mercoledì 19 aprile 2017

I "dubia" dei quattro cardinali fanno scuola



Tornado alle dolenti note di Amoris Laetitia, due interventi molto utili di Magister, soprattutto quelli di Anna Silvas e di Claudio Pierantoni.
L

Il primo:

4-4-17

Caffarra
"Fare chiarezza". Con lo stesso titolo-appello con cui i cardinali Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner hanno reso pubblici i loro "dubia" sui punti più controversi di "Amoris laetitia" si terrà a Roma sabato 22 aprile un grande convegno internazionale, a un anno dalla pubblicazione dell'esortazione postsinodale.
Il convegno avverrà all'Hotel Columbus, a due passi da piazza San Pietro. E in esso prenderanno la parola studiosi convenuti da tutto il mondo: Anna M. Silvas dall'Australia, Claudio Pierantoni dal Cile, Jürgen Liminski dalla Germania, Douglas Farrow dal Canada, Jean Paul Messina dal Camerun, Thibaud Collin dalla Francia.

I primi due sono ben noti ai lettori di Settimo Cielo.
Di Anna M. Silvas, cattolica di rito orientale e illustre studiosa dei Padri della Chiesa, hanno potuto leggere lo scorso giugno questa brillante e argomentatissima critica del documento di papa Francesco:
Mentre dell'italo-cileno Claudio Pierantoni, anche lui patrologo e studioso di filosofia medievale, hanno letto, lo scorso novembre, l'istruttivo parallelo tra lo sbandamento della Chiesa attuale e quello delle controversie trinitarie e cristologiche del quarto secolo, per superare le quali ci vollero dei concili ecumenici, come oggi potrebbe accadere di nuovo:
L'elemento caratterizzante del convegno è che in esso parleranno solo dei laici, a riprova di quanto la controversia che divide oggi la Chiesa non sia affatto esclusiva di "pochi" ecclesiastici retrogradi – come alcuni si azzardano a dire –, ma coinvolga l'intero "popolo di Dio".
Né tantomeno gli studiosi che prenderanno la parola il 22 aprile sono voci isolate. Basti pensare – tra i molti altri che si potrebbero citare – a due figure eminenti come il polacco Stanislaw Grygiel e il francese Rémi Brague, entrambi convinti sostenitori della fondatezza dei "dubia" sottoposti al papa dai quattro cardinali.
Nella foto, l'incontro di due giorni fa tra Francesco e uno dei quattro, l'arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra, già presidente del pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.
Tra i firmatari dei "dubia", il cardinale Caffarra è quello al quale Jorge Mario Bergoglio ha in passato manifestato più volte la sua stima. Ed è anche quello che ha più sviluppato in pubblico gli argomenti a sostegno delle sue obiezioni ad "Amoris laetitia", in particolare nell'intervista a "Il Foglio" del 14 gennaio 2017, ampiamente ripresa in più lingue da Settimo Cielo:
L'incontro della foto è avvenuto domenica 2 aprile, durante la visita del papa alla diocesi di Carpi.
Il convegno del 22 aprile è promosso dal mensile di apologetica "Il Timone" e dal sito web "La Nuova Bussola 

Il secondo:

Giorno dopo giorno, i "dubia" sottoposti al papa e poi resi pubblici lo scorso novembre dai cardinali Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner sui punti più controversi di "Amoris laetitia" appaiono condivisi da strati sempre più larghi della Chiesa.
Limitando la rassegna ai soli cardinali e vescovi che si sono pronunciati pubblicamente pro o contro il passo compiuto presso il papa dai quattro cardinali, i favorevoli continuano ad essere più numerosi dei contrari.
Tra questi ultimi si sono schierati di recente l'italiano Bruno Forte, già segretario speciale del sinodo dei vescovi sulla famiglia, e l'argentino Eduardo Horacio Garcia, già vicario di Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires e oggi vescovo di San Justo.
Mentre ai favorevoli si sono aggiunti – rispetto al precedente conteggio di Settimo Cielo che già li vedeva in testa – i cardinali Wilfrid Fox Napier, Joseph Zen Ze-kiun, Mauro Piacenza, e i vescovi Charles Chaput, già autore di "Linee guida" che hanno fatto scalpore, Luigi Negri, Athanasius Schneider, Tomash Peta, Jan Pawel Lenga.
Ma ancor più va tenuto conto di due recenti interventi particolarmente significativi, di un cardinale e di un vescovo entrambi schierati per una lettura di "Amoris laetitia" decisamente in linea con il magistero tradizionale della Chiesa e quindi a sostegno dell'iniziativa dei quattro cardinali.
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Il cardinale è John Onaiyekan (nella foto), arcivescovo di Abuja, in Nigeria, personalità tra le più autorevoli e influenti dell'Africa, l'unico continente in cui i cattolici sono in forte crescita, del 20 per cento negli ultimi cinque anni.
In un'ampia intervista a John Allen per il portale Crux, interpellato a proposito di "Amoris laetitia" e della comunione ai divorziati risposati, Onaiyekan ha così risposto:
"Non c'è nulla che il papa abbia detto su cui noi non stiamo già lavorando da tempo, più o meno sulla stessa linea. Può essere che un uomo e una donna siano in una condizione irregolare, ma questo non significa che siano scomunicati. Abbiamo sempre trovato un modo per accoglierli. […] Ma d'altra parte, facciamo loro capire che ricevere la santa comunione è un'espressione pubblica della nostra fede. Non possiamo giudicare ciò che c'è dentro il nostro cuore, e così dobbiamo stabilire delle regole che determinino chi riceve la comunione e chi no. La nostra gente sa benissimo che questa è la regola. […] Mi piace che il papa dica che essi non sono, per questo fatto, scomunicati. Ma dire che uno non è scomunicato non significa che egli possa ricevere la comunione".
E ancora, con particolare riferimento all'Africa:
"C'è una grossa discussione dentro la Chiesa su questa materia? Non è del tutto vero. Ci possono essere alcuni teologi che ne parlano qua o là, ma certo non si sente granché da altre parti, ad esempio dalle conferenze episcopali".
Ciò che va rimarcato è che questa posizione espressa dal cardinale Onaiyekan è di quasi tutta la Chiesa africana, come ha confermato anche il teologo nigeriano Paulinus Odozor in un'intervista al "Tablet" del 21 marzo, secondo cui la controversia che divide altrove il cattolicesimo "in Africa è già stata risolta da tempo".
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Il vescovo è quello di Alcalá de Henares, presso Madrid, Juan Antonio Reig Pla, che il 20 marzo ha pubblicato una nota per istruire i suoi sacerdoti e fedeli su come interpretare e applicare "Amoris laetitia" sul punto scottante della comunione ai divorziati risposati.
Queste persone – scrive – vanno accompagnate in un percorso simile a quello degli antichi catecumeni: "un percorso che, passo dopo passo, li avvicinerà sempre di più a Cristo, approfondendo il Vangelo del matrimonio, istituito da Dio fin dal principio come unione indissolubile tra uomo e donna. […] Soltanto quando saranno determinati a compiere questo passo potranno ricevere l'assoluzione sacramentale e la santa Eucarestia".
Per la comunione "rimangono in vigore, dunque, le condizioni obiettive richieste dal magistero della Chiesa per poter accedere ai sacramenti", le stesse condizioni già dettate da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e con le quali il magistero di papa Francesco "si pone in continuità".
Tali condizioni implicano che "quando l'uomo e la donna [divorziati e in una nuova unione], per seri motivi quali ad esempio l'educazione dei figli, non possono soddisfare l'obbligo della separazione", devono "vivere in piena continenza, cioè astenersi dagli atti propri dei coniugi", e solo allora potranno accedere alla comunione. "È questo il requisito obiettivo che non ammette eccezioni ed il cui compimento deve essere oggetto di accurato discernimento nel foro interno. Nessun sacerdote può considerare se stesso con l'autorità per dispensare da questa esigenza".
Il testo integrale in italiano della nota, di esemplare brevità e chiarezza, è in quest'altra pagina di Settimo Cielo:
Un particolare da non trascurare è il rimando che Reig Pla fa, come testo guida, al "Vademecum" sull'interpretazione di "Amoris laetitia" pubblicato da tre docenti del pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, anch'esso in perfetta continuità con il magistero tradizionale della Chiesa in materia.
Un "Vademecum" ampiamente presentato da Settimo Cielo appena è arrivato in libreria lo scorso gennaio:
Canto del cigno – si teme però – di un istituto che è stato decapitato e consegnato da Francesco alle cure di un nuovo gran cancelliere e gran confusionario, di nome Vincenzo Paglia.

1 commento:

  1. Bergoglio si rifiuta di chiarire i 'dubia' suscitati dall'equivoca AL, espressi da 4 cardinali di alto profilo dottrinale e sostenuti anche di molti non firmatari. Poiché giustifica le sue 'invenzioni' con l'osservanza del Vangelo, ha mai letto,per caso, quante volte Cristo stesso si è soffermato a rispondere ai dubbi, alle perplessità, alle aperte obiezioni degli apostoli, ritenendolo suo dovere di Maestro di Verità?

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