martedì 20 agosto 2019

La Diocesi di Roma per la gestione delle Parrocchie vuole degli "squilibrati"


Quella sopra è uno dei testi a cui fanno riferimento Valli e (e Tosatti QUI): un farneticante - a mio parere - elogio dello squilibrio del Vicario di Roma card. Angelo De Donatis in una comunicazione ufficiale a sacerdoti della Diocesi di Roma.
Mala tempora currunt.
Luigi

Duc in altum, 7-8-19
La lettera che il cardinale Angelo De Donatis, vicario del papa per la diocesi di Roma, ha inviato a tutti i sacerdoti sottoposti alla sua autorità merita veramente di essere conosciuta. Fulgido esempio di Chiesa in uscita, la missiva contiene perle sulle quali meditare.

“Come sai – scrive sua eminenza rivolgendosi a un immaginario prete – il processo di conversione e rinnovamento, che stiamo mettendo in atto in Diocesi e nelle nostre comunità, richiede la creazione in ogni parrocchia di un piccolo gruppo di persone, una équipe pastorale, che possa prendersi cura del cammino di tutti, custodendo la direzione comune e animando concretamente le diverse iniziative”.

Queste idee sono ottime. Occorre abbandonare la vecchia concezione, secondo cui il processo di conversione richiede la preghiera personale, il costante rivolgersi a Dio, l’amore per Gesù. No, la vera conversione richiede la creazione di un’équipe pastorale. Ed è giusto che sia tale équipe (per comodità potremmo anche chiamarla soviet, o collettivo, o cellula) a “custodire la direzione comune”. Sono finiti i tempi in cui la custodia era affidata al prete con l’ausilio dei santi. Non a caso sua eminenza insiste: “L’individuazione di una buona équipe pastorale è una priorità”.

Il consiglio è di scegliere “dodici persone”, ma il numero è simbolico. Possono essere di più, o di meno, non importa. L’importante è che queste persone, dodici, tredici o quel che siano, “non vanno cercate tra coloro che hanno dimostrato di essere prudenti, misurate e circostanziate, ma al contrario, tra persone fuori dalle righe, gente che lo Spirito Santo ha reso degli appassionati dello squilibrio”.

Questo sì che è parlare chiaro. Ci fu un tempo, ormai superato per sempre, in cui la Chiesa riteneva che i doni dello Spirito Santo fossero la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio. La vecchia Chiesa, non ancora in uscita, li chiamava i sette doni dello Spirito Santo, ma evidentemente erano espressione di una Chiesa rigida, dottrinaria e, diciamolo, del tutto autoreferenziale. Oggi invece, ed è giusto sottolinearlo, abbiamo bisogno di squilibrati, e sua eminenza lo dice chiaro e tondo: “Non abbiamo bisogno di professionisti competenti e qualificati, quanto piuttosto di cristiani apparentemente come tutti, ma in realtà capaci di sognare, di contagiare gli altri con i loro sogni, desiderosi di sperimentare cose nuove”. Insomma, con una formula innovativa potremmo dire: “Vogliamo la fantasia al potere”.

È molto bello che a questo punto sua eminenza, per rafforzare l’argomentazione, non citi, come si faceva una volta, un santo, un padre della Chiesa, un teologo, un papa, bensì un giornalista, ossia il bravissimo Luigi Accattoli, il quale, con un’alzata d’ingegno, ha scritto che la comunità cristiana ha bisogno di “esploratori coraggiosi”. Giusto. Ma noi vorremmo andare anche più in là, e proporre di mettere la diocesi di Roma sotto la protezione non solo e non tanto di Pietro e Paolo, ma di Giovanni Caboto, Cristoforo Colombo, Vasco da Gama, David Livingstone, Umberto Nobile, Roald Amundsen. Gente così. Che esplorava.

Sua eminenza il cardinale vicario ammette che magari queste persone appassionate dello squilibrio possono risultare a volte “destabilizzanti”, ma che importa? Ciò che conta è “tenerle vicine, ascoltarle, lasciarle agire”. D’altra parte, aggiungiamo noi, si sa che le persone squilibrate non vanno mai contraddette.

“Faranno degli errori?”, si chiede sua eminenza. “Li faranno fare a te e alla comunità?”. E pazienza. Come dice sempre papa Francesco, e come sua eminenza opportunamente ricorda, molto meglio una “Chiesa accidentata” che una “autoreferenziale”. E ora non state a chiedervi che cosa voglia dire, perché non è più tempo di significati rigidi.

Ciò che conta non è, come si riteneva un tempo, condurre le anime a Dio (che linguaggio!), ma “l’ascolto creativo della realtà e delle storie di vita”. E, di nuovo, non state a chiedervi che cosa voglia dire di preciso, perché la precisione è superata, roba vecchia.

“Tutta la comunità cristiana e tutti gli operatori pastorali sono chiamati a mettersi in atteggiamento di ascolto” dice sua eminenza. E come? Microspie? Audio-sorveglianza? Intercettazioni? Non si sa, ma saperlo non è importante. Non è il momento di spiegare. La Chiesa in uscita ascolta, non spiega.

Poi, dice sua eminenza, prioritario è anche “essere custodi del fuoco”, ben sapendo che “essere custodi del fuoco” significa “custodire il senso del cammino” in una “Chiesa-grembo di misericordia” . E a questo punto come non pensare ai nostri cari amici indios amazzonici, dai quali tanto abbiamo da imparare, e alle loro tradizioni fondate sull’idea di Terra Madre Grembo e Spirito di Potenza Cosmica?

Occorre notare che nella lettera c’è qualche imperfezione di contenuto e di stile. Per esempio, dopo aver sostenuto che occorre evitare uno “schiacciamento sul fare”, il testo propone tutto un elenco di cose da fare. Ma non importa. Trattasi certamente di errori voluti per sottolineare che ciò che conta è essere incidentati e squilibrati, non tutti precisini.

Ed è consolante sapere che “nello svolgere questi compiti” l’equipe non avrà l’aiuto, in fondo banale e scontato, di grandi santi e patroni, ma “sarà supportata dalla Diocesi e dagli Uffici Pastorali” (notare l’abbondanza di maiuscole), proprio come nelle grandi nomenklature.

Molti altri sarebbero i punti da sottolineare in questa lettera, piena di Fuoco e di Spirito, nella quale, giustamente, non una sola volta è nominato, almeno esplicitamente, Gesù. Ci limitiamo a osservare un pleonasmo proprio alla fine (“da questo cammino pastorale la Chiesa diocesana ne uscirà più attenta”), ma, ripetiamo, anche questa ridondanza un po’ fastidiosa sarà certamente voluta, perché gli appassionati dello squilibrio amano l’imperfezione.

Dunque, avanti così.
Che il Fuoco sia custodito!
Come direbbe il cardinale Marx, ascoltatori di tutto il mondo, unitevi!
E come dice il cardinale Anakyn Skywalker (forse meglio conosciuto come sua eminenza Dart Fener), che la Forza sia con voi!

Aldo Maria Valli