Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

mercoledì 15 febbraio 2017

Amoris laetitia e Coccopalmerio: la solita minestra riscaldata e nessunargomento contro i “dubia”.

di don Alfredo Morselli


dubia dei quattro Cardinali non hanno avuto, fino ad ora, alcuna risposta o confutazione, se non slogan o ripetizioni pedisseque di tesi contrarie a tutta la Tradizione, come essa è proposta - per questi tempi - dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Non esiste nel mondo progressista alcuno che, nel cercare di confutare  i dubia, abbia saputo dire qualcosa di più intelligente di due + due = cinque.
Non c'è da meravigliarsi allora se la clacque, nel caso un Cardinale pubblichi qualcosa  di favorevole alla peggiore interpretazione possibile del capitolo ottavo di Amoris laetitia, enfatizza al massimo la cosa, fino a ipotizzare niente meno che la risposta autentica del Papa ai dubia.
È curioso notare che fino a pochi anni fa il magistero parallelo era quello dei teologi progressisti che facevano la fronda al Papa; ma ora, il medesimo magistero parallelo è costituito da lettere e interviste di Papa Francesco, presentate con altisonanza dai media, benché non pubblicate sugli Acta Apostolicae Saedis, e da esternazioni varie ultra-allineate.
Quest'ultimo è il caso di un opuscolo di trenta pagine, Il Capitolo ottavo della esortazione apostolica post sinodale Amoris Lætitia, diffuso da mercoledì 8 febbraio 2017 nelle librerie cattoliche; l'autore dello scritto è il Cardinale Francesco Coccopalmerio.
Il libretto non può essere la risposta del Papa ai dubia, perché la ripetizione ostinata dell'errore non costituisce né un'argomentazione, né una risposta.
Ma veniamo ora ad esaminare il solito ritornello, interpretato, per l'occasione, dall'insigne canonista. Prendiamone in cosiderazione alcune frasi:
“Divorziati risposati, coppie di fatto, conviventi non sono certamente modelli di unioni in sintonia con la Dottrina cattolica…
e fin qui ci siamo; 
…ma la Chiesa non può voltarsi dall’altra parte. 
Ma chi è che si volta dall'altra parte? Questo errore logico si chiama "conclusione più ampia delle premesse"; dire che in certe situazioni non si può ricevevere l'Eucarestia non vuol dire non prestare tutte le attenzioni possibili a chi si trova in difficoltà; non si può dire "O sacramenti o porta in faccia".
Non si girava certo dall'altra parte Benedetto XVI, quando scriveva: "I divorziati risposati (…) nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con
speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli" (Esort. apost. Sacramentum Caritatis, 22-2-2007, § 29).
…Per cui i sacramenti della Riconciliazione e della Comunione vanno dati anche alle cosiddette famiglie ferite…
Un giurista come Coccopalmerio non può essere impreciso sull'espressione "famiglia ferita": si tratta della famiglia vera ferita per la crisi, oppure vogliamo chiamare famiglia ferita la nuova convivenza?
…e a quanti, pur vivendo in situazioni non in linea con i tradizionali canoni matrimoniali…
Immaginiamo un marito che sorprende la moglie in flagrante adulterio, e si sente dire: "Ma caro, non ti sto tradendo, sto solo vivendo non in linea con i tradizionali canoni matrimoniali"! Povero marito!

Al di là della battuta, non si può mascherare l'adulterio con questa circonlocuzione. 
Vivere come marito e moglie con un'altra persona che non è il legittimo coniuge, è adulterio, quindi è sempre peccato mortale.
…esprimono la sincera volontà di avvicinarsi ai sacramenti…
La sincera volontà c'è quando non solo si vuole il fine, ma si scelgono anche i mezzi (vivere come fratello e sorella): qui vult finem vult media; altrimenti si tratta di velleità. Anche questa può essere un punto di partenza, e, con la preghiera e tutti quei mezzi elencati nelle parole di Benedetto XVI sopra riportate, può trasformarsi in sincera volontà; e allora sarà possibile accostarsi ai sacramenti.
dopo un adeguato periodo di discernimento…
Ecco l'altra trappola soggettivista e relativista; il vero discernimento è solo: "Sono in grazia di Dio, si o no? Ho preso la risoluzione di non accostarmi ad altra persona che non sia il legittimo coniuge, sì o no?" Non c'è da discernere se la convivenza more uxorio sia peccato o meno nel caso particolare, perché Gesù e il Magistero costante infallibilibile della Chiesa hanno già parlato chiaro: le azioni intrinsecamente cattive, qualora l'atto sia realmente volontario, cioè compiuto con piena avvertenza e deliberato consenso, sono sempre peccato grave, indipendentemente dalle circostanze.

In conclusione, ho troppa stima ed amore per il Papa, per poter pensare che quanto ha scritto il Cardinale Coccopalmerio possa costituire una sua risposta autentica ai dubia.



1 commento:

  1. Bergoglio in evidente difficoltà, sente come una spada al fianco i 'dubia' dei 4 cardinali, che rappresentano anche tanti altri che avrebbero però dovuto firmarli, e affida ora ad uno ora ad un altro i subdoli tentativi di chiarimento richiesti che per non essere tali finiscono per aumentare la confusione. Offende la Chiesa che, come Cristo, non si è mai "voltata dall'altra parte" ed ha accolto sempre con gioia chi si pente ma rinuncia al peccato.

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