sabato 27 agosto 2016

Mons.D'Ercole ai funerali delle vittime del terremoto: "Ecco, sotto le macerie qualcosa che dice a noi che le nostre campane torneranno a suonare"


Giornata di lutto nazionale di silenzio e di preghiera in suffragio delle 283 vittime del terribile terremoto del 24 agosto che ha flagellato tanti centri del Lazio, dell'Umbria e delle Marche. 
Poco fa ad Ascoli Piceno durante le esequie dei 36 morti di quella Diocesi il Vescovo Mons. Giovanni D'Ercole nella bellissima omelia (che posteremo per intero) aveva esordito: "E adesso, Signore, che si fa? Dai familiari delle vittime; da chi si ritrova senza famiglia e senza casa; dai giornalisti in cerca di notizie; dai parenti e dagli amici nell’obitorio fra le salme che aumentano con il passare delle ore e dei giorni. 
Domande spesso solo pronunciate con il pianto e lo sguardo perso nel nulla. 
Esiste una risposta? 
Spesso l’unica è il silenzio e l’abbraccio...  quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d’attesa, ho diretto a Dio la stessa domanda che mi sono sentito ripetere da voi in questi giorni. 
A nome mio, nel nome di questa nostra gente tradita dal ballo distruttore della terra: e adesso che si fa? 
Mi sono rivolto a Dio Padre, suscitato dall’angoscia, dall’avvilimento di esseri umani derubati dell’ultima loro speranza... ...
Quando penso al terremoto mi viene in mente l'aratro che spacca la terra, dissoda, ma sotto il solco
che lascia rinasce la vita. 
Ecco, sotto le macerie c'è qualcosa che dice a noi che le nostre campane torneranno a suonare".
 
Affidiamoci infine alle riflessioni spirituali suggerite  dal Priore del Monastero Benedettino di Norcia, ricordando ( QUI ) che possiamo essere tutti concretamente vicini ai quei cari monaci senza dimenticarci di indirizzare la nostra solidale preghiera  anche alle altre Comunità monastiche o conventuali del Lazio, dell' Umbria e delle Marche; ai Parroci e alle Comunità parrocchiali che hanno avuto le chiese , antiche o moderne, gravemente lesionate :chissà quando potranno essere riaperte  al Culto Divino per l'edificazione spirituale dei Fedeli! 
Preghiamo, preghiamo, preghiamo.  
AC

Norcia, ferita al cuore spirituale dell'Europa malata Monaci sfollati: "Resteremo per ricostruire" 
di Cassian Folsom, O.S.B.* 

"Mercoledì 24 agosto era la festa di San Bartolomeo, giorno in cui il Mattutino doveva iniziare alle 3.45. 
Intorno alle 3.30, quando eravamo già tutti in piedi, ringraziamo Dio, la terra ha iniziato a tremare.
Abbiamo altre esperienze di terremoti nei sedici anni passati qua a Norcia, ma mai niente di simile. Fa una gran paura sentire la terra ruggire e vedere l’edificio dondolare di qua e di là quasi fosse ubriaco. 
Istintivamente siamo tutti usciti e ci siamo assembrati fuori, nella piazza davanti al monastero. 
Ci siamo stretti l’uno all’altro per via del freddo, mentre nuove scosse facevano scricchiolare la terra sotto i nostri piedi. 
I monaci e i cittadini si sono tutti ritrovati spontaneamente sotto la statua di San Benedetto che si trova al centro della piazza. 
I monaci hanno iniziato a pregare il Rosario e molti cittadini si sono uniti a loro. 
Quindi abbiamo ringraziato Dio con tutto il cuore per averci risparmiato la vita. 

Dall’altro lato della montagna, ad Amatrice e ad Accumoli, il terremoto ha livellato le città, lasciandosi appresso morte e distruzione. 
Ci sentiamo in lutto per la tragica morte di queste persone e siamo addolorati per i parenti e gli amici. Infatti, come dicono le Scritture: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi" (Sap 1,13). 
La morte improvvisa è particolarmente dolorosa, perché non ti dà il tempo di prepararti.
Ecco perché San Benedetto prescrive ai suoi monaci di “prospettarsi sempre la possibilità della morte”, in modo che siano sempre pronti, anche di fronte ad una morte violenta e improvvisa che arriva inaspettata nel mezzo della notte. 
L’entità dei danni a Norcia è grave. 
Non si tratta di un solo terremoto, ma di molti terremoti, con scosse continue, perfino ora che scrivo (48 ore dopo). 
Nel monastero abbiamo avuto molti danni superficiali, abbastanza facili da riparare, ma sono presenti anche danni strutturali molto più gravi.
L’ufficiale della Protezione Civile venuto a fare un’ispezione nel pomeriggio del primo giorno, ci ha esortati a lasciare l’edificio, in quanto alcune parti di esso non erano sicure. 
Le scosse successive hanno aggiunto danni ai danni. 
La basilica di San Benedetto è stata gravemente colpita. 
Il muro dietro l’altare di San Benedetto si è crepato e gli stucchi sono crollati. 
Se un monaco si fosse trovato a celebrare la messa davanti a quell’altare (come spesso capita la mattina presto) sarebbe morto. 
La facciata si è separata dal corpo della chiesa. 
Non sappiamo ancora in che condizione siano i nostri lavori di restauro, sui quali abbiamo investito tanto lavoro e tante risorse! 
La chiesa è chiusa e ci vorranno mesi, forse un anno, per ripararla. 

Naturalmente la realtà dei fatti è che viviamo in una zona sismica. 
Alcune persone subiscono uragani, altre cicloni o tifoni; noi abbiamo terremoti. 
Ci sono due tipi di comportamenti rispetto a fatti di questo tipo. 
Uno, è una specie di rassegnazione. 
L’altro, è affidare tutto alla provvidenza divina. 
I monaci fanno un voto di stabilità. 
Uno dei frutti di questo voto è quello che chiamiamo “amore del luogo”.
Noi amiamo questo luogo. 
E lo ricostruiremo. 
C’è un’interpretazione spirituale che possiamo dare al terremoto di San Bartolomeo del 2016. 
Mi viene in mente un’antifona pasquale: “Ecce terraemotus factus est magnus...”(Ed ecco avvenne un grande terremoto…). 
L’antifona fa riferimento alla reazione della creazione di fronte alla resurrezione di Cristo. 
Anche noi risorgeremo di nuovo alla fine dei giorni, quando il Signore verrà a giudicare i vivi e i morti. 
Un tempo era normale meditare sui Novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno). 
Sarebbe bello riprendere questa consuetudine. 

Ci sono due simboli che possiamo trarre da questa storia e che ci invitano a fare riflessioni importanti. 
Innanzitutto, la Basilica di San Benedetto e l’altare del santo sono gravemente danneggiati. 
La cultura cattolica della civiltà occidentale sta crollando. 
Ce l’abbiamo davanti agli occhi. 
Il secondo simbolo è l’assembramento di persone attorno alla statua di San Benedetto in piazza, unite nella preghiera. 
Questo è l’unico modo di ricostruire. 

*Priore del Monastero di Norcia

Fonte : La nuova Bussola quotidiana

Immagine 1: Il campanile parrocchiale della frazione San Pellegrino a 4 km da Norcia. (Foto Il Messaggero). Riferendosi ad un altro paese un Lettore ci ha fatto notare: "L'immagine di quel campanile  con le campane Pasqualini - celebre Fonderia di Campane N.d.R.- indenni e la croce, unico superstite è una delle immagini per me più forti...Crux stat dum volvitur".

Altre due foto della violenza distruttrice del sisma del 24 agosto in altrettanti chiese delle Marche:



- Falerone (Fermo) Chiesa di San Francesco SUSPENDIMUS ORGANA NOSTRA. L'Organo Morettini 1835, inaugurato sabato 20 agosto 2016, dopo esser stato muto per decenni. Circa 70 ore di gioia per gli abitanti di Falerone, poi la notte del 24 agosto alle 3:36 l'Organo è stato ridotto per sempre al silenzio dal violentissimo sisma!  SUSPENDIMUS ORGANA NOSTRA.


 - Treia (Macerata): particolare del presbiterio del Santuario del Santissimo Crocifisso in cui si conserva la veneratissima e miracolosa statua lignea di N.S.G.C. in Croce.