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venerdì 20 marzo 2020

Roma: chiusa la chiesa dove il Papa ha pregato Il Crocifisso miracoloso di S. Marcello al Corso

Abbiamo appreso la notizia dell’assurda chiusura dalla chiesa di San Marcello al Corso, per una stringente applicazione del decreto di chiusura delle chiese non parrocchiali decisa dal Cardinal Vicario. Il vergognoso fatto ci viene confermato anche da Diane Montagna, corrispondente americana per LifeSiteNews che in suo Tweet ne dà il feral annuncio. 
Rimaniamo davvero indignati che la chiesa, retta amorevolmente dai Servi di Maria e tenuta eroicamente aperta tutto il giorno (dalle 07:00 alle 24:00) per la preghiera dei fedeli, sia stata burocraticamente chiusa impedendo ai romani di pregare dinnanzi al Crocefisso miracoloso. Tale assurda decisione risulta ancor più inopportuna (per non dire peggio) dopo l’atto di fede che ha fatto domenica scorsa (15.3.2020)  il Papa sulle orme dei suoi predecessori affidando alla sacra immagine del Crocefisso la supplica di liberazione dall’epidemia di coronavirus. 
Bravi, proprio bravi. Bella mossa!!  Siamo quasi certi che il buon rettore p. Enrico abbia dovuto obbedire obtorto collo.

A tal riguardo vi proponiamo alcune notizie inviateci dal prof. Enzo Fagiolo (che ringraziamo) proprio sul crocifisso ligneo venerato a S. Marcello al Corso al Roma e sulla secolare devozione dei romani nei suoi confronti proprio nel periodo di pestilenze. 
Roberto


IL CROCIFISSO DELLA CHIESA DI S. MARCELLO A ROMA
di Enzo Fagiolo


La devozione all’antico Crocifisso ligneo, conservato in una cappella della chiesa di S. Marcello al Corso in Roma, opera di artista di area toscana del XIV secolo, è legata al ricordo di eventi calamitosi avvenuti nei primi decenni del XVI secolo. Il primo, un grave incendio nella notte tra il 22 e il 23 maggio del 1519, che devastò la chiesa ma che lasciò indenne il Crocifisso che allora pendeva sull’altare maggiore secondo l’uso medioevale.
Infatti un restauro della fine del secolo scorso ha rivelato che la scultura è ricavata da un ‘unico blocco di legno di pioppo senza tracce di bruciature. Il popolo accorso al mattino gridò al miracolo nel vedere il crocifisso intatto con la lampada davanti ancora accesa e un gruppo di devoti, origine di una insigne arciconfraternita, prese a riunirsi in preghiera ed ad accendere lampade davanti alla sacra immagine portata nell’attiguo convento dei Servi di Maria che dal 1368 officiano la chiesa di origine paleocristiana (V° sec.), l’antico titulus Marcelli, fondato, secondo la tradizione da papa Marcello ( 308-309 ?) che nei sotterranei conserva una vasca battesimale dell’epoca . 


Il secondo tragico evento fu la grave pestilenza degli anni 1522-23. Tempi tristissimi per una Roma priva del papa, il neoeletto Adriano VI da Hutrech, non ancora arrivato dalla Germania. Fu allora che i devoti del Crocifisso con il card. titolare, lo spagnolo De Vich, decisero di portare in processione la sacra immagine, per impetrare la fine del contagio ma anche per distogliere il popolo da pratiche paganeggianti esibite da esaltati, dall’8 al 24 agosto 1522 per tutti i rioni di Roma, seguita dal popolo implorante “Misericordia SS. Crocifisso!” . Ogni giorno il corteo percorreva un certo tratto di strada e alla sera l’immagine veniva ricoverata nella chiesa più vicina e, in seguito, portata anche in S. Pietro. Una temporanea attenuazione dell’epidemia della durata di pochi mesi creduta miracolosa, accrebbe la devozione a quel Crocifisso mai venuta meno nei secoli successivi. 

Nel grande oratorio cinquecentesco dell’ Arciconfraternita costruito dietro la chiesa di S. Marcello, oltre a grandi affreschi di pittori manieristici raffiguranti le leggende dell’Invenzione della S. Croce, in più piccoli riquadri sono rappresentati, tra gli altri, la processione penitenziale: un corteo di popolo, preceduto dal Crocifisso, portato a spalla da quattro gentiluomini e davanti allo stesso fanciulli vestiti di nero con cero acceso che incedono su una strada dove giacciono alcuni cadaveri di appestati. 

Dal 1575 quel Crocifisso è l’emblema degli Anni Santi in occasione dei quali viene portato in processione a S. Pietro e tutto il mondo lo ha potuto vedere intronizzato sulla Confessione della Basilica Vaticana per tutta la Quaresima dell’anno giubilare 2000, durante il quale, il 14 marzo, è stata celebrata la giornata del Perdono, voluta da Giovanni Palo II, con l’antico rito dell’accensione delle lampade davanti al Crocifisso. 

E’ oggi necessario e urgente riscoprire il valore profetico, ben oltre quel tempo, di quella antica testimonianza di fede per le vie di Roma sfidante il contagio. In un’epoca così difficile per la Chiesa, distratta da ideologie mondane che ci stanno allontanando da Dio, è necessario e urgente riproporre la centralità della Passione di Cristo nella vita della Chiesa e la sapienza della Croce per un cammino di autentica conversione e non di illusorie ‘ promozioni’ umane. ( E. F.) 



12 commenti:

  1. non metuens verbum20 marzo 2020 08:30

    E mica si poteva alimentare la superstizione infettiva dei fedeli, dopo il pessimo esempio del Papa che manifesta la sua devozione !
    Fresco di ieri San Giuseppe: Avevamo un parroco che nella grande chiesa da 500 posti, davanti a 5 fedeli uno ogni 5 banchi, diceva la Santa Messa e dava la Santa Comunione. E’ arrivato lo zelante spifferatore, e il vescovo glielo ha proibito. Non i vigli urbani, il vescovo. Non dico luoghi e nomi perché tanto potrebbe essere stato dovunque.
    A quando la proibizione della confessione, perché l’alito è appestato ? La proibizione del matrimonio, perché è una manifestazione omofoba ? La cresima, perché istiga al militarismo ? Il battesimo, perché l’acqua fredda fa male al bambino ? L’ordine sacro, perché ovviamente è maschilista ? L’estrema unzione, perché tanto non la vuole più nessuno ?

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    1. Spietato e ineccepibile. Soltanto un'osservazione: la cresima che "istiga al militarismo" (secondo l’idea bislacca modernista) è un pallido ricordo. Senza dire della non esclusa nullità del sacramento a causa della forma modificata: "Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono", in luogo di "Io ti confermo col crisma della salute", visto che non a caso la cresima è chiamata Confermazione. Formula generica quella modernista, evidentemente volta ad attenuare la specificità cristiana del “soldato di Cristo”, come veniva appellato il cresimato, figura obbrobriosa agli occhi di questo mondo laicista, pacifista e cattocomunista. E poi,forse che nel Battesimo non si è già ricevuto “il sigillo dello Spirito Santo?

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    2. non metuens verbum20 marzo 2020 16:14

      Che vi dicevo ? Fresco Fresco:


      Battesimo in chiesa nonostante i divieti: denunciati prete, genitori, padrino e fotografo

      ANSA 3 ore fa

      Un sacerdote ed altre quattro persone sono state denunciate a San Gennaro Vesuviano (Napoli): carabinieri della locale stazione sono andati in una chiesa della zona e hanno trovato il parroco che - nonostante il divieto imposto dal governo per evitare il contagio - stava celebrando il battesimo di un bambino.
      Fornito da HuffPost
      I militari hanno denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità il prete, il padrino del bimbo, il fotografo e la coppia di genitori.

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    3. @il Vecchio
      l'attuale forma della Confermazione è una modifica della forma usata dalla Chiesa greco-slava: Σφραγὶς δωρεᾶς Πνεύματος Ἁγίου ovvero ' Sigillo del dono dello Spirito Santo '
      di questa forma non si è mai dubitata la validità, visto che è anche usata da varie Chiese in comunione con Roma
      ergo anche la forma attuale è valida
      si poteva comunque lasciare quella vecchia specifica del rito romano

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    4. Per gsimy (con simpatia). "Si poteva comunque lasciare quella vecchia specifica del rito romano": questa precisazione la dice lunga: perché non è stata lasciata? La forma "Ego te confirmo" è patrimonio della Chiesa Cattolica ROMANA, quindi non si vede perché si è voluto adeguare la Cattolicità ROMANA a quella greco-slava (con tutto il rispetto). Semmai, siccome sono le Chiese in comunione con ROMA a poter vantare di essere cattoliche, avrebbe dovuto accadere proprio il contrario. La verità è che l'ecumenismo modernista non perde occasione per affievolire la CENTRALITA' DI ROMA quale prerogativa imprescindibile. E questo, alla lunga e come si può facilmente constatare, porta alla dissoluzione. Senza ROMA la Chiesa Cattolica sparisce.

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    5. @il Vecchio
      no, nessuno si sarebbe dovuto adeguare, perchè, seppur la Chiesa di Roma e il suo Vescovo sono il segno visibile dell'unità della Chiesa terrena, anche le altre Chiese locali hanno la loro dignità nei loro riti, nella loro disciplina, nelle loro tradizioni, e ciò mette ancora più in risalto l'unità della Chiesa, invece di diminuirla
      nei secoli precedenti, in nome di una presunta superiorità intrinseca del rito romano, si è tentato di 'romanizzare' o peggio ancora sostituire con il rito romano sia molti riti orientali (es. malabarico, etiopico, caldeo, maronita) che molti riti latini non romani (patriarchino, mozarabico, lionese). i risultati non sono mai stati grandi positivi, hanno creato degli obbrobri indecenti (es il Racconto dell'Istituzione eucaristica fuori dall'anafora nei riti di frazione nel rito malabarico), hanno diviso i cristiani locali e spesso aumentato il risentimento verso Roma
      dopo il Concilio all'inverso, alcuni hanno ritenuto i riti orientali superiori a quello romano, con il risultato di sostituire il Canone con preghiere eucaristiche ispirate a quelle orientali etc
      in verità ogni Chiesa locale in comunione con Roma dovrebbe mantenere il suo rito e con esso continuare a onorare Dio e santificare il suo poopolo

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  2. Dopo il bacio di Giuda che ha ricevuto, quel Cristo Crocifisso non ha permesso altri oltraggi. Seconda ipotesi: si temeva che dopo il "papa" vi fosse un maggior afflusso di fedeli a chiedere una Grazia al Crocifisso, per carità !

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  3. I tempi di quella pestilenza erano ancor più tragici perché si stava relizzando la divisione della cristianità ad opera di un monaco deviato e dei suoi seguaci, facendo credere che la riforma della Chiesa si faceva attaccando manifestini alle porte delle chiese. Il popolo romano, come altri d' allora, mostrò come si ritorna alla vera fede a costo della vita. Chiediamo al Crocifisso che Colui che è andato a pregare e la sua gerarchia, lasci gli intrattenimenti ecumenici che stanno allontanado la Chiesa cattolica da se stessa.

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  4. Mimmo di Taranto20 marzo 2020 15:17

    Ma ancora con queste reminiscenze di fatti di una pietà popolare infantile.
    Vuoi mettere l'efficacia apotropaica delle suorine che sventolano il tricolore sul terrazzo del loro convento cantando a squarciagola l'inno di Mameli? Queste si che manifestano una fede adulta!!! e danno prova di avere allestito l'ospedale da campo di cui parlava e sparlava qualcuno.

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  5. Tutto questo deve avvenire. Tutto è scritto nella Sacra Scrittura.
    La Madonna di Anguera in un messaggio disse: un terremoto scuotera' la Chiesa sinodo). Le chiese diventeranno luoghi di preghiere. La Chiesa resterà in mano ai fedeli a Cristo.
    Molti sacerdoti si perderanno.
    La conferma sta nella somma dele lettere del nome più un ne aggiunto che va a far parte della individualità della persona. Data la globalizzazione supera il numero di Nerone

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    1. "La conferma sta nella somma dele lettere del nome più un ne aggiunto che va a far parte della individualità della persona. Data la globalizzazione supera il numero di Nerone". Vuol spiegarsi meglio? Grazie.

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  6. Vorrei pregare molti commentatori di questo articolo a lasciar perdere involute polemiche sull'arcinoto drammatico stato della fede della Chiesa e guardare solo al Crocifisso di fronte al quale noi siamo solo peccatoti arroganti che sfidano Cristo come il diavolo nel deserto. Non è il momento. Grazie !!

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