ha dato il risultato raffigurato.
Il vocabolario semplice ma forte degli arredi liturgici è progettato per rafforzare la liturgia gesuita. Costruito in lamiera d’acciaio verniciata a polvere e piani nitidi di acero laminato, è un richiamo frugale ai principi dell’ordine.
Una varietà di aperture sono posizionate per creare un gioco di ombre e luce naturale, ispirato dal libro di Junichiro Tanizaki “In Praise of Shadows”.
L’analisi acustica ha rivelato un ambiente sonoro vario che noi, così come il nostro cliente, abbiamo ritenuto più appropriato per uno spazio sacro rispetto a uno spazio sonoro “ingegnerizzato” che è stato considerato ma rifiutato sulla base del fatto che avrebbe mancato di personalità.» (trad. it.)

Foto esterni:





Foto interni:






4 commenti:

  1. Penso che stanotte avrò degli incubi, e parecchi pure, dopo aver avuto la sventura di cedere per un momento alla curiosità e vedere le foto degli esterni ed interni di quella "cosa" che hanno osato chiamare "chiesa".
    Se tornassero Michelangelo o, che so io, il Borromini e i Papi che commmissionarono loro la costruzione di tante bellissime chiese a Roma, la farebbero distruggere subito.
    Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, liberateci dalla pretaglia vaticansecondista che commissiona e approva questi orrori!
    don Andrea Mancinella, eremita della Diocesi di Albano

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  2. Ma come si fa a pregare in un posto così! Mah!

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  3. Mamma mia che incubo!
    Il forte contrasto della fig.5 di 10 dice tutto : La vita(il grano o quello che e') e la morte suggerita da quell'angolo acuto che ferisce l'opera dolce e magnifica di Dio. Per quanto, se innevato, potrebbe essere sfruttato come pista da sci per le giovani marmotte.
    Elle

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