domenica 17 febbraio 2019

Il Card. Scola e la S. Comunione ai divorziati risposati: parole chiare e cristalline



Alcune parole illuminanti del Card. Scola sulla S. Comunione ai divorziati risposati.
Luigi

Card. Scola:
"Il mio giudizio sul capitolo 8 dell’Amoris Laetitia è stato molto chiaro fin dall’inizio. Nel 2014 e nel 2015, in preparazione ai due Sinodi sulla famiglia, ho scritto due lunghi articoli in proposito sulla rivista «Il Regno» in cui affermavo chiaramente la non accessibilità alla comunione sacramentale da parte dei divorziati risposati.
Ho ribadito le stesse tesi dopo l’uscita dell’Amoris Laetitia nel 2016, avendo richiesto pareri scritti a una dozzina di esperti della mia diocesi, oltre ad averne discusso in vari incontri del Consiglio episcopale e con sacerdoti e laici. Infine ne ho parlato con il Santo Padre, durante un’udienza privata..... La non ammissibilità dei divorziati risposati all’Eucarestia non è un castigo che può essere tolto o ridotto, ma è insita nel carattere stesso del matrimonio cristiano che, come ho detto, vive sul fondamento del dono eucaristico di Cristo sposo alla Chiesa sposa. Ne deriva che chi si è auto-escluso dall’Eucarestia ponendo in atto una nuova unione può tornare ad accedere al sacramento eucaristico solo vivendo la castità perfetta, come affermato dall’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Familiaris Consortio. Ma di questo non vi è alcun cenno nell’Amoris Laetitia. Non viene detto che quell’indicazione non è più valida, ma neppure si dice che è ancora valida. Semplicemente, la si ignora. Al tempo stesso si ricorda che l’Eucarestia, come diceva sant’Ambrogio, «non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli». Ora è vero che l’Eucarestia ha anche una funzione di guarigione, ma quest’affermazione non può essere usata al di fuori di quanto dice la Costituzione conciliare Lumen Gentium al numero 11, circa la natura ecclesiale dei sacramenti." 
(Card. A. Scola "Ho scommesso sulla libertà" cap. 11)

Costituzione Dogmatica Lumen gentium:
11.11. Il carattere sacro e organico della comunità sacerdotale viene attuato per mezzo dei sacramenti e delle virtù. I fedeli, incorporati nella Chiesa col battesimo, sono destinati al culto della religione cristiana dal carattere sacramentale; rigenerati quali figli di Dio, sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa [18]. Col sacramento della confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l'opera [19], come veri testimoni di Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi [20] con essa così tutti, sia con l'offerta che con la santa comunione, compiono la propria parte nell'azione liturgica, non però in maniera indifferenziata, bensì ciascuno a modo suo. Cibandosi poi del corpo di Cristo nella santa comunione, mostrano concretamente la unità del popolo di Dio, che da questo augustissimo sacramento è adeguatamente espressa e mirabilmente effettuata. 
Quelli che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui; allo stesso tempo si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera. Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi (cfr. Gc 5,14-16), anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo (cfr. Rm 8,17; Col 1,24), per contribuire così al bene del popolo di Dio. Inoltre, quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell'ordine sacro sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa colla parola e la grazia di Dio. E infine i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio [21]. Da questa missione, infatti, procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale. 
Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e d'una tale grandezza, tutti i fedeli d'ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità, la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste.