lunedì 12 dicembre 2016

Che cosa significa essere un cattolico di nome Asburgo nel 21esimo secolo?

Ricordando il Beato Carlo d'Asburgo.
Nascere con il cognome Asburgo è divertente e strano allo stesso tempo. È bello essere parte di una famiglia con radici che risalgono a più di 1.000 anni fa. È sicuramente divertente avere un cugino che ti ospita in quasi tutti gli angoli del mondo. Il rovescio della medaglia è che, in un certo senso, si è sempre sotto indagine. I compagni di classe, ogni volta che il tuo cognome viene citato durante le lezioni di storia (in pratica in tutti i secoli, a partire dal XIII) ti osservano con aria strana. Tuttavia debbo ammettere che si tratta certamente di un’esperienza emozionante.
Un pensiero ci assilla costantemente: cosa vuol dire essere un Asburgo oggi? Qual è l'insieme dei valori comuni caratterizzanti il nome di questa casa regnante, che non governa più da quasi 100 anni?
In un certo senso, fu questa la domanda che la famiglia stessa si pose quando decise di tenere il nostro primo raduno internazionale dopo ormai più di 15 anni. Abbiamo così deciso di tornare alle nostre radici cattoliche e compiere un pellegrinaggio a Roma, al termine dell'Anno della Misericordia, per incontrare il Successore di Pietro. La decisione si è dimostrata essere molto saggia.
Dopo mesi di preparazione, quasi 300 membri della famiglia Asburgo, provenienti da tutto il mondo, sono arrivati a Roma per un fine settimana intenso. Il pellegrinaggio ha riunito componenti della famiglia che non si erano mai incontrati prima (tranne che attraverso una pagina privata di Facebook, utilizzata negli ultimi due anni), con un unico elemento in comune:  l’appartenenza a questa numerosa famiglia. Abbiamo trascorso piacevolmente il tempo insieme, abbiamo magiato la pasta, poi pregato e camminato per le vie di Roma insieme.


Durante il nostro incontro con Papa Francesco, che era inondato da decine di bambini nella sala Clementina ma parlava con amore anche con le "nonne", abbiamo scoperto che i valori che sono stati al centro della nostra famiglia da secoli, sono quelli che ci condurranno verso il futuro.
Il Papa ci ha parlato del nostro famoso antenato, il Beato Imperatore Carlo (la cui reliquia gli abbiamo offerto come regalo), sottolineando che il beato Carlo era, prima di tutto, un padre di famiglia. Francesco ci ha incoraggiato ad aiutare il mondo a riscoprire il valore della famiglia nei tempi odierni. Questa è per noi una cosa naturale. Io stesso, ad esempio, vivo beato con una moglie fantastica e sei meravigliosi figli – certo, non arrivo ai livelli dell’Imperatrice Maria Teresa, che ebbe sedici figli, ma comunque...
Il Santo Padre ci ha anche invitato ad imitare il beato Carlo, contribuendo a costruire un’Europa unita – cosa alla quale ci dedichiamo, attraverso il nostro impegno in politica o, nel mio caso, in qualità di diplomatico.
Papa Francesco ci ha incoraggiato a proseguire nelle molte attività sociali che ci vedono impegnati, come la promozione della pace (uno dei nostri cugini lavora nel Sud Sudan), l'aiuto ai poveri (come fanno tanti nostri cugini), agli emarginati e alle minoranze (il capo della nostra famiglia, Karl, si dedica a questo).
Il Papa è stato molto contento che fossero nate in seno alla famiglia anche vocazioni sacerdotali – mio fratello Paul è infatti il nostro primo sacerdote da quasi 200 anni e ve ne sono altri "sulla buona strada".
Ma, soprattutto, ci ha chiesto di essere un faro di pace in questi tempi molto difficili, come il Beato Carlo lo fu fin dal primo momento del suo regno, che ebbe inizio proprio 100 anni fa. Era l'unico monarca in Europa ad aver vissuto gli orrori della guerra in prima persona e l'unico che ascoltò l'appello alla pace di Papa Benedetto XV. Se poi, questa iniziativa di pace non andò in porto, non fu certo colpa sua. Il Papa ci ha invitato con decisione a promuovere la pace, come aveva fatto il Beato Carlo, "anche a costo di essere incompresi e derisi". Un messaggio che, volentieri, porteremo nel mondo.
Durante il nostro incontro abbiamo tutti colto il grande carisma di Papa Francesco: la sua comprensione istintiva delle persone, dei gruppi e dei Paesi e delle loro potenzialità attuali. Attraverso le istituzioni della Santa Sede, Papa Francesco è impegnato in processi di mediazione e di pace in tutto il mondo. Con le sue parole ci ha mostrato cosa vuol dire essere un Asburgo oggi.
Abbiamo scoperto che il significato non lo dobbiamo cercare altrove perché, semplicemente vivendo la nostra fede cattolica, ci saranno tutti gli elementi. È con questo spirito rinnovato che stiamo programmando la nostra prossima riunione di famiglia. Vediamo, dove ci porterà.


Eduard Habsburg

(L'originale inglese è uscito sul "Catholic Herald", del 18 novembre 2016)

2 commenti:

  1. Ho conosciuto personalmente qualche anno fa SAIR l'Arciduca Martino D'Asburgo-Este, nipote anche, per parte di madre, dell'eroe dell'Amba Alagi duca Amedeo d'Aosta: mi ha parlato dell'enorme onore ma altresì dell'altrettanto immensa responsabilità di continuare ad essere all'altezza di cotanti nonni! Lui percorre l'Italia per testimoniare la santità di Carlo e Zita.

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  2. Ho molto rispetto per loro, e sono iscritto alla Lega di Preghiera del Beato Carlo; ma non si può notare come tutte i loro attuali "impegni" siano ben lontani dallo spirito tradizionale che ha animato la dinastia fino al 1921. Si tratta ormai solo di filantropia e pacifintismo: l'obiettivo dei loro nemici è stato raggiunto.

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